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#CacciaAlLatitante: Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss

Oggi parliamo del latitante per eccellenza, il più conosciuto di tutti. L’ultimo boss: Matteo Messina Denaro.

Nasce a Castelvetrano il 26 aprile 1962 e la rivista Forbes, nel 2011, lo ha inserito al sesto posto nella classifica degli uomini più ricercati del mondo.
 Sin da piccolo si ritrova immerso nel mondo mafioso di Cosa Nostra. Il padre, Francesco Messina Denaro, detto Don Ciccio, fu uno storico capo del mandamento di Castelvetrano.

Cresce con le regole mafiose, e a 14 anni imbraccia le prime armi da fuoco. In una confidenza che avrebbe fatto ad un amico, Messina Denaro sosteneva che con tutte le persone che aveva ammazzato poteva farci un cimitero. I numeri parlano di almeno cinquanta persone uccise dalla mano del boss.

Soprannominato Diabolik per la sua passione nei confronti fumetto delle sorelle Giussani, tanto da voler copiare le mitragliatrici sul cofano della macchina del protagonista del fumetto, è latitante dal 1993, ricercato per associazione di stampo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto ed altro.
È un boss completamente diverso, nello stile, rispetto a Riina e Provenzano.

Messina Denaro infatti è un amante del lusso, dello sfarzo. Gli investigatori ritengono sia stato sposato in passato con Francesca Alagna, dalla quale ebbe una figlia. Attualmente pare invece aver messo l’anello al dito a Maria Mesi. Anche questo modello sentimentale si discosta dai classici valori della famiglia tipica delle regole mafiose.

Lo status di boss inizia proprio in coincidenza con la latitanza. Denaro diventerà infatto capo ufficiale del mandamento di Castelvetrano e dell’intera provincia di Trapano. Dal 2007, a seguito dell’arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, si ritiene sia il nuovo capo assoluto di Cosa Nostra.images

I soldi li ha fatti, sin da giovane, con lo spaccio di stupefacenti. Secondo l’FBI, infatti, Diabolik è uno dei maggiori attori nel commercio della droga e vanta importanti contatti con i cartelli sudamericani. Non solo, perché anche il traffico d’armi, la macellazione clandestina e lo sfruttamento di cave di sabbia nel trapanese, sono per lui da sempre fonti di guadagno.

Ma, negli ultimi anni, sta venendo alla luce il nuovo modo di fare impresa del boss.

Fra le scoperte più clamorose, che è per altro di pochissimi giorni fa, c’è l’attività di Messina Denaro nel campo dell’eolico. L’imprenditore Vito Nicastri, chiamato fino a qualche anno fo “il signore del vento” dal Financial Times, è stato arrestato il tre aprile scorso e gli è stato sequestrato l’intero patrimonio delle 43 società a lui collegate: 1,3 miliardi di euro. La più grossa confisca di sempre. E Vito Nicastri, secondo le indagini della Direzione Investigativa Antimafia, non sarebbe stato altro che uno spregiudicato manager al servizio proprio di Matteo Messina Denaro. 
E ancora, poche ore fa, è uscita la notizia che un altro settore in cui il super latitante si è messo ad investire è quello dei lavori nei porti.

Ma suoi prestanome sono tanti, e in diversi settori:
c’è Giuseppe Grigoli, il re dei supermercati, a cui sono stati sequestrati 700 milioni di euro; 
Rosario Cascio, un uomo con interessi ovunque, che ha dato la possibilità al boss di avere una diversificazione del portafoglio non indifferente. Cascio infatti aveva interessi nell’edilizia e nel movimento terra, nella produzione di vino e nel commercio delle auto, nel settore degli autotrasporti di merci internazionali  e la gestione di impianti di distribuzione di carburanti; e ancora bar, ristoranti, tabaccherie, lotteria. La società Saturnia, con la produzione e il commercio di prodotti agricoli, le società cooperative produttrici di olio d’oliva. Un patrimonio, quello di Cascio, di 550 milioni di euro interamente sequestrato.
C’è poi la partita ancora aperta su Carmelo Patti, patron di Valtur e che i Pm trapanesi ritengono vicinissimo al boss di Castelvetrano, e spesso citato da pentiti.

Nel periodo caldo degli attentati degli anni ’90, Matteo Messina Denaro era fra quelli che più spinsero per la violenza della strategia stragista e fu proprio lui ha pedinare personalmente Maurizio Costanzo per la realizzazione dell’attentato nei sui confronti, fortunatamente fallito, in Via Fauro.

Per comunicare con l’atro superboss, Provenzano, fino alla sua cattura, usava i pizzini. Pare che gli piacesse talmente tanto scrivere, che molte lettere d’amore sono state ritrovate durante alcune inchieste. Non era però un grande gentleman, dal momento che in una lettera scrisse, a Maria Mesi, queste parole:

“Ti prego non dirmi di no. Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto sulla rivista dei videogiochi che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l’ora che sia in commercio per comprartela. Quella del Secret of Mana 2, ancora non è arrivata… Sei la cosa più bella che ci sia.”

 

Anche per oggi, la puntata, più lunga del solito, finisce qua.

 

PUNTATE PRECEDENTI:
Marco Di Lauro: il boss parruccato!
Michele Varano: l’uomo delle “bionde”
Pasquale Scotti: la “pistola” di Cutolo

 


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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