Calderoli

Roberto Calderoli, storia del leghista Vice Presidente del Senato (di nuovo)

Fonte: Corriere Bergamo

Roberto Calderoli nasce a Bergamo, il 18 aprile del 1956. Si laurea con 110 e lode in medicina, specializzazione in chirurgia maxillo-facciale.

GLI INIZI.

Inizia la sua carriera politica militando nella Lega Lombarda e riuscendo a diventarne Presidente nel 1993 e Segretario dal 1995 al 2002.

Dal ’90 al ’95 è stato anche consigliere comunale nella sua Bergamo. Entra però in Parlamento, a Montecitorio, già nel 1992 e viene rieletto deputato sino al 2001.

Alle elezioni politiche del 2001, che porteranno Berlusconi a Palazzo Chigi, Calderoli viene messo in lista al Senato e per le due legislature successive rimane come membro di Palazzo Madama.

Il 4 dicembre 2011, dopo che la Lega Nord ha espresso la sua opposizione al Governo del senatore Mario Monti, il senatore del Carroccio viene eletto Presidente del Parlamento del Nord.

CALDEROLI MINISTRO.

Vice Presidente del Senato dal 6 giugno 2001 al 20 luglio 2004 e dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008. Il 19 giugno 2004 viene scelto dal Cavaliere come Ministro per le Riforme Istituzionali. Con il ritorno di Berlusconi alla Presidenza del Consiglio, il 13 e 14 aprile 2008, a Calderoli viene cucito addosso il ruolo di Ministro per la Semplificazione Normativa. Assunto l’incarico il 12 maggio, lo lascia il 16 novembre 2011 con l’avvento del Governo Monti. Le funzioni del suo dicastero vengono accorpate a quello della Pubblica Amministrazione.

Calderoli elimina 375.000 leggi inutili. Fotografo: Daniele Scudieri Imagoeconomica

Viene ricordato da gran parte della classe politica (se non proprio da tutta) per aver scritto la legge elettorale cosiddetta “Porcellum“.

Nel giugno del 2007 viene indagato a Milano per ricettazione nell’ambito delle inchieste sulla Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani. Contro Calderoli, all’epoca dei fatti ministro per le Riforme Istituzionali, ci sono le dichiarazioni dello stesso Fiorani e “una serie di riscontri documentali”. Fiorani ha sostenuto di aver foraggiato Calderoli per garantirsi l’appoggio politico della Lega Nord durante il suo tentativo di scalata alla Banca Antonveneta. Prescritto il reato che gli veniva contestato (appropriazione indebita).

Il nome di Calderoli compare anche nelle carte dell’inchiesta delle tre procure che indagano su Belsito ma non risulta ancora imputato per nessun reato.

IL CASO KYENGE E GLI 82 MILIONI DI EMENDAMENTI

Nel 2013 il parlamentare dal fazzoletto verde viene ricandidato al Senato e risulta nuovamente eletto. Per la terza volta viene scelto per il ruolo di Vice Presidente dell’aula. 

In questa legislatura sale agli onori delle cronache per due episodi. Il primo: a luglio, parlando del Ministro Cécile Kyenge, afferma

«Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango»

Pochi giorni dopo viene indagato dalla procura della Repubblica di Bergamo con l’ipotesi di diffamazione aggravata dall’odio razziale. Unanime dal mondo politico italiano ed internazionale (persino dall’ONU) la richiesta di dimissioni e la condanna delle parole usate nei confronti del ministro. Passa qualche mese e a novembre la Procura chiede ufficialmente il giudizio immediato.

Fonte: ansa.it

Finisce qui? No, perché a distanza di due anni la giunta per le immunità del Senato – competente quando si tratta di procedimenti riguardanti un membro delle istituzioni – dichiara che quanto espresso da Calderoli rientra nell’insindacabilità delle sue opinioni di parlamentare, tutelate dall’articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Il 23 marzo 2018 ecco però un nuovo capitolo della storia. Scrive il quotidiano La Repubblica: “E’ nulla la deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato, nella seduta del 16 settembre 2015, delle “opinioni” espresse dal senatore Roberto Calderoli nei confronti dell’allora ministro dell’Integrazione, Cècile Kyenge Kashetu. Lo ha deciso la Corte Costituzionale accogliendo il ricorso con il quale il Tribunale di Bergamo ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato”.

Il secondo episodio degno di nota è del settembre 2015, quando Calderoli finisce sui giornali per aver presentato, grazie all’aiuto di un software, 82 milioni di emendamenti (con precisione 82.730.460) al DDL Boschi di riforma costituzionale. L’unico intento, a suo dire, è il blocco dei lavori parlamentari.

Mattia Feltri su La Stampa cerca di far capire l’entità della questione: “Per contenere il testo di tutti i suoi emendamenti servirebbero 16 mila e 500 volumi da mille pagine l’uno, e se qualcuno desiderasse stampata l’opera completa la dovrebbe pagare 478 mila e 500 euro. Il problema, oltre al prezzo abbastanza impegnativo, sarebbe il peso: oltre 41 tonnellate di carta, più o meno l’equivalente di otto robusti elefanti africani. Certo, se tutti i 321 senatori chiedessero la loro copia, il peso passerebbe a 13 mila tonnellate di carta: per intenderci, pari a 94 Boeing 777. Palazzo Madama sprofonderebbe risolvendo in un secondo il problema del bicameralismo perfetto”.

Fonte: internazionale.it

OGGI.

Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 varca di nuovo la soglia di Palazzo Madama e, per la quarta volta, torna sui banchi della presidenza da numero 2 della neo presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Frasi che resteranno:

«Dare il voto agli extracomunitari? Un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». (citato in Calderoli, se questo è un ministro, L’espresso, 22 giugno 2010).

«Ci sono etnie con una maggiore propensione al lavoro e altre che ne hanno meno. Ce ne sono che hanno una maggiore predisposizione a delinquere». (Matrix, Canale5, 4 giugno 2008).

«Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni. Pacs e porcherie varie hanno come base l’arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni». (citato in E il ministro Calderoli fece il macho, Corriere della sera, 15 gennaio 2006).

«Che gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie, ma a casa nostra si fa come si dice a casa nostra!» (Ansa, 18 settembre 2005).

«Questa legge qua l’ho scritta io ma è una porcata, glielo dico francamente» (Rivolto a Mentana, parlando della legge elettorale, Matrix, Canale5, 15 marzo 2006).

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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