Calibro 35: Roma si tinse di Noir

Venerdì 16 ottobre è uscito il nuovo album dei Calibro 35, Bandits on Mars. Gruppo che non smette mai di stupire, dopo aver suonato i jingle per Rai Radio 1, arrivano in Amirica grazie al C35SpaceCovercampionamento di un loro brano “Ogni riferimento a fatti accaduti è puramente casuale” del 2012, da parte di   Dr Dree, magnate della scena rap americana, con “On Shot one Kill”, presente nel suo ultimo lavoro “Compton”.

Per l’occasione Wild Italy, ha deciso di omaggiarli con una storia-intervista mai pubblicata, avvenuta il 22 luglio a villa Ada durante il festival “Roma incontra il mondo”.
In questo racconto il gruppo viene catapultato in una realtà parallela, dove fra citazioni e pioggia si parlerà di come è nato il progetto CALIBRO 35.

L‘introspezione sonora, dove le note si rincorrono come nei più classici dei film polizieschi anni 70, fra Jazz Funky e Rock.
Immaginate di essere in un romanzo, genealogicamente targato Noir. Siamo in una Roma esasperata e depressa, dove la musica è stata radiata e le note sono spacciate illegalmente. Una Roma non più capitale da quando il regno d’Italia ė caduto, divisa in regioni, ognuna con la propria giurisdizione.
 Dicono sottovoce, nei sobborghi capitolini, che si terrà un concerto; un nuovo sparo che darà vita alla speranza. L’eco si diffonde, propagandosi da via del Tritone a via Flaminia, dalla Tiburtina fino ai Colli portuensi. Ma non si sa né dove, né quando.

La madama serra le file, sguinzagliando i suoi mastini migliori, Controlli a tappeto su tutto il territorio. Solo Quattro nomi emergono, ma nessuna prova che possa testimoniare la volontà degli indiziati di imbracciare strumenti e mettersi a suonare.
 Il primo di questi è quello di Massimo Martellotta, cane sciolto della musica indipendente, romano esiliato classe ’78, chitarrista che non disdegna il lap steel.

Secondo Enrico Gabrielli, anche noto con lo pseudonimo di Der Maurer, vicino alla banda criminale degli Afterhours, chimico sonoro, arrangiatore e produttore polistrumentista; classe ’76 nato in quel del Montevarchi. Poi il nome di Luca Cavina, di cui si sa davvero poco: emiliano, con una propria batteria denominata Zeus, è bassista per scelta. Infine celato nell’ombra , se non per i suoi contatti con il presunto Boss di quartiere Niccolò Fabi, Fabio Rondanini, batterista incallito che gestisce il narcotraffico del tempo. I suddetti sono noti alle forze dell’ordine per il loro progetto, “Calibro 35“, sotto il cui nome hanno dato vita alla sigla di Radio1, oltre che a quattro album all’attivo; intrisi da una sonorità al sapore di polvere da sparo, uniscono il jazz il funk e il rock in un’unica miscela pronta ad esplodere in qualsiasi momento.

20140722_192141Arriviamo al 22 Luglio 2014, un’aria ispida è quella che tira, eclettica e bagnata, di un piovoso martedì alle prime luci del mattino.
Roma piange sotto un cielo mutamente sanguinolento, dove il silenzio è il peggior complice. Villa Ada, avvolta da una coltre di nebbia, conserva il corpo stordito di un ragazzo, affiancato da un registratore e un passamontagna. Intontito, questo si risveglia: non ricorda nulla di quello che è successo, ne di chi possa averlo portato li. Si guarda intorno e nota il registratore. E prima di fare qualsiasi altra cosa, preme il tasto play per trovare risposte.

…romba un motore, sgomma una ruota e una voce grida “vai vai vai”… un parabrezza picchiato dalle gocce … poi silenzio…e una flebile e insicura voce irrompe, in un presunto furgone

 

Ma voi chi siete ? 

«Questo per ora non deve importarti, ti basti sapere che faccio parte de i Calibro 35, una pistola che non esiste. La nostra batteria è stata formata sette anni fa grazie al genio di Tommaso Colliva, che ci ha fatti conoscere e per vie traverse collaborare, rimaneggiando il suono del classico poliziesco anni 70’. È da li parte la nostra storia.
Noi non lasciamo traccia, ma le nostre impronte sono ben definite, poiché  provengono tutte da esperienze musicali diverse. Ci siamo conosciuti in studio e prima di allora non avevamo mai suonato assieme. In qualche modo ognuno in maniera spontanea, ha aggiunto il suo tocco a un materiale già molto forte, facendo si che ne uscisse fuori ciò che facciamo ora Il genere, quello oramai estinto delle colonne sonore italiane dei polizieschi, a livello di sonorità era già un minestrone, dove si potevano trovare un sacco di influenze.

20140722_225044_LLSEssendo suonato da rockers affiancati a jezzisti o da gente che ne veniva dalla classica, vedeva un miscuglio di generi che hanno dato vita al tipico suono italiano, pieno di riferimenti ma allo stesso tempo vivo di una sua identità.
 E’ bene che tu sappia che noi abbiamo ancora molte cartucce da sparare, per ora dal 2007 ne abbiamo tirate fuori 4. Tutto nasce da un lavoro corale, dove nulla è mai stato premeditato, come la colonna sonora di “ Sogni di Gloria”, film di John Snellinberg. Noi rappresentiamo un progetto passibile a molte aperture, che potrebbero svilupparsi in svariate situazioni. Ora che Roma è preda del proibizionismo sonoro, veniamo chiamati contrabbandieri.

Ci piacerebbe migrare all’estero, ma non è così semplice, anche per la particolarità di quello che facciamo; sarebbe più facile se avessimo una scena di riferimento. Nel tempo abbiamo coltivato dei contatti nostri, ma non è cosi semplice maneggiarli; per quanto siamo stati in America, in Turchia, in Europa, sappiamo che possiamo fare ancora di più e ci battiamo perché questo accada
E’ vero, siamo stati più volte associati alla famiglia Morricone, o alla Bacalov, ma credo che  al primo, vista anche la sua età, sia poco interessato al progetto “Calibro 35”. I nostri dischi nascono quindi da una scusa alla quale noi diamo organicità, sfruttando qualcosa di ieri e dandogli freschezza senza una 20140722_231654_LLSvera pianificazione di fondo.

Con “Traditori di tutti ” abbiamo dato vita a brani completamente originali, che fanno da colonna sonora al romanzo di Giorgio Scerbanenco, “quadrilogia del Duca Lamberti“, da cui non è mai stato tratto un film, al contrario di molte altre sue opere. Si tratta di un concept dove abbiamo mantenuto i riferimenti del genere da cui siamo partiti, senza che ne rimanessimo specificatamente  legati; i suoni virano su di un ambito letterario, permettendoci di essere  connessi al libro e allo stesso tempo di spaziare. Partendo dalle tracce dell’opera, abbiamo composto dei brani che hanno una propria entità unica, seguendo la storyline. Questa volta non facciamo un falso d’autore com’è successo in altri dischi, tra i quali “Ritornano quelli di… Calibro35”, ma ci siamo lanciati a briglia sciolta, andando fuori e oltre i riferimenti classici riuscendo a mantenere quel tipo d’immaginario. Questa sera siamo a Roma, Villa Ada, per la festa clandestina “Roma incontra il mondo”, e siamo qui per suonare.
Il mio anagramma è Acul Incava. Ora vai e spargi il verbo”.

“FINE REGISTRAZIONE”


About

In parte-nopeo, in parte romano d’adozione. Nasce a Pompei nel ’89 e si diploma come geometra nel 2009. Entra nel mondo del giornalismo un po’ per caso, facendo da assistente alla vecchia volpe de “Il Messaggero” Costanzo Costantini. Da lì a qualche anno, l’iscrizione a Scienze della Comunicazione Roma 3. Appassionato all’idea di musica come canale comunicativo e amatore a tempo perso di strumenti musicali, nel 2014 inizia una breve collaborazione con la testata “Roma da Leggere” e ora ha deciso di seguire il lavoro di Wild Italy, entrando a far parte della squadra dei collaboratori. COLLABORATORE SEZIONE MUSICA


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