Cani assassini? Intervista esclusiva a Valentina Coppola

Nell’aprile 2002 una coppia di pitbull aveva aggredito due passanti, causandone la morte. Il possessore degli animali, un quarantenne pugliese, era stato denunciato e condannato dalla Corte d’appello di Lecce per omicidio colposo plurimo (non è stata resa nota l’entità della pena, ma l’articolo 589 c.p. prevede la detenzione, fino ad un massimo di 12 anni). Nell’ottobre 2010 il ricorso del suo legale era stato accolto, ma ieri (31 dicembre, ndr) la Cassazione ha confermato la precedente decisione, sottolineando come non possa << essere messo in discussione che la morte dei due uomini sia riconducibile ai due cani di proprietà del ricorrente >>. A confermarlo, secondo la Corte Suprema, le lesioni sul corpo delle vittime, e la testimonianza diretta dei Carabinieri che, giunti sul luogo del delitto, avrebbero visto i cani accanirsi sui due corpi. In seguito, i due pitbull si erano dimostrati ostili nei confronti delle forze dell’ordine e, rifugiatisi nel giardino del padrone, avevano “mostrato i denti” anche a quest’ultimo.

A questo episodio ne sono seguiti altri, come quello della bambina di cinque anni, uccisa a Londra nel gennaio 2007 (ferendo anche la nonna della piccola), o le continue aggressioni avvenute in Australia durante lo scorso settembre (cominciate con la morte di una bambina di quattro anni, per mano di un pitbull). Questi fatti avevano spinto le amministrazioni locali ad ipotizzare una serie di emendamenti simili a quelli applicati ieri dalla Cassazione, con la conseguente richiesta di soppressione dei propri cani da parte dei proprietari, temendo eventuali ritorsioni legali.

Molti paesi europei avevano adottato provvedimenti restrittivi nei confronti di questi animali, prima fra tutti la Germania: nel 2000 in cancelliere aveva infatti bandito l’importazione

ed il commercio di una serie di razze, ritenute pericolose, allo scopo di vederle scomparire dl territorio nazionale in pochi anni (tra questi anche il Rottweiler, tedesco di origine).

In Italia era vietata la produzione di incroci, al fine di aumentarne l’aggressività, e la detenzione di razze (considerate pericolose) a determinate fasce di popolazione.

Queste misure, come tutte le altre, sono state emendate in questi anni, lasciando spazio ad una nuova filosofia, appoggiata soprattutto dai cinofili: punire il fatto e non la razza.

Ma in che quantità è giusta quest’ultima considerazione? Ne discutiamo con la dott.ssa Valentina Coppola, presidente di Earth, organizzazione italiana impegnata nella lotta per i diritti animali.

Innanzitutto, come si pone nei confronti della sentenza della Cassazione?

<<La sentenza della Suprema corte è, a mio avviso, largamente condivisibile. I proprietari di animali  sono responsabili dei danni fisici e patrimoniali arrecati a terzi, e ne rispondono in sede civile e penale. Da un punto di vista amministrativo, poi, vige l’obbligo della corretta custodia degli animali che, se non rispettata, dà luogo all’illecito di “malgoverno di animale”. A tutto questo va aggiunto che dei cani in grado di sbranare ben due persone, non possono nemmeno dirsi cani da guardia, in quanto l’educazione alla guardia effettuata da educatori cinofili non è mai tesa ad esaltare l’aggressività dell’animale, ma ad abilitare il cane ad un lavoro di custodia del territorio. Tali cani sono da considerare a tutti gli effetti  armi nelle mani del proprietario, che può aizzarli su degli esseri umani, con il preciso intento di nuocere fisicamente, ed ecco il motivo della sentenza che, correttamente, condanna per omicidio colposo il proprietario dei due cani>>.

Cosa ne pensa dei provvedimenti intrapresi negli anni scorsi dai paesi europei, al fine di limitare il prolificare di quelle razze considerate “pericolose”?

<<Tutti i cani di taglia medio grande possono essere pericolosi se non correttamente socializzati e gestiti. Negli ultimi anni sono avvenute diverse aggressioni ai danni di bambini o anziani da parte di cani di razze diverse da quelle in oggetto. Tutte però avevano come comune denominatore il fatto che gli animali erano tenuti isolati in box o a catena. Credo che più che la razza in se, che pure ha un suo peso, poichè si sono selezionati via via individui più aggressivi, la reale preoccupazione debba essere di carattere informativo. Io sono per corsi obbligatori per i detentori di cani di grossa taglia, indipendentemente dalla razza>>.

I più recenti studi dell’Università della Pennsylvania denunciano come sia il comportamento del padrone ad influenzare la natura del cane, tesi peraltro sostenuta anche in Italia. Mentre in Svizzera, fino a poco tempo fa, vigeva l’idea secondo cui alcune razze fossero aggressive, sempre per natura. Qual è la sua opinione?

<<Concordo sul fatto che un animale educato con la violenza reagisce agli stimoli nell’ unico modo che conosce. E’ facile vedere la differenza con prove pratiche. Se si alza un bastone verso un cane che ha subito percosse, questo o si rintana o attacca a seconda della propria indole e mole. Lo stesso gesto verso un cane equilibrato scatena la gioia di quest’ultimo che pensa si sia pronti a giocare con lui a tira e prendi il bastone>>.

Infine, un consiglio a tutti gli amanti dei cani: nel caso in cui il proprio amico si dovesse rivelare aggressivo verso i propri simili, ma anche verso l’uomo, quale comportamento adottare, e quali misure intraprendere?

<<Se i cani mostrano aggressività intraspecifica (coi propri simili) è probabile che non li si porti fuori a sufficienza. I cani randagi non litigano tra loro se non per motivi di cibo o territoriali, i cani che teniamo in appartamento non comprendono nemmeno più il linguaggio dei consimili e reagiscono con diffidenza. Penso che portare il proprio cane in un centro di rieducazione (non addestramento che è un’altra cosa) o a fare uno sport come l’agility, serva a creare un legame vero col proprietario, ad apprezzare il tempo che si trascorre insieme e a comprendere il linguaggio del proprio cane che, se non deve essere tenuto a catena in un giardino, tantomeno deve passare il suo tempo sul letto del proprietario senza uscire di casa. Anche questi cani sono spesso violenti, soprattutto coi proprietari che vengono morsi anche ripetutamente. Ricordiamo che l’isolamento può essere anche in una gabbia dorata, ma sempre di isolamento parliamo>>.

PIETRO CANCIAN

Segui Wilditaly.net anche su:

Facebook

Twitter

Youtube

Google+

Friendfeed



'Cani assassini? Intervista esclusiva a Valentina Coppola' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares