Cani e gatti, i farmaci costano più di quelli per gli umani: intervista a Valentina Coppola

Un recente studio dell’Adoc, l’associazione consumatori, ha evidenziato come – dall’introduzione dell’euro –le spese per i nostri amici a quattro zampe siano lievitate di oltre il 60 %. In media, infatti, per un gatto si spendono all’incirca 550 euro l’anno, mentre – per quanto riguarda i cani – la spesa lievita fino a 1550 euro l’anno.

VeterinarioTra le voci di spesa da annoverare campeggiano i farmaci, che arrivano a costare più di quelli prescritti agli umani.Le case farmaceutiche giustificano tale divario additando la diversità di eccipienti e il dosaggio. Ecco qualche esempio, riportato da Boris Malatesta sulle pagine del Corriere:

«50 compresse da 5 milligrammi di un tonico cardiaco a base di benazepril hanno un costo di circa 8 euro per gli umani e 47 euro in versione veterinaria. Un collirio a base di tobramicina passa da 7,40 euro a 13,50 mentre la comunissima amoxicillina combinata con acido clavulanico costa 3 euro circa per gli umani e 14 per gli animali.»

Al fine di sensibilizzare il Ministero della Salute su tale questione, dal 24 ottobre è possibile firmare una petizione su Avaaz.org, attraverso cui si auspica l’istituzione di un servizio di “veterinario di base”, oltre alla richiesta di convenzionare con il Servizio Nazionale i medicinali rivolti ai nostri compagni a quattro zampe.

Di seguito, alcuni chiarimenti che abbiamo chiesto a Valentina Coppola, presidente dell’associazione animalista Earth.

I veterinari non possono prescrivere il farmaco umano, se esiste l’omologo animale. Non è quindi infondata l’ipotesi secondo cui alcuni proprietari ricorrerebbero a farmaci per umani per curare il proprio animale: ciò può comportare dei rischi per la salute di Fido?

«Anche se i principi attivi contenuti nei farmaci sono gli stessi, gli animali potrebbero avere intolleranze nei confronti degli eccipienti o degli aromatizzanti che vengono usati nella medicina umana per non parlare del fatto che le quantità di principio attivo potrebbero essere differenti e quindi è necessario, soprattutto per un piccolo animale, suddividere la pillola o il flaconcino in più dosi, cosa non sempre facile. Il problema da risolvere consiste solo nell’ arginare la speculazione che le ditte farmaceutiche fanno sui medicinali veterinari poiché non c’è alcun motivo pratico che comporti un costo maggiore.»

Ogni anno vengono abbandonati circa centomila cani. Crede che questa iniziativa potrebbe contribuire alla diminuzione del fenomeno?

«Credo che chi prende un animale debba essere consapevole dell’impegno affettivo, di tempo ed economico che si accinge ad affrontare. Chi abbandona un cane difficilmente lo fa perché realmente in difficoltà. Si tratta di casi limite che cercano comunque una nuova casa per il proprio cane e non lo lasciano in strada. Penso però che sia immorale ed indegno per un paese civile che si debba decidere di indebitarsi, come avviene giornalmente nelle cliniche veterinarie, per far operare il proprio animale, o decidere di farlo sopprimere perché non si può affrontare ad esempio i 5000,00 euro necessari per un intervento di ernia spinale.»image_resize

Piccolo excursus: qual è la sua ricetta, per contenere il proliferare del randagismo e combattere gli abbandoni?

«Carota e bastone. Mi spiego meglio, da un lato migliorare le condizioni di vita di chi convive con un animale attraverso la formazione di città “animal friendly” dove si possa passeggiare nei parchi ed entrare nei negozi col proprio cane, dall’altro effettuare controlli per verificare le apposizioni del microchip, incentivazione alla sterilizzazione dei cani di proprietà (e dei gatti) controllo degli allevamenti abusivi e certezza della pena per chi abbandona.»

Infine, come rispondere a chi sostiene che – specialmente in questo periodo di crisi – i fondi pubblici non vadano investiti in progetti pro animali?

«Non possiamo nasconderci dietro un dito, gli animali fanno parte della vita degli italiani se due terzi della popolazione possiede un “pet”. Spesso per gli anziani, portare a spasso un cane è l’unico modo di socializzare e parlare con altre persone, per i bambini sono l’unico modo di uscire da un mondo troppo virtuale, per i portatori di handicap un aiuto importante, per le forze dell’ordine colleghi indispensabili. Gli animali ci danno molto ed investire, in maniera intelligente, nel loro benessere vuol dire investire nel benessere degli uomini. Certo se i soldi vengono investiti solo  nella gestione di canili che come nel caso della capitale, assorbono circa 6 milioni di euro per tenere i cani in prigione, vuol dire che la politica  tutto questo non l’ha ancora capito».



'Cani e gatti, i farmaci costano più di quelli per gli umani: intervista a Valentina Coppola' have 1 comment

  1. 12 gennaio 2014 @ 2:36 am La cronaca

    Sembra un cliche ma gli animali sono per molt epersone una vera salvezza.


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