Caparezza – Il sogno eretico

Sono passati tre anni dall’ultimo lavoro dell’introverso cantante pugliese, ma le cose invece di cambiare in meglio sono peggiorate. E questo peggioramento è sottolineato in maniera vivida in ogni traccia dell’album. Le 16 tracce sono un percorso che si alterna tra speranze, delusioni, sofferenze ma soprattutto da una rabbia senza eguali.

Le prime due tracce fanno da introduzione alla terza canzone presente nell’album (“Chi se ne frega della musica”). In questa canzone Caparezza critica l’ipocrisia e le bassezze che vivono (oggi più che mai) attorno al mondo della sua professione. Invece le due canzoni successive sono dedicate a due personaggi storici che stanno molto a cuore al cantante: Galileo Galilei e Giordano Bruno. Entrambi i personaggi vissero in un periodo di forte repressione intellettuale che portò il primo a vivere una vita di isolamento e il secondo ad essere arso vivo. Tra le due canzoni quella più innovativa per la carriera del cantante di Molfetta è sicuramente “Sono il tuo sogno eretico” (dedicata a Giordano Bruno). Questa canzone oltre ad avere un testo ricco di inventiva (tipica del cantante), ha un arrangiamento notevole, in quanto vi e una comunione di strumenti molto ben orchestrata. Dopo queste due tracce si passa ad una traccia autobiografica(“Cose che non capisco”) che esprime la rabbia di Caparezza (in questa canzone si definisce con il suo vero nome, ovvero Michele) nei confronti di chi gli dice “Ti fai troppi problemi” rispetto al contenuto dei suoi testi e alle sue domande.

Le due tracce successive fanno parte dello stesso filone. La prima è “Goodbye malinconia” (primo singolo uscito qualche settimana fa) in cui si annota la collaborazione di Tony Hadley cantante degli Spandau Ballet. Questa canzone dalle forti tinte anni 80′ è una constatazione della situazione attuale italiana (fatta di precariato, indifferenza e ingiustizia) che viene sottolineata ancora di più dalla voglia di fuggire da questo paese, che nella canzone viene chiamato Malinconia. Alla fine del pezzo però interviene una voce fuori luogo:quella di Topolino, che preannuncia la prossima canzone con queste parole: “Hey amici io di tutti questi problemi me ne infischio!”. E la canzone successiva è un incredibile esercizio di invettiva contro il popolo italiano, che in questa occasione viene definito “popolino” in riferimento al testo della canzone che inserisce personaggi ed elementi della città di Topolinia nel contesto nostrano.

Dopo un filone che percorre le tre traccee successive (che si può definire più leggero), si passa ad una canzone dalle forti influenze raggae (soprattutto grazie alla collaborazione con Alborosie). La canzone in questione è  “Legalize the premier”; un testo attualissimo che si riferisce al presidente del consiglio(che Caparezza non cita mai direttamente ma spesse volte critica indirettamente). Anche in questa canzone l’inventiva ironica tipica di Michele Salvemini è notevolissima. Il premier viene associato alla mariuana poichè entrambi sono illegali(la marijuana perchè una droga e il premier perchè compie delle azioni che vanno contro la legge). L’obbiettivo del premier e legalizzarsi attraverso qualunque mezzo. Ma come detto dallo stesso autore la parte più importante di questo testo e costituita dalla frase “spargerò il mio seme”; ciò significa che quello che lui ha legalizzato ingiustamente attraverso le leggi ad personam si rifletterà nel futuro con altri premier, che si comporteranno come lui.  “Messa in moto” è una canzone rock che vede nel testo l’immedesimazione di Caparezza in Dio e ha uno scopo eretico come d’altronde l’incipit dell’album.

Ed ecco che si giunge alla canzone più bella dell’album nonchè una delle canzoni più belle della carriera di Caparezza: “Non siete stato voi”. Il testo è uno dei rari casi in cui Michele Salvemini non distorce la propria voce ma mantiene la vocalità naturale. Il testo possiede una profondità e una tematica così forte e significativa che l’unico modo per capirlo fino in fondo è leggerlo e ascoltarlo. Il messaggio intrinseco che vuole inviare questa canzone è un risveglio della coscienza popolare di fronte alla grave situazione di degrado raggiunta da questo paese; e di conseguenza ribellarsi. Ed e proprio la ribellione o per meglio dire la rivoluzione il tema della penultima canzone dell’album(“Ghigliottina”). Caparezza si appella a Danton per chiedergli come si fa la rivoluzione data la situazione grave in cui versa il paese. Oltre al testo è interessante anche l’arrangiamento che ne raccoglie l’atmosfera. Infine vi e l’ultima canzone che per Caparezza ha sempre assunto un significato particolare, criptico e quasi sempre autobiografico(l’unica eccezione è nell’album “Le dimensioni del mio caos”). Come in Habemus capa il cantante decide di concludere sottolineando l’incipit dell’album attraverso la musica e le parole.

Concludendo ritengo che questo album sia una delle poche luci nel panorama musicale italiano. Mentre per quanto riguarda la carriera di Caparezza questo cd rappresenta un lavoro ancora più lungiminante e maturo che attraverso i suoi testi e le sue contaminazioni musicali riesce a far riflettere e allo stesso tempo riesce a far manifestare in chi lo ascolta moltissime emozioni.

Voto: 9.5/10

MATTEO ROSELLI

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'Caparezza – Il sogno eretico' have 6 comments

  1. 3 marzo 2011 @ 9:14 pm Alex

    Complimenti Matteo, ottima recensione.. sono d’accordo praticamente su tutto, e soprattutto sul voto.. un album che rasenta la perfezione musicalmente e contenutisticamente. Maturo, rabbioso, in grado di suscitare in me praticamente tutte le sensazioni esistenti.. e, nota soggettiva, l’anticlericalismo che traspare da questo album lo rende il suo lavoro migliore a mio avviso.. insomma, questo Caparezza mi piace sempre di più e ritengo sia uno dei poch(issimi) rimasti per i quali valga la pena di spendere qualche euro per incentivarlo a lavorare ancora in maniera così proficua.

  2. 10 marzo 2011 @ 8:50 am adry

    Complimenti Matteo per questa tua recensione ben articolata,hai stuzzicato il
    desiderio di ascoltare questo album.

  3. 28 marzo 2011 @ 10:23 pm Benny

    Il sig. Michele Salvemini (alias CapaRezza) si rivela nuovo ad ogni lavoro; ogni ascolto rivela un lato ed un significato nuovo, a volte di comprensione non del tutto semplice, come dimostra ad esempio “Vieni a ballare in Puglia”, dell’album precedente (“Le dimensioni del mio caos”), dapprima ballata ed apprezzata dagli stessi pugliesi, e solo dopo capita e contestata (CapaRezza, infatti, nonostante sia pugliese, muove un’ aspra critica alla Puglia, costruttiva, a mio parere, alla regione). Non ho compreso appieno una tua frase nell’ incipit: “le cose invece di cambiare in meglio sono peggiorate. E questo peggioramento è sottolineato in maniera vivida in ogni traccia dell’album”; ti riferisci ad un peggioramento della società in generale, o come mi è sembrato di cogliere (a mio dispetto), un peggioramento dell’ artista? (che invece a mio parere è notevolmente evoluto in meglio)
    Sicuramente questo album va ascoltato liberi da ogni pensiero e pregiudizio; solo così si coglie la vera essenza dell’album, in quanto se si lascia sfogo ai possbili pregiudizi l’ascolto prende un significato falsato, mentre se invece lo si ascolta fra le righe si scoprono nuove realtà, nell’immediato invisibili. E’ questo, in fondo, l’estro e l’arte stessa del Salvemini.
    Ti auguro una profiqua carriera giornalistica, anche se la strada sarà lunga e molto tortuosa. Saluti

    Benny

  4. 30 marzo 2011 @ 9:59 pm Matteo Roselli

    Naturalmente mi riferivo ad un peggioramente della situazione italiana. Questo album secondo me rappresenta la maturità dell’artista e il voto nonchè tutta le recensione lo dimostano pienamente.
    Saluti

    Matteo

  5. 1 aprile 2011 @ 7:02 pm Benny

    Ho capito male io allora, chiedo scusa

    Benny

  6. 4 aprile 2011 @ 11:10 am Matteo Roselli

    Figurati non sei il primo che ha avuto dubbi su questa frase;)

    Grazie per il commento

    Matteo Roselli


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