Caparezza prisoner 709

Caparezza, i labirinti sonori e mentali di Prisoner 709

Grande ritorno per Caparezza che torna sulla scena con Prisoner 709, la sua ultima fatica in studio uscita per Universal.

Appare chiaro sin da subito un sound più cupo e scuro, come del resto è Caparezza prisoner 709 recensionepiù cupa la voce di Caparezza stesso, che torna a cantare nella sua tonalità naturale; un brano alla volta viene alla luce un labirinto sonoro (e mentale) claustrofobico, fatto di ombre e muri sonori imponenti.

Caparezza, il sound imponente e labirintico di Prisoner 709

Non manca, ovviamente, la solita perizia testuale che ha sempre contraddistinto la produzione musicale di Caparezza.

Apre il disco Prosopagnosia, una sorta di intro dal sapore jungle, dal colore scuro e dall’attitude molto percussiva. Un sound labirintico e claustrofobico, che freme e lascia il passo alla voce naturale di Caparezza e a John De Leo che supporta Capa nel ritornello.

Prisoner 709 apre con un intro dai toni ampi e solenni. Stupisce questa attitude “metalleggiante” nel sound e nella composizione di questo brano; come sopra Caparezza sceglie un sound cupo, tagliente e imponente proprio come le immense pareti della sua prigione mentale, leit motiv di tutto il disco. Un brano mastodontico e straniante, che rinchiude l’ascoltatore tra le sbarre di questa prigione e butta via la chiave.

Il Testo Che Avrei Voluto Scrivere  ha un’attitude più aggressiva e bella tirata. Il brano è molto incalzante e mantiene delle sonorità più naturali. Molto intriganti gli incastri del synth che agilmente si insinua tra le chitarre, la ritmica e la voce  e segue alla perfezione l’andamento del tappeto sonoro. Interessanti le varie sfumature sonore e le influenze del brano che, quasi come un riempimento, restano saldamente ancorate al brano e vanno a impreziosire gli istanti di silenzio.

Migliora La Tua Memoria Con Un Click vede la partecipazione di Max Gazzè. Un brano più classico in termini di Hip Hop, con un sound colmo di bassi e meno sfumature di synth. La voce viene messa, in questo caso, in primo piano lasciando il tappeto sonoro sullo sfondo. Ben giocate le variazioni di synth in sottofondo che smuovono l’andamento del brano facendolo evolvere a seconda delle esigenze.

Larsen ha un sound più “futuristico”, con tendenze new wawe e sonorità effettate e “fredde”. Il pezzo è molto lasciato andare, nel senso che mantiene toni molto ampi e  mette in scena perfettamente questo pseudo-funk dal sound dilatato e futuristico. Molto ben giocato il solo di sax che va a chiudere il pezzo.

Prisoner 709 un disco agile e in continuo cambiamento

Sogno di Potere riporta su sonorità più Hip Hop, sintetiche e acidule che incalzano l’ascoltatore  verso movimenti frenetici eppure scanditi dal beat dritto e posato del brano. Questo è uno dei pezzi più elettronici del disco e non fa che sottolineare le mille sfumature di Caparezze e di Prisoner 709 che riesce agilmente a passare dalle sonorità heavy a quelle Hip Hop in un batter d’occhio.

CaparezzaL’infinito è come un flusso sonoro dai toni digitali e futuristici. La voce viene messa in primissimo piano, mentre il beat e l’elettronica restano in secondo piano, con questo loro andamento discontinuo ed estremamente sintetico. Molto particolare questo giocare su tempi spezzati e accenti estremamente variabili che, sembra quasi, vogliano confondere l’ascoltatore, destabilizzando la sicurezza del 4/4.

Autoipnotica sembra un jingle rubato a una qualche pubblicità che, gradualmente, si evolve verso le classiche sonorità Hip Hop. La cosa che stupisce è come Caparezza riesca a concepire un pezzo come un jingle (pure fastidioso a tratti) che poi diventa, prima, una sorta di freestyle e poi un pezzo rock classico. Il brano ha un andamento sinusoidale che permette a Caparezza di cantare su diverse sonorità. Sembra inutile dirlo ma Autoipnotica è proprio un brano ipnotico che assorbe l’ascoltatore e lo porta in questo labirinto sonoro straniante e totalmente inaspettato.

Chiude il disco Prosopagno Sia! Il pezzo riprende quello che è stato l’intro del disco e, con questa attitude jungle, si apre verso una sorta di soul dai toni moderni e sintetici. Molto azzeccata la scelta di usare due voci (di cui una femminile) che sembra quasi surclassare quella di Caparezza  in questo brano tra soul e onomatopee nonsense.

Quello che affascina di questo Prisoner 709 è l’immensa poliedricità di Caparezza che sembra sempre più in grado di cambiare costantemente e di adattarsi a ogni esigenza sonora e compositiva.

Un sound poliedrico e in continua evoluzione

Prisoner 709 è un disco in continua evoluzione sonora, un lavoro dalle mille sfaccettature e dai contenuti sostanziosi; uno di quei lavori che cattura l’ascoltatore e lo affascina, tenendolo incollato davanti alle casse dello stereo dalla prima all’ultima traccia.

Se il mondo del Rap e dell’Hip Hop italiano ha una speranza, questa deriva proprio da lavori come Prisoner 709.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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