Caravaggio, Vocazione di San Matteo

Caravaggio, tra genio e irruenza: alla scoperta delle opere nelle chiese di Roma

Caravaggio, un viaggio alla scoperta delle opere “nascoste” nelle chiese di Roma.

 

Cappella Contarelli

Fonte: Farodiroma

Il 27, 28 e 29 maggio 2019 è stato lanciato nei cinema italiani un docu-film sulla vita e le opere di Caravaggio. Artista rivoluzionario e ancora fortemente amato, grazie alle innovative opere che tutt’oggi lasciano senza fiato. Il documentario, di Francesco Fei, vuole rispondere alle numerose domande sull’irruenza e la natura ribelle di Caravaggio e di come sia riuscito a farle penetrare nei suoi dipinti.

Caravaggio, una vita tra sacro e profano.

Michelangelo Merisi fu un artista eccentrico. La sua vita è stata un intreccio di sacro e profano tra arte, passioni, risse e fughe. L’esistenza percorsa da luci e ombre si proietta nella sua arte e pervade la sua tecnica. I neri pieni e i bagliori folgoranti sono uno tra i suoi tratti caratteristici: scene teatrali o fotografie che rubano istanti e momenti privati.

La luce diventa parola che scalda e accende le scene dandogli vita. L’estenuante ricerca del reale non fu sempre ben accetta, portandolo a dover modificare numerose opere perché troppo crude o blasfeme per i committenti. La sua maniacale attenzione al reale indaga ogni dettaglio, senza nessuna voglia di addolcire o abbellire il soggetto.

Le sue stesse parole ad un processo del 1603, dove venne accusato di diffamazione, per descrivere le caratteristiche di un buon pittore furono: “dipingere bene ed imitare le cose naturali”. Cosa che viene dolcemente scemando con le sue lunghe fughe da città in città, probabilmente per la mancanza di tempo o modelli utilizzati per la messa in posa.

Cosa possiamo fare per comprendere al meglio la vita di un uomo vissuto cinque secoli fa? Bisogna guardare le sue opere, in luoghi dove si possono ammirare in tutta calma e perché no, magari a volte anche gratuitamente. Lasciatevi trasportare allora nell’itinerario ideale all’interno di alcune chiese di Roma.

A due passi da Piazza Navona nella Chiesa di San Luigi dei Francesi troviamo la Cappella Contarelli con le storie di San Matteo, prima sua commissione pubblica. Qui sviluppò una serie di tre dipinti dedicati alla figura del santo: La Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’Angelo.

Ebbero da subito un grande impatto per la presenza fisica dei personaggi a grandezza naturale e per gli incredibili effetti luministici. L’ultimo dei tre, San Matteo e l’Angelo, venne rifatto perché respinto per la raffigurazione del santo come un uomo semplice dalle gambe sporche, aiutato dalla mano dell’Angelo nella scrittura del suo grande libro.

Da Piazza Navona a Via del Corso: alla scoperta della Roma di Caravaggio.

Continuando la passeggiata verso Via del Corso arriviamo a Piazza del Popolo e alla Chiesa di Santa Maria del Popolo. Qui la Cappella Cerasi ci accoglie con i dipinti della Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

Caravaggio, Cappella Cerasi

Fonte: Wikipedia

Nella rappresentazione della conversione l’evento divino viene interiorizzato, il santo si trova riverso a terra per essere caduto dal cavallo senza nessun angelo o raffigurazione celeste. Solamente la luce di “rivelazione”, che illumina il manto dell’animale, ci fa capire che il destino di Paolo si sta compiendo.

Alla fine di Corso Rinascimento vi è la Chiesa di Sant’Agostino. La Madonna di Loreto è stata una delle opere più contestate. Un ragazza procace con il figlio in braccio accoglie due pellegrini sull’uscio di casa. La modella utilizzata per la figura della Madonna fu Lena Antognetti, una prostituta utilizzata più volte da Caravaggio nella realizzazione dei personaggi. Ma più grande sdegno diedero le figure dei due viandanti: sporchi, con i piedi neri e rovinati dalla terra rivolti verso lo spettatore, stanchi e vecchi. La cruda realtà e quotidianità che incontra la dolcezza della sacralità.

Caravaggio, tra genio e sregolatezza.

Caravaggio fu la rappresentazione vivente di un enfant prodige, con una vita sbandata ma piena di genialità. Le parole di Vincente Carducho lo descrivono perfettamente come un “genio malefico, che lavorava in maniera naturale, quasi senza precetti, senza dottrina, senza studio, ma soltanto con la forza del suo talento, con nient’altro davanti a sé che la forza della natura, che egli si limitava a copiare nel suo modo stupefacente”.

 

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