Carbone: il referendum non insegna?

Il 26 luglio scorso la Giunta Regionale Veneto approvava il testo di legge che permette ad Enel di riconvertire l’ormai dimessa centrale di Porto tolle da un’alimentazione ad oli combustibili ad una a carbone.

L’allarme era stavo lanciato già alcune settimane prima da Greenpeace, la quale sosteneva che questa decisione era l’ennesimo regalo che un’istituzione faceva alle grandi multinazionali.

L’associazione “verde”, tramite il loro responsabile energia e clima, Andrea Boraschi, poneva l’accento soprattutto sull’impatto ambientale che un tale progetto avrà sul già fragilissimo ecosistema dell’area che circonda la centrale, ovvero la zona limitrofa al Delta del Po (famosissima anche per il suo parco faunistico). A sostegno di questa tesi si è schierato anche il Wwf, che ha inoltre accusato la maggioranza di aver << già dimenticato il referendum >>.

Per quanto riguarda la questione ambientale dobbiamo ricordare che la centrale produrrebbe oltre dieci milioni di tonnellate l’anno di biossido di carbonio (4 volte le emissioni annue di Milano), circa 2800 tonnellate di ossidi di azoto (equivalenti alle emissioni di 3.5 milioni di auto), e circa 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più del doppio delle emissioni dell’intero settore traporti italiani), (dati Greenpeace).

Non dimentichiamoci inoltre che davanti alla centrale sorge il terminal gasferico offshore più grande del mondo: non sarebbe possibile optare per questa riconversione? Certo, e inquinerebbe pure molto meno, il complesso non finirebbe però automaticamente in gestione ad Enel!

Nonostante condivida pienamente la protesta intrapresa (ed abbia firmato la petizione che tentava di bloccare la consultazione della giunta), sono dell’idea che questo episodio esca dai limiti della “questione ambientale”, o da quelli dell’indecenza con cui la maggioranza di Zaia (Governatore della regione Veneto) abbia favorito Enel, poiché la decisione di riconvertire viola anche la sentenza del Consiglio di Stato che, già 14 anni fa, aveva già sancito l’incompatibilità della conversione con il clima dell’area circostante, sottolineando anche che << possono essere costruite esclusivamente centrali alimentate da gas naturale o da fonte alternativa di pari o minore impatto ambientale >>. Come se non bastasse, il testo è stato approvato mediante una procedura d’ugenza, chiesta dal Governatore al Presidente della regione, Clodovaldo Ruffato, che ha permesso alla giunta di saltare il procedimento di valutazione di impatto ambientale “ufficiciale”.

Questo episodio è quindi l’ennesimo esempio di come questo Governo (la maggioranza in giunta è di centro destra, e il relativo Governatore è stato Ministro dell’agricoltura fino a pochi mesi fa) se ne infischi dell’operato legislativo di chi lo ha preceduto (gli esempi degli attacchi alla Costituzione credo siano superflui).

Altra usanza della nostra classe dirigente pare essere quella di “nascondersi dietro ad un dito”: << La riconversione di Porto Tolle – e’ tornato a ricordare Zaia – vale 2,5 miliardi di euro, e lavoro per cinque anni a 3000 persone >>. Ecco un esempio emblematico di come stiamo distruggendo il nostro pianeta, e maturando sempre più una logica che si basa su quella che gli antropologi definirebbero “etica utilitaristica”, dove ciò che è fisicamente possibile e porta profitto “s’ha da fare”; chi se ne frega delle conseguenze. Senza contare il fatto che Greenpeace sostiene l’ipotesi secondo se cui l’investimento dei fondi destinati alla riconversione venisse indirizzato verso energie pulite, occuperebbe fino a 17 volte tanto.

È necessario rendersi conto di come, troppo spesso, dietro a quello che pare essere un’emergenza ambientale (che, come in questo caso, può apparire lontana e limitata), si nasconda una truffa bella e buona.

PIETRO CANCIAN

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