Caro Beppe, stavolta hai detto una cazzata

Ero quasi certo che fosse un virgolettato falsato, quello che oggi campeggiava sui giornali, riportante una dichiarazione di Beppe Grillo – fatta a Palermo – ai microfoni dei giornalisti accorsi per intervistarlo. Ho voluto infatti aspettare un video che confermasse in toto le sue parole. Poco dopo, sono stato accontentato:

Non c’è nulla da dire. Questa volta, senza ombra di dubbio, Beppe Grillo ha detto una cazzata. “La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo al 10%“. In questo caso, però, gli errori sono due.

Il primo, è ovvio, è quello dello strangolamento. Forse non strangola, ma brucia, fa esplodere, rapisce, picchia e uccide i propri “clienti”. La mafia si impadronisce della vita dell’estrorto e ne fa quello che vuole. La mafia non sente ragioni. Vuole i soldi e in un modo o nell’altro li avrà. Non è possibile far passare, per un solo secondo, questa pessima idea che Grillo ha voluto esprimere. Dire una cosa del genere, è tanto grave quanto l’affermazione del Questore di Milano, il quale disse che la mafia, nella città di Pisapia, “non esiste”. Giusto per non sentire solo “una campana”, vi riporto uno stralcio di “Metastasi”, scritto da Gianluigi Nuzzi, in cui Giuseppe Di Bella (ex ‘ndranghetista) si confessa:

Un ragioniere di Valmedrera, che era amministratore di una decina di condomini […] aveva fatto qualche sbaglio o forse si era rifiutato di vendere qualche immobile: siccome l’ordine arrivava da Coco Trovato (super boss, ndr) in persona non mi sono messo a chiedere. Sapevo che bisognava spaventarlo e fargli firmare un pacco di documenti già preparati. Così, io e Franco, lo aspettiamo intorno a mezzanotte di fronte casa, dove solitamente posteggia. Quando arriva, ci avviciniamo e lo invitiamo a salire sulla nostra macchina. Lui non fa resistenza. […] Lo portiamo a Lecco, sul ponte di ferro dell’Adda. Quando arriviamo gli diamo due pugni in faccia, gli leghiamo ai piedi una corda di una ventina di metri e da sopra il parapetto lo caliamo in acqua piano piano, su e giù diverse volte, a intervalli regolari. […] gli mettiamo la testa sotto pr circa un minuto e poi lo tiriamo su per farlo respirare altri tre minuti. Andiamo anvanti così una decina di volte, finche non cede. Si mette a urlare sempre di più. Quando accetta la voce è così acuta che sembra una donna. […]
Lui firma tutto. […] Poi sono venuto a sapere che è rimasto in mutande; nel senso che praticamente non ha più nessun immobile intestato a lui.
Non c’era altra scelta. Se non accettavva la proposta del clan lo lasciavamo affogare.

Ecco, la mafia fa questo e molto altro.

Secondo errore, è il 10% del pizzo. È un dato completamente falso. I clan non prestano sicuramente somme di denaro in contanti come se niente fosse ad un tasso del “solo 10%”. Nell’inchesta “Serpe”, svolta lo scorso anno in Veneto, gli investigatori hanno scoperto che il range di guadagno del clan arrivava a toccare il 180% di quanto prestato. Il tutto ha un motivo: appropriarsi dell’azienda o della società dell’usurato, senza sborsare un soldo.

Non c’è dubbio che l’intento di Grillo fosse quello di far sembrare lo Stato più “cattivo” della mafia, ma farlo in terra di Cosa Nostra, come Palermo, e azzardando un paragone che non sta né in cielo e né in terra, è stato un errore madornale. Se la sua intelligenza è acuta, dovrebbe chiedere scusa, ammettendo di aver detto una cazzata. Spiegare meglio, e domandare scusa anche alle vittime di estorsione sarebbe un atto dovuto.

Lo farà? Temo, purtroppo, di no. In caso contrario, ve ne daremo notizia.

AGGIORNAMENTO ore 14.30: Beppe Grillo ha spiegato le sue parole, sul suo blog, così:

La mafia ha tutto l’interesse a mantenere in vita le sue vittime. Le sfrutta, le umilia, le spreme, ma le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio. Senza vittime, senza pizzo e senza corruzione come farebbe infatti a prosperare? La finanza internazionale non si fa di questi problemi. Le sue vittime, gli Stati, possono deperire e anche morire. Gli imprenditori possono suicidarsi come in Grecia e in Italia. Spolpato uno Stato si spostano nel successivo. Questo è il senso delle mie parole di ieri a Palermo. Honi soit qui mal y pense.

Come previsto non ha chiesto scusa. E comunque, le parole che ha detto, non intendevano questo. Dica che ha sbagliato. Punto!

GIAMPAOLO ROSSI

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


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