Casapound rovina il concerto romano dei Dropkick Murphys

La musica, soprattutto la buona musica, è un patrimonio universale. Come l’arte, il cinema, la letteratura, la cultura in generale. Appartengono a tutti, citando un ipocrita spot della Fiat di qualche anno fa.

Invece purtroppo certa politica non riesce a sfuggire alla tentazione di marchiare ogni cosa, di etichettare tutto. Se si etichetta qualcosa come sbagliato, allora deve essere cancellato, ostacolato, impedito. Se poi l’etichetta è contesa, l’intolleranza esplode. Ascoltare la stessa canzone e condividere le stesse emozioni, malgrado la politica, sembra un concetto incomprensibile per molti esaltati.

Mercoledì 6 giugno, in un locale di Ciampino, si esibiscono i Dropkick Murphys. Band celtic punk, originaria di Boston, suonano spesso canzoni che assorbono le atmosfere irlandesi, care sia all’estrema destra che all’estrema sinistra.
Poco dopo l’inizio della tappa romana dei Dropkick, nel locale irrompono i militanti di Casapound. Sventolano la tartaruga e inneggiano al Duce. Il pubblico reagisce fischiando, ma il concerto prosegue. La band invita saggiamente a tener fuori la politica ma il loro appello cade nel vuoto.

I fascisti iniziano a provocare, secondo le testimonianze provocando un ragazzo e poi iniziano a pestarlo in cinque. Scoppiano tafferugli, spuntano fuori cinte e spray urticanti. Risultato cinque persone in ospedale, due arresti e cinque denunciati. La direzione del locale, scusandosi su FB, attacca le forze dell’ordine che pure erano presenti in assetto antisommossa: “Avevamo segnalato per tempo la presenza dei provocatori ma la polizia ha detto che non poteva farci niente.” Nessun commento invece dalla Questura o da Casa Pound, di solito molto rapida nello smentire lo squadrismo dei suoi aderenti.

Resta l’amarezza per la stupidità di quello che è accaduto. Un concerto, semplicemente l’occasione di una serata diversa, che diventa il pretesto per sfogare frustrazioni esistenziali. Per scatenare risse e litigare. Davvero la polizia non poteva far nulla? E’ vero che la stupidità non è un reato, ma possibile che non esistano strumenti legali per impedire tutto ciò?

FABIO BRINCHI GIUSTI

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