Casellati

Fico e Casellati, chi sono i due neo presidenti e chi vince la partita

A distanza di 20 giorni dalle elezioni del 4 marzo, da ieri Parlamento è operativo poiché sono stati eletti i presidenti delle due assemblee: Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato e Roberto Fico alla Camera.

Ma chi sono i due nuovi inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama? E chi ha vinto la battaglia/partita politica invisibile per portarli agli scranni più alti?

CASELLATI: LE DICHIARAZIONI OSCURANTISTE, LA FEDELTA’ A BERLUSCONI, L’ASSUNZIONE DELLA FIGLIA.

Sulla neo-presidentessa del Senato stanno girando numerose informazioni sulla sua vita privata e pubblica, da quando ha deciso di fare politica.
Veneta, classe 1946, è nata a Rovigo ma risiede e svolge la sua professione di avvocato (è legale di Bettarini e Muccino) e docente universitario a Padova. Per 45 anni è stata giudice, per poi candidarsi nel 1994 a Palazzo Madama con Forza Italia, di cui è fondatrice. Nel partito di Berlusconi ha ricoperto la carica di probovira, è stata nel dipartimento Sanità e in quello vice-dirigente ai Dipartimenti.

E’ parlamentare ininterrottamente dalla discesa in campo del Cavaliere, eccetto in quella del primo Governo Prodi, dove perde il collegio per un soffio. Decade dal seggio anche nella scorsa legislatura quando il centrodestra la indica per il Consiglio Superiore della Magistratura. Viene eletta con una maggioranza record e siede a Palazzo dei Marescialli finché sempre il suo mentore politico – Berlusconi – non la richiama: “Un’esperienza che ha rappresentato un arricchimento autentico e di straordinario valore“, ha dichiarato dimettendosi da quella carica. Non sapeva che dì a poco ne avrebbe rivestita un’altra ancor più di prestigio.

La si ricorda per essere stata, da sempre, tra le più strenue paladine di Berlusconi: memorabile lo scontro con Marco Travaglio negli studi di Lilli Gruber, dopo la condanna del suo “amato”. Contestò (ancora) la sentenza sulla frode fiscale e il giornalista, dopo un monologo incessante della senatrice, sbottò lasciandole la parola.

Ad un convegno, nel 2016, da membro del CSM, criticò le famiglie di fatto e omosessuali: “La famiglia non è un concetto estendibile. Lo Stato – affermò – non può equiparare il matrimonio e le unioni civili, né far crescere un minore in una coppia che non sia una famiglia. Le diversità – continuò – vanno tutelate, ma non possono diventare identità, se identità non sono” (cosa vuol dire?). E ammonì: “Non si può fare confusione , la parola usata dal Papa pochi giorni fa: ogni omologazione sarebbe un’improvvida sovrapposizione e un offuscamento di modelli non sovrapponibili“.

Come parlamentare firmò numerose proposte di legge, le più famose sono legate all’abolizione della legge Merlin e quindi la riapertura delle “case chiuse” e poi il bando della pillola abortiva, considera un mezzo “che strizza l’occhio alla morte“.

Ma è sul terreno della giustizia che ha dato il meglio di sé: vicinissima a Previti e a Ghedini, è stata autrice – soprattutto nell’ombra, in commissione al Senato – delle leggi “ad personam” per Berlusconi. Sostenitrice del “processo breve“, che avrebbe incenerito migliaia di procedimenti, ma soprattutto quelli del Cav, ovvero il “Mills” e il “Mediaset“.

Ha sempre definito i giudici come dei “golpisti” e protagonisti di “un plotone d’esecuzione” contro il leader azzurro. Lei che ora è diventata una figura rilevante delle istituzioni.

Uno scivolone pesante quello scatenato grazie ad un articolo di Gian Antonio Stella nel 2005, sul Corriere. La presidentessa del Senato, da sottosegretaria alla Salute del governo Berlusconi, assunse la figlia come capo segreteria, al lauto stipendio di 60 mila euro l’anno. Tutto confermato, tanto che la figlia Ludovica – allora famosa per essere una presenza fissa alla vita mondana veneta – si difese in una intervista su un quotidiano locale: “Ci ho messo dieci anni per togliermi l’etichetta di figlia di. Adesso – proseguì – voglio essere giudicata solo per il lavoro che faccio e non per altro“.

Dalle ultime cronache apprendiamo che ora lavora in Publitalia (galassia Berlusconi), mentre suo fratello Alvise sarebbe un apprezzato direttore d’orchestra a New York, dopo essersi laureato in Legge.

Tempestoso il suo rapporto con la comunicazione e i giornalisti. Quando era sottosegretario ha cambiato 26 addetti stampa – non sappiamo se cacciati da lei o da lei fuggiti – e chiese ad una cronista un risarcimento esoso. Roberta Polese, firma de “Il Padova”, per aver scritto un articolo corredato da fatti sul marito della figlia Ludovica, si è ritrovata a pagare oltre 8000 mila euro di spese legali, seppur vittoriosa nel processo. Una storia brutta, raccontata dal Mattino di Padova.

ROBERTO FICO, L’UOMO ORTODOSSO E DI SINISTRA DEL MOVIMENTO.

Del neo-presidente della Camera si sa molto poco. Napoletano, classe 1974, è tra i fondatori del Meetup della città, dove si contraddistingue per l’attivismo sul territorio, soprattutto per l’acqua pubblica.

Viene candidato capolista in Campania nel 2013, dopo aver ottenuto 274 voti alle Parlamentarie online ed eletto la prima volta. Ricandidato anche a marzo, stravince il collegio, sbancando anche nel proporzionale.

Laureato in Scienze della Comunicazione, Erasmus a Helsinki, conclude gli studi a Milano con un master in Knowledge management al Politecnico. Titolo contestato dopo la segnalazione di una professore dell’ateneo, dove non si registrano corsi o master relativi alla disciplina indicata da Fico.

Nella passata legislatura, è stato presidente della Commissione di Vigilanza Rai, dove si è fortemente battuto per il nuovo contratto di servizio dell’emittente pubblica e per la razionalizzazione delle spese e degli sprechi. Fortemente decantato è il taglio alla consolidata sponsorizzazione record della Rai al convegno di Comunione e Liberazione a Rimini.

Considerato un intransigente e un purista del MoVimento, ha apertamente contestato la Raggi nei momenti in cui era più sotto attacco e da fonti interne ce lo indicano come un capace a gestire i rapporti a Roma, ma totalmente disinteressato e impreparato a tessere rapporti e a sistemare gli enormi problemi sul territorio del Movimento, di cui lui era delegato. Sarà capace a gestire la Camera?

CHI HA VINTO E CHI HA PERSO?

A primo sguardo distratto, si potrebbero considerare vincitori equanimi sia Salvini che Di Maio, ma è il primo ad aver sbancato il tavolo: ha scalato da dentro il centrodestra, fra gli eletti e non nelle urne, grazie alla mossa dell’elezione-bandiera di Anna Maria Bernini. L’ha “bruciata”, ha messo nel panico Forza Italia e si è preso la scena nel centrodestra su Berlusconi, il quale ora gli deve stare addosso per non essere totalmente irrilevante.

Ha imposto ai grillini il voto sulla Casellati, per far passare Fico alla Camera, altrimenti avrebbe tenuto le camere in ostaggio per giorni con le votazioni, visto il muro del PD.

Di Maio ha avuto l’intelligenza di aspettare che si sfilacciasse il campo a destra, trattando direttamente con quello futuro, ovvero il Matteo milanese. Ma ha vinto il più navigato, il verde. Chi la spunterà per il governo?

 


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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