Casini-Berlusconi: che sta succedendo?

Giovedì sera, Bruno Vespa, per festeggiare i 50 anni di professione, ha organizzato una cena in casa sua. Gli invitati: Silvio Berlusconi con la figlia Marina, Gianni Letta, il cardinale Tarcisio Bertone, Pierferdinando Casini, il governatore Mario Draghi e Cesare Geronzi, presidente di Generali. Secondo le informazioni de “Il Fatto Quotidiano”, anche Fini sarebbe stato invitato, ma non si sarebbe presentato, secondo invece le informazioni di Ansa, Vespa ha affermato che Fini non è stato invitato.

Con piacere, il premier partecipa alla cena, speranzoso di poter ristabilire concretamente un legame con Casini,
un’ alleanza (definita da molti una compravendita) che prevede l'”acquisto” delle forze dell’Udc da parte del Pdl, ormai palesemente scivolato in crisi (nonostante le ottimiste -o ipocrite- affermazioni del premier che inneggia al superamento della crisi).

«Pier, se torni con noi possiamo rifare un grande partito centrista, governeremo per i prossimi trenta anni, gli italiani ci chiedono questo», questo è stato il senso dell’invito del Premier, secondo il “Corriere”, che sicuramente ha un po’ esagerato nel concedere il dono dell’immortalità al settantaquattrenne Silvio..

Nonostante tutte queste voci sulle spassionate e focose proposte di unione da parte del Premier, significativa la risposta del corteggiato Casini, il quale secondo Ansa nega di aver ricevuto proposte di alleanza, ma secondo il “Corriere” afferma: «Non c’è spazio per i trasformismi, serve una fase politica nuova».

Dissonante con le affermazioni di Casini il commento di uno dei convitati al banchetto, Gianni Letta, che secondo il “Corriere” dice: «È andata bene, ma il percorso è lungo e non è facile…».

Ora passiamo alle affermazioni del mondo politico: dalla Lega, con i portavoce  Maroni e Calderoli, assoluta opposizione all’eventuale entrata dell’Udc tra le file del Pdl.
Maroni sostiene: “Se qualcuno pensa che il partito di Casini possa entrare nel governo sa bene con l’Udc non possiamo stare insieme”, e ancora “Se qualcuno vuole uscire dalla maggioranza lo faccia, ma se cade il governo si va al voto, non ci sono alternative”.
Essenziale e retorico, Calderoli dice: “Basta con i ‘casini’, il popolo ha scelto”.

Bersani si limita a criticare la volontà di risolvere i problemi del Paese a tavola. Poi descrive in modo neutrale, quasi giornalistico, la situazione del Pdl, che secondo lui è al “secondo tempo del film”. Dice: “Io non so quanto possa durare. Ma credo che il berlusconismo cominci a mostrare la corda”. Infine aggiunge, in modo contradditorio, che ‘purtroppo può esserci un rilancio pericoloso’.

Bocchino afferma: “Gli acquisti si fanno al supermercato e il solo pensarlo offende la serietà di chi fa politica” e poi “Bisogna evitare la compravendita delle poltrone: noi le abbiamo sempre rifiutate e continueremo a farlo”. Dice anche che “Siamo uno in più del numero necessario a far cadere la maggioranza”, ma smentisce il tutto poco dopo, dicendo che l’intervista radiofonica è stata fraintesa.

Interviene quindi Schifani, che sentite le affermazioni del finiano Bocchino, dichiara che tra Berlusconi e Fini “è opportuno un chiarimento diretto e non attraverso dibattiti pubblici (…) in modo che le eventuali dissonanze vengano chiarite direttamente. Senza una pace strategica si andrebbe a una rottura traumatica.” Con queste parole, forse involontariamente, Schifani ha individuato il maggiore problema della politica di oggi, accettandolo e addirittura spronando ad assumere un atteggiamento errato: con queste affermazioni si accetta la personalizzazione della politica si invita alcuni tra i massimi esponenti dell’Italia ad affrontare problemi pubblici come se fossero privati!

Qualsiasi dizionario etimologico potrà confermare che la politica indica l’arte di amministrare la cosa pubblica, non quella privata; non tutti l’hanno capito, compresi quelli che cercano disperatamente di salvare se stessi in ogni modo, mandando l’intera Italia al naufragio: inevitabile, per concludere, è citare la terzina dantesca che descriveva l’Italia al tempo dell’autore, un Italia non molto diversa da quella attuale:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

DOMENICO FILIPPELLO



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