Il caso Cassimatis e il problema democratico nel M5S

Il caso Cassimatis e il problema democratico del M5S

Alla fine Marika Cassimatis ha vinto il primo round della battaglia: lunedì il Tribunale di Genova ha sospeso sia la delibera con cui Beppe Grillo, l’aveva allontanata dal Movimento 5 Stelle, impedendole di utilizzare il simbolo pentastellato per le imminenti elezioni comunali locali, che le successive nuove consultazioni online.cassamatis

Si tratta, come ha specificato il blog di Grillo, di un provvedimento cautelare che non entra ancora nel merito ed a cui seguirà un’opposizione della dirigenza grillina con esiti non scontati. Ma, intanto, è arrivato il primo stop giudiziario all’azione “auto-tutelatrice” del garante/capo politico. Un provvedimento che pone dei primi limiti ai suoi poteri in conformità allo Statuto del Movimento, ma che soprattutto, considerata l’intera vicenda, mette in luce un problema democratico nel M5S.

L’ESCLUSIONE DELLA CASSIMATIS

Lo scorso 17 marzo con questo post Beppe Grillo aveva invalidato le comunarie di Genova (le primarie telematiche per scegliere il candidato sindaco delle elezioni comunali di Giugno 2017), svoltesi 3 giorni prima sullo stesso blog. Nella tornata web era prevalsa, per una manciata di voti, la docente di Geografia economica Marika Cassimatis sul candidato favorito, il musicista e agente di commercio Luca Pirondini. Quest’ultimo è un fedelissimo della consigliera regionale Alice Salvatori, considerata uno dei personaggi più rilevanti e carismatici del M5S ligure.

Grillo aveva quindi deciso di non concedere l’utilizzo del simbolo alla Cassimatis rimettendo agli iscritti del movimento la decisione se presentare la lista arrivata seconda o non presentarsi (si erano candidate solo quelle due liste). Naturalmente la base, tra il nulla e Pirondini, ha scelto Pirondini.
Motivo dell’esclusione: molti dei 28 componenti della lista della Cassimatis, tra cui la stessa candidata sindaco, avrebbero “tenuto comportamenti contrari ai principi del Movimento 5 Stelle prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo“. In pratica sarebbe avvenuto un continuo e ripetuto danneggiamento dell’immagine pentastellata “dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti“.

“Questa decisione è irrevocabile– aveva chiosato Grillo- Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me“.

PirondiniLA SOSPENSIONE

Successivamente la docente di Geografia è stata sospesa dal movimento, assieme a due candidati della sua lista, dal collegio dei probiviri (l’organo di garanzia del M5S previsto dal nuovo regolamento che dispone le sospensioni cautelari e decide in merito alle sanzioni disciplinari e alle espulsioni).

Per quasi un mese la Cassimatis ha quindi provato a chiedere spiegazioni e ha preteso che venissero fornite prove per dimostrare l’eventuale illecito, senza ottenere risposta. Nel frattempo ha denunciato Grillo e Di Battista per diffamazione (querela per cui la Procura di Genova ha chiesto l’archiviazione) e si è appellata circa la legittimità della decisione presa a quel Tribunale che lunedì le ha dato, cautelativamente, ragione.

Finalmente il 9 aprile, poi, è stata resa nota per mezzo stampa (e non da fonti ufficiali m5s, che però non hanno smentito) la mail con cui lo staff di Grillo comunicava l’avvio di un procedimento disciplinare a carico della candidata sindaca. Nel testo sono state specificate le motivazioni a carico della stessa (e non dei membri della lista) di quel fatidico “grave danno di immagine”. Si tratta dell’unica lista di accuse precise emersa fino ad ora.

TUTTE LE ACCUSE

Oltre alle rivendicazioni giudiziarie e alle accuse lanciate nell’ultimo mese, la si accusa nella lettera di una serie di azioni compiute nel 2016 “suscettibili di integrare gravi e reiterate violazioni dei doveri previsti dal regolamento del Movimento 5 Stelle, e di danneggiare l’immagine e l’azione politica del Movimento 5 Stelle“.

Nell’ordine si tratta di:

  1. Post in cui la Cassimatis commenta così la sospensione di Pizzarotti: “Era proprio necessario sollevare, ora, questo polverone? Cui prodest, mi chiedo, perché se un piedino getta un’esca, andare ad inghiottirla con tutto l’amo diventa dolo” (atto, si dice, non rispettoso delle decisioni assunte dagli organi del Movimento);
  2. Ri-condivisione di una foto del Partito della Rifondazione Comunista su alcune proposte di referendum da firmare (atto  suscettibile di avvantaggiare altri partiti);
  3. Post di appoggio al consigliere Putti in relazione ad una dichiarazione scorretta contro Alice Salvatori (atto, viene detto, contrario a lealtà e correttezza nei confronti degli altri iscritti e portavoce);
  4. Post di appoggio al dissidente Battistini;
  5. Post di apprezzamento per la gestione dei rifiuti del comune di Parma del sindaco Pizzarotti.pizzarotti

LA REAZIONE DI GRILLO

La sentenza del Tribunale di Genova, annullando l’esclusione della Cassimatis e la seconda votazione online per la scelta tra Pirondini e il non candidarsi, rimette potenzialmente in gioco la docente, anche se il blog di Grillo ha specificato che lei non sarà la candidata del M5S a Genova.

E’ stato spiegato in un post che “in nessun passo della predetta sentenza si sostiene che la Cassimatis è la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle, come lei ha affermato”. E si aggiunge: “Marika Cassimatis è stata sospesa e la votazione del 14 marzo è stata annullata, pertanto la stessa non è né sarà candidata con il Movimento 5 Stelle a Genova alle elezioni dell’11 giugno“.

Al di là della esclusione della candidata sindaco, infatti, la votazione del 14 marzo è stata annullata il 6 aprile perché “indetta con preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del regolamento” e viene detta non rinnovabile perché la docente è stata sospesa dai probiviri.

Insomma una via legale per proteggersi, come quella della “diffida dall’utilizzo del simbolo” di cui è formalmente titolare un’associazione creata da Grillo, il nipote avvocato e un commercialista, che lo stesso garante potrebbe utilizzare per impedire comunque alla Cassimatis di presentarsi con lo stemma del movimento.

I PALETTI DELLA SENTENZA

Ma al di là di questo e dell’esito della complicata vicenda, la sentenza del Tribunale pone dei paletti precisi, anche se non definitivi, al capo politico pentastellato.

In particolare mette in discussione la validità del principio a cui Grillo si era appellato per allontanare la Cassimatis, presente nella pagina di accettazione della candidatura per i candidati alle comunarie di Genova, che recita: “Il Garante del Movimento 5 Stelle si riserva il diritto di escludere dalla candidatura, in ogni momento e fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune di Genova, soggetti che non siano ritenuti in grado di rappresentare i valori del Movimento 5 Stelle.

Il giudice fa notare che “si tratta con tutta evidenza di un potere che non compare nelle regole statutarie del raggruppamento politico, perché le funzioni affidate al Garante dal Codice Etico sono limitate ad interventi preventivo/sospensivi quando i portavoce o gli eletti incorrano in vicende giudiziarie“.

Beppe GrilloQuindi, prosegue: “La creazione di un potere di veto del Garante sulla presentazione di candidature fino alla loro ufficializzazione presso il Comune compare solo in questa iniziativa adottata per le comunarie on line genovesi e “la portata obbligatoria di questo impegno dovrà essere oggetto di maggiore approfondimento”.

Inoltre la sentenza specifica che nel M5S “al capo politico è riconosciuto un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, proprio nella specifica materia della selezione delle candidature, non si identifica nel diritto di ultima parola”.

Infatti– viene scritto- il ruolo decisionale finale è rivestito dalle deliberazioni/votazioni assunte dalle assemblee telematiche, le quali alla fine producono deliberazioni vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti”.

Infine viene specificato per riassumere che “una volta imbastito il percorso selettivo delle candidature…le deliberazioni degli organi assembleari non possono più essere messe nel nulla da un provvedimento del capo politico, e tanto meno del Garante, ma ogni determinazione di annullamento, auto-annullamento, esclusione di una lista già vincitrice della competizione locale può essere assunta solo nella competente sede assembleare”.

Le decisioni, a meno di vicende giudiziarie, spettano quindi agli iscritti votanti del Movimento 5 stelle con la supervisione di organi come i probiviri e non a Beppe Grillo.

IL PROBLEMA DEMOCRATICO

Si è detto che la vicenda, con questo esito così clamoroso, pone un problema democratico per il Movimento. E lo fa almeno per due ordini di motivi.

Innanzitutto per il significato etimologico di democrazia (potere al popolo). Chi può decidere all’interno del Movimento? Fino a che punto il garante/capo politico può inficiare le delibere delle assemblee telematiche?

E’ evidente il contrasto tra le esaltazioni grilline della “democrazia diretta”, grazie a strumenti di interazione e azione politica senza barriere come la piattaforma Rousseau, e il ruolo di spicco di Beppe Grillo affiancato da Davide Casaleggio.

La sentenza pone proprio in evidenza la necessità di bilanciare la natura movimentista e quella dirigista del gruppo pentastellato, senza che la seconda prevalga sulla prima, svuotandola di significato.Associazione Rousseau

Perché se il capo politico, e qui arriviamo al secondo motivo, può escludere un candidato con spiegazioni prima vaghe e poi a forte rischio di bavaglio della libertà di espressione si rischia di scadere in una democrazia eterodiretta (come ha segnalato Massimo Giannini di Repubblica).

L’esercizio della democrazia è possibile solo se c’è libertà di pensiero e parola. E’ vero che servono delle regole di sussistenza, ma allontanare una donna perché (a quanto emerso fino ad ora) si permette di dire che l’affaire Pizzarotti è stato esagerato e che ha lavorato bene sulla questione rifiuti, ha condiviso una foto di un altro partito la cui battaglia era sostenuta dal Movimento ed ha “appoggiato” (non viene specificato come) dei dissidenti, pare assurdo.

Allora perché non prendere provvedimenti anche contro portavoce quali la Lombardi, che sulla Raggi non ha mai avuto buone parole? La gestione così poco trasparente e offuscata del caso Cassimatis mette in luce il problema del rispetto del principio 1 vale 1, dell’uguaglianza di base, insomma.

Così non si fa che cavalcare il sospetto che tutta la vicenda sia stata un tentativo di aiutare il candidato più vicino alla Salvatori e che, quindi, se alcune decisioni degli iscritti si oppongono alla visione del vertice fondatore, possono essere annullate.

La sentenza definitiva porrà le fondamenta giuridiche per una prima risposta al problema emerso.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, frequenta attualmente il corso di laurea triennale in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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