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	<title>Wild Italy &#187; Libri</title>
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		<title>Noi stiamo con &#8220;Il Casalese&#8221;&#8230;il libro. E tu?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 08:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[nicola cosentino]]></category>
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<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/haJbEbIb3i8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/haJbEbIb3i8?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire”. Sembra strano come questo stralcio di introduzione di un libro di Marco Travaglio, uscito nel lontano 2006, possa essere calzante con la storia che raccontiamo oggi. Il libro di Travaglio si intitola: <em>La scomparsa dei fatti</em> ed è ciò che si vuole fare con un altro libro che non faticheremmo a definire, a detta stessa di uno degli autori con il quale abbiamo avuto modo di parlare, un libro &#8216;fastidioso&#8217;. Il protagonista è Nicola Cosentino, il libro, si intitola <em><strong>Il Casalese</strong></em>. Gli autori, 9 giornalisti campani, credendo di assolvere al loro mestiere e di raccontare quindi i fatti, hanno raccontato – come esemplificato nel sottotitolo – il tramonto e l&#8217;ascesa del parlamentare del Pdl.</p>
<p>Parlando però dei legami familiari dell&#8217;ex sottosegretario all&#8217;Economia berlusconiano, sono incappati anche nella figura di <strong>Giovanni Cosentino</strong>, il quale sentendosi diffamato da alcune affermazioni riportate nella pubblicazione – nel marzo scorso, dopo l&#8217;uscita della seconda edizione del libro – ha chiesto alla casa editrice, a quattro dei 9 autori e alla tipografia che l&#8217;ha stampato,<strong> 1 milione e 200 mila euro di risarcimento</strong>, oltre che il sequestro e <strong>la distruzione di tutte le copie</strong> presenti sul mercato.</p>
<p>La prima udienza, tenutasi la mattina di giovedì (5 aprile) ha visto un rinvio al 24 di questo mese.</p>
<p>Inutile dire che, a nome di <em><strong>Wilditaly.net</strong></em>, esprimo la più totale solidarietà agli autori e alla casa editrice (la <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/072145_copertina_casalese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11910" title="072145_copertina_casalese" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/072145_copertina_casalese-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>Centoautori di Villaricca). I motivi, credo siano piuttosto ovvi:</p>
<p>1) Rispettiamo appieno il lavoro della magistratura e crediamo che chiunque si ritenga diffamato abbia il sacrosanto diritto di difendersi. Ciò che non tolleriamo è che, oltre alla richiesta di risarcimento, si richieda il sequestro e la distruzione di un libro. Ma neanche i libri invenduti vengono mandati al macero. Perché tanto accanimento visto che, qualora il giudice dovesse dar ragione al querelante, la rettifica delle parti ritenute diffamanti, verrebbe pubblicata sui principali quotidiani? Cosa c&#8217;è sotto?</p>
<p>2) Il secondo motivo, è strettamente legato al primo e si esemplifica con una semplice definizione: nazismo. Non mi sembra un termine esagerato visto che, come più volte sottolineato dagli autori, solo durante il nazismo, si procedette ad un rogo dei libri. Quelli che, secondo il fuhrer, venivano considerati &#8220;non tedeschi&#8221;. Era il 1933 e certe somiglianze, oggi, fanno gelare il sangue.</p>
<p>3) Il terzo motivo è racchiuso in due fari portanti del nostro &#8220;lavoro&#8221; di blogger e penso anche del lavoro dei migliaia di giornalisti con la G maiuscola, come i protagonisti della storia di oggi.</p>
<p>La dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, all&#8217;articolo 19, recita: &lt;&lt;<em>Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere</em>&gt;&gt;.</p>
<p>L&#8217;altro faro, è il primo comma dell&#8217;art 21 della Costituzione: &lt;&lt;<em>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.</em><em> La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure</em>&gt;&gt;.</p>
<p>Fortunatamente in rete già si sta aprendo un dibattito intorno a questa vicenda. La Fnsi e l&#8217;associazione Articolo 21 hanno garantito un pieno eco su questa &#8220;diatriba&#8221; e una tutela legale gratuita per questi 9 guardiani del giornalismo moderno. Qualora voleste contribuire, potete firmare una petizione on line (<strong>il cui link pubblicheremo nella descrizione di questo video</strong>) oppure facendo una cosa semplicissima: INFORMANDO, INFORMANDO, INFORMANDO.</p>
<p>La libertà d&#8217;informazione non è un diritto che ci viene dato per grazia ricevuta, è un bene che dobbiamo difendere ogni giorno, costi quel che costi. Il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, diceva : &lt;&lt;<em>Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente</em>&gt;&gt;.</p>
<p>Ah, un&#8217;altra cosa, per la famiglia Cosentino: giù le mani da Il Casalese!</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MATTEO MARINI</em></strong></p>
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		<title>&#8220;Il sacco di Roma&#8221;, la verità sulla giunta Alemanno: intervista a Nicoletta Orlandi Posti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[comune di roma]]></category>
		<category><![CDATA[gianni alemanno]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sacco di Roma si intitola così il libro inchiesta di Nicoletta Orlandi Posti, giornalista di Libero e attenta osservatrice del Campidoglio sin dal 1998. Il sottotitolo recita La verità sulla giunta Alemanno e dà già l&#8217;impronta di quello che sarà questo viaggio in tre anni di amministrazione capitolina, corredato di link a fondo pagina, inchieste, articoli di giornale, dichiarazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il sacco di Roma</em> si intitola così il libro inchiesta di Nicoletta Orlandi Posti, giornalista di <em>Libero</em> e attenta osservatrice del Campidoglio sin dal 1998. Il sottotitolo recita <em>La verità sulla giunta Alemanno</em> e dà già l&#8217;impronta di quello che sarà questo viaggio in tre anni di amministrazione capitolina, corredato di link a fondo pagina, inchieste, articoli di giornale, dichiarazioni rese all&#8217;<em>Ansa</em> e tanto altro.</p>
<p>Il ritratto che ne esce è, come ribadisce la stessa autrice, quello di un sindaco inadeguato di fronte ai problemi di una città che sotto il suo governo sta diventando sempre più affannata e in ritardo su tutta la linea: dai trasporti all&#8217;ambiente. Gli ultimi esempi li abbiamo avuti con la neve che ha paralizzato la Capitale nelle settimane scorse.</p>
<p>La Posti, e questo dà da pensare, in seguito all&#8217;uscita del suo libro nel maggio 2011, non è più in forza alla redazione romana del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ma lavora attualmente per la redazione milanese. Abbiamo <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/sacco__roma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11274" title="sacco__roma" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/sacco__roma-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" /></a>raggiunto telefonicamente Nicoletta per ripercorrere insieme a lei la scalata al Campidoglio del genero di Pino Rauti.</p>
<p><strong>Come nasce l&#8217;idea de <em>Il sacco di Roma. La verità sulla giunta Alemanno</em>?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Nasce per fare un bilancio dei tre anni di governo della città (<em>il libro è uscito a maggio dell&#8217;anno scorso, ndr</em>) anche in virtù del fatto che continuava e continua a ripetere che si vuole ricandidare come sindaco. In campagna elettorale aveva promesso tutta una serie di cose che puntualmente non si sono verificate: dalla sicurezza (tema centrale della sua campagna) al problema dell&#8217;ambiente e quindi la <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/malagrotta_chiusura_disastro_ambientale.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">chiusura di Malagrotta</span></a></span> e la risoluzione del dramma dei rifiuti urbani.</p>
<p>Senza parlare poi dei posti di lavoro che aveva promesso sia durante la campagna elettorale, sia durante il mandato. Sono tutte cose che non si sono verificate. Nel libro scrivo che la Roma di Alemanno è una città comunque in affanno, intasata dal traffico, maleodorante per l&#8217;immondizia che si accumula – oltre che nella discarica &#8216;ufficiale&#8217; di Malagrotta – anche in discariche abusive (non c&#8217;è giorno che non se ne scopra una).</p>
<p>Roma è anche una città insicura, nonostante ci sia stata questa caccia all&#8217;immigrato in campagna elettorale, perché pensavano che fosse l&#8217;immigrazione il tema principale della sicurezza in città, quando poi si sta scoprendo che c&#8217;è una situazione ben più importante con un&#8217;infiltrazione della criminalità organizzata.</p>
<p>La disoccupazione che cresce, anche a causa della crisi generale, ma che non trova riscontro nella promessa di nuovi posti di lavoro che non ci sono stati, anzi, se ci sono stati posti di lavoro in più, sono stati comunque legati a quello che è stato chiamato lo &#8220;scandalo di Parentopoli&#8221;: amici degli amici che hanno trovato posto nonostante non fossero così &#8216;qualificati&#8217;, levando quindi un posto di lavoro a chi magari aspettava, a chi ha fatto i concorsi e a chi aveva studiato. Dopo l&#8217;elezione di Alemanno, molti si aspettavano una svolta in questa città e invece&#8230;</p>
<p>L&#8217;idea del libro nasce dal fatto che dopo tre anni la “rivoluzione conservatrice” (parole del sindaco) che aveva prospettato, non si era di fatto realizzata. In questi tre anni ha parlato delle Olimpiadi e del decreto per Roma Capitale, come se queste due cose risolvessero tutti i problemi della città&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Il tuo libro è uscito nel maggio dell&#8217;anno scorso. Da quel periodo di chiusura della tua inchiesta ad oggi è cambiato qualcosa o il tuo giudizio sulla giunta Alemanno rimane lo stesso?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Se possibile, è andata ancora peggio. In questi mesi abbiamo assistito anche ad una recrudescenza di fenomeni criminali. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono state già diverse le persone morte ammazzate per strada durante conflitti a fuoco e questo ti dà la dimostrazione che anche sul piano della sicurezza, non è stato fatto assolutamente nulla. L&#8217;<span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ilcambiamento.it/editoriale/emergenza_neve_black_out.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">emergenza neve</span></a></span> di questi giorni, sotto gli occhi di tutti, è l&#8217;ennesima dimostrazione che manca veramente una struttura, al <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/minacce-alemanno-severino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11276" title="minacce-alemanno-severino" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/minacce-alemanno-severino-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Campidoglio, capace di far fronte a qualsiasi tipo di emergenza&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Dopo averlo letto attentamente, c&#8217;è un capitolo del tuo libro che reputo molto interessante nel quale parli degli amici di Alemanno, compagni di partito, persone che lo sponsorizzarono nella campagna elettorale del 2008 e che adesso ricoprono ruoli chiave nell&#8217;amministrazione della città. Ci vuoi fare giusto qualche esempio di questa spartizione di poltrone? Qualche nome &#8216;impresentabile&#8217;?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Impresentabili, e te lo dico da antifascista, sono tutte quelle persone legate ad organizzazioni di estrema destra che sono state, in seguito a condanne emanate nei loro confronti, riciclate in posti di comando dell&#8217;amministrazione capitolina. Un esempio su tutti è quello di Riccardo Mancini, amministratore delegato di <em>Eur S.p.A.</em> (società controllata dal Campidoglio e dal Ministero dell&#8217;Economia, che ha nel suo portafoglio immobili per un valore di centinaia e centinaia di milioni), processato per la riunificazione tra Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, che i massimi esponenti dell&#8217;estremismo di destra avrebbero attuato tra il 1975 e il 1976, progettando anche una serie di attentati e rapine di autofinanziamento.</p>
<p>La condanna è stata di un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Mettere persone di questo tipo, che sì, magari hanno pagato il loro debito con la giustizia, è però sintomatico. Un&#8217;altra storia è quella di Stefano Andrini, condannato nel 1989 a quattro anni e otto mesi di reclusione per aver aggredito a sprangate un gruppo di ragazzi davanti al cinema Capranica. Nel 2009, Alemanno nomina Andrini come nuovo Amministratore delegato dei Servizi Ambientali dell&#8217;Ama, azienda che si occupa della raccolta rifiuti in quaranta comuni del Lazio. Tutte persone abbastanza inquietanti dal punto di vista della storia degli anni di piombo e che però, in qualche modo, sono stati &#8216;riabilitati&#8217; dal sindaco. Posso aggiungere una cosa, parlando di Parentopoli?&gt;&gt;</p>
<p><strong>Prego&#8230;</strong></p>
<p>&lt;&lt;Al di là delle responsabilità vere o presunte di Alemanno, visto che ci sarà una sentenza di un giudice a chiarire l&#8217;intera vicenda, non sta a me giudicare il loro comportamento perché può darsi che abbiano fatto anche le cose in regola. Credo che il punto focale di Parentopoli sia la questione morale. In una città che ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile, andare ad assumere gli amici degli amici quando tanti giovani sono senza lavoro, è una questione morale! Il sindaco di questo si dovrebbe far carico, andando oltre la vicenda giudiziaria.</p>
<p>Io poi ho avuto anche modo di parlare con gli autisti <em>Atac</em>, come con gli spazzini. Loro si lamentano principalmente di <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/20101127_atac.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11277" title="20101127_atac" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/20101127_atac-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>turni massacranti perché c&#8217;è poi, a fronte di tanti posti dirigenziali (poltrone e uffici), una mancanza di personale. Le assunzioni non è che si sono tramutate in servizi per la città. Sono solamente dei posti in ufficio, seduti. Nella realtà cittadina, invece, mancano gli autisti, gli autobus e molto altro.</p>
<p>Se questo &#8216;personale&#8217; fosse stato impiegato per la città, per fornire servizi alla città, credo che avremmo analizzato tutto sotto ad un altro punto di vista perché sì, magari quella persona è stata presa a lavorare perché amica di un politico, ma intanto i cittadini di Roma avrebbero un autista in più su strada oppure uno spazzino in più che pulisce la città. Il problema è che questi sono posti dirigenziali, con stipendi molto più alti rispetto agli altri impiegati e questo è un problema morale, secondo me&gt;&gt;.</p>
<p><strong>La cultura, altro capitolo della tua inchiesta, che ruolo ricopre nell&#8217;era Alemanno?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Nel libro io scrivo che Roma è una città spenta nel senso che molte di quelle manifestazioni (senza rimpiangere l&#8217;era Veltroni, sia chiaro) che avevano dato lustro alla città, che l&#8217;avevano portata alla ribalta europea – mi viene in mente la Notte Bianca – sono state sostituite da manifestazioni molto più di &#8216;nicchia&#8217;.</p>
<p>La Notte del futurista può essere una cosa meravigliosa però, a fronte dei tanti soldi spesi per questo evento, è stato poco il coinvolgimento della città per cui, ancora una volta, assistiamo a quello che poteva essere l&#8217;occasione per coinvolgere i romani, trasformarsi in qualcos&#8217;altro che magari viene loro imposto e nel quale non ci si riconosce. Il Carnevale improntato sui gladiatori, la parata degli antichi romani, questo tipo di manifestazioni, hanno più del folcloristico che qualcosa di veramente culturale che ci può far competere con città quali Berlino, Londra e Parigi. È per questo che io la definisco una città spenta. Vuoi la crisi, vuoi i tagli e tutto il resto, ma questo è lo stato delle cose&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Domenica scorsa, Riccardo Iacona di <em>PresaDiretta</em> ha dedicato un&#8217;intera <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-d84723b3-84f7-48be-9d06-ffbcca7794e3.html?homepage" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">puntata</span></a> </span>a Roma, alla questione della criminalità e a quella dei trasporti. Iacona sottolineava come fosse scandaloso il fatto <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/metro-c-roma.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11278" title="metro-c-roma" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/metro-c-roma-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>che Roma sia l&#8217;unica città europea che dispone di due sole linee della metropolitana e di come, quelle in costruzione, volevano essere affidate a costruttori privati che si impegnerebbero a terminarle attraverso il project financing, vale a dire restituendo in cambio metri cubi e terreni da edificare.</strong></p>
<p>&lt;&lt;La puntata l&#8217;ho vista e penso che la cosa scandalosa – per quanto mi riguarda – a parte gli sprechi di soldi con l&#8217;ente <em>Roma Metropolitane</em> che serve solo a mangiare denaro pubblico senza fare qualcosa di concreto, visto che siamo ancora lontani dal veder realizzata questa famosa linea C, è il fatto di dare ai privati la possibilità, a fronte dell&#8217;impiego dei loro soldi per costruire queste linee metropolitane, gran parte della terra di Roma da edificare. In futuro avremo, non so quando, una nuova linea della metro ma Roma avrà di fatto perso gran parte del suo agro romano perché con il <em>project financing</em> è questo il disegno che l&#8217;amministrazione comunale vuole realizzare. La stiamo pagando e la pagheremo a caro prezzo questa metropolitana. Se mai la vedremo&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Una parte del tuo libro è dedicata anche all&#8217;emergenza casa che coinvolge ormai settemila famiglie e a questi alloggi popolari che non arrivano mai. A distanza di quasi un anno, il problema è ancora impellente?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Sì, eccome. Mi ricollego al discorso sull&#8217;agro romano, se quei territori dovessero essere per forza edificati, sarebbe più urgente e indispensabile costruire le case popolari, cosa che non è preventivata. L&#8217;idea di Alemanno è semmai quella di demolire interi quartieri come Tor Bella Monaca per ricostruirli aumentando la cubatura di cemento a favore dei privati i quali, ancora una volta, dovrebbero intervenire per ricostruire queste case. Il progetto però è fallace perché è come un cane che si morde la coda: il numero delle case sarebbe lo stesso e quelle in più verrebbero date a questi privati che hanno investito soldi per rimetterle in piedi.</p>
<p>Non credo sia questa la via da percorrere per trovare una soluzione all&#8217;emergenza abitativa a Roma che sta diventando sempre più serrata con sgomberi all&#8217;ordine del giorno e famiglie lasciate senza un tetto sulle loro teste. Si tratta per lo più di famiglie sgomberate per inadempienza, famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese per pagare l&#8217;affitto e che vengono sbattute in strada&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MATTEO MARINI</em></strong></p>
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		<title>Meglio morto che precario</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/meglio-morto-che-precario-10121/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/meglio-morto-che-precario-10121/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Parrotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[contratto]]></category>
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		<description><![CDATA[Michele, 29 anni, è un giovane animato da grandi speranze. In un lungo flashback, rivive la spensieratezza della sua gioventù: l&#8217;adolescenza, gli amici, la vita da liceale, le sue ambizioni sportive, i sogni e le esperienze con la droga e l&#8217;alcool, la parentesi universitaria.Apparentemente un ragazzo come tanti, Michele è tuttavia costantemente tormentato da dubbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/copertina-libro.gif"><img class="size-medium wp-image-10122 alignleft" title="copertina libro" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/copertina-libro-186x300.gif" alt="" width="186" height="300" /></a>Michele, 29 anni, è un giovane animato da grandi speranze. In un lungo flashback, rivive la spensieratezza della sua gioventù: l&#8217;adolescenza, gli amici, la vita da liceale, le sue ambizioni sportive, i sogni e le esperienze con la droga e l&#8217;alcool, la parentesi universitaria.Apparentemente un ragazzo come tanti, Michele è tuttavia costantemente tormentato da dubbi e incertezze. Giovane idealista e disadattato, precario da sempre, verrà presto catapultato, senza protezione alcuna, nel mondo reale e, risucchiato dal vortice del lavoro nero e dello sfruttamento, il ragazzo si rifugerà nella più totale solitudine.<br />
L&#8217;esperienza del call center si rivelerà un ulteriore fallimento e, disincantato dall&#8217;egoismo crescente della società moderna, sempre più regredita e asfittica, il giovane pensa seriamente di farla finita.<br />
Disillusione e disoccupazione prenderanno il sopravvento? Michele riuscirà a ribellarsi?<br />
Meglio morto che precario, romanzo che getta luce sulla problematica del lavoro temporaneo, con accenti intimisti e, nel contempo, freddi e oggettivi, si è aggiudicato la sezione &#8220;Premio Chimirri&#8221; del concorso &#8220;Parole nel vento, 2011&#8243;</p>
<p><strong>Il libro può essere acquistato in libreria oppure ON LINE e presto su e-book al sito:</strong></p>
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		<title>L&#8217;Arte della gioia, di Goliarda Sapienza</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/lart-della-gioia-di-goliarda-sapienza-6523/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 13:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrigo Mariagiovanna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adele]]></category>
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		<description><![CDATA[Sta per uscire la versione tascabile de L&#8217;Arte della gioia (Einaudi), il romanzo a cui è legata la recente riscoperta di Goliarda Sapienza (1924-1996). In Francia L&#8217;Art de la joie è un bestseller dal 2005, qui in Italia il grande pubblico ha conosciuto L&#8217;Arte della gioia solo a partire dal 2008, quando il colosso Einaudi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/02/scansione0001.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6524 alignleft" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/02/scansione0001-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Sta per uscire la versione tascabile de <em>L&#8217;Arte della gioia</em> (Einaudi), il romanzo a cui è legata la recente riscoperta di Goliarda Sapienza (1924-1996).<br />
In Francia <em>L&#8217;Art de la joie</em> è un bestseller dal 2005, qui in Italia il grande pubblico ha conosciuto <em>L&#8217;Arte della gioia</em> solo a partire dal 2008, quando il colosso Einaudi ne ha acquistato i diritti. Il romanzo in realtà circola nella sua versione integrale già dal 1998 (Stampa Alternativa) ma in Italia, si sa, molto spesso il detto &#8220;nemo profeta in patria&#8221; trova una fruttuosissima applicazione.</p>
<p>Terminato già alla fine del &#8217;76, <em>L&#8217;Arte della gioia</em> non ebbe vita facile nonostante la qualità innegabile che lo accompagnava. Erano gli anni di piombo e un romanzo così profondamente individualistico cozzava in maniera forte con i tempi. Un romanzo storico, per altro, completamente estraneo al contemporaneo. Un romanzo fiume e per di più femminile. Insomma, aveva tutti gli ingredienti per non piacere affatto alle case editrici. L&#8217;unico a riconoscerne il valore fu Marcello Baraghini, che lo stampò nella collana Millelire<em>Più </em>grazie all&#8217;aiuto economico di Angelo Maria Pellegrino (allora compagno della Sapienza).</p>
<p>La protagonista, Modesta, è una donna nata povera nella Sicilia di inizio Novecento. Ben presto orfana, conosce fin da subito la brutalità della vita e del sesso maschile. La sua storia di conquiste e di scalata sociale corrisponde in parte alla storia stessa del movimento di lotta femminista, ma se ne distanzia al contempo. L&#8217;abilità della Sapienza consiste proprio nel privare il suo personaggio della rabbia cieca e violenta che spesso e volentieri ha accompagnato certa letteratura femminista. Lo scarto inevitabilmente concede al romanzo di fare un notevole balzo di qualità e di staccarsi in maniera sostanziale dalla letteratura detta &#8220;di genere&#8221; passata e presente. Guardando ai libri contemporanei di maggior successo, infatti, ci accorgiamo di come la letteratura &#8220;femminile&#8221; sia spesso associata alle Jane Austen contemporanee, o alle varie Susanna Tamaro e Madeline Wickham di vecchia e ultima generazione. Goliarda Sapienza ha invece una forza del tutto diversa, che è la <em>sua</em> forza. La stessa che ha consetito al suo romanzo di resistere nei decenni e di arrivare, finalmente, ad una diffusione non solo italiana ma in prima istanza europea (il romanzo è besteller in Francia, Spagna e Germania). Non ci spaventino, dunque, le 700 pagine che stanno dietro questo titolo curioso; si leggono con avidità. <em> </em></p>
<p><em>L&#8217;Arte della gioia</em> è un romanzo crudele e caldo come la miglior letteratura &#8220;siciliana&#8221; che conosciamo (non a caso Adele Cambria definì Goliarda Sapienza la &#8220;nuova gattoparda&#8221;). Un romanzo di formazione che ripercorre la storia della Sicilia, delle donne e degli uomini della prima metà del Novecento. Un libro che segna; consigliatissimo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARIAGIOVANNA ANDRIGO</em></strong></p>
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		<title>Wild Italy &#8211; Intervista a Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[ferruccio pinotti]]></category>
		<category><![CDATA[la lobby di dio]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[roberto formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Direttore del blog Wild Italy, Matteo Marini, intervista Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;, primo libro inchiesta su Comunione e Liberazione. Segui Wilditaly.net anche su: Facebook Twitter Youtube Google+ Friendfeed]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Direttore del blog Wild Italy, Matteo Marini, intervista Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;, primo libro inchiesta su Comunione e Liberazione.</p>
<p><object style="width: 425px; height: 350px;" width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v9NXyEFs0zA" /><embed style="width: 425px; height: 350px;" width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/v9NXyEFs0zA" /></object></p>
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		<title>&#8220;L’Aquila ante litteram&#8221; di Roberta Spinelli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 19:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Parrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[GMF 2010 promuove  “L’Aquila ante litteram” ROBERTA SPINELLI CONQUISTA IL TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN. GRANDE ATTESA PER LA TERZA ED ULTIMA DATA IN PROGRAMMA IL  5 DICEMBRE Grande successo di pubblico per la presentazione del libro di Roberta Spinelli, “L’Aquila ante litteram”, edito Lupo Editore , la cui promozione è inserita all’interno del noto festival [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em></em></strong><strong><em>GMF 2010 promuove  “L’Aquila ante litteram” </em></strong></p>
<p><strong>ROBERTA SPINELLI CONQUISTA IL TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN. </strong></p>
<p><strong>GRANDE ATTESA PER LA TERZA ED ULTIMA DATA IN PROGRAMMA IL  5 DICEMBRE</strong></p>
<p>Grande successo di pubblico per la presentazione del libro di Roberta Spinelli, “L’Aquila ante litteram”, edito Lupo <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/41474_1685730062_2656654_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5916" title="41474_1685730062_2656654_n" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/41474_1685730062_2656654_n-199x300.jpg" alt="" width="180" height="270" /></a>Editore , la cui promozione è inserita all’interno del noto festival Musicale GMF- session I.</p>
<p>Domenica 14 novembre, una platea gremita di gente ha accolto e apprezzato il connubio di melodie e pensieri, accuratamente studiato dalla scrittrice  e dagli organizzatori del festival che hanno curato la parte musicale.</p>
<p>Nel secondo dei tre appuntamenti in programma, ad accompagnare <em>Luciano Procopio</em> nel reading di testi estratti dal libro, è stata la  <strong>“Piccola Accademia degli Specchi”</strong> di Roma, che si è esibita magistralmente lasciando il pubblico letteralmente con il fiato sospeso. La scelta di brani come <em>Rotko Chapel, 4Mains</em> o <em>Struggle for pleasure,</em> è stata motivata dalla voglia di condurre lo spettatore ad una vera e propria riflessione sul potere evocativo dell’arte che agisce sull’animo umano attraverso un processo simile a quello della memoria. Memoria che rappresenta una costante nelle pagine della scrittrice Roberta Spinelli, accanto al ricordo e al racconto, che hanno in “L’Aquila ante litteram” un senso terapeutico, mentre nello stesso tempo rispondono al bisogno di onorare chi non può più farlo.</p>
<p>In un clima suggestivo, attraverso la voce di Luciano Procopio, si è raccontata la storia di un miracolo, uno dei tanti accaduti a L’Aquila, nello stesso lasso di tempo in cui parti della città crollavano.</p>
<p>Il direttore dell’Agi , Giuliano De Risi, ha fornito una riflessione sul testo che racchiude il senso di un intero lavoro.&lt; <em>La “scelta di non scegliere”, che Roberta Spinelli ha operato con “’Aquila ante litteram”,  l’aver messo il racconto di una nonna a precedere quello di un’adolescente senza corsie preferenziali per quegli sguardi ‘privilegiati’ (i soccorritori, le autorità, casi particolarmente drammatici ed episodi eroici) rende questo volume il racconto di una esperienza universale. Cattura quelle stesse immagini che la tv e i giornali ci hanno aiutato a scoprire e a memorizzare: sguardi indiscreti verso una scrivania rimasta ingombra al di là di una parete crollata, di un letto disfatto sospeso nel vuoto di un pavimento che ha ceduto. Ma con una differenza: restituendo a queste immagini quella profondità che manca alla bidimensionalità dell’immagine, attraverso lo strumento più straordinario che l’uomo da sempre ha per tramandare la propria esperienza e renderla eterna: la parola&gt;.</em></p>
<p>La particolarità del progetto , che vede al centro il libro e, con esso, le testimonianze di chi è sopravvissuto al Terremoto de L’Aquila, è spiegata accuratamente dalla scrittrice Spinelli &lt;<em>La particolarità del progetto sta nella volontà condivisa da tutti i partecipanti di emozionare il pubblico e rivalutare il lato umano troppo spesso dimenticato. Ovviamente ognuno lo farà secondo le proprie attitudini. Ci piace pensare al progetto come una grande rete sociale dove ogni singola persona, ogni tappa, ogni spettacolo, sarà una maglia piccola ma essenziale. <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/aquilaa2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5915" title="aquilaa" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/aquilaa2.jpg" alt="" width="180" height="192" /></a>Io ho cercato di trasmettere le mie emozioni attraverso i miei compagni fidati che sono penna e calamaio, Francesco Maggio , lo farà mediante la sua musica e la direzione artistica del Gmf 2010, Cosimo Lupo attraverso il meticoloso lavoro editoriale e grafico,curati, come vuole la tradizione della Lupo editore, nei minimi particolari e Luciano Procopio che darà voce al progetto. Un tocco d’estro e arte lo porteranno Iole D’Agostino, Sara Di Iacovo, Alessandra Spinelli, Lavinia Cristiano e tutto il gruppo che si occuperà, come egregiamente fatto, della scenografia, della scelta artistica e fotografica&gt;.</em></p>
<p>Un appuntamento che, come proposto, si è trasformato  in  uno spettacolo culturale, in un percorso in cui i pensieri e le melodie hanno lasciato, al termine, spazio anche all’enogastronomia. Al Bistrot del Quirino è stato infatti possibile, grazie alla collaborazione di <strong>Unioncamere Calabria, </strong>degustare vini e prodotti del territorio calabrese.</p>
<p>Parole e musiche si sono coniugate in uno dei teatri più importanti d’Italia per emozionare il pubblico su un tema scelto accuratamente dalla scrittrice Spinelli e dal direttore artistico Maggio. “<em>Nel ricordo vissuto un suono ritrovato”</em> è infatti il titolo della prima sessione del GMF 2010, che vede fondersi insieme due eventi importanti quali il Festival Germi, giunto alla sua seconda edizione e la presentazione del libro edito Lupo editore.</p>
<p>La promozione del libro rientra nel progetto <strong>Discover Calabria</strong>.</p>
<p>Attesa, dunque, per la terza delle date in programma (5 dicembre 2010) che chiuderà, con uno spettacolo da non perdere, la prima sessione dedicata alla promozione del libro.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>GIOVANNI PARROTTA</em></strong></p>
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		<title>Angulus ridet, di Dirce Scarpello</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 17:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Dirce Scarpello]]></category>
		<category><![CDATA[LAB Perrone Edizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet”: “quell&#8217;angolo di terra più degli altri mi sorride, quell&#8217;angolo di terra mi rende felice” diceva Orazio. Arriva nella vita di ognuno di noi il momento in cui dobbiamo fermarci e riposare la mente nel nostro angolo di pace. Angulus ridet di Dirce Scarpello è un drammatico intreccio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/35415_1322534188703_1391285897_30749607_6154444_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4665" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/35415_1322534188703_1391285897_30749607_6154444_n-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>“<em>Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet</em>”: “quell&#8217;angolo di terra più degli altri mi sorride, quell&#8217;angolo di terra mi rende felice” diceva Orazio. Arriva nella vita di ognuno di noi il momento in cui dobbiamo fermarci e riposare la mente nel nostro angolo di pace. <em>Angulus ridet</em> di <strong>Dirce Scarpello</strong> è un drammatico intreccio di vicende, ognuna connessa alle altre, che tutte conducono ad un unico tema, quello dell&#8217;<em>“amore mal riposto”</em>, sbagliato. Il romanzo descrive la storia di una famiglia pugliese alle prese con una vita infelice e difficile. Una vita che cambia vertiginosamente, senza controllo fino ad un atto in cui tutti i personaggi si riuniscono sotto un unico tetto ma con un tragico destino.</p>
<p>L&#8217;autrice riesce con grande maestria a trasportare il lettore fra i vari capitoli, le varie narrazioni, con estrema semplicità e scioltezza. Lo stile è scorrevole, non appesantito da lunghe descrizioni e invece ricco di interessanti pensieri e dialoghi. I temi trattati sono molteplici, molto forti come quello della droga che in uno dei personaggi è tristemente presente. Infatti nonostante il dottore avesse consigliato a Violetta di ammorbidire la sua visione della vita, tralasciando quello che non è troppo importante perché così il suo cuore gliene sarebbe grato, tutto quello che riesce a pensare è <em>“se solo avessi un po&#8217; di coca”</em>.</p>
<p><em>&#8220;È l&#8217;amore, anche quello mal riposto, che causa ogni cosa, dopotutto, passione e follia, sacrificio e annullamento, vita e morte&#8221;</em>.</p>
<p>Autore: <strong>Dirce Scarpello</strong></p>
<p>Editore: <strong>Perrone Editore, divisione LAB</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong></p>
<p>Pagine:<strong> 239</strong></p>
<p>Prezzo:<strong> € 15,00</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>MARCO BEVILACQUA</strong></em></p>
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		<title>“W il Duce” e vaffanculo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 15:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Fadda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[grande bugia]]></category>
		<category><![CDATA[massimo d'alema]]></category>
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		<description><![CDATA[Dicesi: Cittadino di Serie B è colui che nonostante goda dei diritti civili propri di ogni altro appartenente ad una società statale, è vittima di una condizione di libertà monca. Un focomelico della storia. Qualcuno che si ritrova mutilato di una parte del proprio passato, giudicato impuro, inaccettabile e degno di una settant’ennale damnatio memoriae. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicesi: <strong>Cittadino di Serie B</strong> è colui che nonostante goda dei diritti civili propri di ogni altro appartenente ad una società statale, è vittima di una condizione di <em>libertà monca</em>. Un focomelico della storia. Qualcuno che si ritrova mutilato di una parte del proprio passato, giudicato impuro, inaccettabile e degno di una settant’ennale <em>damnatio memoriae</em>. Una vittima della <strong>Grande Bugia</strong> &#8211; come definita da <em>Giampaolo Pansa</em>, ricercatore eretico e giornalista &#8211; che non ha diritto a vedere chiarito e riconosciuto un tratto del proprio trascorso personale.</p>
<p>E&#8217; un cittadino di serie B il signor <em>Giuseppe Manfredi</em>, emiliano, che dopo più di sessant&#8217;anni ancora cercava le ossa di suo padre. Forse la vicenda meriterebbe approfondimenti maggiori, ma mi limito ad un breve resoconto dei fatti, di modo tale da rendere un nome in ragione della propria tragedia. La vicenda si svolge a <strong>Budrio</strong>, un comune Emiliano di circa mille abitanti. Il padre del sig. Manfredi si chiama <em>Anno</em>, secondo di quattro fratelli. La sua è la famiglia principale del paese, possiedono un alimentari, un tabaccaio, una trattoria e la sala da ballo, che poi diventerà la sede <em>della Gioventù Comunista</em>. Anno, come il fratello Nello, prende la tessera de <em>Partito Fascista</em> per poter proseguire la propria attività imprenditoriale. Nel &#8217;43 Anno e Nello litigano perché il primo giudica immorale il commercio di prodotti provenienti dal mercato nero (tabacco e alcolici provenienti dall&#8217;estero) e si dedica al commercio di sughero, proveniente dalla Sardegna e perciò legalmente autarchico. Esplode la guerra civile. Anno e Nello non aderiscono alla <em>Repubblica Sociale</em> perché totalmente disinteressati della Guerra e perché Anno è menomato ad una mano.</p>
<p>Dopo il 25 Aprile, il suocero gli consiglia di lasciare il paese giacché il clima si faceva pericoloso sia per lui sia per la sua famiglia. Il suo passato era stato di tesserato al Partito, in un periodo caldo come il primissimo dopoguerra (dal 25 Aprile &#8217;45 al 6 Gennaio &#8217;46) quasi una condanna a morte. Difatti Nello, di carattere più duro e reattivo, girava con una <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/gc6n1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4235" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/gc6n1-150x86.jpg" alt="" width="216" height="154" /></a>rivoltella in tasca, mentre Anno, più mite e fiducioso nell&#8217;amicizia dei compaesani, girava disarmato. Era sicuro che nessuno volesse fargli del male. Era conosciuto in paese come mite e tranquillo, onesto prima di tutto, fascista per necessità. La notte del 5 Gennaio, vigilia dell&#8217;epifania, Anno esce di casa per comprare dei dolcetti da mettere nella calza del figlio Giuseppe. Gioca una partitina a carte con degli amici, ex partigiani, poi si dirige a casa in bicicletta. Purtroppo non vi arriverà mai. Presumibilmente e secondo le ricostruzioni, Anno viene seguito da due uomini, anch&#8217;essi in bicicletta e con i mitra a tracolla. È scortato in una strada di campagna, come giurato da testimoni oculari, e giustiziato. Il suo corpo viene fatto sparire, sepolto chissà dove. Nessuno in paese ha mai voluto rivelare i nomi degli assassini, nonostante fossero palesemente noti.</p>
<p>Questa è la storia del signor Anno e di suo figlio, Giuseppe Manfredi, un uomo che a sessant&#8217;anni dall&#8217;omicidio, ancora non può piangere le ossa del proprio padre. Non può farlo come non può disprezzare i volti degli assassini. Mani insanguinate rimaste candide e impunite. Delitti bianchi, o rossi, giudicati inesistenti e per questo tacciati di falso e spregiati come menzogne. Perché intitolare strade e piazze agli assassini e dimenticare brutalmente le vittime? La memoria non può essere a senso unico. Non deve neanche essere &#8220;<em>condivisa</em>&#8220;. La memoria è una e una sola. Quella dei vecchi e dei documenti, entrambi testimoni del passato. E&#8217; usanza tipicamente italiana e distorta, quella di occuparsi principalmente di chi dice una cosa piuttosto che di ciò che ha detto. Allora ecco che se qualcuno si azzarda a spendere mezza frase per ricordare le vittime, tutte, della guerra civile, si dice &#8220;<em>eh, ma è fascista</em>&#8220;, come se dovesse bastare a rendere menzogna ogni parola.</p>
<p>Nel mio piccolo, non riesco a capire quale possa essere la molla che faccia scattare il meccanismo secondo il quale un&#8217;intera metà della storia non debba esistere. Sono pienamente d&#8217;accordo col fatto che si possano individuare una parte giusta ed una sbagliata. Ma bisogna per forza negare che tutti i giovani i quali, volontariamente e sicuramente senza la consapevolezza che si può avere ora della qualità della parte, siano morti per un ideale in cui credevano? Proprio come quegli altri giovani, che dall&#8217;opposta fazione, credendo nel proprio ideale, li hanno uccisi. A pensarci bene è quasi una visione surreale. La storiografia &#8220;<em>accettata</em>&#8221; dall&#8217;establishment resistenziale, figura come una guerra in cui vi sono degli eroi che combattono nessuno. Dei pluridecorati generali partigiani che facevano saltare in aria e massacravano &#8220;<em>quantità</em>&#8221; di nemici. Si hanno lapidi alte chilometri con tutti i nomi dei partigiani uccisi durante la guerra, ma non un solo sasso con incise le iniziali di un repubblichino (termine che non apprezzo) giustiziato &#8220;<em>eroicamente</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Mi chiedo se l&#8217;Italia di oggi &#8211; e quindi noi tutti &#8211; non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare per convenienze non ben decifrabili una sorta d’in</em><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/Violante_aula.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4238" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/Violante_aula-150x150.jpg" alt="" width="163" height="170" /></a><em>a</em><em>ccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i</em><em> motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà</em>&#8221; Chi l&#8217;ha detto? Un fascista o un ex repubblichino? Un revisionista? Un bastardo o una carogna? Niente di tutto questo. Il relatore di questa massima non è altri che <strong>Luciano Violante</strong>. <em>Socialista</em>, ora nel <em>PD,</em> che nel suo discorso d’insediamento come <em>Presidente della Camera</em>, pronunciò queste parole che subito, dai suoi stessi compagni di partito, furono definite menzogne. E&#8217; la <strong>Grande Bugia</strong> di <em>Pansa</em>. <strong>Giorgio Bocca</strong>, giornalista della categoria <em>Insabbiatori&amp;Co</em>. definì Violante &#8220;<em>opportunista</em>&#8220;, e credo sia una delle definizioni più raffinate adoperate per l&#8217;occasione.</p>
<p>&#8221; <em>Ci si può ormai ritrovare, superando vecchie laceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza, pur senza ignorare zone d&#8217;ombra, eccessi e aberrazioni</em>&#8221; non uno qualunque, l’ha detto <strong>Giorgio Napolitano</strong>, che la Resistenza l&#8217;ha fatta. Anche <strong>D&#8217;Alema</strong>, il grande compagno, il <em>Lìder Massimo</em> del centro sinistra, pose la questione.</p>
<p>&#8220;<em>La sua uccisione </em>(parla di Mussolini ndr) <em>fa parte di quegli episodi che possono accadere nella ferocia della guerra civile, ma che non possiamo considerare accettabili&#8221;. Quello scontro feroce conobbe atti di barbarie da una parte e dall&#8217;altra, e quindi anche l&#8217;esecuzione della Petacci va collocata in quel clima. Oggi, a due persone che ne parlano in poltrona, appare incomprensibile</em>&#8220;. L&#8217;intervistatore era <strong><em>Vespa</em></strong> che comunque pose domande. Chiese a <em>D&#8217;Alema</em> se sarebbe stato più giusto giudicare <em>Mussolini</em> in un processo come quello di Norimberga. Qui il <em>baffetto</em> scaglia la saetta anti conformista &#8220;<em>Sì, un processo sarebbe stato più giusto. Al di là dell&#8217;accertamento delle responsabilità individuali, un processo al Duce come quello di Norimberga avrebbe consentito anche di ricostruire un pezzo della storia italiana. Quella scelta non venne fatta perché vi fu il timore che il processo non ci sarebbe mai stato, che gli Alleati avessero intenzioni diverse.</em>&#8221; Da qui in poi si devono solo analizzare le parti del discorso.</p>
<p>Prima di tutto c&#8217;è un leader della Sinistra che ammette aberrazioni da parte dei partigiani nel corso di una <em>Guerra Civile</em>, non una locuzione a caso. Da sempre, infatti, si è obbligati a pensare che la Resistenza non sia stata una guerra civile ma una &#8220;<em>liberazione dall&#8217;oppressore</em>&#8220;. Per onestà intellettuale ed alla lingua con cui mi fregio di scrivere, continuerò nel definirla guerra civile, perché nel momento in cui due fazioni di cittadini di uno stesso stato si fronteggiano apertamente in una guerra, ritengo sia la definizione più corretta. Anche se ciò porta all&#8217;inevitabile conclusione che vi sia una seconda parte del conflitto, una parte &#8220;<em>viva</em>&#8221; e non <em>spettrale</em> contro cui i partigiani combattevano. Perché se definire la <em>Resistenza</em> come Guerra di liberazione impone di dare risalto solamente alla fazione schierata dalla parte dei liberatori, definirla guerra civile impone di dare eguale risalto ad entrambe le parti, poiché ciascuna mossa da idee e pulsioni autonome e degne di rispetto o perlomeno di dignità storica.</p>
<p>Per quanto riguarda la seconda parte del discorso <em>del Massimo</em>, il solo accenno ad un possibile processo al Duce è già di per sé degno di scomunica da parte delle gerarchie ufficiali. Ammettere la legittimità di un giudizio imparziale nei confronti di Mussolini avrebbe, prima di tutto riabilitato l&#8217;intera fazione nera, in secondo luogo, messo in luce la realtà e i crimini realmente commessi da ambo le parti. Perciò la storia avrebbe avuto una visione equa della vicenda, avendo in mano le prove dei delitti fascisti (se mai ne dovessero servire altre) con insieme quelle dei crimini partigiani &#8211; che ho dovere di distinguere in liberali e liberticidi &#8211; finora, purtroppo, evanescenti.</p>
<p>Come ultima parte, a mio parere rilevante, del discorso di D&#8217;Alema, riflettiamo un attimo su &#8220;<em>ci</em> <em>fu il timore(..)che gli Alleati avessero intenzioni diverse</em>&#8220;. Perché mai il movimento di Liberazione temeva eventuali intenzioni divergenti degli Alleati? Divergenti da cosa? Dal liberare l&#8217;Italia dalla dominazione Nazista? Non credo potesse essere questo il terreno di scontro. Magari da ciò che sarebbe stato il dopo guerra, cioè sul tipo di Stato che ne sarebbe dovuto emergere. Ma se gli Alleati erano, e sono tuttora, gli stati più all&#8217;avanguardia in fatto di <em>democrazia</em> e si presume, come poi hanno fatto, volessero permettere anche a noi italiani di scoprire questo strano meccanismo, i partigiani volevano forse altro rispetto alla democrazia?</p>
<p>Qua si devono forzatamente sciorinare un po’ di numeri, giusto per dare un alone di autorevolezza. Il primo è quello degli italiani cui è stata riconosciuta la <em>qualifica di partigiano</em>, circa <em>336.000</em>. Secondo le stesse fonti resistenziali la cifra va disaggregata in questo modo: <em>223.000 partigiani</em> e <em>112.000 patrioti</em>, per un totale di <em>335.000</em>. Già le cifre non collidono. Ma un dato ancora più preciso è dato dal resoconto del quadro della resistenza, di fonte antifascista, secondo il quale nel <em>&#8217;44-&#8217;45</em> le forze partigiane erano ridotte a <em>20-30.000 unità</em>. <em>Marzo &#8217;45</em> già siamo a <em>80.000</em>, il <em>160%</em> in più nel giro di pochi mesi. In <em>Aprile 130.000</em>, <em>400%</em> in più. E al giorno della Liberazione si ha il gioco di prestigio massimo: <em>250.000</em>, oltre il <em>1000%, o giù di li,</em> nel giro di nemmeno cinque mesi. Diciamo che le cifre ballano. Per entrare più nel dettaglio, ricollegandoci al ragionamento precedente, citiamo un altro esempio, quello della cosiddetta <em>Sesta Zona partigiana della Liguria</em>, la più importante.</p>
<p>Il predominio del <em>PCI</em> è soffocante. Su <em>9 membri </em>del <em>Comando di zona</em>, <em>7 sono comunisti</em>. Nel comando della III Divisione (&#8220;<em>Cichero&#8221;) 7 comunisti su 8 membri</em>. Nel SIP (<em>Servizio informazioni e polizia</em>) <em>50 su 50</em>. <em>Intendenza</em>, <em>6 su 7</em>. <em>Sanità</em>, <em>9 su 10</em>. <em>Stampa e propaganda,</em> <em>5 su 5</em>. <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpeg"><br />
</a><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4236" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4-150x150.jpg" alt="" width="160" height="167" /></a>Non è difficile immaginare che con una situazione di disparità tale i pareri rappresentati e predominanti dei comunisti, abbiano influito negativamente nei confronti del patto con gli Alleati. Il <em>PCI</em> era un partito di chiaro stampo sovietico ed all&#8217;<em>URSS</em>, e quindi a <em>Stalin</em>, ha sempre guardato, sia durante la Resistenza, sia in seguito con la reggenza della segreteria da parte di <strong>Togliatti.</strong> Nel momento in cui il più grande nemico della Democrazia, <strong>Hitler</strong>, era capitolato, si aprivano gli scenari su altri colpevoli e attentatori del diritto che fino a quel momento erano stati militarmente necessari. Dopo pochi anni di assestamento mondiale, in cui da noi si combatteva la partita fondamentale che, a mio parere, è stata il motore occulto di tutte le vicende taciute nella storiografia resistenziale fra <em>Partito Comunista Italiano</em> e <em>Democrazia Cristiana</em>, la politica mondiale si stabiliva su due distinti blocchi.</p>
<p>In Italia i due grandi partiti di massa rappresentavano rispettivamente l&#8217;Unione Sovietica, quindi un’autocrazia socialista, ed il <em>Patto Atlantico</em>, l&#8217;unione dei paesi democratici, liberali e capitalistici. Le <em>elezioni del &#8217;48</em> segnano la vittoria della democrazia in Italia e l&#8217;occidentalizzazione dello Stato. Pertanto, se ne può stabilire che le possibili divergenze fra gli <em>Alleati </em>e il <em>fronte Resistenziale</em> &#8211; che, come visto, si trovava sottoposto alla pressoché totale egemonia comunista &#8211; fossero fra l&#8217;instaurazione di una reale democrazia o del passaggio ad un diverso tipo di dittatura basata su ideali <em>marxisti-stalinsti</em>.</p>
<p>Il discorso sulla Resistenza è un campo minato troppo pericoloso da attraversare. E’, nei giorni nostri, impossibile accertare delle verità. Ci dicono di accontentarci della Grande Bugia, tanto “ormai è storia vecchia”. Per quanto mi riguarda, voglio stare dalla parte della giustizia, del rispetto e della libertà intellettuale. E se questo significasse passare per fascista, allora ”<em>w il duce</em>” e <em>vaffanculo</em>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARCELLO FADDA</em></strong></p>
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		<title>Solo parole: Il procuratore della Giudea</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/solo-parole-il-procuratore-della-giudea-4004/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 05:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Voglioresistere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[anatole france]]></category>
		<category><![CDATA[il procuratore della giudea]]></category>
		<category><![CDATA[solo parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Per celebrare i 40 anni di attività, nel 2009 la Sellerio ha riedito venti titoli scelti fra i più significativi della sua storia. Tra questi Il procuratore della Giudea di Anatole France, in realtà non posto in vendita ma dato in omaggio. La traduzione è di Sciascia, del quale si pubblica anche la nota in cui il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per celebrare i 40 anni di attività, nel 2009 la Sellerio ha riedito venti titoli scelti fra i più significativi della sua storia. Tra questi <em>Il procuratore della Giudea </em>di Anatole France, in realtà non posto in vendita ma dato in omaggio. La traduzione è di Sciascia, del quale si pubblica anche la nota in cui il racconto (si legge in una mezz&#8217;oretta) è definito <em>un apologo e un&#8217;apologia dello scetticismo: forse particolarmente salutare in un momento in cui muoiono le certezze al tempo stesso che di certezze si muore</em>.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/anatloe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4005" title="anatloe" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/anatloe.jpg" alt="" width="136" height="172" /></a>Il prefetto Elio Lamia, in villeggiatura a Baia, incontra Ponzio Pilato, al quale era legato da amicizia al tempo del suo esilio in Cesarea. La conversazione dei due vecchi cade presto sui tempi andati, e Pilato rievoca il clima del suo governo in Giudea, inviso alla popolazione locale, sempre ostile a tutto ciò che viene dall&#8217;impero. Pilato è convinto che il popolo ebraico, incapace di vedere il bene portato dalla dominazione romana, debba essere annientato, e Gerusalemme distrutta dalle fondamenta. La sua non è un&#8217;idea dettata dal rancore, ma una lucida analisi politica.</p>
<p>Ma in tutto questo, la figura di Gesù non trova posto. <em>&#8220;Ponzio, ti ricordi di Gesù il Nazareno che fu crocifisso non so più per quale delitto? Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio: Gesù &#8211; mormorò &#8211; Gesù il Nazareno? No, non ricordo&#8221;</em></p>
<p><em>Dell&#8217;uomo che dà inizio alla prima grande rivoluzione pacifica della storia (e questa non è questione religiosa), i cui seguaci contribuiranno in forte misura alla fine dell&#8217;impero, in Ponzio Pilato non resta alcun ricordo.</em></p>
<p><em>È qualcosa su cui dovremmo meditare, in questi anni schizofrenici e assurdi in cui alle ideologie, morte forse troppo presto, si è sostituito un vuoto privo di dubbi. A trent&#8217;anni di distanza, le parole di Sciascia sono quanto mai attuali.</em></p>
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		<title>A dieci centimetri dal cuore, di Cecilia Vedana</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/a-dieci-centimetri-dal-cuore-di-cecilia-vedana-3891/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 12:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Vedana]]></category>

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		<description><![CDATA[A dieci centimetri dal cuore è una storia toccante, narrata con estrema semplicità e tatto. Il tema trattato è difficile, complesso, come a dire che ci vuole coraggio per affrontare un argomento simile. Si contano sulle punta delle dita i libri che raccontano di vicende legate ai carcinomi, ai tumori in generale. E&#8217; per questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/8863161267g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3893" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/8863161267g-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>A dieci centimetri dal cuore</em> è una storia toccante, narrata con estrema semplicità e tatto. Il tema trattato è difficile, complesso, come a dire che ci vuole coraggio per affrontare un argomento simile. Si contano sulle punta delle dita i libri che raccontano di vicende legate ai carcinomi, ai tumori in generale. E&#8217; per questo che ci vuole del tatto.<br />
Ciò che rende il libro ancora più speciale è ciò che rappresenta: una biografia. Inizialmente non si capisce bene se la protagonista è veramente <strong>Cecilia Vedana</strong>, come da brava scrittrice riesce a portare il lettore dove vuole. Solo a poche pagine dalla fine ci si rende conto che “forse tutto quello che sta scritto corrisponde a realtà”. E ciò è sconcertante.</p>
<p>Tutto il dolore passato, subìto dalle continue operazioni, la difficoltà psicologica e morale di continuare le pesanti cure, ci mostrano un mondo che solo se si viene a contatto con esso è possibile comprenderlo. Invece l&#8217;autrice apre una finestra su un lato dell&#8217;anima che è debole, fragile, umana. Ma soprattutto ci dimostra come la medicina abbia fatto diversi passi avanti che però si rivelano non abbastanza. Sì, ci salva la vita, ma ci impedisce di realizzare i nostri sogni, come nel caso della protagonista, di avere figli. Poiché la cura a cui si dovrà sottoporre è basata su un ciclo di sedute di chemioterapia che impedirà alle ovaie di riuscire a essere pronte per avere figli. Ma c&#8217;è di peggio: “in ballo c&#8217;è di più della sua maternità, in ballo c&#8217;è la sua sopravvivenza”. Un racconto drammatico, che tocca migliaia di donne, che testimonia, nonostante il male sopportato, che si può tornare a vivere serenamente e con tranquillità.</p>
<p>Editore: <strong>Giulio Perrone Editore</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong></p>
<p>Pagine: <strong>126</strong></p>
<p>Prezzo: <strong>€ 12,00 </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARCO BEVILACQUA</em></strong></p>
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