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	<title>Wild Italy &#187; Libri</title>
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		<title>Meglio morto che precario</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Parrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michele, 29 anni, è un giovane animato da grandi speranze. In un lungo flashback, rivive la spensieratezza della sua gioventù: l&#8217;adolescenza, gli amici, la vita da liceale, le sue ambizioni sportive, i sogni e le esperienze con la droga e l&#8217;alcool, la parentesi universitaria.Apparentemente un ragazzo come tanti, Michele è tuttavia costantemente tormentato da dubbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/copertina-libro.gif"><img class="size-medium wp-image-10122 alignleft" title="copertina libro" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/copertina-libro-186x300.gif" alt="" width="186" height="300" /></a>Michele, 29 anni, è un giovane animato da grandi speranze. In un lungo flashback, rivive la spensieratezza della sua gioventù: l&#8217;adolescenza, gli amici, la vita da liceale, le sue ambizioni sportive, i sogni e le esperienze con la droga e l&#8217;alcool, la parentesi universitaria.Apparentemente un ragazzo come tanti, Michele è tuttavia costantemente tormentato da dubbi e incertezze. Giovane idealista e disadattato, precario da sempre, verrà presto catapultato, senza protezione alcuna, nel mondo reale e, risucchiato dal vortice del lavoro nero e dello sfruttamento, il ragazzo si rifugerà nella più totale solitudine.<br />
L&#8217;esperienza del call center si rivelerà un ulteriore fallimento e, disincantato dall&#8217;egoismo crescente della società moderna, sempre più regredita e asfittica, il giovane pensa seriamente di farla finita.<br />
Disillusione e disoccupazione prenderanno il sopravvento? Michele riuscirà a ribellarsi?<br />
Meglio morto che precario, romanzo che getta luce sulla problematica del lavoro temporaneo, con accenti intimisti e, nel contempo, freddi e oggettivi, si è aggiudicato la sezione &#8220;Premio Chimirri&#8221; del concorso &#8220;Parole nel vento, 2011&#8243;</p>
<p><strong>Il libro può essere acquistato in libreria oppure ON LINE e presto su e-book al sito:</strong></p>
<p><a href="http://www.store.rubbettinoeditore.it/meglio-morto-che-precario.html" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://<wbr>www.</wbr></a><a href="http://www.store.rubbettinoeditore.it/meglio-morto-che-precario.html" rel="nofollow nofollow" target="_blank">store.rubbettinoeditore.it/<wbr>meglio-morto-che-precario.html</wbr></a></p>
<h6 data-ft="{&quot;type&quot;:1}"><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/libreria.jpg"><img class="size-medium wp-image-10123 aligncenter" title="libreria" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/01/libreria-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></h6>
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		<title>L&#8217;Arte della gioia, di Goliarda Sapienza</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 13:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrigo Mariagiovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Sta per uscire la versione tascabile de L&#8217;Arte della gioia (Einaudi), il romanzo a cui è legata la recente riscoperta di Goliarda Sapienza (1924-1996). In Francia L&#8217;Art de la joie è un bestseller dal 2005, qui in Italia il grande pubblico ha conosciuto L&#8217;Arte della gioia solo a partire dal 2008, quando il colosso Einaudi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/02/scansione0001.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6524 alignleft" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/02/scansione0001-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Sta per uscire la versione tascabile de <em>L&#8217;Arte della gioia</em> (Einaudi), il romanzo a cui è legata la recente riscoperta di Goliarda Sapienza (1924-1996).<br />
In Francia <em>L&#8217;Art de la joie</em> è un bestseller dal 2005, qui in Italia il grande pubblico ha conosciuto <em>L&#8217;Arte della gioia</em> solo a partire dal 2008, quando il colosso Einaudi ne ha acquistato i diritti. Il romanzo in realtà circola nella sua versione integrale già dal 1998 (Stampa Alternativa) ma in Italia, si sa, molto spesso il detto &#8220;nemo profeta in patria&#8221; trova una fruttuosissima applicazione.</p>
<p>Terminato già alla fine del &#8217;76, <em>L&#8217;Arte della gioia</em> non ebbe vita facile nonostante la qualità innegabile che lo accompagnava. Erano gli anni di piombo e un romanzo così profondamente individualistico cozzava in maniera forte con i tempi. Un romanzo storico, per altro, completamente estraneo al contemporaneo. Un romanzo fiume e per di più femminile. Insomma, aveva tutti gli ingredienti per non piacere affatto alle case editrici. L&#8217;unico a riconoscerne il valore fu Marcello Baraghini, che lo stampò nella collana Millelire<em>Più </em>grazie all&#8217;aiuto economico di Angelo Maria Pellegrino (allora compagno della Sapienza).</p>
<p>La protagonista, Modesta, è una donna nata povera nella Sicilia di inizio Novecento. Ben presto orfana, conosce fin da subito la brutalità della vita e del sesso maschile. La sua storia di conquiste e di scalata sociale corrisponde in parte alla storia stessa del movimento di lotta femminista, ma se ne distanzia al contempo. L&#8217;abilità della Sapienza consiste proprio nel privare il suo personaggio della rabbia cieca e violenta che spesso e volentieri ha accompagnato certa letteratura femminista. Lo scarto inevitabilmente concede al romanzo di fare un notevole balzo di qualità e di staccarsi in maniera sostanziale dalla letteratura detta &#8220;di genere&#8221; passata e presente. Guardando ai libri contemporanei di maggior successo, infatti, ci accorgiamo di come la letteratura &#8220;femminile&#8221; sia spesso associata alle Jane Austen contemporanee, o alle varie Susanna Tamaro e Madeline Wickham di vecchia e ultima generazione. Goliarda Sapienza ha invece una forza del tutto diversa, che è la <em>sua</em> forza. La stessa che ha consetito al suo romanzo di resistere nei decenni e di arrivare, finalmente, ad una diffusione non solo italiana ma in prima istanza europea (il romanzo è besteller in Francia, Spagna e Germania). Non ci spaventino, dunque, le 700 pagine che stanno dietro questo titolo curioso; si leggono con avidità. <em> </em></p>
<p><em>L&#8217;Arte della gioia</em> è un romanzo crudele e caldo come la miglior letteratura &#8220;siciliana&#8221; che conosciamo (non a caso Adele Cambria definì Goliarda Sapienza la &#8220;nuova gattoparda&#8221;). Un romanzo di formazione che ripercorre la storia della Sicilia, delle donne e degli uomini della prima metà del Novecento. Un libro che segna; consigliatissimo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARIAGIOVANNA ANDRIGO</em></strong></p>
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		<title>Wild Italy &#8211; Intervista a Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[ferruccio pinotti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Direttore del blog Wild Italy, Matteo Marini, intervista Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;, primo libro inchiesta su Comunione e Liberazione. Segui Wilditaly.net anche su: Facebook Twitter Youtube Google+ Friendfeed]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Direttore del blog Wild Italy, Matteo Marini, intervista Ferruccio Pinotti, autore de &#8220;La lobby di Dio&#8221;, primo libro inchiesta su Comunione e Liberazione.</p>
<p><object style="width: 425px; height: 350px;" width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v9NXyEFs0zA" /><embed style="width: 425px; height: 350px;" width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/v9NXyEFs0zA" /></object></p>
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		<title>&#8220;L’Aquila ante litteram&#8221; di Roberta Spinelli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 19:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Parrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[GMF 2010 promuove  “L’Aquila ante litteram” ROBERTA SPINELLI CONQUISTA IL TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN. GRANDE ATTESA PER LA TERZA ED ULTIMA DATA IN PROGRAMMA IL  5 DICEMBRE Grande successo di pubblico per la presentazione del libro di Roberta Spinelli, “L’Aquila ante litteram”, edito Lupo Editore , la cui promozione è inserita all’interno del noto festival [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em></em></strong><strong><em>GMF 2010 promuove  “L’Aquila ante litteram” </em></strong></p>
<p><strong>ROBERTA SPINELLI CONQUISTA IL TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN. </strong></p>
<p><strong>GRANDE ATTESA PER LA TERZA ED ULTIMA DATA IN PROGRAMMA IL  5 DICEMBRE</strong></p>
<p>Grande successo di pubblico per la presentazione del libro di Roberta Spinelli, “L’Aquila ante litteram”, edito Lupo <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/41474_1685730062_2656654_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5916" title="41474_1685730062_2656654_n" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/41474_1685730062_2656654_n-199x300.jpg" alt="" width="180" height="270" /></a>Editore , la cui promozione è inserita all’interno del noto festival Musicale GMF- session I.</p>
<p>Domenica 14 novembre, una platea gremita di gente ha accolto e apprezzato il connubio di melodie e pensieri, accuratamente studiato dalla scrittrice  e dagli organizzatori del festival che hanno curato la parte musicale.</p>
<p>Nel secondo dei tre appuntamenti in programma, ad accompagnare <em>Luciano Procopio</em> nel reading di testi estratti dal libro, è stata la  <strong>“Piccola Accademia degli Specchi”</strong> di Roma, che si è esibita magistralmente lasciando il pubblico letteralmente con il fiato sospeso. La scelta di brani come <em>Rotko Chapel, 4Mains</em> o <em>Struggle for pleasure,</em> è stata motivata dalla voglia di condurre lo spettatore ad una vera e propria riflessione sul potere evocativo dell’arte che agisce sull’animo umano attraverso un processo simile a quello della memoria. Memoria che rappresenta una costante nelle pagine della scrittrice Roberta Spinelli, accanto al ricordo e al racconto, che hanno in “L’Aquila ante litteram” un senso terapeutico, mentre nello stesso tempo rispondono al bisogno di onorare chi non può più farlo.</p>
<p>In un clima suggestivo, attraverso la voce di Luciano Procopio, si è raccontata la storia di un miracolo, uno dei tanti accaduti a L’Aquila, nello stesso lasso di tempo in cui parti della città crollavano.</p>
<p>Il direttore dell’Agi , Giuliano De Risi, ha fornito una riflessione sul testo che racchiude il senso di un intero lavoro.&lt; <em>La “scelta di non scegliere”, che Roberta Spinelli ha operato con “’Aquila ante litteram”,  l’aver messo il racconto di una nonna a precedere quello di un’adolescente senza corsie preferenziali per quegli sguardi ‘privilegiati’ (i soccorritori, le autorità, casi particolarmente drammatici ed episodi eroici) rende questo volume il racconto di una esperienza universale. Cattura quelle stesse immagini che la tv e i giornali ci hanno aiutato a scoprire e a memorizzare: sguardi indiscreti verso una scrivania rimasta ingombra al di là di una parete crollata, di un letto disfatto sospeso nel vuoto di un pavimento che ha ceduto. Ma con una differenza: restituendo a queste immagini quella profondità che manca alla bidimensionalità dell’immagine, attraverso lo strumento più straordinario che l’uomo da sempre ha per tramandare la propria esperienza e renderla eterna: la parola&gt;.</em></p>
<p>La particolarità del progetto , che vede al centro il libro e, con esso, le testimonianze di chi è sopravvissuto al Terremoto de L’Aquila, è spiegata accuratamente dalla scrittrice Spinelli &lt;<em>La particolarità del progetto sta nella volontà condivisa da tutti i partecipanti di emozionare il pubblico e rivalutare il lato umano troppo spesso dimenticato. Ovviamente ognuno lo farà secondo le proprie attitudini. Ci piace pensare al progetto come una grande rete sociale dove ogni singola persona, ogni tappa, ogni spettacolo, sarà una maglia piccola ma essenziale. <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/aquilaa2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5915" title="aquilaa" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/aquilaa2.jpg" alt="" width="180" height="192" /></a>Io ho cercato di trasmettere le mie emozioni attraverso i miei compagni fidati che sono penna e calamaio, Francesco Maggio , lo farà mediante la sua musica e la direzione artistica del Gmf 2010, Cosimo Lupo attraverso il meticoloso lavoro editoriale e grafico,curati, come vuole la tradizione della Lupo editore, nei minimi particolari e Luciano Procopio che darà voce al progetto. Un tocco d’estro e arte lo porteranno Iole D’Agostino, Sara Di Iacovo, Alessandra Spinelli, Lavinia Cristiano e tutto il gruppo che si occuperà, come egregiamente fatto, della scenografia, della scelta artistica e fotografica&gt;.</em></p>
<p>Un appuntamento che, come proposto, si è trasformato  in  uno spettacolo culturale, in un percorso in cui i pensieri e le melodie hanno lasciato, al termine, spazio anche all’enogastronomia. Al Bistrot del Quirino è stato infatti possibile, grazie alla collaborazione di <strong>Unioncamere Calabria, </strong>degustare vini e prodotti del territorio calabrese.</p>
<p>Parole e musiche si sono coniugate in uno dei teatri più importanti d’Italia per emozionare il pubblico su un tema scelto accuratamente dalla scrittrice Spinelli e dal direttore artistico Maggio. “<em>Nel ricordo vissuto un suono ritrovato”</em> è infatti il titolo della prima sessione del GMF 2010, che vede fondersi insieme due eventi importanti quali il Festival Germi, giunto alla sua seconda edizione e la presentazione del libro edito Lupo editore.</p>
<p>La promozione del libro rientra nel progetto <strong>Discover Calabria</strong>.</p>
<p>Attesa, dunque, per la terza delle date in programma (5 dicembre 2010) che chiuderà, con uno spettacolo da non perdere, la prima sessione dedicata alla promozione del libro.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>GIOVANNI PARROTTA</em></strong></p>
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		<title>Angulus ridet, di Dirce Scarpello</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 17:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Dirce Scarpello]]></category>
		<category><![CDATA[LAB Perrone Edizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet”: “quell&#8217;angolo di terra più degli altri mi sorride, quell&#8217;angolo di terra mi rende felice” diceva Orazio. Arriva nella vita di ognuno di noi il momento in cui dobbiamo fermarci e riposare la mente nel nostro angolo di pace. Angulus ridet di Dirce Scarpello è un drammatico intreccio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/35415_1322534188703_1391285897_30749607_6154444_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4665" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/35415_1322534188703_1391285897_30749607_6154444_n-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>“<em>Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet</em>”: “quell&#8217;angolo di terra più degli altri mi sorride, quell&#8217;angolo di terra mi rende felice” diceva Orazio. Arriva nella vita di ognuno di noi il momento in cui dobbiamo fermarci e riposare la mente nel nostro angolo di pace. <em>Angulus ridet</em> di <strong>Dirce Scarpello</strong> è un drammatico intreccio di vicende, ognuna connessa alle altre, che tutte conducono ad un unico tema, quello dell&#8217;<em>“amore mal riposto”</em>, sbagliato. Il romanzo descrive la storia di una famiglia pugliese alle prese con una vita infelice e difficile. Una vita che cambia vertiginosamente, senza controllo fino ad un atto in cui tutti i personaggi si riuniscono sotto un unico tetto ma con un tragico destino.</p>
<p>L&#8217;autrice riesce con grande maestria a trasportare il lettore fra i vari capitoli, le varie narrazioni, con estrema semplicità e scioltezza. Lo stile è scorrevole, non appesantito da lunghe descrizioni e invece ricco di interessanti pensieri e dialoghi. I temi trattati sono molteplici, molto forti come quello della droga che in uno dei personaggi è tristemente presente. Infatti nonostante il dottore avesse consigliato a Violetta di ammorbidire la sua visione della vita, tralasciando quello che non è troppo importante perché così il suo cuore gliene sarebbe grato, tutto quello che riesce a pensare è <em>“se solo avessi un po&#8217; di coca”</em>.</p>
<p><em>&#8220;È l&#8217;amore, anche quello mal riposto, che causa ogni cosa, dopotutto, passione e follia, sacrificio e annullamento, vita e morte&#8221;</em>.</p>
<p>Autore: <strong>Dirce Scarpello</strong></p>
<p>Editore: <strong>Perrone Editore, divisione LAB</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong></p>
<p>Pagine:<strong> 239</strong></p>
<p>Prezzo:<strong> € 15,00</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>MARCO BEVILACQUA</strong></em></p>
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		<title>“W il Duce” e vaffanculo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 15:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Fadda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[grande bugia]]></category>
		<category><![CDATA[massimo d'alema]]></category>
		<category><![CDATA[Pansa]]></category>
		<category><![CDATA[partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[repubblichino]]></category>
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		<description><![CDATA[Dicesi: Cittadino di Serie B è colui che nonostante goda dei diritti civili propri di ogni altro appartenente ad una società statale, è vittima di una condizione di libertà monca. Un focomelico della storia. Qualcuno che si ritrova mutilato di una parte del proprio passato, giudicato impuro, inaccettabile e degno di una settant’ennale damnatio memoriae. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicesi: <strong>Cittadino di Serie B</strong> è colui che nonostante goda dei diritti civili propri di ogni altro appartenente ad una società statale, è vittima di una condizione di <em>libertà monca</em>. Un focomelico della storia. Qualcuno che si ritrova mutilato di una parte del proprio passato, giudicato impuro, inaccettabile e degno di una settant’ennale <em>damnatio memoriae</em>. Una vittima della <strong>Grande Bugia</strong> &#8211; come definita da <em>Giampaolo Pansa</em>, ricercatore eretico e giornalista &#8211; che non ha diritto a vedere chiarito e riconosciuto un tratto del proprio trascorso personale.</p>
<p>E&#8217; un cittadino di serie B il signor <em>Giuseppe Manfredi</em>, emiliano, che dopo più di sessant&#8217;anni ancora cercava le ossa di suo padre. Forse la vicenda meriterebbe approfondimenti maggiori, ma mi limito ad un breve resoconto dei fatti, di modo tale da rendere un nome in ragione della propria tragedia. La vicenda si svolge a <strong>Budrio</strong>, un comune Emiliano di circa mille abitanti. Il padre del sig. Manfredi si chiama <em>Anno</em>, secondo di quattro fratelli. La sua è la famiglia principale del paese, possiedono un alimentari, un tabaccaio, una trattoria e la sala da ballo, che poi diventerà la sede <em>della Gioventù Comunista</em>. Anno, come il fratello Nello, prende la tessera de <em>Partito Fascista</em> per poter proseguire la propria attività imprenditoriale. Nel &#8217;43 Anno e Nello litigano perché il primo giudica immorale il commercio di prodotti provenienti dal mercato nero (tabacco e alcolici provenienti dall&#8217;estero) e si dedica al commercio di sughero, proveniente dalla Sardegna e perciò legalmente autarchico. Esplode la guerra civile. Anno e Nello non aderiscono alla <em>Repubblica Sociale</em> perché totalmente disinteressati della Guerra e perché Anno è menomato ad una mano.</p>
<p>Dopo il 25 Aprile, il suocero gli consiglia di lasciare il paese giacché il clima si faceva pericoloso sia per lui sia per la sua famiglia. Il suo passato era stato di tesserato al Partito, in un periodo caldo come il primissimo dopoguerra (dal 25 Aprile &#8217;45 al 6 Gennaio &#8217;46) quasi una condanna a morte. Difatti Nello, di carattere più duro e reattivo, girava con una <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/gc6n1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4235" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/gc6n1-150x86.jpg" alt="" width="216" height="154" /></a>rivoltella in tasca, mentre Anno, più mite e fiducioso nell&#8217;amicizia dei compaesani, girava disarmato. Era sicuro che nessuno volesse fargli del male. Era conosciuto in paese come mite e tranquillo, onesto prima di tutto, fascista per necessità. La notte del 5 Gennaio, vigilia dell&#8217;epifania, Anno esce di casa per comprare dei dolcetti da mettere nella calza del figlio Giuseppe. Gioca una partitina a carte con degli amici, ex partigiani, poi si dirige a casa in bicicletta. Purtroppo non vi arriverà mai. Presumibilmente e secondo le ricostruzioni, Anno viene seguito da due uomini, anch&#8217;essi in bicicletta e con i mitra a tracolla. È scortato in una strada di campagna, come giurato da testimoni oculari, e giustiziato. Il suo corpo viene fatto sparire, sepolto chissà dove. Nessuno in paese ha mai voluto rivelare i nomi degli assassini, nonostante fossero palesemente noti.</p>
<p>Questa è la storia del signor Anno e di suo figlio, Giuseppe Manfredi, un uomo che a sessant&#8217;anni dall&#8217;omicidio, ancora non può piangere le ossa del proprio padre. Non può farlo come non può disprezzare i volti degli assassini. Mani insanguinate rimaste candide e impunite. Delitti bianchi, o rossi, giudicati inesistenti e per questo tacciati di falso e spregiati come menzogne. Perché intitolare strade e piazze agli assassini e dimenticare brutalmente le vittime? La memoria non può essere a senso unico. Non deve neanche essere &#8220;<em>condivisa</em>&#8220;. La memoria è una e una sola. Quella dei vecchi e dei documenti, entrambi testimoni del passato. E&#8217; usanza tipicamente italiana e distorta, quella di occuparsi principalmente di chi dice una cosa piuttosto che di ciò che ha detto. Allora ecco che se qualcuno si azzarda a spendere mezza frase per ricordare le vittime, tutte, della guerra civile, si dice &#8220;<em>eh, ma è fascista</em>&#8220;, come se dovesse bastare a rendere menzogna ogni parola.</p>
<p>Nel mio piccolo, non riesco a capire quale possa essere la molla che faccia scattare il meccanismo secondo il quale un&#8217;intera metà della storia non debba esistere. Sono pienamente d&#8217;accordo col fatto che si possano individuare una parte giusta ed una sbagliata. Ma bisogna per forza negare che tutti i giovani i quali, volontariamente e sicuramente senza la consapevolezza che si può avere ora della qualità della parte, siano morti per un ideale in cui credevano? Proprio come quegli altri giovani, che dall&#8217;opposta fazione, credendo nel proprio ideale, li hanno uccisi. A pensarci bene è quasi una visione surreale. La storiografia &#8220;<em>accettata</em>&#8221; dall&#8217;establishment resistenziale, figura come una guerra in cui vi sono degli eroi che combattono nessuno. Dei pluridecorati generali partigiani che facevano saltare in aria e massacravano &#8220;<em>quantità</em>&#8221; di nemici. Si hanno lapidi alte chilometri con tutti i nomi dei partigiani uccisi durante la guerra, ma non un solo sasso con incise le iniziali di un repubblichino (termine che non apprezzo) giustiziato &#8220;<em>eroicamente</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Mi chiedo se l&#8217;Italia di oggi &#8211; e quindi noi tutti &#8211; non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare per convenienze non ben decifrabili una sorta d’in</em><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/Violante_aula.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4238" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/Violante_aula-150x150.jpg" alt="" width="163" height="170" /></a><em>a</em><em>ccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i</em><em> motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà</em>&#8221; Chi l&#8217;ha detto? Un fascista o un ex repubblichino? Un revisionista? Un bastardo o una carogna? Niente di tutto questo. Il relatore di questa massima non è altri che <strong>Luciano Violante</strong>. <em>Socialista</em>, ora nel <em>PD,</em> che nel suo discorso d’insediamento come <em>Presidente della Camera</em>, pronunciò queste parole che subito, dai suoi stessi compagni di partito, furono definite menzogne. E&#8217; la <strong>Grande Bugia</strong> di <em>Pansa</em>. <strong>Giorgio Bocca</strong>, giornalista della categoria <em>Insabbiatori&amp;Co</em>. definì Violante &#8220;<em>opportunista</em>&#8220;, e credo sia una delle definizioni più raffinate adoperate per l&#8217;occasione.</p>
<p>&#8221; <em>Ci si può ormai ritrovare, superando vecchie laceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza, pur senza ignorare zone d&#8217;ombra, eccessi e aberrazioni</em>&#8221; non uno qualunque, l’ha detto <strong>Giorgio Napolitano</strong>, che la Resistenza l&#8217;ha fatta. Anche <strong>D&#8217;Alema</strong>, il grande compagno, il <em>Lìder Massimo</em> del centro sinistra, pose la questione.</p>
<p>&#8220;<em>La sua uccisione </em>(parla di Mussolini ndr) <em>fa parte di quegli episodi che possono accadere nella ferocia della guerra civile, ma che non possiamo considerare accettabili&#8221;. Quello scontro feroce conobbe atti di barbarie da una parte e dall&#8217;altra, e quindi anche l&#8217;esecuzione della Petacci va collocata in quel clima. Oggi, a due persone che ne parlano in poltrona, appare incomprensibile</em>&#8220;. L&#8217;intervistatore era <strong><em>Vespa</em></strong> che comunque pose domande. Chiese a <em>D&#8217;Alema</em> se sarebbe stato più giusto giudicare <em>Mussolini</em> in un processo come quello di Norimberga. Qui il <em>baffetto</em> scaglia la saetta anti conformista &#8220;<em>Sì, un processo sarebbe stato più giusto. Al di là dell&#8217;accertamento delle responsabilità individuali, un processo al Duce come quello di Norimberga avrebbe consentito anche di ricostruire un pezzo della storia italiana. Quella scelta non venne fatta perché vi fu il timore che il processo non ci sarebbe mai stato, che gli Alleati avessero intenzioni diverse.</em>&#8221; Da qui in poi si devono solo analizzare le parti del discorso.</p>
<p>Prima di tutto c&#8217;è un leader della Sinistra che ammette aberrazioni da parte dei partigiani nel corso di una <em>Guerra Civile</em>, non una locuzione a caso. Da sempre, infatti, si è obbligati a pensare che la Resistenza non sia stata una guerra civile ma una &#8220;<em>liberazione dall&#8217;oppressore</em>&#8220;. Per onestà intellettuale ed alla lingua con cui mi fregio di scrivere, continuerò nel definirla guerra civile, perché nel momento in cui due fazioni di cittadini di uno stesso stato si fronteggiano apertamente in una guerra, ritengo sia la definizione più corretta. Anche se ciò porta all&#8217;inevitabile conclusione che vi sia una seconda parte del conflitto, una parte &#8220;<em>viva</em>&#8221; e non <em>spettrale</em> contro cui i partigiani combattevano. Perché se definire la <em>Resistenza</em> come Guerra di liberazione impone di dare risalto solamente alla fazione schierata dalla parte dei liberatori, definirla guerra civile impone di dare eguale risalto ad entrambe le parti, poiché ciascuna mossa da idee e pulsioni autonome e degne di rispetto o perlomeno di dignità storica.</p>
<p>Per quanto riguarda la seconda parte del discorso <em>del Massimo</em>, il solo accenno ad un possibile processo al Duce è già di per sé degno di scomunica da parte delle gerarchie ufficiali. Ammettere la legittimità di un giudizio imparziale nei confronti di Mussolini avrebbe, prima di tutto riabilitato l&#8217;intera fazione nera, in secondo luogo, messo in luce la realtà e i crimini realmente commessi da ambo le parti. Perciò la storia avrebbe avuto una visione equa della vicenda, avendo in mano le prove dei delitti fascisti (se mai ne dovessero servire altre) con insieme quelle dei crimini partigiani &#8211; che ho dovere di distinguere in liberali e liberticidi &#8211; finora, purtroppo, evanescenti.</p>
<p>Come ultima parte, a mio parere rilevante, del discorso di D&#8217;Alema, riflettiamo un attimo su &#8220;<em>ci</em> <em>fu il timore(..)che gli Alleati avessero intenzioni diverse</em>&#8220;. Perché mai il movimento di Liberazione temeva eventuali intenzioni divergenti degli Alleati? Divergenti da cosa? Dal liberare l&#8217;Italia dalla dominazione Nazista? Non credo potesse essere questo il terreno di scontro. Magari da ciò che sarebbe stato il dopo guerra, cioè sul tipo di Stato che ne sarebbe dovuto emergere. Ma se gli Alleati erano, e sono tuttora, gli stati più all&#8217;avanguardia in fatto di <em>democrazia</em> e si presume, come poi hanno fatto, volessero permettere anche a noi italiani di scoprire questo strano meccanismo, i partigiani volevano forse altro rispetto alla democrazia?</p>
<p>Qua si devono forzatamente sciorinare un po’ di numeri, giusto per dare un alone di autorevolezza. Il primo è quello degli italiani cui è stata riconosciuta la <em>qualifica di partigiano</em>, circa <em>336.000</em>. Secondo le stesse fonti resistenziali la cifra va disaggregata in questo modo: <em>223.000 partigiani</em> e <em>112.000 patrioti</em>, per un totale di <em>335.000</em>. Già le cifre non collidono. Ma un dato ancora più preciso è dato dal resoconto del quadro della resistenza, di fonte antifascista, secondo il quale nel <em>&#8217;44-&#8217;45</em> le forze partigiane erano ridotte a <em>20-30.000 unità</em>. <em>Marzo &#8217;45</em> già siamo a <em>80.000</em>, il <em>160%</em> in più nel giro di pochi mesi. In <em>Aprile 130.000</em>, <em>400%</em> in più. E al giorno della Liberazione si ha il gioco di prestigio massimo: <em>250.000</em>, oltre il <em>1000%, o giù di li,</em> nel giro di nemmeno cinque mesi. Diciamo che le cifre ballano. Per entrare più nel dettaglio, ricollegandoci al ragionamento precedente, citiamo un altro esempio, quello della cosiddetta <em>Sesta Zona partigiana della Liguria</em>, la più importante.</p>
<p>Il predominio del <em>PCI</em> è soffocante. Su <em>9 membri </em>del <em>Comando di zona</em>, <em>7 sono comunisti</em>. Nel comando della III Divisione (&#8220;<em>Cichero&#8221;) 7 comunisti su 8 membri</em>. Nel SIP (<em>Servizio informazioni e polizia</em>) <em>50 su 50</em>. <em>Intendenza</em>, <em>6 su 7</em>. <em>Sanità</em>, <em>9 su 10</em>. <em>Stampa e propaganda,</em> <em>5 su 5</em>. <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpeg"><br />
</a><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4236" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/08/images4-150x150.jpg" alt="" width="160" height="167" /></a>Non è difficile immaginare che con una situazione di disparità tale i pareri rappresentati e predominanti dei comunisti, abbiano influito negativamente nei confronti del patto con gli Alleati. Il <em>PCI</em> era un partito di chiaro stampo sovietico ed all&#8217;<em>URSS</em>, e quindi a <em>Stalin</em>, ha sempre guardato, sia durante la Resistenza, sia in seguito con la reggenza della segreteria da parte di <strong>Togliatti.</strong> Nel momento in cui il più grande nemico della Democrazia, <strong>Hitler</strong>, era capitolato, si aprivano gli scenari su altri colpevoli e attentatori del diritto che fino a quel momento erano stati militarmente necessari. Dopo pochi anni di assestamento mondiale, in cui da noi si combatteva la partita fondamentale che, a mio parere, è stata il motore occulto di tutte le vicende taciute nella storiografia resistenziale fra <em>Partito Comunista Italiano</em> e <em>Democrazia Cristiana</em>, la politica mondiale si stabiliva su due distinti blocchi.</p>
<p>In Italia i due grandi partiti di massa rappresentavano rispettivamente l&#8217;Unione Sovietica, quindi un’autocrazia socialista, ed il <em>Patto Atlantico</em>, l&#8217;unione dei paesi democratici, liberali e capitalistici. Le <em>elezioni del &#8217;48</em> segnano la vittoria della democrazia in Italia e l&#8217;occidentalizzazione dello Stato. Pertanto, se ne può stabilire che le possibili divergenze fra gli <em>Alleati </em>e il <em>fronte Resistenziale</em> &#8211; che, come visto, si trovava sottoposto alla pressoché totale egemonia comunista &#8211; fossero fra l&#8217;instaurazione di una reale democrazia o del passaggio ad un diverso tipo di dittatura basata su ideali <em>marxisti-stalinsti</em>.</p>
<p>Il discorso sulla Resistenza è un campo minato troppo pericoloso da attraversare. E’, nei giorni nostri, impossibile accertare delle verità. Ci dicono di accontentarci della Grande Bugia, tanto “ormai è storia vecchia”. Per quanto mi riguarda, voglio stare dalla parte della giustizia, del rispetto e della libertà intellettuale. E se questo significasse passare per fascista, allora ”<em>w il duce</em>” e <em>vaffanculo</em>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARCELLO FADDA</em></strong></p>
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		<title>Solo parole: Il procuratore della Giudea</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 05:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Voglioresistere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[anatole france]]></category>
		<category><![CDATA[il procuratore della giudea]]></category>
		<category><![CDATA[solo parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Per celebrare i 40 anni di attività, nel 2009 la Sellerio ha riedito venti titoli scelti fra i più significativi della sua storia. Tra questi Il procuratore della Giudea di Anatole France, in realtà non posto in vendita ma dato in omaggio. La traduzione è di Sciascia, del quale si pubblica anche la nota in cui il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per celebrare i 40 anni di attività, nel 2009 la Sellerio ha riedito venti titoli scelti fra i più significativi della sua storia. Tra questi <em>Il procuratore della Giudea </em>di Anatole France, in realtà non posto in vendita ma dato in omaggio. La traduzione è di Sciascia, del quale si pubblica anche la nota in cui il racconto (si legge in una mezz&#8217;oretta) è definito <em>un apologo e un&#8217;apologia dello scetticismo: forse particolarmente salutare in un momento in cui muoiono le certezze al tempo stesso che di certezze si muore</em>.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/anatloe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4005" title="anatloe" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/anatloe.jpg" alt="" width="136" height="172" /></a>Il prefetto Elio Lamia, in villeggiatura a Baia, incontra Ponzio Pilato, al quale era legato da amicizia al tempo del suo esilio in Cesarea. La conversazione dei due vecchi cade presto sui tempi andati, e Pilato rievoca il clima del suo governo in Giudea, inviso alla popolazione locale, sempre ostile a tutto ciò che viene dall&#8217;impero. Pilato è convinto che il popolo ebraico, incapace di vedere il bene portato dalla dominazione romana, debba essere annientato, e Gerusalemme distrutta dalle fondamenta. La sua non è un&#8217;idea dettata dal rancore, ma una lucida analisi politica.</p>
<p>Ma in tutto questo, la figura di Gesù non trova posto. <em>&#8220;Ponzio, ti ricordi di Gesù il Nazareno che fu crocifisso non so più per quale delitto? Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio: Gesù &#8211; mormorò &#8211; Gesù il Nazareno? No, non ricordo&#8221;</em></p>
<p><em>Dell&#8217;uomo che dà inizio alla prima grande rivoluzione pacifica della storia (e questa non è questione religiosa), i cui seguaci contribuiranno in forte misura alla fine dell&#8217;impero, in Ponzio Pilato non resta alcun ricordo.</em></p>
<p><em>È qualcosa su cui dovremmo meditare, in questi anni schizofrenici e assurdi in cui alle ideologie, morte forse troppo presto, si è sostituito un vuoto privo di dubbi. A trent&#8217;anni di distanza, le parole di Sciascia sono quanto mai attuali.</em></p>
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		<title>A dieci centimetri dal cuore, di Cecilia Vedana</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 12:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Vedana]]></category>

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		<description><![CDATA[A dieci centimetri dal cuore è una storia toccante, narrata con estrema semplicità e tatto. Il tema trattato è difficile, complesso, come a dire che ci vuole coraggio per affrontare un argomento simile. Si contano sulle punta delle dita i libri che raccontano di vicende legate ai carcinomi, ai tumori in generale. E&#8217; per questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/8863161267g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3893" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/07/8863161267g-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>A dieci centimetri dal cuore</em> è una storia toccante, narrata con estrema semplicità e tatto. Il tema trattato è difficile, complesso, come a dire che ci vuole coraggio per affrontare un argomento simile. Si contano sulle punta delle dita i libri che raccontano di vicende legate ai carcinomi, ai tumori in generale. E&#8217; per questo che ci vuole del tatto.<br />
Ciò che rende il libro ancora più speciale è ciò che rappresenta: una biografia. Inizialmente non si capisce bene se la protagonista è veramente <strong>Cecilia Vedana</strong>, come da brava scrittrice riesce a portare il lettore dove vuole. Solo a poche pagine dalla fine ci si rende conto che “forse tutto quello che sta scritto corrisponde a realtà”. E ciò è sconcertante.</p>
<p>Tutto il dolore passato, subìto dalle continue operazioni, la difficoltà psicologica e morale di continuare le pesanti cure, ci mostrano un mondo che solo se si viene a contatto con esso è possibile comprenderlo. Invece l&#8217;autrice apre una finestra su un lato dell&#8217;anima che è debole, fragile, umana. Ma soprattutto ci dimostra come la medicina abbia fatto diversi passi avanti che però si rivelano non abbastanza. Sì, ci salva la vita, ma ci impedisce di realizzare i nostri sogni, come nel caso della protagonista, di avere figli. Poiché la cura a cui si dovrà sottoporre è basata su un ciclo di sedute di chemioterapia che impedirà alle ovaie di riuscire a essere pronte per avere figli. Ma c&#8217;è di peggio: “in ballo c&#8217;è di più della sua maternità, in ballo c&#8217;è la sua sopravvivenza”. Un racconto drammatico, che tocca migliaia di donne, che testimonia, nonostante il male sopportato, che si può tornare a vivere serenamente e con tranquillità.</p>
<p>Editore: <strong>Giulio Perrone Editore</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong></p>
<p>Pagine: <strong>126</strong></p>
<p>Prezzo: <strong>€ 12,00 </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARCO BEVILACQUA</em></strong></p>
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		<title>Solo parole: Nel mare ci sono i coccodrilli</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 05:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Voglioresistere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fabio geda]]></category>
		<category><![CDATA[nel mare ci sono i coccodrilli]]></category>
		<category><![CDATA[solo parole]]></category>

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		<description><![CDATA[I figli della storia si prende una pausa estiva, rimpiazzato da una rubrica diversa, nella quale si parla di tutto un po&#8217;, ma soprattutto di libri, e magari di film. Senza la presunzione di voler scrivere recensioni o dare indicazioni. Solo scriverò di ciò che mi è piaciuto o che mi ha colpito, per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/06/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3371" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/06/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli.jpg" alt="" width="135" height="200" /></a></p>
<p><em>I figli della storia</em> si prende una pausa estiva, rimpiazzato da una rubrica diversa, nella quale si parla di tutto un po&#8217;, ma soprattutto di libri, e magari di film. Senza la presunzione di voler scrivere recensioni o dare indicazioni. Solo scriverò di ciò che mi è piaciuto o che mi ha colpito, per una qualsiasi ragione. Se poi qualcuno volesse dare il proprio contributo, aggiungendo impressioni e riflessioni, sarebbe il benvenuto. Fa sempre bene vedere le cose da un altro punto di vista.</p>
<p>Ho letto questa settimana l&#8217;ultimo lavoro di Fabio Geda,<em>Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera</em> <em>di Enaiatollah Ekbari</em>, edito da B.C.Dalai editore.<br />
È la storia di un bambino afgano di etnia hazara di circa dieci anni portato dalla madre in Pakistan e lì abbandonato. Non per crudeltà, ma perché allontanarlo dall&#8217;Afghanistan talebano è l&#8217;unica possibilità di salvarlo da una vita in cui avrebbe solo due alternative, uccidere o essere ucciso, mentre lei deve tornare a casa dove si trova ancora l&#8217;altro figlio, più piccolo. Dal Pakistan il bambino arriverà in Italia, a Torino, dopo un viaggio decennale attraverso Iran, Turchia e Grecia.</p>
<p>Detta così è una storia come tante altre, non ha nulla di diverso. Lo sfruttamento del lavoro minorile, i trafficanti di uomini, i rimpatri a opera di poliziotti spesso violenti, i viaggi stipati nei cassoni dei camion o a piedi per giorni attraverso le montagne, le traversate in gommone. Lo stereotipo del clandestino, solo con un finale consolatorio, per noi occidentali, quando Enaiatollah trova una famiglia disposta ad accoglierlo e un sistema che, per una volta, non si perde nelle maglie della burocrazia e gli concede lo status di rifugiato politico.</p>
<p>E forse è una storia come tante, ma raccontata senza quel pathos che da queste storie ci aspetteremmo. Gedda è davvero bravo a <em>trasformarsi in orecchio</em>, come egli stesso ha dichiarato, per le parole di questo ragazzo che neppure conosce esattamente la propria età (<em>da noi ci sono altri bisogni, non è importante la data di nascita</em>) e che racconta con estrema semplicità quanto gli è accaduto. <em>I fatti sono importanti, non le persone; i fatti ci portano dove siamo</em>, ripete Enaiatollah allo scrittore che vorrebbe sapere qualcosa di più delle persone che ha incontrato lungo la sua odissea. E anche quando i fatti sono terribili, quando Enaiatollah toglie le scarpe a un cadavere congelato, quando devono abbandonare un ragazzino sfinito ma ancora vivo sulle montagne verso la Turchia, quando un compagno cade in mare di notte e non riescono a salvarlo, sempre sono narrati senza enfasi. È come se il pudore impedisse a chi racconta e a chi scrive di approfittare delle disgrazie.</p>
<p>Per assurdo, i punti forse più toccanti sono quelli in cui sembra non accadere niente. Quando la madre, la sera prima di lasciarlo, gli fa giurare di seguire sempre tre comandamenti: non truffare, non usare violenza, non usare droga. E quando, alla fine del libro, ormai a Torino, riesce a contattare la madre per telefono, per la prima volta dopo tanti anni, ed entrambi piangono senza parlare.</p>
<p><em>In quel momento ho saputo che era ancora viva e forse, lì, mi sono reso conto per la prima volta che lo ero anch&#8217;io.</em></p>
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		<title>L&#8217;Umiliazione, di Philip Roth</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 17:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Roth]]></category>

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		<description><![CDATA[Simon Axler sta attraversando il periodo più difficile della sua vita: un blocco totale che incide sulla sua capacità di recitare. Anche un attore del suo calibro, tra i più grandi della sua generazione, può avere un problema, soprattutto nel momento culminante per la sua carriera. Dopo aver recitato in personaggi come Falstaff, Macbeth e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/06/L-umiliazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3039" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/06/L-umiliazione-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a> Simon Axler sta attraversando il periodo più difficile della sua vita: un blocco totale che incide sulla sua capacità di recitare. Anche un attore del suo calibro, tra i più grandi della sua generazione, può avere un problema, soprattutto nel momento culminante per la sua carriera. Dopo aver recitato in personaggi come Falstaff, Macbeth e in opere come il Gabbiano di Cechov, si bloccava di fronte al pubblico, con la luce puntatagli contro. Iniziava a tremare e smetteva di parlare. Decise quindi di abbandonare il teatro, si ritirò e per curarsi decise di andare in una clinica dove conosce una donna, Sybil, con la quale instaura un buon rapporto d&#8217;amicizia. Forse eccessivo poiché la donna arriva a raccontargli faccende intime della sua vita, come ad esempio le molestie che il nuovo marito procurava alla sua bambina di soli sei anni. Un evento tanto terribile che fece mostrare la donna in tutta la sua debolezza. La devastazione arrivò al punto da portarla a chiedere ad Axler di assassinare quel “porco” per lei. Giustamente l&#8217;attore si tirò indietro affermando che gli unici omicidi a cui aveva assistito erano quelli di scena.</p>
<p>Uscito dalla clinica, dopo esperienze che lo hanno segnato, l&#8217;attore tenta di ritrovare quella capacità che lo rese tanto famoso e che lo portò ad essere osannato da mezzo mondo. Ma la sua vita, ricca di giochi erotici fra lesbiche con più donne ecc., non ha fatto altro che condurlo a quel risultato. Una vita trasgressiva, magari anche invitante, ma che infine non porta a niente. <strong>Philip Roth</strong>, nel suo ultimo romanzo, cerca di raccontarci un squarcio della società moderna d&#8217;alto borgo, mostrandoci le depravazioni di chi ha i soldi e non sa cosa farne. Un libro avvincente, esilarante, estremamente comico e drammatico allo stesso momento. La vita spinse Axler a compiere molti errori, compreso quello di scendere dal palcoscenico, ma trova sempre il modo di ricondurre sulla retta via.</p>
<p><strong>Editore:</strong> Einaudi</p>
<p><strong>Anno:</strong> 2010</p>
<p><strong>Pagine:</strong> 113</p>
<p><strong>Prezzo:</strong> 17,50 €</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MARCO BEVILACQUA</em></strong></p>
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