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	<title>Wild Italy &#187; Racconti</title>
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	<description>Informazione Indipendente in Internet</description>
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		<title>Vado via / Resto perché&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco mirabelli]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[governo monti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Vado via perché il tempo è poco Resto perché non ho tempo da perdere. Vado via perché ormai è meglio fare i catastrofisti con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte. Resto perché posso sempre gridare il mio disagio con un cartello appeso al collo. Vado via perché credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vado via</strong> perché il tempo è poco</p>
<p><strong>Resto</strong> perché non ho tempo da perdere.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché ormai è meglio fare i catastrofisti con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte.</p>
<p><strong>Resto </strong>perché posso sempre gridare il mio disagio con un cartello appeso al collo.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché credo che siano più autorevoli le organizzazioni criminali e le lobbies, rispetto al nostro parlamento.</p>
<p><strong>Resto</strong>per non darla vinta alla Mafia&#8230; Nonostante il Parlamento.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: center;">
<dl id="attachment_12144" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/siguhpi.jpg"><img class="size-medium wp-image-12144" title="siguhpi" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/siguhpi-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Matteo e Francesco</dd>
</dl>
</div>
<p><strong>Vado via</strong>perché non voglio più sentire, dopo vent&#8217;anni di berlusconismo, ancora quell&#8217;odore di cetriolo.</p>
<p><strong>Resto</strong> perché non voglio altri decenni di governi corrotti e democristiani.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché ormai non so più, come cantava Gaber, &#8220;cos&#8217;è la destra e che cos&#8217;è la sinistra&#8221;.</p>
<p><strong>Resto</strong> perché posso condividere le mie idee con un paese di giovani che, essendo costretti al precariato, sono abituati a lottare ogni giorno per esse.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché Bruno Vespa&#8230;Bruno vespa, semplicemente.</p>
<p><strong>Resto</strong> perché Aldo Moro, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, eccetera eccetera eccetera!</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché ormai, la scritta &#8220;la legge è uguale per tutti&#8221;, che campeggia in ogni tribunale, sembra solo una presa in giro.</p>
<p><strong>Resto</strong> perché la gente del mio paese sa perfettamente da chi è governata, sono loro che si credono furbi.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché i lavoratori, per farsi ascoltare, devono salire sulle torri.</p>
<p><strong>Resto</strong> per salire su una torre.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché qui i giovani come me non hanno futuro</p>
<p><strong>Resto</strong> perché voglio sudarmi il mio futuro. Nonostante il Parlamento.</p>
<p><strong>Vado via</strong> perché &#8220;io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono&#8221;.</p>
<p><strong>Resto</strong> perché “o si fa l&#8217;Italia o si muore!”</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em>POTETE CONTINUARE L&#8217;ELENCO NEI COMMENTI. NOI PROVVEDEREMO POI A CREARE UN UNICO POST CHE LI RACCOLGA TUTTI!</em></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La domanda è semplice. Voi ve ne andreste? Restereste qui? E per quale motivo?</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MATTEO MARINI  e  FRANCESCO MIRABELLI</em></strong></p>
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		<item>
		<title>E&#8217; Stato invasa una scuola</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/e-stato-invaso-una-scuola-11940/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/e-stato-invaso-una-scuola-11940/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mirabelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se per la “Pace perpetua” &#8211;  in un mondo, forse illuminato, sì, ma che certamente covava in grembo due serpi che avrebbero diffuso il loro veleno in tutto il globo (le due guerre mondiali) &#8211;  Kant suggeriva che “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”, forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se per la “Pace perpetua” &#8211;  in un mondo, forse illuminato, sì, ma che certamente covava in grembo due serpi che avrebbero diffuso il loro veleno in tutto il globo (le due guerre mondiali) &#8211;  Kant suggeriva che “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”, forse conviene fare una piccola riflessione su quali siano oggi i diritti da tutelare e quali quelli per cui lottare, in funzione di una società libera.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/statouccide.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11941" title="statouccide" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/04/statouccide-150x300.jpg" alt="" width="150" height="300" /></a>Come non attendere con trepidazione l&#8217;uscita del film “Diaz”, che, anche se con probabili edulcorazioni, ci mostrerà lo schifo che soggiace sotto ai colletti bianchi che hanno ordinato di violare una scuola, calpestando non solo i volti di ragazzi e ragazze da tutta l&#8217;Europa, ma anche i nostri pensieri sulla nostra stessa civiltà. Chi non si è posto domande allora (e non voglio scrivere di Carlo Giuliani, perchè ancora non riuscirei ad essere oggettivo), sarà costretto a porsele oggi.</p>
<p>Quegli uomini armati &#8211; perchè questo erano, non “poliziotti”, non “guardie”, ma uomini con manganelli, scudi, caschi e fumogeni, rappresentano un tipo di società che non ci piace, rappresentano un passato che cerchiamo disperatamente di cancellare, rievocano adunate in Piazza Venezia e lunghe sfilate davanti a Dittatori stranieri, e non parlo solo di Hitler, pensate a quel lungimirante farabutto di Gheddafi ed alla prostituzione mediatica del nostro caro Cainano. Caro per noi ovviamente!</p>
<p>E se il problema fosse la naturale tendenza dei sudditi tele-drogati di pensare a quanto sia bella la vita con i diritti che hanno, e non curarsi mai dei diritti che NON hanno? La massificazione universale, dai consumi all&#8217;informazione, dai gusti al modo stesso di pensare, è il vero giogo che il “potere” esercita su di noi. E lungi da me il voler passare da paranoico schizzato alternativo! Si può fare qualcosa e questo qualcosa è riflettere.</p>
<p>Torniamo a pensare. Torniamo a celebrare quel Socrate pazzo che tanti e tanti anni fa, sacrificò la sua vita, visto che non poteva pensare a sé stesso al di fuori della sua cittadinanza. Bisogna cominciare a demolire gli eroi perché “se tutti sono eroi allora nessuno lo è veramente” (e la citazione la prendo dagli “Incredibili”).</p>
<p>Lottiamo per il riconoscimento delle coppie di fatto, eterosessuali e non, lottiamo per la laicità dello stato in ogni sua forma, sia essa l&#8217;abolizione di trattati assurdi che ci costringono a versare tributi ad uno Stato estero quale la “Santa” chiesa o la rimozione del crocifisso dalle aule. Lottiamo per fare in modo che siano le istituzione ad essere a misura di cittadino e non il contrario.</p>
<p>Se queste però sono le premesse, mi chiedo quali siano i non-diritti che sono scritti su quella bella Carta che conosciamo tutti ma che, come per magia, perde significato varcata la soglia dei “palazzi del potere”: la Costituzione.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>FRANCESCO MIRABELLI</em></strong></p>
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		<title>E che giustizia sia&#8230;</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/e-che-giustizia-sia-11505/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/e-che-giustizia-sia-11505/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Masielli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[dignità delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Tu signora giustizia nome di genere femminile sostantivo concreto tangibile forte &#160; Sposa vestita di tulle bianco sotto  le trine c&#8217;e&#8217;  nascosto un corpo perche&#8217;  lame appuntite non facciano bersaglio al nido &#160; Moti che il corpo invadono indifferenti alle rime del dolore risuonano violente &#160; Ma tu signora giustizia sai leggere le verita&#8217; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tu signora giustizia</p>
<p>nome di genere femminile</p>
<p>sostantivo concreto</p>
<p>tangibile</p>
<p>forte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sposa vestita di tulle bianco</p>
<p>sotto  le trine</p>
<p>c&#8217;e&#8217;  nascosto un corpo</p>
<p>perche&#8217;  lame appuntite</p>
<p>non facciano bersaglio</p>
<p>al nido</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Moti</p>
<p>che il corpo invadono</p>
<p>indifferenti<br />
alle rime del dolore</p>
<p>risuonano violente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tu signora giustizia</p>
<p>sai leggere<br />
le verita&#8217;</p>
<p>di quelle che gli  umani chiamano</p>
<div id="yui_3_2_0_1_1331295440917164" dir="LTR">
<p>attenuanti circostanze</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tu signora giustizia</p>
<p>disotterra quelle storie marce</p>
<p>con le loro piccole ragioni incomprensibili</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Disonora anche le grandi verita&#8217;</p>
<p>che l&#8217;umana natura sostiene</p>
<p>e s&#8217;appropria<br />
perche&#8217; sono falsita&#8217;</p>
<div id="yui_3_2_0_1_1331295440917161" dir="LTR">Fa</div>
<p>che il tuo sì di sposa<br />
sia sì per sempre<br />
e non duri una punizione</p>
<p>un anno e forse un mese</p>
<p>il sì della giustizia e&#8217; per sempre.</p>
</div>
<p style="text-align: right;"><strong><em>LAURA MASIELLI</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il segreto più pesante che possiedo.</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/il-segreto-piu-pesante-che-possiedo-11316/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 13:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[‘Comincerà a farti male’ mi disse. ‘Comincerà a farti male, ed allora i tuoi buoni propositi andranno a farsi fottere. Ed allora tutte le tue convinzioni che: &#8216;l’amicizia salverà il dolore&#8217;,  partiranno lontano. E ti accorgerai di amare, e ti accorgerai di non potercela più fare. Quando comincerà a farti male, puoi scappare. Ma ancor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>‘Comincerà a farti male’ mi disse.</p>
<p>‘Comincerà a farti male, ed allora i tuoi buoni propositi andranno a farsi fottere. Ed allora tutte le tue convinzioni che: &#8216;l’amicizia salverà il dolore&#8217;,  partiranno lontano. E ti accorgerai di amare, e ti accorgerai di non potercela più fare. Quando comincerà a farti male, puoi scappare. Ma ancor meglio se comincerai a suonare con le parole, ma ancor meglio se comincerai a parlare con esse.</p>
<p>Comincerai ad arrabbiarti e ad esser gelosa, e non capirai. Ma ancor meglio sarà il momento in cui comincerai a dirlo allo specchio, prima in silenzio e poi a voce alta. E non ci sono istruzioni, e nessuno potrà dirti come andranno le cose, ma i benefici del dubbio ti porteranno sorprese e sofferenze. E comincerai ad accettarlo. Comincerai a piangere la notte perché non potrai condividere il tuo cuscino con lui e comincerai a chiederti perché è cominciato. Non troverai le risposte e ti addormenterai senza dare nessun input ai sogni.</p>
<p>E imparerai ad accettarlo. Troverai tutte le vie di fuga senza intraprenderne nessuna, perché in fondo saprai che è meglio dire, che è meglio fare piuttosto che andare e lasciare il lavoro a metà. Non si addice ad un buon costruttore. E tutto questo ti sembrerà inutile, forse a volte persino futile, ma non riuscirai ad abbandonarlo. Comincerà a farti male ed allora ti accorgerai di amare te stessa in lui. Ma ancor meglio se ti amerai da sola prima. E comincerai a scrivere solo di questo, perché solo questo hai. Vorrai trascurarlo come fai con tutto il resto, ma lui sarà l’unica cosa che <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/Hidden_Love.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11319" title="Hidden_Love" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2012/02/Hidden_Love-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>curerai con tutto l’amore possibile. E tu non lo crederai vero, penserai alle mille risposte quando magari risposte non ce ne sono.  Troverai un enigma per farglielo sapere, ma poi ti accorgerai che bastano solo due parole. E forse meno. Comincerà a farti male piccola stella e tu dovrai decidere di non scappare, anche questa volta. Dovrai rimettere a posto le cose e dovrai farlo sul serio. Il serio ti spaventerà,  l’incerto ti consumerà, ma dovrai trovare un modo semplice per uscirne. E quando comincerà a farti troppo male, quando sentirai un fuoco dentro che ti fa sentire l’assenza di una non-mancanza, ti accorgerai di amare per la prima volta. Ed è allora che splenderai con tutta la tua luce, piccola stella, anche se di amore dall’altra parte non ce ne sarà.’</p>
<p>E piansi, piansi mille fiumi e cento sorgenti prima di formare il mare. Piansi finchè potevo ed aspettai che il sonno si prendesse gioco di me. E sorrisi ad alta voce, e sorrisi mille soli e cento nuvole prima di formare il cielo. E pensai, fino a non sentire più la testa. (Se tutti si fanno indovini delle tue situazioni, tu fatti un po’ più in là, che ho maledizioni da curare.) E non vidi,  non sentii,  non sognai  e non ricordai che è una linea retta, perché doverla distruggere?, perché doverla rendere invivibile.  E parlai, parlai mille pagine e cento libri prima di formare la storia. Scrissi finchè potevo ed aspettai che le mie mani si fossero stancate, di lui. Cercai, cercai dentro di me, il mio filo rosso, il filo che congiunge cuore e mente. E trovai, trovai mille interferenze e cento problemi di connessione prima di formare il programma. E il mio cuore batteva, batteva e bruciava, e bruciare non faceva male. Comincerà a farmi male, mi dissi.</p>
<p>Non capivo, non capivo perché le persone aspettavano l’extremis per agire e l’extremis per confessarsi, quando avremmo tutti risparmiato tempo e baci. Non capivo perché le persone aspettavano di entrarsi dentro a vicenda, il modo più crudele di rubarsi. Non capivo perché quegli istanti tornavano e impedivano i miei movimenti. E pensai ai colori delle lenzuola e pensai di non volerle più pulire, e  pensavo che quei peccati fossero la mia passione. Piansi alla luce di innumerevoli stelle, piansi quando mi chiamò piccola stella e piansi quando mi rubò tutto il firmamento facendosi protagonista delle mie lune piene. E poi venne la pioggia a battere sulla finestra, per fare un po’ di rumore nel silenzio, nel silenzio in cui persino le ombre tornavano a farsi nere. E io non sapevo scegliere, io non volevo decidere, se non l’avevo mai fatto prima. E io non volevo cogliere, non volevo vedere. Ma vidi lo stesso e percepii ugualmente ciò che vivevo sbagliato e ciò che mi lasciavo dietro.</p>
<p>&#8216;Comincerai a scrivere Caro amore, e allora Caro amico ti farà più male di mille spade e cento battaglie, prima di formare la sconfitta perfetta.  Quando la bugia più bella del mondo diventerà ‘io e te’, quando la pioggia si stancherà di farti sapere che è natura e ti troverai nella tua solitudine, arrivando ad amarla al posto suo. Ricordati, allora, ricordati che la via più sicura è quella che ti farà piangere anche quando c’è il sole.&#8217; puntualizzò.</p>
<p>Piansi, e piansi mille fiumi e cento sorgenti prima di formare il mare. E ingoiai mille stelle e cento aerei per poter arrivare dalla tua parte. E allora ti farò sapere che ti ho amato,e ti ho deluso, perché Caro amico non esiste più. E non chiedermi quando ho cominciato a chiamarti amore, non chiedermelo se ti dico che ti amo.  Ma abbracciami qualsiasi nome abbia il tuo sentimento, qualsiasi nome abbia la mia pena. E scrissi mille pagine e cento libri prima di farti sapere del mio amore.<br />
‘La paura ti ha distrutta, ma la vita dà innumerevoli possibilità, una casa grande non è sempre la più sicura’ concluse.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>Nonostante tutto, auguri&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 12:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Auguri a chi spera che in fondo, questo paese vedrà prima o poi la luce ma anche a quelli che cominciano ad andare in giro con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte. Auguri a chi crede ancora in una politica onesta, cioè una politica ma anche a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Auguri a chi spera che in fondo, questo paese vedrà prima o poi la luce ma anche a quelli che cominciano ad andare in giro con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/01/italia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1491" title="italia" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/01/italia.jpg" alt="" width="360" height="300" /></a>Auguri a chi crede ancora in una politica onesta, cioè una politica ma anche a quelli che ormai credono che siano più autorevoli le organizzazioni criminali e le lobbies, rispetto al nostro parlamento.</p>
<p>Auguri a chi credeva che dopo il ventennio berlusconiano saremmo stati meglio e a chi invece sentiva già puzza di bruciato&#8230;o di cetriolo, fate voi&#8230;</p>
<p>Auguri ai militanti di partito, che in molti casi sono centomila volte più validi, rispetto ai dinosauri che occupano i vertici più alti.</p>
<p>Auguri a chi crede che esistano ancora destra e sinistra e a chi dava credito a Gaber, quando cantava &#8220;Che cos&#8217;è la destra, che cos&#8217;è la sinistra&#8221;.</p>
<p>Auguri a chi vuole un ricambio generazionale della politica e delle istituzioni e a chi pensa invece che i possibili &#8220;sostituti&#8221; siano più che altro dei &#8220;giovani vecchi&#8221;.</p>
<p>Auguri a chi pensa che la &#8220;legge è uguale per tutti&#8221; ed anche a quelli che pensano invece che tale scritta vada tolta dai tribunali perché suona sempre di più come una presa in giro.</p>
<p>Auguri a chi per difendere il proprio diritto al lavoro è costretto a salire in cima ad una torre per farsi sentire ed anche a quelli che voltano le spalle di fronte alle loro richieste, fregandosene altamente.</p>
<p>Auguri a chi è scappato dall&#8217;Italia e ha trovato lavoro dopo neanche una settimana e a chi invece è rimasto qui, sentendosi un po&#8217; fesso, ma non perdendo la speranza di poter migliorare la sua condizione.</p>
<p>Auguri a chi si informa solo attraverso la televisione e solo adesso capisce che il mondo è al di là di quel tubo catodico e auguri a quelli che invece vogliono rimanere tra il pubblico di &#8220;Uomini e Donne&#8221;, pensando che quella sia la loro realtà.</p>
<p>Auguri ai giornalisti, che saranno una brutta razza ma tentano in qualche modo di raccontare i tempi che viviamo ed auguri anche a quei leccaculo che del giornalista, possono mostrare solo il tesserino.</p>
<p>Auguri alle persone che fanno cittadinanza attiva, che rischiano ogni giorno di essere ostacolati ma non demordono perché credono che il popolo si sveglierà &#8211; prima o poi &#8211; da questo torpore indotto ed auguri anche a quelli che pensano invece che tutto ciò sia perfettamente inutile</p>
<p>Auguri alle Forze dell&#8217;Ordine, che &#8211; nonostante siano sottopagate &#8211; continuano a svolgere il loro lavoro con una dedizione notevole e auguri anche a quelli che invece in questa situazione, molto spesso perdono la testa.</p>
<p>Auguri a chi si sente solo al mondo e a chi, pur avendo delle persone che gli vogliono bene, non se ne rende conto.</p>
<p>Auguri a chi l&#8217;albero non se lo può permettere, ma ha il dono più bello che ci sia: l&#8217;affetto dei suoi cari ed auguri anche a quelli che pur dormendo sopra le banconote da 500 euro, sentono che alla loro vita manca qualcosa.</p>
<p>Nonostante tutto, faccio i miei più sinceri auguri a tutti per un buon natale ed un felice anno nuovo&#8230;</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">AGGIORNAMENTI:</span></em></strong></p>
<p>Francesco scrive, nei commenti qui sotto: &#8220;<em>Auguri a quelli che si prendono manganellate e mesi di reclusione per opporsi al regime che vuole devastare la nostra bella Italia in nome di un’economia marcia e bisunta che rende tutti noi poveri e teleguidati. Grazie no tav, resistete</em>&#8220;.</p>
<p>Se mi sono dimenticato di fare gli auguri a qualcuno, scrivete tutto nei commenti e lo aggiungerò</p>
<p>Ancora auguri</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cZEQF9K-ksc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;hd=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/cZEQF9K-ksc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;hd=1" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>&#8216;Non è niente&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 12:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasceva in un piccolo borgo, crescendo poi in un altro, innamorandosi definitivamente di molti altri posti. ‘Non ci credo, nel vedere così tante possibilità E non trovare nessuno disposto a prendersene cura. Così ho aperto la finestra Di un mattino lungo e freddo, Sperando di poterla vedere avvolta nella sua sciarpa, Come quando un tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nasceva in un piccolo borgo, crescendo poi in un altro, innamorandosi definitivamente di molti altri posti.</p>
<p>‘Non ci credo, nel vedere così tante possibilità<br />
E non trovare nessuno disposto a prendersene cura.<br />
Così ho aperto la finestra<br />
Di un mattino lungo e freddo,<br />
Sperando di poterla vedere avvolta nella sua sciarpa,<br />
Come quando un tempo usciva senza un suo piano<br />
Senza un suo scopo, senza una sua meta.<br />
Come quando un tempo portava a spasso i pensieri,<br />
Gli faceva reggere la sua andatura, poi correre, poi riprendersi.<br />
Così ho aperto la finestra e ho sperato tanto che ci fosse il sole,<br />
<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/12/ALLA-FINESTRA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9683" title="ALLA FINESTRA" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/12/ALLA-FINESTRA-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>E quando l’ho visto ho sperato che avesse voluto vederlo anche lei.<br />
Ed ho aspettato.<br />
Col mio caffè e con le sue sigarette.<br />
La vidi al bruciare della terza,<br />
Sorseggiando il mio quarto caffè.<br />
Senza sciarpa, con uno scopo preciso, con un suo piano<br />
E una sua meta.</p>
<p>Svoltava gli angoli con<br />
I suoi passi decisi, piccoli, veloci.<br />
Poi ho avuto paura che non rivolgesse lo sguardo<br />
Verso queste tende color viola.<br />
Ma ho visto i suoi occhi felici rivolti a me e mi hanno detto:<br />
‘L’abbiamo visto anche noi il sole, non è bello vero?’.<br />
Sono corso  poi all’altra finestra,<br />
Così l’ho aperta, poi ho avuto paura che non rivolgesse lo sguardo<br />
Verso queste tende color panna.<br />
Ma ho visto le sue labbra socchiuse che mi hanno sossurato:<br />
‘L’amore più bello l’abbiamo fatto in quelle viola’.<br />
Così sono corso di nuovo alle tende color viola,<br />
Ed ho avuto paura che i suoi occhi stavolta si fossero stancati,<br />
Ha appoggiato le orecchie al vento e le ho detto:<br />
‘Ma è in quelle color panna che t’ho detto quanto ti amo’.</p>
<p>Nasceva in un borgo tra mille amici, crescendo poi tra altri, innamorandosi definitivamente di uno solo.</p>
<p style="text-align: right;"> <strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>La pesce spada e il clandestino</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/la-pesce-spada-e-il-clandestino-9082/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/la-pesce-spada-e-il-clandestino-9082/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 21:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Masielli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vi piace venite in teatro o comprate il libro che uscirà quanto prima. Saremo il 18 dicembre al Cinema Palazzo per rendere omaggio e a dare un nome a tutte le vittime di questi viaggi in mare carichi di disperati. Se il  mare s’ arrabbia, s’accende del colore del sangue che dal profondo  riemerge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Se vi piace venite in teatro o comprate il libro che uscirà quanto prima.</strong></em><br />
<em><strong>Saremo il 18 dicembre al Cinema Palazzo per rendere omaggio e a dare un nome a tutte le vittime di questi viaggi in mare carichi di disperati.</strong></em></p>
<p>Se il  mare s’ arrabbia, s’accende del colore del sangue che dal profondo  riemerge sulla superficie delle onde. Certe tragedie possono  accadere solo di notte. Allora tutto sembra diverso. I  fuochi fatui scintillano sulla cresta del mare come le lanterne accese in un cimitero.</p>
<p>Quello che stava per accadere era solo un gioco per il mare.</p>
<p>Le onde toccavano il cielo per poi  infrangersi sulle chiatte che alleggerite dall’usura del tempo volavano come aquiloni sulla cresta delle onde per disintegrarsi all&#8217;orizzonte.   Il mare rideva a largo ma  poi rideva fragorosamente a riva, quasi fosse un bimbo intento nel suo gioco. Era quella l’intima natura del mare che non provava alcuna vergogna, neppure davanti alla morte, perchè quello era il suo destino.</p>
<p>Sul porto un coro di luoghi comuni si innalzava sospinto dai venti di passaggio per raggiungere una imbarcazione di clandestini in mezzo al mare. Donne, uomini e forse anche animali stavano dritti o addirittura arrampicati  sui promontori. Le cantilene avevano la forma della pietraia e gli aculei dei fichi d’india appesi in cielo.</p>
<p>Quelli del coro sorvegliavano che la tragedia si compisse davvero. Se quell’ennesimo centinaio di corpi fossero scomparsi in mare, sarebbe stato un bene per tutti, e sarebbero poi venute le televisioni, le radio, ed i cameramen e tutti quelli del governo, accompagnati dai loro fidi cani da guardia in giacca e cravatta,  e tutti avrebbero potuto continuare a piangere lacrime e sangue con quel perbenismo che li rendeva tutti perfettamente uguali.</p>
<p><em>“COSA VOLETE DA NOI?”</em></p>
<p><em>’ LA TERRA E’ NOSTRA”</em></p>
<p><em>“COSA  FACCIAMO CON VOI?”</em></p>
<p><em>“LAVORO, SOLDI?”</em></p>
<p><em>“ ANDATEVENE!”</em></p>
<p><em>“ GOVERNO, RISPONDI, TI STO CHIAMANDO, PERCHE’ NON RISPONDI”</em></p>
<p><em>“INVASIONE! E’ INVASIONE! SIAMO  INVASI”</em></p>
<p><em>“GOVERNO , MAL GOVERNO, BUON GOVERNO”</em></p>
<p><em>“STRACCIONI, MISERABILI,  DELINQUENTI”</em></p>
<p><em>“ ANDATE VIA, VIA!”</em></p>
<p><em>“QUESTA E’  TERRA  NOSTRA”</em></p>
<p>Si alzo&#8217; allora  il vento in quella notte di tempesta, e rubo&#8217; dalle bocche semiaperte dei coristi quei luoghi comuni che giacevano millenari nella retorica pietrosa dell’isola. Con un colpo di vento  li porto’ ai migranti della barca  traducendoli nei dialetti piu’ stretti dei vicoli marinari di Lampedusa affinchè  nessun clandestino della barca li<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/10/phare-du-four.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9088" title="phare-du-four" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/10/phare-du-four-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a> potesse capire.</p>
<p>I luoghi comuni giunsero fino  alla barca quando ancora questa era lontana, persa nel mare. L&#8217;impeto delle onde non si quietava, a volte sembrava voler  trascinare via l’imbarcazione verso vie laterali, ignote ai migranti,  o addirittura, cosa ancor peggiore,  riportarli in quella patria che non si poteva piu’ definire tale. Piu’ che un mare sembrava essere l’ inconscio che  aveva abbandonato il suo essere umano per trasformarsi in tempesta.</p>
<p>Quei suoni parvero ai migranti un&#8217;eco che forse proveniva dalle sirene. Neppure il vento capi’ cio’ che portava come messaggero. Si trattava di minacce, incitamenti alla guerriglia urbana, alla rivolta. Le parole si erano trasformate in canti con suoni musicali cosi’suadenti, d’un italiano così forbito da essersi anche lui perduto in mezzo al mare. Il vento aveva avuto pietà di loro, della loro bassezza, e con l’aiuto della tempesta aveva camuffato la realtà affinchè non arrivasse alle orecchie di quella povera gente sul barcone.</p>
<p>Il ragazzo indossava un paio di jeans. Portava un giubbotto pesante con un cappuccio che lo doveva proteggere dagli schizzi d’acqua ma ormai gli indumenti erano talmente bagnati che si sentiva nudo. Invece di stringersi tra le braccia gli stracci per provare la sensazione del calore, teneva  le mani saldamente aggrappate al bordo della barca mentre controllava se lontano appariva quella striscia di colore piu’ intenso che identificava l’arrivo nella nuova terra.  Odiava quella  nebbia che gli bloccava lo sguardo e gli si appiccicava sul viso, come fosse colla. La paura di  essersi perso era un pensiero costante. Comincio’ anche a temere sull’onestà dei due  scafisti. Forse stavano andando alle porte dell’inferno oppure il loro intento era quello di gettarli tutti  in mare. Tutto questo era nella sua testa e rullava come un film in moviola: le immagini passavano  e ripassavano senza dargli tregua,  come se fosse uno di quei vecchi  meccanismi incantati. Voleva una tregua da quella folla di pensieri,  era l’unica cosa che desiderava il ragazzo,  quasi piu’che mangiare e bere.</p>
<p>&#8220;Dove sei terra&#8230;.maledetta, benedetta terra, dove sei?&#8221;  ripeteva a bassa voce come una cantilena “E’ vietato morire a 18anni, deve essere vietato morire a 18anni, deve essere vietato dalla legge di morire a 18anni”. Gli scafisti non lo perdevano d’occhio. Osservavano con sospetto ogni suo movimento. Pensavano che forse nascondeva l’acqua o forse il cibo, o forse del denaro.  Pisciare ad  esempio significava aver bevuto,  avere dell’acqua nascosta da qualche parte, e questo preoccupava notevolmente gli scafisti perché contravveniva a quelle regole barbare che avevano imposto prima della partenza.</p>
<p>Il ragazzo continuava a tenere saldamente le mani appoggiate al bordo del barcone quando dal fondo del mare apparvero dei riflessi di luce cangiante dalla forma arrotondata. Erano le uniche presenze splendenti in quel buio. Era come se volessero a tutti i costi farsi notare per la loro luce e brillantezza. Anche la luna che aveva il volto scoperto proiettava il suo fascio di luce verso di loro creando un riflesso che andava e tornava. All’inizio non fu facile capire cosa fossero. Brillavano e sembrava che volessero salire in superficie. Nonostante le grandi onde, dal fondo del mare saliva una luce intensa, come accogliente.  Il ragazzo guardo’ meglio  sporgendosi dalla barca fino quasi a collassare verso l’esterno. La donna che gli sedeva accanto accenno’ al gesto spontaneo di trattenerlo o forse di aiutarlo a gettarsi, chissà.</p>
<p>Il ragazzo cercò di allargare l’orizzonte della sua vista, sparpagliando le onde che si infrangevano sui bordi della barca. Ma era impossibile vedere meglio. Allora il ragazzo penso’ che arrivare a terra non fosse poi cosi importante e impellente per la sua vita e per cambiare il suo destino. Meglio era verificare se si trattava veramente di un tesoro fatto di tante monetine d’oro sparse sul fondo del mare. Era quindi piu’ intelligente   prima impadronirsi del tesoro, metterlo nello zaino, in tasca, dentro le scarpe, nei calzini e pure nelle mutande. Poi arrivare a terra. Tanto peggio di cosi c’era solo la morte. Il problema di come arrivare a terra se lo sarebbe posto solo dopo aver agguantato tutto quel tesoro sotto di lui.</p>
<p>Da un’altra parte dell’orizzonte, non molto distante per la verità dalla barca degli scafisti, un&#8217;altra imbarcazione era intenta nella pesca miracolosa. Ma nessuna delle due seppe in quel frangente dell’esistenza dell’altra, sebbene cosi vicine. La sottrazione di vite al sistema generale non era affare di poco conto. Era considerato necessario alla sopravvivenza dell’uomo; quindi poco importava se quella che i pescatori avrebbero condotto quella notte fosse una mattanza e  un’azione di pesca secondo regola e tradizione. Era quindi  irrilevante se i pesci e tutte le specie marine di quello specchio d’acqua avrebbero partecipato. Le mal capitate tartarughe, delfini, conchiglie, pescispada e tonni restarono quella notte tutti tristemente  avvinghiati nella spadara.</p>
<p>“Ma quello è un tesoro, sono monete di oro zecchino!”, disse il ragazzo.</p>
<p>Le illusioni quella notte passavano da lì nonostante ci fosse tempesta e quel mare  un immenso inconscio. Anche loro erano in cerca di prede. Le illusioni erano specializzate nella caccia ai sogni. Quando ne trovavano uno, lo distraevano con i loro giochi suadenti. Lo ubriacavano, lo drogavano per poi abbandonarlo al suo povero destino.</p>
<p>“Dai, vieni giu’, lasciati andare! Ci saro’ io a guidarti al tesoro, non ti fidi di me? Non ti fidi dei tuoi sogni?”</p>
<p>“Ma la terra?”</p>
<p>“Dai retta a me, le vere mete da raggiungere sono quelle dei sogni! La realta? E’ una Triste terra d’approdo” e detto questo spari’ nella nebbia quasi dissolvendosi proprio come fanno i sogni quando terminano con il risveglio. Era sicura che il ragazzo si sarebbe buttato.</p>
<p>Allora il ragazzo non seppe piu’ come difendersi dai suoi stessi pensieri. Si arrese a loro. Ma si arrese anche agli sguardi degli  scafisti, alla donna che voleva il suo spazio nel barcone per riporvi quel bambino nascosto tra gli stracci umani di chi sa chi, e a quell’illusione cosi suadente che si era appena dissolta davanti a lui..</p>
<p>Si butto’! Fu un tonfo sordo, quasi uguale al rumore della stessa acqua quando s’infrange sulla barca.  Nessuno dette piu’ di tanta importanza a quel gesto. Videro un ragazzo che per giorni aveva tenuto duro alla sete, alla fame, ai vagheggiamenti delle sirene e agli scafisti. Aveva avuto addirittura la forza di ripetere i versi di una strana poesia:</p>
<p>“vietato morire a 18 anni, è severamente vietato morire a 18 anni, è vietato dalla legge morire a 18 anni”</p>
<p>Non vedendo chiaro a quell’ora di notte  quale fosse il suo reale destino e  se quella terra pagata e promessa fosse veramente cosi’ lontana, si getto’ dalla barca inesorabilmente in fondo al mare.</p>
<p>Quando la donna  realizzo’ che poteva distendersi  piu’ comodamente sulla barca, e che aveva guadagnato un posto, non se lo fece dire due volte: allungo’ le gambe e si riaddormento’. O forse mori. Non lo sapremo mai. Probabilmente non si giro’  a vedere  semmai quel ragazzo fosse ancora tra le onde. Aveva tutti i muscoli del collo  congelati o forse era diventata  indifferente alla morte.</p>
<p>I pesci agguantati dalla spadara vennero portati al piano superiore, quello dove gli uomini comandano. Tentarono ancora di ribellarsi, a loro modo: quasi senza convinzione si agitavano l’uno su l’altro, irriconoscibili nei connotati di razza.  Il ragazzo si getto’ al piano di sotto, in quello che gli uomini del piano di sopra chiamano mare. Quello in realtà è un non luogo e  dove erano rimasti ben pochi pesci. Uno strano silenzio avvolse il ragazzo, anche se da lontano qualcuno cantava una strana canzone che diceva:</p>
<p id="yui_3_2_0_1_1319191305140113"><em id="yui_3_2_0_1_1319191305140110">CI PIGGHIAMI A FEMMINEDDA DRITTU DRITTU INTRA LU CORI E CHIANCIA DI DULURI</em></p>
<p><em>E LA VARCA LA TIRAVA E LU SANGUE CURRIA</em></p>
<p><em>E LU MASCULU CHIANCIA E LU MASCULU PARIA IMPAZZUTO</em></p>
<p><em>E CI DICIA  AMURI AMURI NON CHIAGIRI……..</em></p>
<p>I moti sotterranei  e le spadare avevano fatto il proprio lavoro.  Avevano agguantato, ammanettato per chilometri e chilometri tanto di quel mare che poteva essere ricostituito un secondo Mediterraneo, da qualche altra parte. Chissà cosa avrebbero detto gli italiani, i greci, i siciliani  e tutti quelli lungo i confini.  In tutto questo la Pescespada fu portata lontano, lontano. Pesce, il suo compagno, aveva provato a seguirla, ma non ce l’aveva fatta.</p>
<p>Il mare era una festa di schizzi e di schiaffi. Preso dalla  sua follia,  quando le urla di dolore si facero piu’ acute, in presenza della morte, continuo’ a ridere beffardo alle sue creature, senza rispondere a quelle domande innocenti. Si trattava comunque di un gioco, Solo il ripetersi di un gioco. Del resto nella vita si ripetono i giochi tutti i giorni, le notti, i mesi e gli anni</p>
<p>Pesce con i grandi occhioni ripeteva sommessamente che era tutta colpa sua, che non aveva saputa difendere la pesce spada, che forse era stato bloccato dalla paura mentre lei gli urlava con tutto la voce che aveva in corpo “scappa amor mio, scappa”</p>
<p>Ma lui non era già piu’ in grado di sentire. Travolto dagli eventi e dalle stesse passioni scappo’ impaurito e mortificato.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>LAURA MASIELLI</em></strong></p>
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		<title>Ist deraglia.</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/ist-deraglia-8589/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/ist-deraglia-8589/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sentito dire che la paranoia è talmente paranoica che anche le sue paranoie hanno delle paranoie. Ecco perché le sigarette finiscono così in fretta e i prezzi aumentano, dieci centesimi qui e dieci là. Nel portafoglio non rimane nemmeno un euro per il caffè.  Nemmeno gli spiccioli per poter pagare il conto, almeno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sentito dire che la paranoia è talmente paranoica che anche le sue paranoie hanno delle paranoie. Ecco perché le sigarette finiscono così in fretta e i prezzi aumentano, dieci centesimi qui e dieci là. Nel portafoglio non rimane nemmeno un euro per il caffè.  Nemmeno gli spiccioli per poter pagare il conto, almeno per lasciare qualche ricordo come mancia, ad un perfetto sconosciuto. Sbagliando si impara, si impara a perfezionare gli errori, non a evitarli.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/GLI_AMANTI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8595" title="GLI_AMANTI" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/GLI_AMANTI-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a>Sento i bassi dentro la testa, la martellano,  il dolore del parto, quando nascono i sentimenti, ma poi scopro che esistevano già. La maieutica di Socrate, a qualcosa è servito stare tra i banchi freddi di scuola. Un viaggio lungo anni, quasi tre per l’esattezza. Disfare le valigie, poi rifarle credendo la storia finita, sedervisi sopra per fare entrare tutti gli sbagli, incastrarli, nasconderli per bene. Ho sentito dire che la paura ha talmente paura che anche le sue paure hanno delle paure.</p>
<p>Se dovessimo riprenderci, quale sarebbe il dialogo centrale? Il monologo perfetto per non dirci mai addio?.<br />
La telecamera che si sposta velocemente tra gli occhi miei ed i suoi, cosa ci vedreste? Un briciolo di malinconia buttato a caldo su dei miseri mesi. Si torna davvero indietro? Ma poi come si fa quando si calpesta ciò che è già stato calpestato? Troppe domande, che magari avessero le relative risposte.</p>
<p>L’amore è cieco, niente di più vero. Se ci vedesse bene non starei nemmeno qui. Il prezzo delle sigarette aumenta, il prezzo di tutto sale. Sale, sale, sale, sale, sale, sale, e non fa male.<br />
Se dovessimo ascoltarci, quale parola sottolineeremmo?<br />
In grassetto, sbarrata, in caratteri opprimenti: <span style="text-decoration: line-through;"><strong>amore</strong></span> o <span style="text-decoration: line-through;"><strong>tortura</strong></span>?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>Fumo Blu</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 14:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisogna provarli tutti, i gusti. Come fai a dire che certi ti fanno schifo sennò? Io credo che bisogna necessariamente entrare prima dentro la persona, conoscerla a fondo, e poi ottenere il permesso di odiarla con tutta la forza dell’anima. E’ così che ha ottenuto il suo di permesso, quello di ucciderlo così tante volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/ester3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8460" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/ester3-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a>Bisogna provarli tutti, i gusti.<br />
Come fai a dire che certi ti fanno schifo sennò? Io credo che bisogna necessariamente entrare prima dentro la persona, conoscerla a fondo, e poi ottenere il permesso di odiarla con tutta la forza dell’anima. E’ così che ha ottenuto il suo di permesso, quello di ucciderlo così tante volte da dubitare persino della sua stessa esistenza. Nella mente non ci sono condanne sufficienti per colmare l’assenza dei sensi di colpa. E’ così che vanno le cose, nel mondo è illegale e immorale togliere la vita a qualcun altro, ma abbiamo trovato comunque il modo di farlo nella nostra testa. Avendo lo stupido privilegio di poterlo rifare più di una volta. Lei ne aveva il disperato bisogno, per sbarazzarsi di tutti quegli sbagli che avevano come conseguenza una fastidiosa insonnia. Quell’insonnia che non riesce ad alleviare nemmeno un sintomo di una qualunque malattia. Gli stati d’animo si spostavano in lei così rapidamente che gli occhi avrebbero potuto uscire dalle loro orbite proprio come nei fumetti.</p>
<p>La questione, la vera questione di tutto, quella che voleva affogare nel caffè ogni mattina, è il non sapere che cosa stava cercando realmente o cosa gli era successo; la velocità degli eventi aveva affrettato persino la memoria. La felicità, il benessere dello stare soli, oppure la redenzione dal passato? Cos’è che le impediva veramente di allargare quel cazzo di sorriso fino agli angoli delle sua guance immense? Il caffè ogni mattina di certo non era una soluzione. Tanto meno riusciva a farla stare sveglia a dovere. Quando poteva dormiva, di giorno però. E i sogni il giorno se ne vanno. Da un pò di tempo a quella parte conosceva solo gli incubi. In ogni loro sfumatura, Ed è un gran peccato perché le ricordavano che doveva stare male.</p>
<p>Ancora non riusciva a capire per cosa, ma ogni tanto il fumo della sua sigaretta negli occhi gli diceva che era tempo di piangere. Erano giorni particolarmente grigi e nessuno sapeva dove era finito il sole, o perché si fosse rifiutato di sorgere. Non si è mai veramente soli nella propria casa, perché a lungo andare diventa un’incubatrice di desideri malsani, pensieri troppo pesanti e macchie sul lenzuolo di persone che non sono più tornate. Un’incubatrice che tiene nascosti i nostri più remoti e sedentari segreti. E’ così che ogni volta lei decide di uscirne, almeno due volte al giorno. La sua casa cominciava a inghiottirla. Aveva tenuto per sé, da quando si era trasferita lì, un posto speciale che condivideva con lei tutte le strade che aveva percorso per arrivarci. E cominciava a parlare, senza fermarsi. Ogni volta, ogni giorno e più o meno alla stessa ora si incontrava con sé stessa sulla solita panchina, e fino ad allora la sua ombra era rimasta quella di sempre.</p>
<p>&#8220;La gente&#8230; già. Si aspetta che io pianga dalla mattina alla sera. Si aspetta che ogni mio pensiero gli sia dovuto; che ogni mio sorriso debba essere un senso di colpa. E non capiscono. Come non capisco nemmeno io. Se ogni volta che appoggio la testa sul cuscino rimbalza sui miei peccati. La gente si fa giudice, senza tonaca, senza laurea, senza labbra abbastanza degne. La gente si fa giudice e basta, perché gli piace. A te che per due anni hai retto il mio peso senza mai scricchiolare, come me lo spieghi? Se per anni ho cercato me stessa persino nella morte, senza dire niente a nessuno perché in fondo un po’ tutti muoiono, prima o poi. Avrei dovuto forse riunire tutti e dire: ‘ho voglia di cambiare. In definitiva: vivere’. Avrei dovuto addobbare a festa le mie stanze vuote per poter dire alla gente, quella gente, che avevo voglia di sorridere senza bugie tra i denti? L’egoismo sai, non è tenere troppo a una cosa. L’egoismo è quando ti comincia a interessare sempre meno quello che ha da dire l’altro. E’ così che cominciano i silenzi, quelli che finiscono nell&#8217;indifferenza di chi non ha saputo dirci niente. Forse, tutta la fatica che ho accumulato fino ad ora, l’ho vista come fonte di guadagno. Prima o poi tutti avrebbero riconosciuto gli sforzi. Ma non va così.</p>
<p>Io, sai, volevo solo cominciare a guardare il sole con occhi diversi, fare tante cose, uscire e vedere il mondo anche con i suoi. Io, volevo solo vivere di più.&#8221;</p>
<p>Non aveva mai ricevuto risposta, però la consolava il solo fatto di riuscire ancora a parlarne. Se fosse stato il vento, un ramo inclinato, un fiore appena sbocciato o le piccole gocce della pioggia, non le sarebbe mai e poi mai importato. La risposta era superflua.<br />
‘E allora fallo’<br />
Fino ad allora.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>TED Prize Winner 2011: quando l&#8217;arte cambia il mondo.</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 14:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Nale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografie banlieue]]></category>
		<category><![CDATA[inside out]]></category>
		<category><![CDATA[JR]]></category>
		<category><![CDATA[Ted prize 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo può cambiare soltanto dando la possibilità a chiunque di far conoscere le proprie idee agli altri, mischiando le intelligenze. Questo è il fondamento ideologico della TED (Tecnhology, Enterteinment, Design), un&#8217;organizzazione non governativa con un solo scopo: dare la possibilità alle persone di cambiare il mondo diffondendo la propria genialità, &#8220;One wish to change [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo può cambiare soltanto dando la possibilità a chiunque di far conoscere le proprie idee agli altri, mischiando le intelligenze. Questo è il fondamento ideologico della TED (Tecnhology, Enterteinment, Design), un&#8217;organizzazione non governativa con un solo scopo: dare la possibilità alle persone di cambiare il mondo diffondendo la propria genialità, &#8220;One wish to change the world&#8221;. Ogni anno il TED PRIZE viene assegnato all&#8217;artista che più di altri ha saputo, con la sua opera o la sua idea, essere d&#8217;impatto radicale sul mondo. Nell&#8217;edizione di quest&#8217;anno, tenutasi a Marzo in California, è stato premiato un fotografo parigino che si firma con la sigla &#8220;JR&#8221;. Ma cosa ci ha portato la sua arte? La dimostrazione che ogni rivoluzione è possibile, e parte dall&#8217;interno delle nostre comunità, da noi stessi, dalla gente comune.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="rg_ctlv"><a id="rg_hl" class="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://img.shockblast.net/2010/11/ShockBlast_jr-street-art-big-photographs-2011-ted-prize-winner-151.jpg&amp;imgrefurl=http://www.shockblast.net/jr-the-ted-prize-2011-winner/shockblast_jr-street-art-big-photographs-2011-ted-prize-winner-161/&amp;usg=__eBWBKqK-AwF1YHDKlTJuvALzOg0=&amp;h=457&amp;w=636&amp;sz=53&amp;hl=it&amp;start=49&amp;zoom=1&amp;tbnid=7ueC7gHDnH_wtM:&amp;tbnh=140&amp;tbnw=187&amp;ei=yNANTomjH9HHswbhmP34Dg&amp;prev=/search%3Fq%3DJR%2Bted%2Bprize%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DX%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1440%26bih%3D781%26tbm%3Disch&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=181&amp;vpy=184&amp;dur=3681&amp;hovh=190&amp;hovw=265&amp;tx=152&amp;ty=120&amp;page=3&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:0,s:49"><img class="rg_hi" style="width: 265px; height: 190px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTYbjPRC2Yvj6ZrPuEpcjO1AxpGaEcyOw6_9JywE6BNs7Mpqzv4" alt="" width="265" height="190" /></a></span></p>
<p>Ci troviamo nei sobborghi di Parigi, nel 2004. JR scatta fotografie ai volti delle persone per poi appenderle in manifesti di grandi dimensioni lungo le mura del quartiere, l&#8217;idea è quella di mostrare come l&#8217;arte si nasconda anche dove non sembra più esserci, tra la violenza e la povertà, tra gli ultimi. Quando nel 2005 scoppia la protesta delle banlieue la prima auto a prendere fuoco (immortalata dai media) si trova proprio davanti ad una delle sue foto che viene così vista in tutte le televisioni del mondo. Nel 2006 JR ha un colpo di genio, esportare i volti di quella gente in tutta la città, portare le crude realtà dei sobborghi in tutta Parigi. E così farà, mettendo nome e cognome sotto ogni volto, portando caricature di realtà all&#8217;intera Parigi e, di conseguenza, al mondo intero tramite i media. Ma cosa lo spinge a fare tutto questo? Possiamo capire questo processo con una sua semplice frase:</p>
<p><strong>&#8220;The real heroes are sometimes not whereyou think they are, they are right there in the street every where around you&#8221;</strong>.</p>
<p><a id="rg_hl" class="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.tedprize.org/wp-content/themes/default/images/img_hp_jr_6.jpg&amp;imgrefurl=http://emuarchitects.com/2011/02/17/2011-ted-prize-awarded-to-artist-jr/&amp;usg=__-hUEdbDyyiuQw6LX6E7w6iEZBxM=&amp;h=235&amp;w=642&amp;sz=51&amp;hl=it&amp;start=175&amp;zoom=1&amp;tbnid=T6MFjcHl9xh90M:&amp;tbnh=68&amp;tbnw=185&amp;ei=yNANTomjH9HHswbhmP34Dg&amp;prev=/search%3Fq%3DJR%2Bted%2Bprize%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DX%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1440%26bih%3D781%26tbm%3Disch&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=324&amp;vpy=416&amp;dur=1&amp;hovh=136&amp;hovw=371&amp;tx=210&amp;ty=63&amp;page=8&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:19,s:175"><img class="rg_hi alignright" style="width: 371px; height: 136px;" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT_wrspv68YrjpN2JKrYK1Ul3a7NZvJ8DTw_5gOpuCzGoY2NoZU" alt="" width="371" height="136" /></a></p>
<p>Con questa geniale idea di fondo compie il vero passo rivoluzionario della sua vita artistica. Sugli stessi media dove vedeva ora le sue fotografie parlano del conflitto israelo-palestinese. Lui e un amico pensano che in tanto odio l&#8217;unica cosa che possono fare è fotografare i volti delle persone ed appenderle sulle mura (che a Gerusalemme non mancano). L&#8217;operazione è rischiosa, anche perchè decidono spesso di mischiare i volti: appendere in territori palestinesi volti sorridenti di israeliani e viceversa. Si aspettano reazioni violente, guai con la polizia ed invece la reazione è meravigliosa, si scopre che ad un cittadino israeliano non da nessun fastidio vedersi davanti il faccione sornione di un palestinese tutte le mattine, le uniche difficoltà sono le censure del governo israeliano che spesso fa strappare i manifesti. Ma la vera opera d&#8217;arte è un&#8217;altra: dimostra che l&#8217;odio viene dall&#8217;alto. La gente sorride vedendo propri simili sorridere, un uomo che vede una faccia gigante in tutto e per tutto simile alla propria è più felice. In mezzo alla guerra, ai missili e alle decisioni dei potenti la vera opera è (ri)vedere la gente comune, quella su cui ogni decisione grava pesantemente.</p>
<p>Ma per l&#8217;artista non è abbastanza, il suo nuovo progetto ed il suo nuovo limite è portare alla luce dell&#8217;arte e della fotografia la condizione delle donne, delle donne africane in partenza. Il museo è sempre l&#8217;ambiente urbano, il pubblico è il comune abitante della città che passeggia per strada, il soggetto il volto delle donne, di tutte le donne che vivono in situazioni critiche nel mondo. L&#8217;artista sta facendo un viaggio in giro per il mondo per fotografare più volti femminili possibili e le sue foto abbeliscono le città e le coscienze dell&#8217;intero globo, pensate che in Kenya molte sue opere stampate in vinile fungono da tetto per le case evitando che possa piovere dentro, quando si dice che l&#8217;arte non può cambiare il mondo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ANDREA NALE</em></strong></p>
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