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	<title>Wild Italy &#187; Racconti</title>
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	<description>Informazione Indipendente in Internet</description>
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		<title>Nonostante tutto, auguri&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 12:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Auguri a chi spera che in fondo, questo paese vedrà prima o poi la luce ma anche a quelli che cominciano ad andare in giro con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte. Auguri a chi crede ancora in una politica onesta, cioè una politica ma anche a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Auguri a chi spera che in fondo, questo paese vedrà prima o poi la luce ma anche a quelli che cominciano ad andare in giro con dei cartelli appesi al collo, urlando che la fine del mondo è alle porte.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/01/italia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1491" title="italia" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/01/italia.jpg" alt="" width="360" height="300" /></a>Auguri a chi crede ancora in una politica onesta, cioè una politica ma anche a quelli che ormai credono che siano più autorevoli le organizzazioni criminali e le lobbies, rispetto al nostro parlamento.</p>
<p>Auguri a chi credeva che dopo il ventennio berlusconiano saremmo stati meglio e a chi invece sentiva già puzza di bruciato&#8230;o di cetriolo, fate voi&#8230;</p>
<p>Auguri ai militanti di partito, che in molti casi sono centomila volte più validi, rispetto ai dinosauri che occupano i vertici più alti.</p>
<p>Auguri a chi crede che esistano ancora destra e sinistra e a chi dava credito a Gaber, quando cantava &#8220;Che cos&#8217;è la destra, che cos&#8217;è la sinistra&#8221;.</p>
<p>Auguri a chi vuole un ricambio generazionale della politica e delle istituzioni e a chi pensa invece che i possibili &#8220;sostituti&#8221; siano più che altro dei &#8220;giovani vecchi&#8221;.</p>
<p>Auguri a chi pensa che la &#8220;legge è uguale per tutti&#8221; ed anche a quelli che pensano invece che tale scritta vada tolta dai tribunali perché suona sempre di più come una presa in giro.</p>
<p>Auguri a chi per difendere il proprio diritto al lavoro è costretto a salire in cima ad una torre per farsi sentire ed anche a quelli che voltano le spalle di fronte alle loro richieste, fregandosene altamente.</p>
<p>Auguri a chi è scappato dall&#8217;Italia e ha trovato lavoro dopo neanche una settimana e a chi invece è rimasto qui, sentendosi un po&#8217; fesso, ma non perdendo la speranza di poter migliorare la sua condizione.</p>
<p>Auguri a chi si informa solo attraverso la televisione e solo adesso capisce che il mondo è al di là di quel tubo catodico e auguri a quelli che invece vogliono rimanere tra il pubblico di &#8220;Uomini e Donne&#8221;, pensando che quella sia la loro realtà.</p>
<p>Auguri ai giornalisti, che saranno una brutta razza ma tentano in qualche modo di raccontare i tempi che viviamo ed auguri anche a quei leccaculo che del giornalista, possono mostrare solo il tesserino.</p>
<p>Auguri alle persone che fanno cittadinanza attiva, che rischiano ogni giorno di essere ostacolati ma non demordono perché credono che il popolo si sveglierà &#8211; prima o poi &#8211; da questo torpore indotto ed auguri anche a quelli che pensano invece che tutto ciò sia perfettamente inutile</p>
<p>Auguri alle Forze dell&#8217;Ordine, che &#8211; nonostante siano sottopagate &#8211; continuano a svolgere il loro lavoro con una dedizione notevole e auguri anche a quelli che invece in questa situazione, molto spesso perdono la testa.</p>
<p>Auguri a chi si sente solo al mondo e a chi, pur avendo delle persone che gli vogliono bene, non se ne rende conto.</p>
<p>Auguri a chi l&#8217;albero non se lo può permettere, ma ha il dono più bello che ci sia: l&#8217;affetto dei suoi cari ed auguri anche a quelli che pur dormendo sopra le banconote da 500 euro, sentono che alla loro vita manca qualcosa.</p>
<p>Nonostante tutto, faccio i miei più sinceri auguri a tutti per un buon natale ed un felice anno nuovo&#8230;</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">AGGIORNAMENTI:</span></em></strong></p>
<p>Francesco scrive, nei commenti qui sotto: &#8220;<em>Auguri a quelli che si prendono manganellate e mesi di reclusione per opporsi al regime che vuole devastare la nostra bella Italia in nome di un’economia marcia e bisunta che rende tutti noi poveri e teleguidati. Grazie no tav, resistete</em>&#8220;.</p>
<p>Se mi sono dimenticato di fare gli auguri a qualcuno, scrivete tutto nei commenti e lo aggiungerò</p>
<p>Ancora auguri</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cZEQF9K-ksc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;hd=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/cZEQF9K-ksc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;hd=1" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>&#8216;Non è niente&#8217;</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/non-e-niente-9682/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/non-e-niente-9682/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 12:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasceva in un piccolo borgo, crescendo poi in un altro, innamorandosi definitivamente di molti altri posti. ‘Non ci credo, nel vedere così tante possibilità E non trovare nessuno disposto a prendersene cura. Così ho aperto la finestra Di un mattino lungo e freddo, Sperando di poterla vedere avvolta nella sua sciarpa, Come quando un tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nasceva in un piccolo borgo, crescendo poi in un altro, innamorandosi definitivamente di molti altri posti.</p>
<p>‘Non ci credo, nel vedere così tante possibilità<br />
E non trovare nessuno disposto a prendersene cura.<br />
Così ho aperto la finestra<br />
Di un mattino lungo e freddo,<br />
Sperando di poterla vedere avvolta nella sua sciarpa,<br />
Come quando un tempo usciva senza un suo piano<br />
Senza un suo scopo, senza una sua meta.<br />
Come quando un tempo portava a spasso i pensieri,<br />
Gli faceva reggere la sua andatura, poi correre, poi riprendersi.<br />
Così ho aperto la finestra e ho sperato tanto che ci fosse il sole,<br />
<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/12/ALLA-FINESTRA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9683" title="ALLA FINESTRA" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/12/ALLA-FINESTRA-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>E quando l’ho visto ho sperato che avesse voluto vederlo anche lei.<br />
Ed ho aspettato.<br />
Col mio caffè e con le sue sigarette.<br />
La vidi al bruciare della terza,<br />
Sorseggiando il mio quarto caffè.<br />
Senza sciarpa, con uno scopo preciso, con un suo piano<br />
E una sua meta.</p>
<p>Svoltava gli angoli con<br />
I suoi passi decisi, piccoli, veloci.<br />
Poi ho avuto paura che non rivolgesse lo sguardo<br />
Verso queste tende color viola.<br />
Ma ho visto i suoi occhi felici rivolti a me e mi hanno detto:<br />
‘L’abbiamo visto anche noi il sole, non è bello vero?’.<br />
Sono corso  poi all’altra finestra,<br />
Così l’ho aperta, poi ho avuto paura che non rivolgesse lo sguardo<br />
Verso queste tende color panna.<br />
Ma ho visto le sue labbra socchiuse che mi hanno sossurato:<br />
‘L’amore più bello l’abbiamo fatto in quelle viola’.<br />
Così sono corso di nuovo alle tende color viola,<br />
Ed ho avuto paura che i suoi occhi stavolta si fossero stancati,<br />
Ha appoggiato le orecchie al vento e le ho detto:<br />
‘Ma è in quelle color panna che t’ho detto quanto ti amo’.</p>
<p>Nasceva in un borgo tra mille amici, crescendo poi tra altri, innamorandosi definitivamente di uno solo.</p>
<p style="text-align: right;"> <strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>La pesce spada e il clandestino</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/la-pesce-spada-e-il-clandestino-9082/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 21:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Masielli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vi piace venite in teatro o comprate il libro che uscirà quanto prima. Saremo il 18 dicembre al Cinema Palazzo per rendere omaggio e a dare un nome a tutte le vittime di questi viaggi in mare carichi di disperati. Se il  mare s’ arrabbia, s’accende del colore del sangue che dal profondo  riemerge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Se vi piace venite in teatro o comprate il libro che uscirà quanto prima.</strong></em><br />
<em><strong>Saremo il 18 dicembre al Cinema Palazzo per rendere omaggio e a dare un nome a tutte le vittime di questi viaggi in mare carichi di disperati.</strong></em></p>
<p>Se il  mare s’ arrabbia, s’accende del colore del sangue che dal profondo  riemerge sulla superficie delle onde. Certe tragedie possono  accadere solo di notte. Allora tutto sembra diverso. I  fuochi fatui scintillano sulla cresta del mare come le lanterne accese in un cimitero.</p>
<p>Quello che stava per accadere era solo un gioco per il mare.</p>
<p>Le onde toccavano il cielo per poi  infrangersi sulle chiatte che alleggerite dall’usura del tempo volavano come aquiloni sulla cresta delle onde per disintegrarsi all&#8217;orizzonte.   Il mare rideva a largo ma  poi rideva fragorosamente a riva, quasi fosse un bimbo intento nel suo gioco. Era quella l’intima natura del mare che non provava alcuna vergogna, neppure davanti alla morte, perchè quello era il suo destino.</p>
<p>Sul porto un coro di luoghi comuni si innalzava sospinto dai venti di passaggio per raggiungere una imbarcazione di clandestini in mezzo al mare. Donne, uomini e forse anche animali stavano dritti o addirittura arrampicati  sui promontori. Le cantilene avevano la forma della pietraia e gli aculei dei fichi d’india appesi in cielo.</p>
<p>Quelli del coro sorvegliavano che la tragedia si compisse davvero. Se quell’ennesimo centinaio di corpi fossero scomparsi in mare, sarebbe stato un bene per tutti, e sarebbero poi venute le televisioni, le radio, ed i cameramen e tutti quelli del governo, accompagnati dai loro fidi cani da guardia in giacca e cravatta,  e tutti avrebbero potuto continuare a piangere lacrime e sangue con quel perbenismo che li rendeva tutti perfettamente uguali.</p>
<p><em>“COSA VOLETE DA NOI?”</em></p>
<p><em>’ LA TERRA E’ NOSTRA”</em></p>
<p><em>“COSA  FACCIAMO CON VOI?”</em></p>
<p><em>“LAVORO, SOLDI?”</em></p>
<p><em>“ ANDATEVENE!”</em></p>
<p><em>“ GOVERNO, RISPONDI, TI STO CHIAMANDO, PERCHE’ NON RISPONDI”</em></p>
<p><em>“INVASIONE! E’ INVASIONE! SIAMO  INVASI”</em></p>
<p><em>“GOVERNO , MAL GOVERNO, BUON GOVERNO”</em></p>
<p><em>“STRACCIONI, MISERABILI,  DELINQUENTI”</em></p>
<p><em>“ ANDATE VIA, VIA!”</em></p>
<p><em>“QUESTA E’  TERRA  NOSTRA”</em></p>
<p>Si alzo&#8217; allora  il vento in quella notte di tempesta, e rubo&#8217; dalle bocche semiaperte dei coristi quei luoghi comuni che giacevano millenari nella retorica pietrosa dell’isola. Con un colpo di vento  li porto’ ai migranti della barca  traducendoli nei dialetti piu’ stretti dei vicoli marinari di Lampedusa affinchè  nessun clandestino della barca li<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/10/phare-du-four.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9088" title="phare-du-four" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/10/phare-du-four-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a> potesse capire.</p>
<p>I luoghi comuni giunsero fino  alla barca quando ancora questa era lontana, persa nel mare. L&#8217;impeto delle onde non si quietava, a volte sembrava voler  trascinare via l’imbarcazione verso vie laterali, ignote ai migranti,  o addirittura, cosa ancor peggiore,  riportarli in quella patria che non si poteva piu’ definire tale. Piu’ che un mare sembrava essere l’ inconscio che  aveva abbandonato il suo essere umano per trasformarsi in tempesta.</p>
<p>Quei suoni parvero ai migranti un&#8217;eco che forse proveniva dalle sirene. Neppure il vento capi’ cio’ che portava come messaggero. Si trattava di minacce, incitamenti alla guerriglia urbana, alla rivolta. Le parole si erano trasformate in canti con suoni musicali cosi’suadenti, d’un italiano così forbito da essersi anche lui perduto in mezzo al mare. Il vento aveva avuto pietà di loro, della loro bassezza, e con l’aiuto della tempesta aveva camuffato la realtà affinchè non arrivasse alle orecchie di quella povera gente sul barcone.</p>
<p>Il ragazzo indossava un paio di jeans. Portava un giubbotto pesante con un cappuccio che lo doveva proteggere dagli schizzi d’acqua ma ormai gli indumenti erano talmente bagnati che si sentiva nudo. Invece di stringersi tra le braccia gli stracci per provare la sensazione del calore, teneva  le mani saldamente aggrappate al bordo della barca mentre controllava se lontano appariva quella striscia di colore piu’ intenso che identificava l’arrivo nella nuova terra.  Odiava quella  nebbia che gli bloccava lo sguardo e gli si appiccicava sul viso, come fosse colla. La paura di  essersi perso era un pensiero costante. Comincio’ anche a temere sull’onestà dei due  scafisti. Forse stavano andando alle porte dell’inferno oppure il loro intento era quello di gettarli tutti  in mare. Tutto questo era nella sua testa e rullava come un film in moviola: le immagini passavano  e ripassavano senza dargli tregua,  come se fosse uno di quei vecchi  meccanismi incantati. Voleva una tregua da quella folla di pensieri,  era l’unica cosa che desiderava il ragazzo,  quasi piu’che mangiare e bere.</p>
<p>&#8220;Dove sei terra&#8230;.maledetta, benedetta terra, dove sei?&#8221;  ripeteva a bassa voce come una cantilena “E’ vietato morire a 18anni, deve essere vietato morire a 18anni, deve essere vietato dalla legge di morire a 18anni”. Gli scafisti non lo perdevano d’occhio. Osservavano con sospetto ogni suo movimento. Pensavano che forse nascondeva l’acqua o forse il cibo, o forse del denaro.  Pisciare ad  esempio significava aver bevuto,  avere dell’acqua nascosta da qualche parte, e questo preoccupava notevolmente gli scafisti perché contravveniva a quelle regole barbare che avevano imposto prima della partenza.</p>
<p>Il ragazzo continuava a tenere saldamente le mani appoggiate al bordo del barcone quando dal fondo del mare apparvero dei riflessi di luce cangiante dalla forma arrotondata. Erano le uniche presenze splendenti in quel buio. Era come se volessero a tutti i costi farsi notare per la loro luce e brillantezza. Anche la luna che aveva il volto scoperto proiettava il suo fascio di luce verso di loro creando un riflesso che andava e tornava. All’inizio non fu facile capire cosa fossero. Brillavano e sembrava che volessero salire in superficie. Nonostante le grandi onde, dal fondo del mare saliva una luce intensa, come accogliente.  Il ragazzo guardo’ meglio  sporgendosi dalla barca fino quasi a collassare verso l’esterno. La donna che gli sedeva accanto accenno’ al gesto spontaneo di trattenerlo o forse di aiutarlo a gettarsi, chissà.</p>
<p>Il ragazzo cercò di allargare l’orizzonte della sua vista, sparpagliando le onde che si infrangevano sui bordi della barca. Ma era impossibile vedere meglio. Allora il ragazzo penso’ che arrivare a terra non fosse poi cosi importante e impellente per la sua vita e per cambiare il suo destino. Meglio era verificare se si trattava veramente di un tesoro fatto di tante monetine d’oro sparse sul fondo del mare. Era quindi piu’ intelligente   prima impadronirsi del tesoro, metterlo nello zaino, in tasca, dentro le scarpe, nei calzini e pure nelle mutande. Poi arrivare a terra. Tanto peggio di cosi c’era solo la morte. Il problema di come arrivare a terra se lo sarebbe posto solo dopo aver agguantato tutto quel tesoro sotto di lui.</p>
<p>Da un’altra parte dell’orizzonte, non molto distante per la verità dalla barca degli scafisti, un&#8217;altra imbarcazione era intenta nella pesca miracolosa. Ma nessuna delle due seppe in quel frangente dell’esistenza dell’altra, sebbene cosi vicine. La sottrazione di vite al sistema generale non era affare di poco conto. Era considerato necessario alla sopravvivenza dell’uomo; quindi poco importava se quella che i pescatori avrebbero condotto quella notte fosse una mattanza e  un’azione di pesca secondo regola e tradizione. Era quindi  irrilevante se i pesci e tutte le specie marine di quello specchio d’acqua avrebbero partecipato. Le mal capitate tartarughe, delfini, conchiglie, pescispada e tonni restarono quella notte tutti tristemente  avvinghiati nella spadara.</p>
<p>“Ma quello è un tesoro, sono monete di oro zecchino!”, disse il ragazzo.</p>
<p>Le illusioni quella notte passavano da lì nonostante ci fosse tempesta e quel mare  un immenso inconscio. Anche loro erano in cerca di prede. Le illusioni erano specializzate nella caccia ai sogni. Quando ne trovavano uno, lo distraevano con i loro giochi suadenti. Lo ubriacavano, lo drogavano per poi abbandonarlo al suo povero destino.</p>
<p>“Dai, vieni giu’, lasciati andare! Ci saro’ io a guidarti al tesoro, non ti fidi di me? Non ti fidi dei tuoi sogni?”</p>
<p>“Ma la terra?”</p>
<p>“Dai retta a me, le vere mete da raggiungere sono quelle dei sogni! La realta? E’ una Triste terra d’approdo” e detto questo spari’ nella nebbia quasi dissolvendosi proprio come fanno i sogni quando terminano con il risveglio. Era sicura che il ragazzo si sarebbe buttato.</p>
<p>Allora il ragazzo non seppe piu’ come difendersi dai suoi stessi pensieri. Si arrese a loro. Ma si arrese anche agli sguardi degli  scafisti, alla donna che voleva il suo spazio nel barcone per riporvi quel bambino nascosto tra gli stracci umani di chi sa chi, e a quell’illusione cosi suadente che si era appena dissolta davanti a lui..</p>
<p>Si butto’! Fu un tonfo sordo, quasi uguale al rumore della stessa acqua quando s’infrange sulla barca.  Nessuno dette piu’ di tanta importanza a quel gesto. Videro un ragazzo che per giorni aveva tenuto duro alla sete, alla fame, ai vagheggiamenti delle sirene e agli scafisti. Aveva avuto addirittura la forza di ripetere i versi di una strana poesia:</p>
<p>“vietato morire a 18 anni, è severamente vietato morire a 18 anni, è vietato dalla legge morire a 18 anni”</p>
<p>Non vedendo chiaro a quell’ora di notte  quale fosse il suo reale destino e  se quella terra pagata e promessa fosse veramente cosi’ lontana, si getto’ dalla barca inesorabilmente in fondo al mare.</p>
<p>Quando la donna  realizzo’ che poteva distendersi  piu’ comodamente sulla barca, e che aveva guadagnato un posto, non se lo fece dire due volte: allungo’ le gambe e si riaddormento’. O forse mori. Non lo sapremo mai. Probabilmente non si giro’  a vedere  semmai quel ragazzo fosse ancora tra le onde. Aveva tutti i muscoli del collo  congelati o forse era diventata  indifferente alla morte.</p>
<p>I pesci agguantati dalla spadara vennero portati al piano superiore, quello dove gli uomini comandano. Tentarono ancora di ribellarsi, a loro modo: quasi senza convinzione si agitavano l’uno su l’altro, irriconoscibili nei connotati di razza.  Il ragazzo si getto’ al piano di sotto, in quello che gli uomini del piano di sopra chiamano mare. Quello in realtà è un non luogo e  dove erano rimasti ben pochi pesci. Uno strano silenzio avvolse il ragazzo, anche se da lontano qualcuno cantava una strana canzone che diceva:</p>
<p id="yui_3_2_0_1_1319191305140113"><em id="yui_3_2_0_1_1319191305140110">CI PIGGHIAMI A FEMMINEDDA DRITTU DRITTU INTRA LU CORI E CHIANCIA DI DULURI</em></p>
<p><em>E LA VARCA LA TIRAVA E LU SANGUE CURRIA</em></p>
<p><em>E LU MASCULU CHIANCIA E LU MASCULU PARIA IMPAZZUTO</em></p>
<p><em>E CI DICIA  AMURI AMURI NON CHIAGIRI……..</em></p>
<p>I moti sotterranei  e le spadare avevano fatto il proprio lavoro.  Avevano agguantato, ammanettato per chilometri e chilometri tanto di quel mare che poteva essere ricostituito un secondo Mediterraneo, da qualche altra parte. Chissà cosa avrebbero detto gli italiani, i greci, i siciliani  e tutti quelli lungo i confini.  In tutto questo la Pescespada fu portata lontano, lontano. Pesce, il suo compagno, aveva provato a seguirla, ma non ce l’aveva fatta.</p>
<p>Il mare era una festa di schizzi e di schiaffi. Preso dalla  sua follia,  quando le urla di dolore si facero piu’ acute, in presenza della morte, continuo’ a ridere beffardo alle sue creature, senza rispondere a quelle domande innocenti. Si trattava comunque di un gioco, Solo il ripetersi di un gioco. Del resto nella vita si ripetono i giochi tutti i giorni, le notti, i mesi e gli anni</p>
<p>Pesce con i grandi occhioni ripeteva sommessamente che era tutta colpa sua, che non aveva saputa difendere la pesce spada, che forse era stato bloccato dalla paura mentre lei gli urlava con tutto la voce che aveva in corpo “scappa amor mio, scappa”</p>
<p>Ma lui non era già piu’ in grado di sentire. Travolto dagli eventi e dalle stesse passioni scappo’ impaurito e mortificato.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>LAURA MASIELLI</em></strong></p>
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		<title>Ist deraglia.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sentito dire che la paranoia è talmente paranoica che anche le sue paranoie hanno delle paranoie. Ecco perché le sigarette finiscono così in fretta e i prezzi aumentano, dieci centesimi qui e dieci là. Nel portafoglio non rimane nemmeno un euro per il caffè.  Nemmeno gli spiccioli per poter pagare il conto, almeno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sentito dire che la paranoia è talmente paranoica che anche le sue paranoie hanno delle paranoie. Ecco perché le sigarette finiscono così in fretta e i prezzi aumentano, dieci centesimi qui e dieci là. Nel portafoglio non rimane nemmeno un euro per il caffè.  Nemmeno gli spiccioli per poter pagare il conto, almeno per lasciare qualche ricordo come mancia, ad un perfetto sconosciuto. Sbagliando si impara, si impara a perfezionare gli errori, non a evitarli.</p>
<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/GLI_AMANTI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8595" title="GLI_AMANTI" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/GLI_AMANTI-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a>Sento i bassi dentro la testa, la martellano,  il dolore del parto, quando nascono i sentimenti, ma poi scopro che esistevano già. La maieutica di Socrate, a qualcosa è servito stare tra i banchi freddi di scuola. Un viaggio lungo anni, quasi tre per l’esattezza. Disfare le valigie, poi rifarle credendo la storia finita, sedervisi sopra per fare entrare tutti gli sbagli, incastrarli, nasconderli per bene. Ho sentito dire che la paura ha talmente paura che anche le sue paure hanno delle paure.</p>
<p>Se dovessimo riprenderci, quale sarebbe il dialogo centrale? Il monologo perfetto per non dirci mai addio?.<br />
La telecamera che si sposta velocemente tra gli occhi miei ed i suoi, cosa ci vedreste? Un briciolo di malinconia buttato a caldo su dei miseri mesi. Si torna davvero indietro? Ma poi come si fa quando si calpesta ciò che è già stato calpestato? Troppe domande, che magari avessero le relative risposte.</p>
<p>L’amore è cieco, niente di più vero. Se ci vedesse bene non starei nemmeno qui. Il prezzo delle sigarette aumenta, il prezzo di tutto sale. Sale, sale, sale, sale, sale, sale, e non fa male.<br />
Se dovessimo ascoltarci, quale parola sottolineeremmo?<br />
In grassetto, sbarrata, in caratteri opprimenti: <span style="text-decoration: line-through;"><strong>amore</strong></span> o <span style="text-decoration: line-through;"><strong>tortura</strong></span>?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>Fumo Blu</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/fumo-blu-8456/</link>
		<comments>http://www.wilditaly.net/fumo-blu-8456/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 14:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ester Sarto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisogna provarli tutti, i gusti. Come fai a dire che certi ti fanno schifo sennò? Io credo che bisogna necessariamente entrare prima dentro la persona, conoscerla a fondo, e poi ottenere il permesso di odiarla con tutta la forza dell’anima. E’ così che ha ottenuto il suo di permesso, quello di ucciderlo così tante volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/ester3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8460" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/09/ester3-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a>Bisogna provarli tutti, i gusti.<br />
Come fai a dire che certi ti fanno schifo sennò? Io credo che bisogna necessariamente entrare prima dentro la persona, conoscerla a fondo, e poi ottenere il permesso di odiarla con tutta la forza dell’anima. E’ così che ha ottenuto il suo di permesso, quello di ucciderlo così tante volte da dubitare persino della sua stessa esistenza. Nella mente non ci sono condanne sufficienti per colmare l’assenza dei sensi di colpa. E’ così che vanno le cose, nel mondo è illegale e immorale togliere la vita a qualcun altro, ma abbiamo trovato comunque il modo di farlo nella nostra testa. Avendo lo stupido privilegio di poterlo rifare più di una volta. Lei ne aveva il disperato bisogno, per sbarazzarsi di tutti quegli sbagli che avevano come conseguenza una fastidiosa insonnia. Quell’insonnia che non riesce ad alleviare nemmeno un sintomo di una qualunque malattia. Gli stati d’animo si spostavano in lei così rapidamente che gli occhi avrebbero potuto uscire dalle loro orbite proprio come nei fumetti.</p>
<p>La questione, la vera questione di tutto, quella che voleva affogare nel caffè ogni mattina, è il non sapere che cosa stava cercando realmente o cosa gli era successo; la velocità degli eventi aveva affrettato persino la memoria. La felicità, il benessere dello stare soli, oppure la redenzione dal passato? Cos’è che le impediva veramente di allargare quel cazzo di sorriso fino agli angoli delle sua guance immense? Il caffè ogni mattina di certo non era una soluzione. Tanto meno riusciva a farla stare sveglia a dovere. Quando poteva dormiva, di giorno però. E i sogni il giorno se ne vanno. Da un pò di tempo a quella parte conosceva solo gli incubi. In ogni loro sfumatura, Ed è un gran peccato perché le ricordavano che doveva stare male.</p>
<p>Ancora non riusciva a capire per cosa, ma ogni tanto il fumo della sua sigaretta negli occhi gli diceva che era tempo di piangere. Erano giorni particolarmente grigi e nessuno sapeva dove era finito il sole, o perché si fosse rifiutato di sorgere. Non si è mai veramente soli nella propria casa, perché a lungo andare diventa un’incubatrice di desideri malsani, pensieri troppo pesanti e macchie sul lenzuolo di persone che non sono più tornate. Un’incubatrice che tiene nascosti i nostri più remoti e sedentari segreti. E’ così che ogni volta lei decide di uscirne, almeno due volte al giorno. La sua casa cominciava a inghiottirla. Aveva tenuto per sé, da quando si era trasferita lì, un posto speciale che condivideva con lei tutte le strade che aveva percorso per arrivarci. E cominciava a parlare, senza fermarsi. Ogni volta, ogni giorno e più o meno alla stessa ora si incontrava con sé stessa sulla solita panchina, e fino ad allora la sua ombra era rimasta quella di sempre.</p>
<p>&#8220;La gente&#8230; già. Si aspetta che io pianga dalla mattina alla sera. Si aspetta che ogni mio pensiero gli sia dovuto; che ogni mio sorriso debba essere un senso di colpa. E non capiscono. Come non capisco nemmeno io. Se ogni volta che appoggio la testa sul cuscino rimbalza sui miei peccati. La gente si fa giudice, senza tonaca, senza laurea, senza labbra abbastanza degne. La gente si fa giudice e basta, perché gli piace. A te che per due anni hai retto il mio peso senza mai scricchiolare, come me lo spieghi? Se per anni ho cercato me stessa persino nella morte, senza dire niente a nessuno perché in fondo un po’ tutti muoiono, prima o poi. Avrei dovuto forse riunire tutti e dire: ‘ho voglia di cambiare. In definitiva: vivere’. Avrei dovuto addobbare a festa le mie stanze vuote per poter dire alla gente, quella gente, che avevo voglia di sorridere senza bugie tra i denti? L’egoismo sai, non è tenere troppo a una cosa. L’egoismo è quando ti comincia a interessare sempre meno quello che ha da dire l’altro. E’ così che cominciano i silenzi, quelli che finiscono nell&#8217;indifferenza di chi non ha saputo dirci niente. Forse, tutta la fatica che ho accumulato fino ad ora, l’ho vista come fonte di guadagno. Prima o poi tutti avrebbero riconosciuto gli sforzi. Ma non va così.</p>
<p>Io, sai, volevo solo cominciare a guardare il sole con occhi diversi, fare tante cose, uscire e vedere il mondo anche con i suoi. Io, volevo solo vivere di più.&#8221;</p>
<p>Non aveva mai ricevuto risposta, però la consolava il solo fatto di riuscire ancora a parlarne. Se fosse stato il vento, un ramo inclinato, un fiore appena sbocciato o le piccole gocce della pioggia, non le sarebbe mai e poi mai importato. La risposta era superflua.<br />
‘E allora fallo’<br />
Fino ad allora.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ESTER SARTO</em></strong></p>
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		<title>TED Prize Winner 2011: quando l&#8217;arte cambia il mondo.</title>
		<link>http://www.wilditaly.net/ted-prize-winner-2011-quando-larte-cambia-il-mondo-8009/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 14:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Nale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografie banlieue]]></category>
		<category><![CDATA[inside out]]></category>
		<category><![CDATA[JR]]></category>
		<category><![CDATA[Ted prize 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo può cambiare soltanto dando la possibilità a chiunque di far conoscere le proprie idee agli altri, mischiando le intelligenze. Questo è il fondamento ideologico della TED (Tecnhology, Enterteinment, Design), un&#8217;organizzazione non governativa con un solo scopo: dare la possibilità alle persone di cambiare il mondo diffondendo la propria genialità, &#8220;One wish to change [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo può cambiare soltanto dando la possibilità a chiunque di far conoscere le proprie idee agli altri, mischiando le intelligenze. Questo è il fondamento ideologico della TED (Tecnhology, Enterteinment, Design), un&#8217;organizzazione non governativa con un solo scopo: dare la possibilità alle persone di cambiare il mondo diffondendo la propria genialità, &#8220;One wish to change the world&#8221;. Ogni anno il TED PRIZE viene assegnato all&#8217;artista che più di altri ha saputo, con la sua opera o la sua idea, essere d&#8217;impatto radicale sul mondo. Nell&#8217;edizione di quest&#8217;anno, tenutasi a Marzo in California, è stato premiato un fotografo parigino che si firma con la sigla &#8220;JR&#8221;. Ma cosa ci ha portato la sua arte? La dimostrazione che ogni rivoluzione è possibile, e parte dall&#8217;interno delle nostre comunità, da noi stessi, dalla gente comune.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="rg_ctlv"><a id="rg_hl" class="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://img.shockblast.net/2010/11/ShockBlast_jr-street-art-big-photographs-2011-ted-prize-winner-151.jpg&amp;imgrefurl=http://www.shockblast.net/jr-the-ted-prize-2011-winner/shockblast_jr-street-art-big-photographs-2011-ted-prize-winner-161/&amp;usg=__eBWBKqK-AwF1YHDKlTJuvALzOg0=&amp;h=457&amp;w=636&amp;sz=53&amp;hl=it&amp;start=49&amp;zoom=1&amp;tbnid=7ueC7gHDnH_wtM:&amp;tbnh=140&amp;tbnw=187&amp;ei=yNANTomjH9HHswbhmP34Dg&amp;prev=/search%3Fq%3DJR%2Bted%2Bprize%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DX%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1440%26bih%3D781%26tbm%3Disch&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=181&amp;vpy=184&amp;dur=3681&amp;hovh=190&amp;hovw=265&amp;tx=152&amp;ty=120&amp;page=3&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:0,s:49"><img class="rg_hi" style="width: 265px; height: 190px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTYbjPRC2Yvj6ZrPuEpcjO1AxpGaEcyOw6_9JywE6BNs7Mpqzv4" alt="" width="265" height="190" /></a></span></p>
<p>Ci troviamo nei sobborghi di Parigi, nel 2004. JR scatta fotografie ai volti delle persone per poi appenderle in manifesti di grandi dimensioni lungo le mura del quartiere, l&#8217;idea è quella di mostrare come l&#8217;arte si nasconda anche dove non sembra più esserci, tra la violenza e la povertà, tra gli ultimi. Quando nel 2005 scoppia la protesta delle banlieue la prima auto a prendere fuoco (immortalata dai media) si trova proprio davanti ad una delle sue foto che viene così vista in tutte le televisioni del mondo. Nel 2006 JR ha un colpo di genio, esportare i volti di quella gente in tutta la città, portare le crude realtà dei sobborghi in tutta Parigi. E così farà, mettendo nome e cognome sotto ogni volto, portando caricature di realtà all&#8217;intera Parigi e, di conseguenza, al mondo intero tramite i media. Ma cosa lo spinge a fare tutto questo? Possiamo capire questo processo con una sua semplice frase:</p>
<p><strong>&#8220;The real heroes are sometimes not whereyou think they are, they are right there in the street every where around you&#8221;</strong>.</p>
<p><a id="rg_hl" class="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.tedprize.org/wp-content/themes/default/images/img_hp_jr_6.jpg&amp;imgrefurl=http://emuarchitects.com/2011/02/17/2011-ted-prize-awarded-to-artist-jr/&amp;usg=__-hUEdbDyyiuQw6LX6E7w6iEZBxM=&amp;h=235&amp;w=642&amp;sz=51&amp;hl=it&amp;start=175&amp;zoom=1&amp;tbnid=T6MFjcHl9xh90M:&amp;tbnh=68&amp;tbnw=185&amp;ei=yNANTomjH9HHswbhmP34Dg&amp;prev=/search%3Fq%3DJR%2Bted%2Bprize%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DX%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1440%26bih%3D781%26tbm%3Disch&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=324&amp;vpy=416&amp;dur=1&amp;hovh=136&amp;hovw=371&amp;tx=210&amp;ty=63&amp;page=8&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:19,s:175"><img class="rg_hi alignright" style="width: 371px; height: 136px;" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT_wrspv68YrjpN2JKrYK1Ul3a7NZvJ8DTw_5gOpuCzGoY2NoZU" alt="" width="371" height="136" /></a></p>
<p>Con questa geniale idea di fondo compie il vero passo rivoluzionario della sua vita artistica. Sugli stessi media dove vedeva ora le sue fotografie parlano del conflitto israelo-palestinese. Lui e un amico pensano che in tanto odio l&#8217;unica cosa che possono fare è fotografare i volti delle persone ed appenderle sulle mura (che a Gerusalemme non mancano). L&#8217;operazione è rischiosa, anche perchè decidono spesso di mischiare i volti: appendere in territori palestinesi volti sorridenti di israeliani e viceversa. Si aspettano reazioni violente, guai con la polizia ed invece la reazione è meravigliosa, si scopre che ad un cittadino israeliano non da nessun fastidio vedersi davanti il faccione sornione di un palestinese tutte le mattine, le uniche difficoltà sono le censure del governo israeliano che spesso fa strappare i manifesti. Ma la vera opera d&#8217;arte è un&#8217;altra: dimostra che l&#8217;odio viene dall&#8217;alto. La gente sorride vedendo propri simili sorridere, un uomo che vede una faccia gigante in tutto e per tutto simile alla propria è più felice. In mezzo alla guerra, ai missili e alle decisioni dei potenti la vera opera è (ri)vedere la gente comune, quella su cui ogni decisione grava pesantemente.</p>
<p>Ma per l&#8217;artista non è abbastanza, il suo nuovo progetto ed il suo nuovo limite è portare alla luce dell&#8217;arte e della fotografia la condizione delle donne, delle donne africane in partenza. Il museo è sempre l&#8217;ambiente urbano, il pubblico è il comune abitante della città che passeggia per strada, il soggetto il volto delle donne, di tutte le donne che vivono in situazioni critiche nel mondo. L&#8217;artista sta facendo un viaggio in giro per il mondo per fotografare più volti femminili possibili e le sue foto abbeliscono le città e le coscienze dell&#8217;intero globo, pensate che in Kenya molte sue opere stampate in vinile fungono da tetto per le case evitando che possa piovere dentro, quando si dice che l&#8217;arte non può cambiare il mondo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ANDREA NALE</em></strong></p>
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		<title>The finiani after tomorrow</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 08:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[futuro e libertà]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco fini]]></category>
		<category><![CDATA[Sfiducia]]></category>

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		<description><![CDATA[Bimbo: &#8220;Nonno nonno mi racconti ancora una volta quella storia&#8230;&#8221; Nonno: &#8220;Quale figliolo?&#8221; B: &#8220;Ma si dai quella là!&#8221; N: &#8220;Eh la mia memoria storica non è mai stata il massimo&#8221; B: &#8220;Si dai di quel periodo che avevi il vizio di alzare la mano destra assieme a tutte quelle persone strane&#8230; i nomi erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bimbo:</strong> &#8220;Nonno nonno mi racconti ancora una volta quella storia&#8230;&#8221;<br />
<strong>Nonno:</strong> &#8220;Quale figliolo?&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;Ma si dai quella là!&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Eh la mia memoria storica non è mai stata il massimo&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;Si dai di quel periodo che avevi il vizio di alzare la mano destra assieme a tutte quelle persone strane&#8230; i nomi erano Maurizio, l&#8217;Alessandra e poi quel tipo er Pecora!&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Eh si&#8230;&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;&#8230;di quegli anni passati nel silenzio e che non vi filava nessuno a parte qualche servizio dello stato!&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Uhmm faccio fatica figliolo!&#8221;<br />
<strong>B: </strong>&#8220;Poi uno dei momenti più belli quando quel Cavaliere Nero faceva il tifo per te, ricordi? Poi la svolta con le bollicine o senza non ricordo bene&#8230;&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Tempi che furono!&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;Siiii da li poi fino alle stelle in quella stanza piena di bottoni, poi tutti che ti cercavano per sapere cosa ne pensavi, poi ti sei messo anche strani cappelli in testa e prima invece parlavi di grandi statisti dai balconi&#8230;&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Erano bei tempi&#8230;&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;Hai dato anche dei nomi a delle cose, a delle leggi vero vero insieme ad un altro strano signore sempre tutto verde&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;eh&#8230;&#8221;<br />
<strong>B:</strong>&#8221; poi c&#8217;è quel pezzo di favola del predellino, la casa del padrone, gli abbracci e i baci con l&#8217;omino del bunga bunga!&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;Ricordo ricordo!&#8221;<br />
<strong>B: </strong>&#8220;Poi il pezzo più bello nonno dai dai&#8230; quella casa in quel posto e quel giornale, le piantine e poi si è rotto il predellino e gli uomini neri quelli dal braccio destro alzato che ti volevano bene ora ti volevano male&#8230;&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;zzzzzzzzzzzzz&#8230;.&#8221;<br />
<strong>B:</strong> &#8220;E poi il momento che adoro di più quando pensavi di avercela fatta contro quell&#8217;omino col sorriso e invece&#8230;. Nonno! Nonno!&#8221;<br />
<strong>N:</strong> &#8220;ehmm&#8230; scusa figliolo.&#8221;<br />
<strong>B: </strong>&#8220;Niente nonno dormi dormi pure, troppe svolte fanno girare la testa e poi si cade, dormi che domani andiamo a restituire la sedia.&#8221;</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>LUCA PUGLISI</em></strong></p>
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		<title>Piccole realtà, grandi proteste</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 19:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Filippello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[casini]]></category>
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		<description><![CDATA[Accendendo il televisore è inevitabile sentire notizie riguardanti proteste, cortei, scuole, facoltà ed anche edifici pubblici occupati: Trieste, Torino, Milano, Bologna, Pisa, Siena, Firenze, Ancona, Roma, Cagliari, Napoli, Catania, Palermo sono solo poche delle città che hanno ospitato durante questa settimana atti di protesta, contro un decreto legge che a parere dell’opposizione, stravolgerà la già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/Schermata-2010-11-26-a-19.56.08.png"><img class="size-medium wp-image-5947" title="Schermata 2010-11-26 a 19.56.08" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/11/Schermata-2010-11-26-a-19.56.08-300x179.png" alt="" width="348" height="207" /></a></p>
<p>Accendendo il televisore è inevitabile sentire notizie riguardanti proteste, cortei, scuole, facoltà ed anche edifici pubblici occupati: Trieste, Torino, Milano, Bologna, Pisa, Siena, Firenze, Ancona, Roma, Cagliari, Napoli, Catania, Palermo sono solo poche delle città che hanno ospitato durante questa settimana atti di protesta, contro un decreto legge che a parere dell’opposizione, stravolgerà la già danneggiata istruzione pubblica.</p>
<p>Per riportare testualmente le dichiarazioni circa la contestata riforma citiamo Bersani, leader del PD, che oggi 26 novembre sostiene:  «Siamo il solo paese al mondo che sta eliminando il diritto alla studio e la promozione della conoscenza». E poi: «Quello che fa impressione è non avere un canale di comunicazione tra governo e società. E&#8217; intollerabile una riforma delle università in questi modi barbari e non è possibile che le persone per farsi ascoltare siano costretti ad arrampicarsi sul tetto». «Non si possono fare delle riforme a colpi di maggioranza e a voti di fiducia senza ascoltare nessuno: non durano. Ora tocca a noi cambiare».</p>
<p>Anche Nichi Vendola, il leader di Sinistra e Libertà, stamane prende parte alla contestazione salendo sul tetto della facoltà di Architettura di Piazza Borghese a Roma, commentando: «La riforma Gelmini è una riforma reazionaria che colpisce al cuore il sistema pubblico dell&#8217;alta formazione e toglie all&#8217;università l&#8217;ossigeno fondamentale per vivere e in questo modo si taglia completamente il rapporto col futuro».</p>
<p>Anche Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, scrive, già il 4 novembre, sul suo sito: «La riforma universitaria non può essere a costo zero, anche i buoni propositi diventano inutili se la riforma serve solo a far tornare i conti del Ministro dell’Economia. Che senso ha parlare di merito e di diritto allo studio se vengono quasi cancellate le borse di studio? », e ancora «Una riforma che non ha copertura economica è una finta riforma. Io faccio il tifo per una riforma vera».</p>
<p>Marco Reguzzoni, Lega Nord, afferma: “Questa riforma cerca di portare l’università verso il merito e non verso il baronato che è lo <em>status quo</em> di oggi. È una riforma positiva, andiamo in questa direzione.”  Peccato che i finanziamenti siano stanziati più per le scuole private a scapito di quelle pubbliche, cosa che non sarà determinante per la fine del baronato.</p>
<p>Infine, non possiamo omettere il parere del Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, che sostiene: “I baroni, attraverso alcuni studenti, tentano di bloccare una riforma che rende l&#8217;università italiana finalmente meritocratica&#8221;. &#8220;Non è un caso se tra le prima 150 università del mondo non c&#8217;è un solo ateneo italiano&#8221;. Sottolineerei l’espressione “alcuni studenti”: sono centinaia i cortei organizzati negli ultimi quattro giorni, e sull’ordine delle migliaia i partecipanti al ogni singolo corteo. Poi, memorabile l’affermazione rilasciata al Tg1 ieri 25 novembre: “..i giovani, è vero, attraversano un momento di sfiducia, ma non è legato al tema scuola-università..”: da questo si rileva l’attenzione che il Ministro ha avuto nei confronti dei manifestanti.</p>
<p>Ma fondamentalmente, in cosa consiste questa riforma? Per rispondere a questa domanda potremmo tenere in considerazione l’”Altrariforma della scuola”, un documento pubblicato dal sito www.unionedeglistudenti.it che espone sinteticamente le pecche del ddl e i suggerimenti per fare una giusta riforma.</p>
<p>Questa è l’introduzione del documento:<br />
“Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi stanno distruggendo la scuola pubblica:<br />
Tagli alla scuola, alle ore laboratoriali, aumento dei precari, classi sempre più numerose, finanziamenti alle scuole private, aziendalizzazione e privatizzazione della scuola.</p>
<p>La scuola è ancora divisa in studenti di serie A e B. La didattica è dequalificata, si insegnano solo nozioni, non si forma una coscienza critica e la valutazione dei docenti è sempre di più una sentenza grazie anche al voto di condotta.”</p>
<p>Una volta esplicate le motivazioni delle proteste e le opinioni dei nostri rappresentanti politici, sarebbe opportuno descrivere anche il modo in cui sono state portate avanti le proteste: a Pisa ieri un corteo di studenti ha invaso Piazza dei Miracoli impedendo l’ingresso anche ai turisti e occupando la torre pendente dalla quale è stato calato uno striscione con la scritta ”No alla riforma”. Stesso episodio a Roma, dove il Colosseo si è colorato dei fumogeni e degli slogan dei manifestanti. Potremmo continuare a elencare le varie proteste ma sarebbe necessario troppo spazio e tempo: concludiamo invece dicendo che questo articolo parte da studenti in protesta che non vogliono rimanere inerti ai soprusi dell’attuale governo.</p>
<p>A voler far sentire la propria voce sono gli studenti di Bivona, una piccola cittadina dell’agrigentino che ospita varie scuole tra cui il Liceo ginnasio statale Luigi Pirandello, già toccato dai tagli che hanno causato la sparizione di un indirizzo di importanza fondamentale per i paesi limitrofi: il liceo bio-socio sanitario. A partire da Lunedì 22 novembre il Liceo si riunisce in un’assemblea straordinaria al fine di organizzare la successiva protesta. Martedì 23 novembre inizia un’occupazione in contemporanea con altri istituti e facoltà che ha visto una numerosa e unanime partecipazione. Svariati e fondamentali gli interventi durante questi giorni di protesta: non possiamo non citare il sindaco di Bivona, nonché deputato regionale del PD, Giovanni Panepinto che ha<br />
sostenuto la causa dei ragazzi del liceo invitandoli a continuare la protesta con serietà. Da ricordare anche l’intervento del sindaco della vicina Alessandria della Rocca, Luigi Mulè, che invita i ragazzi a coinvolgere anche il corpo docente.</p>
<p>Ci siamo soffermati a descrivere la nostra circoscritta protesta per testimoniare che tutti, anche i piccoli paesi, sono partecipi a questo movimento che sta coinvolgendo l’Italia per intero. Quasi mai si viene a conoscenza di queste piccole grandi realtà e speriamo che tramite la nostra voce anche altre realtà minori emergano.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>DOMENICO FILIPPELLO</strong></em></p>
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		<title>Vivere</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 15:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lioi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivere in fondo è anche perdere qualcosa e poi ritrovarla: per strada, all&#8217;angolo meno illuminato della città, restituitati da un perfetto sconosciuto che non hai mai visto in vita tua o da qualcuno di cui hai sempre dubitato, un apparente falso amico che poi ti si è rivelato essere il contrario quando ne hai avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere in fondo è anche perdere qualcosa e poi ritrovarla: per strada, all&#8217;angolo meno illuminato della città, restituitati da un perfetto sconosciuto che non hai mai visto in vita tua o da qualcuno di cui hai sempre dubitato, un apparente falso amico che poi ti si è rivelato essere il contrario quando ne hai avuto davvero bisogno; è inciampare distratto sul marciapiede e perdere l&#8217;autobus, arrivare tardi alle feste e perderti la torta e le foto di gruppo, ammalarsi il giorno del proprio compleanno e rendersi conto che alla fine è un giorno come un altro e che va amato e apprezzato come ogni altro che te ne verrà concesso; è avere il mal di gola e urlare a più non posso per far vedere agli altri che ci sei anche tu, è rendersi conto che il bicchere è mezzo pieno di lacrime ma limitarsi a berlo perché c&#8217;è chi sta peggio, è accorgersi del buio solo quando il sole tramonta e svegliarsi la mattina presto il giorno dopo per guardarlo meglio, è cogliere l&#8217;attimo perdendo tempo e rimandare tutto a domani perché in fondo quel che conta è essere in pace con sé stessi e non curarsi delle impressioni altrui; è essere sé stessi e non costruire attorno alla propria persona personalità fittizie per cercare consenso, è amare anche chi non ti ricambia perché alla fine sai che non saresti capace di provare odio anche se lo vorresti tanto.</p>
<p>E&#8217; perdere quel foglietto di carta su cui sono scritte queste parole e poi ritrovarlo attaccato sul tuo cuore con due puntine e qualche pezzo di scotch.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>FRANCESCO LIOI</em></strong></p>
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		<title>Il coraggio della vergogna</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 17:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mediaset]]></category>
		<category><![CDATA[paolo borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse è inutile lottare. Forse è inutile sporcarsi le mani, scendere in campo per cambiare questo paese. In fondo, a chi importa? Al popolo dell&#8217; &#8220;embè&#8221; che davanti qualsiasi fatto risponde facendo spallucce dicendo: &#8220;embè? che me frega? io basta che porto i soldi a casa&#8221;&#8230;basta che lo Stato non mi toglie ciò che ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="383" height="313"><param name="name" value="Ascolta questa canzone di sottofondo" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Fqls-cpniq8" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="383" height="313" src="http://www.youtube.com/v/Fqls-cpniq8" name="Ascolta questa canzone di sottofondo" /></object></p>
<p>Forse è inutile lottare. Forse è inutile sporcarsi le mani, scendere in campo per cambiare questo paese. In fondo, a chi importa? Al popolo dell&#8217; &#8220;embè&#8221; che davanti qualsiasi fatto risponde facendo spallucce dicendo: &#8220;embè? che me frega? io basta che porto i soldi a casa&#8221;&#8230;basta che lo Stato non mi toglie ciò che ho in superficie. Per il resto può anche fare come gli pare. Distruggere l&#8217;essenza stessa dell&#8217;essere italiano, dell&#8217;essere un cittadino fiero del proprio paese, distruggere ogni senso di giustizia, di indignazione che fa parte di noi, nel più profondo di noi stessi. Sono riusciti a spingerci ad avere il coraggio di vergognarci della nostra patria, di scappare all&#8217;estero per fare fortuna, per trovare lavoro.</p>
<p>Davanti all&#8217;indifferenza come è possibile spuntarla? Di fronte al menefreghismo dei nostri stessi concittadini come possiamo far sì che i sacrifici delle persone che ci hanno preceduto, non siano stati vani? Sacrifici di persone che <a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/11832_1266443502895_1284024415_793922_6617957_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4775" title="11832_1266443502895_1284024415_793922_6617957_n" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/09/11832_1266443502895_1284024415_793922_6617957_n.jpg" alt="" width="200" height="209" /></a>hanno dato la loro vita per vedere cambiare questo paese, speranzosi che riuscisse ad alzarsi.</p>
<p>Chi glielo racconta a Paolo Borsellino o a Giovanni Falcone, che sono morti per niente? Che, a 18 anni di distanza dalla morte di quest&#8217;ultimo, l&#8217;Italia è precipitata ancora di più nella merda, in un regime mediatico che ci sta rendendo servi di un solo padrone? Chi glielo racconta che i mandanti dei loro omicidi, siedono in Parlamento a decidere delle sorti della nostra Repubblica?</p>
<p>Glielo potrei raccontare io, un semplice ragazzo di 18 anni. Ma sono una persona, contro migliaia e migliaia che remano contro. L&#8217;unica possibilità che avevo di reagire era di mettere su questa piccola oasi di libertà, questa piccola area di ossigeno per chi si sente oppresso e vuole urlare al mondo che sa ancora indignarsi per ciò che accade intorno a lui. Sono felice che in questi anni 25 persone abbiano condiviso e continuino a portare avanti questo progetto ma, come ripeto, siamo noi contro tutto il popolo italiano. Fette di società civile più qualche cane sparso del mondo del giornalismo e dell&#8217;informazione in generale, contro lo Stato, il potere costituito.</p>
<p>Fin quando la gente non capirà che si sta sfociando sempre più in una vera e propria guerra ideologica e mediatica, non riuscirà mai a riacquistare quel briciolo di senso critico che possa aiutare a disarcionare completamente questa dittatura. Fin quando la gente non salirà questo <em>step</em>, non riuscirà a vedere al di là del vetro la verità per quella che è. Sta a voi sporgervi e vedere cosa c&#8217;è dietro a quell&#8217;alone opaco che decenni di disinformazione vi ha creato davanti. Noi continueremo a pulirvela questa vetrata, che voi vi affacciate o meno. Non per chissà quale ideologia&#8230;semplicemente perché E&#8217; GIUSTO FARLO&#8230;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MATTEO MARINI</em></strong></p>
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