Centro carni di Roma: un servizio efficiente per la città.

Sono da poco passate le 7 del mattino ed un allevatore della provincia di Roma ha già denunciato il furto di circa 130 pecore e montoni. I carabinieri iniziano le ricerche, ma poche ore dopo viene ritrovato un furgone ribaltato con gli tutti 63149gli animali che trasportava  ormai morti.

Non appena la segnalazione arriva al Centro carni, si attuano tutte quelle modalità che per prassi devono essere messe in atto in queste situazioni. In attesa dell’arrivo al Centro degli animali deceduti, si recano nelle strutture tre veterinari dell’Asl Roma B pronti a verificare, appena il camion li scaricherà, la provenienza degli animali ed avviare la successiva fase che prevede l’eliminazione delle carcasse. Non viene effettuato alcun tipo di accertamento sulle carni, in quanto, secondo la legge, il bestiame è stato considerato deceduto a seguito dell’incidente e non per malattie o altri motivi legati alla salute degli animali.

Mentre il Coordinamento popolare a difesa del centro carni – costituito da cittadini, associazioni e partiti del quadrante est di Roma Capitale – raccoglie le firme contro una possibile speculazione edilizia, il centro carni si conferma nuovamente un luogo efficiente per la sicurezza alimentare dei romani. A  lottare contro la delibera dell’ex sindaco Alemanno, che prevede la cessione dell’area di 220.000 metri quadrati a favore dell’Ama S.p.A., oltre al Coordinamento popolare, sono presenti anche i tanti lavoratori che, nonostante tutto, offrono un prezioso servizio spesso sottovalutato dalla città.

(Con il passaggio della struttura dal Comune di Roma all’Ama, non vengono danneggiate  soltanto le piccole imprese ed i lavoratori, ma anche tutti i cittadini che potrebbero veder nascere, nell’area del centro carni, palazzi di 15 piani).

L’avvenimento ricordato in precedenza, dimostra l’efficienza con la quale l’ente comunale in poco tempo sia in grado di verificare la provenienza degli animali e rispettare le norme sanitarie. È bene ribadire pertanto che il centro carni deve rimanere un bene comune  e non un luogo attraverso il quale  “rimediare” 116 milioni per il bilancio dell’Ama, e che senza il Centro carni non ci sarebbero i dovuti controlli alle carni che tutti i giorni arrivano sulle nostre tavole. Infine non bisogna sottovalutare   il fatto che le strutture del centro, anche in presenza di un aumento della popolazione, sarebbero comunque in grado di svolgere il rispettivo servizio con professionalità.


About

Nato a Roma nel 1996, studente di Scienze Politiche (La Sapienza). Coordinatore di circolo per la federazione di Roma di Sinistra ecologia libertà (Sel) e componente il Comitato nazionale de L'Altra Europa con Tsipras; impegnato nell'associazionismo studentesco, membro per la Federazione degli studenti dell'esecutivo romano, consigliere di Giunta d'Istituto e membro della Consulta provinciale degli studenti di Roma. BLOGGER DI WILD ITALY.


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