Chi balla coi Lupi?

Cosa lasciano all’Italia le dimissioni di Maurizio Lupi da Ministro delle Infrastrutture? In attesa di verificare se i mal di pancia del Ncd per la perdita di un dicastero avranno delle conseguenze per la tenuta del Governo, quanto successo in questa settimana consente di fare già diverse considerazioni.

LE MOTIVAZIONI POLITICHE E MORALI.

Se partiamo dalla fine, da alcune frasi dell’intervista rilasciata ieri da Renzi a La Repubblica, la vicenda sembra segnare un notevole passo in avanti riguardo al rispetto della logica. Affermare che «le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia» risulta infatti pienamente condivisibile, soprattutto se si pensa che spesso il provvedimento giudiziario rappresenta solo la certificazione ufficiale dell’esistenza di uno scandalo.lupi-maurizio6

Sul piano politico, l’arresto per corruzione, induzione a dare utilità e turbativa d’asta delle punte di diamante del sistema «Grandi opere», del quale l’ex Ministro era il responsabile ultimo, motiva pienamente il suo passo indietro. Certo, magari si dovrebbe risalire nel tempo e chiedere conto della fiducia data a Incalza anche dai suoi 7 predecessori (tutti, escluso Di Pietro) nonostante i suoi molteplici coinvolgimenti giudiziari; ma non per questo Lupi doveva rimanere al suo posto. Confermando la cifra ipotizzata nel 2012 dalla Corte dei Conti a livello nazionale, i pm di Firenze che stanno conducendo l’inchiesta hanno infatti stimato nel 40% il rincaro dovuto alla corruzione dei costi della realizzazione degli interventi infrastrutturali gestiti da Incalza e, di conseguenza, negli ultimi anni, da Lupi stesso.

Sul piano morale, all’ex Ministro si imputa soprattutto la scelta di affidare i settori più redditizi della gestione della cosa pubblica al suo clan, soprattutto all’ingegnere Stefano Perotti. La sua direzione di diversi appalti è resa sospetta – oltre che per l’amicizia di vecchia data che lo lega a Lupi – dalla lunga serie di regali che hanno omaggiato la sua famiglia (dagli abiti ai viaggi aerei) e dall’intercessione per l’assunzione del figlio di Lupi da parte del cognato, Giorgio Mor. Le responsabilità morali emergono ancor più chiaramente se si ricorda il divieto per i dipendenti del Dicastero delle Infrastrutture di accettare regali che andassero oltre un valore di 150 euro, imposto dallo stesso Lupi il 9 maggio 2014: chapeau.

L’INCONSAPEVOLEZZA DI LUPI.

Rispetto a questi fatti, sì, la logica esigeva le dimissioni di Lupi, anche senza la presenza di un avviso di garanzia. Peccato che, ad esaminare l’intervento dell’ex Ministro alla Camera, il passo indietro sia stato dettato da altro: Lupi non solo ha dimostrato di non percepire la gravità di ciò che l’inchiesta ha svelato, ma ha rivendicato tutte le proprie scelte. Rispetto alla posizione di Incalza, ha infatti affermato che il superdirettore, «nei vari procedimenti penali che lo hanno interessato, non ha subito alcuna decisione di condanna, neanche per i casi che si sono conclusi per prescrizione del reato, né alcun procedimento disciplinare sotto la responsabilità dei Ministri che [lo] avevano preceduto»; rispetto alle amicizie, risultano illuminanti le parole di Liana Milella: «Lupi è convinto di non aver fatto nulla. Si nasconde dietro il fatto di non essere indagato. Parla di “intercettazioni decontestualizzate”. Ma soprattutto insiste sugli amici. Perotti, “un amico di famiglia da 40 anni”. Cavallo, un altro amico. Dal carcere gli fa eco Perotti [che], interrogato dal gip, è pronto a difendersi cosi: “Luca e mio figlio Philippe sono amici”. […] Qui sta il punto, qui sta la grande anomalia che Lupi chiaramente non capisce. Per lui gli amici al ministero sono una cosa normale».

LA POSIZIONE DI RENZI.

Tornando alle parole di Renzi da cui siamo partiti, il loro mancato approfondimento ha qualcosa a che fare con l’inconsapevolezza di Lupi? La domanda si impone necessariamente, soprattutto se si considera il silenzio del Premier sulla propria posizione e lo si mette in rapporto con le motivazioni politiche e morali che l’intervista, senza entrare nei dettagli, ha solo evocato, per virare poi sulla difesa degli indagati del Governo.

Sblocca Italia: Lupi,alta velocità Napoli-Bari novembre 2015A livello politico, oltre a dimenticare la sua responsabilità rispetto al caso (un Ministro è pur sempre un sottoposto del Presidente del Consiglio, che lo indica per la nomina), Renzi non si è sentito in alcun modo in dovere di giustificare né la mancata revisione della legge obiettivo sulle grandi opere, né le modalità con cui queste sono state portate avanti nel corso del tempo. Nonostante la promessa di una «rottamazione» con cui è riuscito a diventare segretario del Pd e Premier, Renzi non ha mai ritenuto opportuno riflettere su una legge partorita addirittura nel 2001 dal Governo Berlusconi (qui trovate l’elenco degli interventi previsti all’epoca) né durante questo anno di Governo, né dopo lo scoppio del bubbone di questi giorni: nella forma e nella sostanza, tutto è destinato a procedere secondo gli schemi stabiliti ormai quattordici anni fa e nulla sembra poter porre in dubbio l’assioma secondo il quale le grandi opere, a dispetto dell’aumento smisurato dei tempi e dei costi richiesti dalla loro realizzazione e dei cambiamenti intercorsi dal 2001 a oggi, sono assolutamente necessarie.

A livello morale il discorso non cambia: mutatis mutandis, che differenza c’è tra le presenze degli amici di Lupi nella pubblica amministrazione e l’ascesa dei renziani rampanti ai ruoli chiave dello Stato? Oltre ai colleghi di partito (si veda questo articolo del 2013 dell’Huffington Post per verificare la carriera fatta dalle personalità citate con l’arrivo dell’ex sindaco di Firenze a Palazzo Chigi), prendete le nomine extra-partitiche di Renzi in favore del suo avvocato, Alberto Bianchi (ora nel Consiglio di Amministrazione dell’Enel), e del suo commercialista, Marco Seracini (ora Sindaco effettivo di Eni). Sia chiaro: così hanno fatto tutti; ma, dopo venti anni di berlusconismo, occorre ancora ricordare l’aspetto criminogeno che si può nascondere dietro all’affidamento della cosa pubblica a un certo clan?

P.S. Un ultimo parallelismo tra il caso-Lupi, il renzismo e la continuità tra presunti «rottamati» e presunti «rottamatori»: che differenza passa tra le dimissioni di Lupi annunciate a Porta a Porta, le riforme programmate da Renzi via Twitter e il «patto con gli italiani» di Berlusconi sempre chez Vespa? Prosegue la mediatizzazione della politica…

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


'Chi balla coi Lupi?' have 1 comment

  1. 29 Giugno 2015 @ 11:16 pm Da Lupi a Delrio: come cambia lo scenario politico | Wild Italy

    […] al Quirinale. Rispetto ai primi pronostici, ha quindi vinto la linea politica: la soluzione delle criticità svelate dall’inchiesta sulle Grandi Opere non è stata affidata a un tecnico ma, nuovamente, a un esponente dello stesso mondo di Lupi. La […]


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