Chi è Nitto Palma?

Quando si è iniziato a fare il suo nome come nuovo Ministro della Giustizia in pochi avrebbero scommesso su di lui, ma alla fine nella grande corsa alla successione di Alfano l’ha spuntata l’ultimo arrivato.
Ma chi è Francesco Nitto Palma?

Grande amico del Presidente dell’ANM Luca Palamara, nemico giurato di Magistratura Democratica. A molti il suo nome è suonato nuovo. Non è uno dei volti noti che il PdL sfodera quando c’è da partecipare a qualche talk-show, ma Palma è tutto tranne che una figura nuova nella politica italiana.

Nato a Roma, giudice istruttore a Vicenza fino al 1979, nello stesso anno diventa sostituto procuratore nella Capitale (quando la procura era nota come “porto delle nebbie”) fino al 1993. In seguito è stato sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia. Durante la sua permanenza a Roma passano sotto i suoi occhi numerosi casi che hanno segnato il nostro paese, il processo ai Nar, il caso Aldo Moro, Ustica, Ilaria Alpi, le archiviazioni per il caso “Gladio” e il tentato colpo di Stato del “Piano Solo”. Proprio per la vicenda “Gladio” è interessante ricordare un fatto: quando Palma ottenne l’archiviazione del caso, “l’Europeo” scrisse che si poteva parlare di un vero e proprio “insabbiamento” del caso. Nitto Palma fece causa al giornale. E perse.

Nel 1994 Palma andò in aspettativa ed aderì a Forza Italia, che lo portò al Governo. Palma era già allora amico di Previti, il che gli aprì le porte del Ministero della Giustizia. Ma il Presidente Scalfaro si mise in mezzo e la nomina di Previti saltò; al suo posto arrivò Alfredo Biondi. Ma non saltò la nomina di Nitto Palma, che divenne vice-capo di gabinetto e Direttore dell’Ufficio Relazioni internazionali del Ministero sotto la responsabilità di Alfredo Biondi. Si segnala in questo periodo l’emanazione del decreto Biondi (altrimenti ricordato come “decreto salva ladri”), approvato in gran segreto il giorno delle Semifinali della Coppa del Mondo; decreto che avrebbe mirabilmente tramutato il carcere in arresti domiciliari per i reati di corruzione.

Di Nitto Palma perdiamo le tracce fino al 2001, quando viene eletto deputato nella settentrionalissima Circoscrizione Veneto II. Lui, romano di nascita, di origine siciliana. Diventa Presidente della Commissione Giurisdizionale per il personale della Camera e membro della Commissione Affari Costituzionali. Si fa subito notare per un emendamento che avrebbe sospeso tutti i processi 2053427858dei parlamentari fino a fine mandato, senza possibilità di rinuncia, con effetto retroattivo. Una norma ad personas legiferata su misura per Dell’Utri, Berlusconi, ma anche per un grande amico come Previti, che Palma frequenterà assiduamente durante i suoi arresti domiciliari, insieme ad Elio Vito e Jole Santelli. Una norma oltre tutte le aspettative dei diretti interessati. Forse troppo grossa, così qualcuno se ne accorge (Fini si mette di traverso) e l’emendamento salta.

Nessun fatto di rilievo fino al 2006, quando (forse) qualcuno nel partito qualcuno si ricorda del suo atto di assoluta fedeltà e lo candida a Palazzo Madama. In Lombardia, ben lontana dalla natia Roma. Non si ricorda molto della sua alacre attività da Senatore, se non la sua grande battaglia contro la riduzione degli stipendi (“E’ un grave errore andare incontro alla demagogia dell’antipolitica”).

Nel 2008 diventa capolista del PdL in Campania per il Senato, dove viene rieletto. La “Toga Azzurra” (questo è il suo soprannome a Palazzo Madama) diventa Sottosegretario del Ministero dell’Interno. Ma a proposito di Palazzo Madama, il senatore non è uno che bazzica spesso nell’ambiente. Palma è infatti uno dei 10 senatori meno presenti alle votazioni, con solo 762 votazioni elettroniche su un totale di 5221( il 14,6% delle presenze). Il suo “tasso di assenteismo ingiustificato” si attesta intorno al 7,6% delle sedute (la metà del numero di presenze), mentre il 77,8% delle volte Palma risulta in missione. Resta comunque uno dei senatori meno attivi: in questa legislatura risulta cofirmatario di una sola legge.

Ma non è finita, perché ci resta da dire qualcosa sul suo operato da Sottosegretario al Ministero dell’Interno. In particolare, sorvolando sul resto, Nitto Palma si segnala per un’amenità. Dobbiamo tornare al lontano 2008, agli scontri di Piazza Navona e sotto il Senato tra i “fascisti del terzo millennio” del Blocco Studentesco (la giovanile del movimento Casa Pound Italia) e gli studenti dell’Onda nei giorni dell’approvazione della legge Gelmini. Dopo la cinghiamattanza (“danza rituale” di Casa Pound Italia) del Blocco contro gli attivisti del Cobas, gli studenti dell’Onda intervennero per “cacciare i fascisti dalla piazza”.

Durante gli scontri il Blocco tirò fuori da un suo camioncino delle mazze e l’Onda rispose lanciando sedie e tavolini. Il tutto condito dagli agenti della polizia immobili a godersi lo spettacolo. Nitto Palma, alcuni giorni dopo, spiegando l’accaduto in Parlamento, disse che in realtà gli scontri erano iniziati per colpa degli studenti dell’Onda e che il Blocco dei neofascisti aveva soltanto risposto agli attacchi. Ma la fantasiosa ricostruzione di Palma veniva (e viene) smentita dai numerosi video che mostrano i veri eventi accaduti la mattina del 29 ottobre, nonché dal fatto che la cinghiamattanza ha provocato due vittime tra i Cobas (prima ancora che l’Onda arrivasse in piazza).

Solo uno scivolone sui rapporti di causa-effetto? No, non finisce qui: ciliegina sulla torta, durante l’audizione in Parlamento il Sottosegretario affermò che, senza l’intervento della polizia (che avrebbe fatto da cuscinetto), gli scontri sarebbero finiti nel sangue. E questo quando i video confermano che la polizia rimase in disparte, a guardare. Il web e la politica si indignarono per l’intervento dell’attuale Ministro della Giustizia, ma non si indignarono i responsabili del Blocco Studentesco, che fecero un plauso alla “chiarezza fatta dal Governo”. Palma fu costretto a ritrattare alcuni giorni dopo.

Questo è il nostro nuovo Ministro della Giustizia, la figura di “alto profilo istituzionale” richiesta dal Presidente Napolitano (esattamente come il Ministro-lampo Brancher, che per il aveva lo stesso requisito). Un Ministro della Giustizia che non si è neppure espresso sulla norma del “processo lungo” (da esperto legiferatore ad personam qual è). Il tassello finale che mancava nel piano di demolizione del sistema giustizia.
Chissà, forse rivaluteremo Alfano.

GIORGIO MANTOAN

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