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#Imperdibili Chi ha incastrato Roger Rabbit, il neo-noir manifesto di una generazione

Chi ha incastrato Roger Rabbit il capolavoro in tecnica mista di Robert Zemeckis, con Bob Hoskins e Christopher Lloyd

 

E se vi dicessimo che nella Los Angeles degli anni Quaranta i cartoni animati delle più grandi major vivevano e lavoravano proprio come chiunque altro? Avreste potuto trovare Dumbo volare attorno agli studi cinematografici, le scope animate di Fantasia spazzare per terra, e Paperino e Duffy Duck suonare in un piano bar, in una folle gara musicale-ornitologica. Con Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988) di Robert Zemeckis, con protagonisti Bob Hoskins e Christopher Lloyd, tutto questo – e molto altro – diventa realtà.

La pellicola, prodotta dalla AMBLIN Entertainment di Steven Spielberg insieme alla Touchstone Pictures, realizza il sogno di qualunque appassionato di cartoni, ma non lasciatevi ingannare dal caratteristico (e fanciullesco) elemento citazionista, Chi ha incastrato Roger Rabbitdeliziosa atipicità all’interno dell’opus Zemeckisiano, secondo solo all’immensa trilogia spazio-temporale de Ritorno al Futuro (1985-1990) – è molto più maturo di quanto non sembri.

Ispirato dal romanzo Chi ha censurato Roger Rabbit (1981) di Gary Wolf, il racconto in tecnica mista di Zemeckis porta in scena una – per certi versi – ucronica Los Angeles, in un’insolita cornice neo-noir fatta di gadget “buffi” della ACME, giudici corrotti, detective traumatizzati che cercano la soluzione ai problemi sul fondo della bottiglia, e da una Veronica Lake “in rosso” cartoonesca, ma più provocante di un autentico essere umano.

Qualcuno ha detto “Farfallina”? 

Chi ha incastrato roger rabbit? recensione del film di robert zemeckis wild italy

Un po’ tutti abbiamo giocato una volta nella vita “a Farfallina”, ma in Chi ha incastrato Roger Rabbit è al pari di un tradimento.

Il racconto di Zemeckis, si fa forte di significazioni oppositive, di metafore linguistiche dal significato letterale al fine di esaltarne il contesto narrativo, sempre in bilico tra mondo reale e cartoonesco, verità e fantasia – come l’opposizione tra la cupa Los Angeles e la gioiosa Cartoonia.

La sopracitata cornice “di genere” permette a Zemeckis di realizzare un solido intreccio narrativo fatto di tradimenti, di multinazionali senza scrupoli e di innocenti ingiustamente condannati da riabilitare – tipici elementi alla base del noir, conditi però dalla contaminazione di genere del cartoon.

 

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Una delizia post-moderna

L’innocenza “cartoonesca” di Roger Rabbit, per cui ogni occasione è buona per compiere una gag e incapace di resistere al “ammazza la vecchia col flit“, permette di giocare con i generi cinematografici, esempio di una certa brillantezza di scrittura alla base dello script di Chi ha incastrato Roger Rabbit.

L’accoppiata Roger Rabbit/Eddie Valiant, la cui affinità “buddy” cresce con lo svilupparsi del racconto, è piena espressione del sopracitato “bilico” narrativo. Se Roger Rabbit rappresenta la perfetta fusione tra Tom, Bugs Bunny e Topolino, Valiant è una sorta di post-postmoderno Phillip Marlowe (“post-post” perché il “post” è targato Elliott Gould e Robert Altman), vittima di un trauma a opera – proprio – di un cartone animato, poi metabolizzato nel dipanamento dell’intreccio scenico.

Nel mezzo, Jessica Rabbit, una cartoonesca Veronica Lake “in rosso” dall’esagerato sex appeal, ingarbugliata in una rete di bugie volte a in caratterizzarla in perfetto equilibrio tra antieroina e damigella da salvare.

Salamoia letale e citazioni, per un classico intramontabile

Chi ha incastrato roger rabbit recensione del film di Robert Zemeckis Wild Italy

Da Fantasia (1940) a Il Mistero del falco (1941) di John Huston sino a Velluto Blu (1986) di David Lynch, passando per Harvey (1950) di Harvey Koster e Viale del tramonto (1950) di Billy Wilder – nel mezzo una sequela praticamente infinita di Classici Disney, Silly Symphonies e corti di Looney Tunes, abilmente declinati in una folle opera a tecnica mista.

Zemeckis realizza così un film pionieristico non solo nell’uso della citazione in campo cinematografico (specie negli anni Ottanta), ma anche nella contaminazione di genere, in un punto d’incontro praticamente impossibile di due mondi agli antipodi: il noir e il cartone animato, abilmente gestiti da Zemeckis, specie nella risoluzione del conflitto, tra salamoia letale, vocine stridule e (spaventosi) occhi rossi.

A più di trent’anni dall’uscita in sala, i tentativi d’imitazione sono stati tanti, da Space Jam (1996) di Joe Pytka, sino al poco riuscito Looney Tunes: Back in action (2003) di Joe Dante – ma solo nelle intenzioni; il fascino di Chi ha incastrato Roger Rabbit è pressoché immutato, manifesto di un cinema capace di far innamorare intere generazioni di spettatori – in continua (e perenne) evoluzione.

 

Chi ha incastrato Roger Rabbit è su Disney+.

 

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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