Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Tre semplici domande per il Pd

pd-ballottaggio-primarie-diretta-streaming-640x468Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Sono le domande più antiche che l’uomo si pone e si è sempre posto. Probabilmente con la frenesia dei giorni moderni, le elezioni e le questioni governative oggi è sempre più complicato fermarsi e rifletterci, tuttavia credo che siano le questioni cardine che il Partito Democratico e chi prima di lui lo ha preceduto debba sciogliere per risolvere molti dei problemi della sinistra o del centro sinistra in Italia,o come lo si voglia chiamare.

Il tentativo fallito di governo che ha portato l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani nonché candidato premier della coalizione ItaliaBeneComune alle dimissioni ha riaperto le diatribe interne ad un partito che sembra sempre più lontano dalla sua base elettorale. Le stesse sezioni locali del Pd hanno dato vita a contestazioni come “occupyPd” durate la travagliata elezione del presidente della Repubblica e non ultima una pacata e pacifica contestazione alla dirigenza del partito riunita presso la Nuova Fiera di Roma per eleggere Guglielmo Epifani segretario “ di transizione”, come è stato definito.

La contestazione è poi finita con cordiali strette di mano e foto di gruppo con le maglie ”occupyPd” tra contestatori, Fassina e la Finocchiaro. Non ci si poteva aspettare altro, le sezioni locali del Pd ne hanno digerite davvero tante e non sorprende che poi i toni si siano placati, ma la questione resta, ed è quella di un partito sempre più dilaniato all’interno tra correnti guidate da leader più o meno forti e che non riesce a diventare un partito di governo, né lo è mai stato di certo di opposizione.

Invece di rimandare all’autunno la questione del congresso e cambiare nomi su nomi di candidati, sarebbe necessario mettere in piedi una seria riflessione su quello che il Pd è o vuole essere in Italia. Le stesse primarie sono state uno scontro personale e generazionale ma dal punto di vista contenutistico, dei temi politici da affrontare e rispetto ai modi da risolverli, sono state davvero carenti.

Perché allora non farsi tre semplici domande?

Chi siamo?

Il partito democratico vorrebbe rappresentare il partito di centro sinistra in un immaginario bipolarismo italiano in cui vige l’alternanza. E’ evidente che in un sistema politico come quello italiano, con una lunga tradizione di sinistra radicata a livello territoriale, questa scelta comporta l’eliminazione di una larga parte di elettorato. La questione, tuttavia, è che questa scelta non premia, e allontana sempre più il Pd da una fascia di elettori, ma meglio chiamarli cittadini, che non si sente rappresentata a livello politico da questo partito.

Il Pd in queste elezioni non è stato capace di farsi interprete di una voglia di cambiamento che è diffusa in Italia e ancora più si è dimostrata una forza incapace di governare perché incapace di vincere. Allora perché non chiedersi: perché non abbiamo vinto? Sarebbe semplicistico dire che Berlusconi ha preso 9 milioni di voti, perché è ingenuo pensare che Berlusconi e soprattutto l’idea che il centro destra ha di società in Italia non sia rappresentato a livello elettorale o possa scomparire. La questione è: perché non si è vinto? Potrebbe forse darsi dal fatto che mentre c’erano mobilitazioni su mobilitazioni contro il governo Berlusconi, durante la grande campagna per I quesiti referendari il Pd è stato sempre assente?

Da dove veniamo??

Sarebbe bello essere fieri del proprio passato o almeno non rinnegarlo. Solo che sento affermare solo da parte di Berlusconi che il PD è un covo di comunisti, mentre penso che nelle assemblee del PD abbiano paura di chiamarsi compagno e di essere visti farlo. Alla base penso che vi siano questioni storiche ancora irrisolte e passaggi determinati affrontati veramente male. Torniamo a quel 31 Gennaio 1991 per assistere alla premessa di vent’anni di sconfitte politiche della sinistra in Italia. Da una parte una transizione compiuta in modo insostenibile, dall’altra una rifondazione che sembra antitetica alla realtà storica, perché a vederla oggi appare molto epifani_lavoro_pddifficile rifondare il comunismo candidando Ingroia Presidente del Consiglio.

E’ sempre mancato un processo di riflessone reale e politico che riprenda la storia del Partito Comunista Italiano, che ne sappia intravedere i limiti storici per poi creare un’alternativa reale e concreta. Il PD non può essere un partito di opposizione perché non contrappone non solo a livello politico, ma anche a livello culturale e di struttura un’alternativa al PDL . La partecipazione popolare è un valore storico della sinistra e se il Pd continua ad essere un partito di palazzo sarà irrimediabilmente un partito non di sinistra e non di opposizione.

Dove andiamo?

E’ evidente che dopo aver sciolto i punti precedenti la strada da intraprendere non è diretta ma certamente maggiormente facile da scegliere. Sono numerose le questioni politiche attuali che non trovano spazio di confronto oggi a livello partitico in Italia. Bisognerebbe confrontarsi sulle cause della crisi economica attuale, sul ruolo della finanza, sull’Europa e sul modo in cui questo processo si sta evolvendo, parlare della crisi ambientale , dei modelli di consumo e di produzione. Insomma, uscire dall’ottica che la storia sia finita e farsi portavoce di un’alternativa reale e concreta e creare un nuovo immaginario collettivo.

GIUSEPPE SIMONE



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