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Chiesa e Lega, politica e xenofobia

Scritto da Gianluca Caporlingua il 13 - December - 2009 Letto 492 volte

Io non intendo difendere la Chiesa cattolica. Non mi unirò, nel mio piccolo, all’ipocrita levata di scudi di politici di Destra e Sinistra, sempre pronti a tutelare le alte sfere vaticane, a prescindere da quale sia l’argomento del contendere. In genere infatti, chiunque osi criticare la Chiesa ed i suoi rappresentanti deve sorbirsi la valanga di commenti di sdegno, disapprovazione e condanna di politici che si ergono a integerrimi difensori della fede, a parole. E che, invece, sono astuti (o semplicemente vili?) cacciatori delle simpatie e, soprattutto, dei voti dei fedeli, nella pratica.

D’altro canto, però, qualunque sia il bersaglio ed il motivo del contendere, non posso esimermi dal valutare con rabbia e preoccupazione, la deriva xenofoba che il nostro Paese, soprattutto in certe zone geografiche, stia prendendo grazie a partiti come la Lega degli illustri Bossi, Calderoli, Castelli, per non parlare del celtico-padano Borghezio, sempre pronto a sputare odio sui deboli e facili bersagli che sono gli extracomunitari. Forte lui, davvero forte.

Calderoli, in una delle sue ultime uscite senza filtri (ormai all’ordine del giorno), ha accusato l’Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, di far politica e di “non c’entrare nulla con la realtà territoriale di Milano”.

Bene, la Chiesa fa politica? A mio parere sì, ed anche troppo. La cura delle anime, soprattutto ai piani alti, lascia spessissimo il posto agli interessi politico-economici del Vaticano. Ed è un dato di fatto. Tant’è che, se non fosse così, se il clero non fosse in grado di orientare concretamente voti e preferenze, ci sarebbero molti meno “difensori della fede a prescindere” in Parlamento. Basti pensare alla contraddizione lampante fra il farsi portatori di valori come quello della famiglia, tanto per citarne uno, e l’andare poi regolarmente a trans o prostitute. Oppure sostenere che il crocefisso deve rimanere nelle aule delle scuole ed intimare, allo stesso tempo, che coloro che non fossero d’accordo “possono morire”. O ancora, per chiudere il cerchio, definirsi “ultimo baluardo del Cristianesimo in Italia contro l’avanzamento dell’Islam”, proporre addirittura di inserire la croce sulla bandiera italiana (con la quale, però, gli stessi individui dichiarano apertamente di pulirsi il posteriore…) e sposarsi con il rito celtico (che poi neanche conoscono).

Appurato dunque che la Chiesa fa politica da sempre, Calderoli ha ragione? Ovviamente no. In primis, perché il suo attacco a Tettamanzi è una risposta non alle ingerenze del potere spirituale su quello temporale (di fatto questo ingerenze hanno fatto comodo anche alla Lega) ma piuttosto ai solleciti di tolleranza ed umanità che il religioso, da sempre attento alla difficile realtà in cui vivono i rom del milanese, ha più volte espresso nei confronti della classe politica. Inoltre, le contraddizioni di cui sopra dimostrano ancora una volta come un partito xenofobo mal si sposi con la dottrina cattolica e, pertanto, la Lega ed i suoi esponenti sono gli ultimi a potersi fregiare del titolo di censori di chicchessia.

Definire Tettamanzi “imam”, a mo’ di insulto, quindi, è solo lo specchio della rozza ignoranza, dell’imbarbarimento e della radicalizzazione che i celti-padani stanno diffondendo come un virus nella quotidiana convivenza civile di comunità che, volenti o nolenti, sono e saranno sempre più multietniche. Con buona pace di questi cattolici a giorni alterni dalla camicia verde…

GIANLUCA CAPORLINGUA

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