Siamo a un punto di massima degradazione della Giustizia. O meglio. Stiamo per veder sprofondare la giustizia italiana per colpa dei politici sempre più preoccupati della loro incolumità penale.
La nuova proposta presentata in questi giorni in Parlamento fa
rabbrividire. Santinelli e Stracquadanio hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di una vera e propria Commissione d’Inchiesta PARLAMENTARE sull’uso politico della Giustizia. Non si sa bene cosa centri, ma la Santelli, per giustificare questa porcata, afferma ad un giornalista: “Ricorda la foto di Di Pietro al banchetto di Contrada pubblicata dal Corriere? Cosa significa?”. Cosa significa vorrei chiederlo io semmai. Non risulta che ci siano interventi giudiziari per smascherare una cena pubblica – non privata – che non ha nulla di losco.
A cosa servirà questa legge? In poche parole“funziona così: - riferisce Stracquadanio – noi prendiamo gli atti delle inchieste e facciamo un interpretazione politica. Il Parlamento deve sapere.” Cioè un osservatorio, con pieni poteri, sulla magistratura, che può intervenire ed interrompere le indagini se non gli va bene, o se ritiene che, il giudice, ne faccia un uso politico. Il problema è che, essendo una commissione parlamentare, sarà composto da parti politiche che, ahimè, riterranno sempre ingiuste le indagini riferite a colleghi del medesimo partito o dei loro amici. Ovvero un altro modo ancora per garantirsi l’impunità.
A quanto pare, a questo schifo di Parlamento, non basta il fatto che possa negare l’uso di intercettazioni di qualche inquilino di palazzo o abbia la possibilità di impedire l’arresto per custodia cautelare – vedi caso Casentino – di un politico.
Questo emendamento dovrebbe passare al vaglio della Camera subito dopo le Regionali; nel frattempo, il Premier, vuole accelerare sul ddl anti-intercettazioni già votato dalla Camera l’estate scorsa.
E’ così ridicolo. Ora che si è appena abbattuta la valanga giudiziaria sui lavori pubblici dei Grandi Eventi della Protezione Civile, basata interamente sulle intercettazioni, anziché fare in modo che si possano usare di più per scoprire ancora meglio il meccanismo del malaffare imprenditoriale che si è venuto a formare in Italia, come ad esempio fare una legge che vieta alle compagnie telefoniche l’addebito dell’intercettazione alla procura – cioè: se io intercetto Tizio , la tale azienda ditelecomunicazioni si prende i soldi della chiamata di Tizio, ovviamente, più fa pagare la procura la stessa cifra della chiamata stessa, incassando quindi il doppio – le vuole drasticamente ridurre, se non cancellare, imponendo un tetto massimo di tempo, pari a 30 giorni prorogabili a 60 in casi straordinari; ma soprattutto dicendo che, per intercettare qualcuno, si debbano avere “evidenti indizi di colpevolezza” e non “di reato” come cita, ancora per poco, l’attuale normativa. Cosa vuol dire? Che lo puoi intercettare solo se sai che è provabilissimo che è lui il colpevole. Ma se è una truffa economica, vedi appalti o tangenti, in cui non si hanno sempre prove materiali schiaccianti, come si f a sapere chi è il colpevole se non lo senti parlare? E poi, se sai che quasi sicuramente è stato lui, a cosa ti serve intercettarlo, tanto hai prove sufficienti per portarlo a giudizio.
In merito a questo, ho aperto una pagina in FaceBook, Intercettatemi pure… IO non ho nulla da nascondere!, in cui vi invito a iscrivervi se avete Face. Facciamo capire che, se non si ha nulla da nascondere, possono intercettare tutti, anche noi stessi, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, pure noi; perché loro hanno paura delle intercettazioni. Una paura fottutissima!
GIAMPAOLO ROSSI
















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