Ciclismo

Ciclismo, le tragedie e il problema sicurezza

Marzo è stato un mese davvero difficile per il mondo del ciclismo; si è aperto con le ultime scioccanti notizie su Pantani, si è chiuso con le tragedie in gara. In poco tempo è tornato alla ribalta un tema che difficilmente avrà la parola fine, quello relativo al problema della sicurezza. Perché non si riescono ad evitare delle stupide tragedie? Dove si può intervenire? Cerchiamo di far luce su uno degli interrogativi più grandi di questo sport.

LA TRAGEDIA E IL RICORDO DI ANTOINE DEMOITIE’.

Antoine Demoitié

Antoine Demoitié

La morte di Antoine Demoitié, avvenuta dopo che il ciclista belga era stato investito da una moto durante una tappa della Gand-Wevelgem, ha provocato enorme commozione all’interno del mondo del Ciclismo e dello sport in generale. Grande preoccupazione è stata posta sul fatto che ci siano troppe moto durante le corse ciclistiche; in massa, anche i corridori hanno chiesto a gran voce più sicurezza in corsa.

L’ex campione del Mondo di ciclismo, Gianni Bugno, attualmente presidente della CPA (Associazione internazionale ciclisti professionisti), ha chiesto nuove norme dichiarando: “Abbiamo sempre sostenuto che la sicurezza dei corridori debba essere al primo posto nelle discussioni delle alte sfere del ciclismo. All’ultima riunione del Consiglio del ciclismo professionistico ho preteso che vengano comunicate in fretta le strategie elaborate per il miglioramento della sicurezza durante le corse“.

Tra i corridori, i primi che hanno espresso un pensiero sulla tragedia di Demoitiè sono stati Alberto Contador e Fabio Aru. “Le mie più sentite condoglianze – ha dichiarato sul suo profilo Twitter lo spagnolo – ai familiari e agli amici di Antoine, é obbligatorio un maggiore controllo delle moto in corsa“. Il ciclista italiano, invece, ha parlato di “sport colpito ancora una volta da una tragica notizia…non ci sono parole! ”.

I TRISTI PRECEDENTI.

Quello di Demoitié è solo l’ultimo nome di una lunga lista di tragedie che hanno colpito il ciclismo nel corso degli anni. Il fratello di Fausto Coppi, Serse, morì nel 1951 durante una tappa del Giro del Piemonte, a causa di un’emorragia cerebrale riportata dopo aver sbattuto la testa su un binario, sul quale si era fatalmente incastrata una ruota della sua bici. Suscitò grande scalpore anche la morte di Tom Simpson avvenuta durante il Tour de France 1967, causata da un arresto cardiaco dovuto all’uso di anfetamine che alteravano le sue prestazioni.

Wouter Weylandt

Wouter Weylandt

Il ciclismo s’interrogò seriamente sul problema sicurezza solamente dal Tour de France 1995, quando Fabio Casartelli, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, morì dopo aver sbattuto la testa su un paracarro. Dopo quella tragedia, molti si chiesero se fosse necessario rendere obbligatorio il casco durante le gare; il dibattito proseguirà fino al 2003 quando, dopo l’ennesima morte in gara, che vide protagonista lo sfortunato Andrei Kivilev, il casco diventerà finalmente obbligatorio.

LA TRAGEDIA DI WEYLANDT.

Dopo il casco arrivò il problema tracciato. Nel 2011 un’altra grande tragedia scosse il ciclismo; Wouter Weylandt morì in seguito ad una caduta mentre percorreva la tappa del Passo del Bocco, valevole per il Giro d’Italia. In quel caso molti ciclisti si lamentarono della pericolosità del percorso. Ma le maggiori polemiche si ebbero durante la successiva undicesima tappa di quello stesso Giro, che partiva da Piombino per arrivare ad Orvieto; durante quella giornata ci fu una vera e propria ecatombe di cadute, causate da addirittura 19 chilometri di sterrato.

Molto polemici furono quasi tutti i ciclisti, in particolar modo gli italiani. “Io ritengo che il Giro d’Italia sia una corsa su strada – dichiarò al termine della tappa Danilo di Lucanon facciamo ciclocross o mountain bike, in queste condizioni non è ciclismo e il tutto diventa troppo pericoloso“. Simili furono anche le parole di Alessandro Petacchi, il quale parlò di “troppa discesa in sterrato”, con tantissimi corridori che finirono nei fossi a bordo strada.

COSA MIGLIORARE.

Il ciclismo è uno sport che vede sempre una grande partecipazione di popolo festante; talvolta, però, gli spettatori si trovano eccessivamente vicini ai corridori, mettendo in pericolo il ciclista non solo dal punto di vista della visibilità del tracciato. Esempi di tale situazione si sono verificati nelle tre tappe inglesi del Tour de France 2014, oppure nell’edizione 2015 del Giro d’Italia, quando, durante la sesta tappa, Daniele Colli cadde dopo essere stato colpito da uno spettatore che stava facendo delle foto. 

Per evitare che si ripetano situazioni del genere, sarebbe opportuno che la Federazione ponga rimedio ad almeno tre fattori principali:pubblico

  • Bisogna fare in modo che la gente non intralci il percorso, aiutandosi anche con figure predisposte addette al controllo, al fine di allontanare, se necessario, soggetti pericolosi o sospetti. In questo modo possono essere evitati degli episodi spiacevoli, come quello avvenuto all’ultimo Tour de France, quando Chris Froome fu colpito da un tifoso che gli lanciò una busta di urina.
  • Altro fattore che deve passare necessariamente sotto la lente d’ingrandimento, come detto, è la sicurezza dei tracciati; spesso, soprattutto durante le corse a tappe come Tour, Giro o Vuelta, le corse sono soggette a condizioni climatiche proibitive e, talvolta, anche a strade oltremodo pericolose (condizioni del manto, scarsa larghezza, dislivelli e discese). Se necessario, la Federazione deve essere in grado di fare un passo indietro, anche sospendendo le tappe quando le condizioni oltrepassano il limite.
  • La morte di Demoitié mette in luce anche un altro problema, forse quello più d’attualità; i veicoli, auto e moto, che seguono le corse sul tracciato sono diventati troppi. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Federciclismo, Francesco Di Rocco, che ha così affermato: “Ci sono troppe motociclette lungo i tracciati, lo vediamo tutti anche solo dalle immagini tv. E’ una preoccupazione che da anni conosciamo, spero che questa problematica venga al più presto risolta“.

 

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About

Romano, diplomato al liceo linguistico Hegel, frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all'Università Roma tre. Appassionato di sport, ha collaborato con Centro Mare Radio e attualmente scrive per Torremare e L'ortica, due riviste online. COLLABORATORE SEZIONE SPORT


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