Cina

Abolito il limite del mandato presidenziale in Cina: cosa significa?

Si è sentito molto parlare e tanto si è scritto della riforma costituzionale approvata qualche settimana fa in Cina da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo. Il provvedimento prevede l’eliminazione del limite di due mandati presidenziali, rendendo di fatto la carica di Capo dello Stato una posizione a vita. Ad usufruirne sarà il Presidente della Repubblica, Xi Jinping, che detiene anche il ruolo di Segretario del Partito Comunista Cinese, è capo delle Forze armate, detta la politica estera del Paese.

A ben vedere sembrerebbe proprio il nuovo Mao Zedong.

Perché la riforma costituzionale è stata possibile

Riguardo la riforma costituzionale, essa merita un approfondimento per capirne meglio la natura e la portata. Innanzitutto, la sua elaborazione e la sua approvazione si collocano in uno Stato che è di matrice socialista, monopartitico e basato sulla cosiddetta “dittatura democratica popolare”. Dunque, il governo è del popolo, che lo esercita attraverso l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP). A quest’ultima sono subordinate le assemblee popolari, create in corrispondenza dei vari livelli territoriali. Più il livello territoriale è alto, più sono i poteri esercitati dall’assemblea corrispettiva fino a giungere all’apice, rappresentato appunto dall’ANP. Si esprime così il principio della sovranità popolare.

La leadership della nazione è però affidata al Partito Comunista Cinese (PCC), come si legge nel Preambolo della Costituzione stessa. Esso non solo rappresenta la massima espressione della nazione, ma sceglie i membri che compongono l’ANP ed elabora anche le revisioni costituzionali. E qui veniamo al punto.

Infatti, la loro approvazione richiedete la maggioranza dei 2/3 dei componenti dell’ANP, su proposta del Comitato permanente o di almeno 1/5 dei deputati. Quindi, l’attuale riforma è stata elaborata dal PCC, di cui ricordiamo che Xi Jinping ne è Segretario, e approvata dai membri dell’ANP, le cui candidature sono decise dal Partito. In più, a differenza dell’Italia, non esiste alcun organo di controllo costituzionale degli atti normativi emanati. Dunque, di fatto l’attuale riforma è avvenuta nel rispetto della normativa.

Tuttavia, l’evoluzione che ha portato alla Costituzione in vigore, proclamata nel 1977, e alla figura del Capo dello Stato non è stata priva di ostacoli.

La figura del Capo di Stato: da Mao in poi

Nell’ottobre del 1949 Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese con capitale Pechino, a seguito della vittoria sulle truppe del Kuomintang. Assunta la presidenza, lasciò la carica nel 1959 in seguito a forti contrasti all’interno del Partito e dello Stato a causa della sua politica eccessivamente anti burocratica. A rappresentare il maggior fronte di opposizione fu il neo Capo di Stato,  Liu Shaoqi. Allora Mao “risolse la situazione” dando vita alla famosa rivoluzione culturale cinese nel 1965. Mediante la mobilitazione della Guardia rossa, di giovani e di intellettuali, riuscì ad esautorare le alte cariche del Partito, sostituendole con membri della Guardia, e a portare all’espulsione di Liu Shaoqi.

Governò in tal modo la Cina fino alla sua morte attraverso un vero e proprio culto della personalità. Non a caso è comunemente noto come il “quattro volte grande”.

L’esperienza maoista fu superata solo con la dipartita del suo leader nel 1976, con l’elaborazione di una nuova Costituzione l’anno successivo e sotto la nuova leadership rappresentata da Deng Xiaoping, che rivestì il ruolo di Capo dello Stato dal 1980 al 1989. Inizia da qui una fase in parte di allontanamento da quelli che furono alcuni dettami maoisti, a partire dall’introduzione del limite del mandato presidenziale.

Xi Jinping come Mao?

Tutto ciò ha quindi influenzato la figura del Presidente della Repubblica, che a partire dal ’77 non può essere per più di due volte consecutive la medesima persona. Inoltre è eletto dall’ANP, promulga le leggi, nomina e revoca le alte cariche dello Stato e fra gli altri poteri ha anche quello di rappresentanza all’estero. Per questo motivo, l’abrogazione del limite al mandato presidenziale è stato visto da molti come un avvicinamento da parte di Xin Jinping alla figura di Mao Zedong e alla volontà di instaurare un proprio culto della personalità. Vi è da dire che certamente l’attuale Capo di Stato si distacca e non di poco dai suoi predecessori. In aggiunta il fatto che ricopra diverse cariche rilevanti e che il suo pensiero sia stato inserito nello Statuto del Partito durante il XIX Congresso non fa ben sperare.

 


About

Nata a Roma nel 1993, consegue la laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sulla governance globale nell’accesso ai farmaci essenziali. Da sempre interessata ai temi dei diritti umani, coltiva la passione anche per i viaggi e la fotografia. COLLABORATRICE SEZIONE ESTERI


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