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28 ottobre, Marcia su Roma: cosa non abbiamo capito del Cinema America?

Il Cinema in Piazza del Piccolo America, conosciuto semplicemente come Cinema America, ha chiuso i battenti da alcuni mesi ma c’è qualcosa che non abbiamo ben compreso di quei giorni. L’abitudine anestetica all’ingurgitamento vorace di news in salsa fake ci ha probabilmente fatto percepire determinate notizie di cronaca come fatti di poco conto e ne ha offuscato il profilo.

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Genesi

Ricapitoliamo. La notte del 16 giugno, vicino Piazza San Cosimato (Roma), vengono assaliti in 4: due ragazzi dello staff del Cinema America, Valerio e David, e due loro (malcapitati) amici; nel giro di poche ore si scopre che ad aggredirli furono dei militanti di Casapound e del Blocco studentesco, (il 7 ottobre 3 di loro finiranno agli arresti). Tre giorni dopo, il 19 giugno, ad essere aggredita è Valeria, l’ex fidanzata del Presidente dell’Associazione: gli aguzzini la insultano e minacciano, bloccandole la testa contro il finestrino di una macchina.

L’escalation di violenza sugli indossatori di magliette color amaranto non si ferma tra i confini del GRA: il 28 luglio, a Frosinone, un ricercatore di 33 anni “colpevole” di indossare in pubblico la t-shirt del Cinema America è brutalmente aggredito e picchiato. Nei giorni che seguono le aggressioni, sono numerosissime le manifestazioni di vicinanza alle vittime: si susseguono con frenesia comunicati di solidarietà multipartisan nei confronti dell’Associazione e dei ragazzi e non manca all’appello neanche Hollywood.

Un’ estate italiana

Tuttavia, agli italiani bastano due mojitos per abbassare la guardia e distogliere l’attenzione dai segnali di una, tanto inequivocabile quanto raccapricciante, regressione sociale travestita da presunto amor di patria. I neo-fascisti ripropongono vecchi metodi: aggrediscono gruppi in palese inferiorità numerica, dando sfoggio di spolverato onore e ritrovata virilità, non risparmiando le donne. Bisogna ammettere che, quanto a rispetto delle consuetudini, i camerati di oggi risultano “apprezzabili” benché poco avvezzi all’innovazione.

L’estate prosegue e in Italia si fa un gran parlare di porti aperti e barconi, con i soliti media fagocitati dalla liturgia dell’audience, mentre, nel cuore di Roma, famiglie e ragazzi non riescono a godersi Bertolucci a cuor leggero. La notizia dello studente schiaffeggiato in primavera all’ingresso della Biblioteca Nazionale da militanti di Forza Nuova è, già da tempo, sprofondata nel dimenticatoio e, con l’inizio del Campionato, fugaci servizi televisivi vengono dedicati al derby romano ed allo stadio Olimpico che (come se nulla fosse) rende onore a “Diabolik”, al secolo Fabrizio Piscitelli. Storico ultrà, si, ma fascista.

Facebook batte il pugno sul tavolo

Poi, in un giorno post-crisi, catatonico come altri, la bolla esplode: decine di pagine social riconducibili a Casapound e Forza Nuova vengono oscurate senza colpo ferire da Mark Zuckerberg e compagni. D’improvviso, si insinua il dubbio che in California abbiano intuito qualcosa di cui noi italiani, in preda ad un black-out cerebrale di massa, non ci siamo neanche accorti. Mentre siamo troppo impegnati a destreggiarci sulle moto d’acqua nel Mediterraneo, a due oceani di distanza hanno capito che gli equilibri democratici italiani sono sotto attacco. Ed ecco che arriva Facebook a proteggerci dai mostri che lo stesso colosso della Silycon Valley ha contribuito ad alimentare e noi, ironia della sorte, siamo costretti a dover ringraziare Zuckerberg per questo. Lo stato più evoluto della Sindrome di Stoccolma.

Il grande incubo

Il XX secolo è terminato da un po’ e siamo all’ultimo giro di boa prima del ritorno degli anni ’20: l’inquietudine per la ciclicità degli eventi dovrebbe quantomeno suggerirci un sussulto; l’ultima volta sappiamo come andò a finire: un ventennio più nero della notte.

Come sarà l’ottobre 2022? Immaginarlo è, di per sé, un gioco sadico: nostalgiche manifestazioni sfileranno nella Capitale per i cento anni dalla marcia su Roma; si organizzeranno flash-mob a Villa Torlonia (dove dimorava LVI), con rigoroso dress-code in camicia nera; simpatici memes scherniranno la memoria di Giacomo Matteotti; giovani (e meno giovani) scorrazzeranno per il ghetto ebraico e sotto il Campidoglio con il braccio teso a 135 gradi.

Davvero ci meraviglieremmo, se tutto ciò diventasse realtà? E se quei tartari che giudicavamo figure mitiche, che immaginavamo avessero abbandonato per sempre il nostro deserto sconfinato, in un lampo tornassero ad accerchiare la fortezza e noi, assuefatti dai soliti inesauribili “non può succedere”, venissimo colti impreparati e fragili? Se l’incubo dovesse ricominciare a prender forma, ancora una volta, dovremmo chiedere aiuto alle élites intellettuali del passato. Gli osservatori che quel buio lo hanno visto e vissuto sarebbero gli unici a cui potremmo sensatamente affidarci, senza correre il rischio di imbatterci in un circo di affabulatori di bassa lega.

Resistenze latenti

Scrittori come Pasolini, Sciascia, Fenoglio, Buzzati avevano non solo previsto ma anche raccontato gran parte dei virus che stanno contagiando la società italiana di oggi. E, descrivendoli, hanno anche iniettato nella nostra coscienza sociale (forse inconsapevolmente) l’antidoto. Sono i codici che fanno paura al frate assassino del monastero di Eco; sono i libri che devono bruciare nella società distopica di Bradbury a 451 gradi Fahrenheit; sono i dattiloscritti che attentano al potere del Grande Fratello di Orwell; sono i giornali che fanno paura al Duce ed è per questo che, nell’ottobre 1926, vengono soppressi il quotidiano indipendente di Roma Il Mondo, l’Avanti! (del PSI) e L’Ora di Palermo.

Il tempo che abbiamo a disposizione, per scongiurare la ribalta dei movimenti neo-fascisti, è risicato. Se l’élite di oggi non può occuparsene, per colpa forse della sua smisurata inconsistenza, a farsene carico dovrà essere la società civile con i pochi mezzi leciti che ha ancora a disposizione: la letteratura, la stampa, il cinema. Riecheggia, intanto, nell’aria una canzonetta dal futuro: “Faccetta nera, sarai Romana, la tua bandiera sarà sol quella italiana! Noi marceremo insieme a te e sfileremo avanti al Duce e avanti al Re!”.

No. Mai più.


About

Politologo classe ‘89, Abogado, aspirante Spin Doctor. È laureato in Relazioni Internazionali e “Derecho” (Giurisprudenza versione iberica). Durante la giovinezza Erasmus ha vissuto alcuni anni tra Andalusia e Belgio. Terminato uno stage in Commissione Europea, lascia Bruxelles e si stabilisce nella Capitale dove si scopre assiduo frequentatore di salotti romani ed osterie. Fresco di Master in Management Politico targato Sole24Ore & Luiss, pubblica articoli di attualità politica per Formiche.net, EUnews.it ed altre (malcapitate) testate giornalistiche. Agnostico ma di fede bianconera.


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