Cinque stelle per “The Imitation game”

Un uomo sconosciuto ai più ma che, nel suo piccolo, salvò migliaia di vite. E’ questo il messaggio di “The Imitation game”, un adattamento cinematografico di “Alan Turing: The Enigma”, diretto da Morten Tyldum. Basato sui reali avvenimenti della seconda guerra mondiale, il film narra la storia del matematico Alan Turing che, durante gli anni quaranta del Novecento, riuscì a inventare il calcolatore Bomba per decriptare il codice Enigma usato dalle potenze dell’Asse per comunicare. La pellicola si snoda su tre fasce temporali (adolescenza, gioventù ed età adulta), dalla nascita della sua passione per la criptografia alla persecuzione per la sua omosessualità.

I volti di Keira Knightley e Benedict Cumberbatch ogni volta che compaiono di fronte la cinepresa non tradiscono le attese, con una recitazione sempre eccellente. La Golden Globes’ nomination della Knightley come miglior attrice non protagonista e quella come miglior attore in cumberbatch-turingun film drammatico a Benedict Cumberbatch non potevano essere più azzeccate. Gli attori non solo eccellono nell’impersonare rispettivamente la bella e intelligente Joan Clarke e lo strampalato ma geniale Alan Turing, ma sanno trasmettere concretamente e quasi palpabilmente anche le emozioni e i tormenti interiori.

L’apice lo raggiunge senza alcun dubbio il già protagonista della fortunata serie tv “Sherlock”. Cumberbatch riesce infatti a sostenere con estrema maestrìa tutti gli aspetti più sfaccettati e difficili dell’eccentrico professore universitario: dalle uscite strampalate e divertenti alle risposte saccenti e antipatiche, fino agli aspetti ansiosi e drammatici degli ultimi mesi della sua vita, costretto alle cure ormonali che lo portarono al suicidio nel 1954.

Ma se Benedict Cumberbatch è il migliore, sono da lodare anche i membri del team di Turing: il “rivale-amico” Hugh Alexander (Matthew Goode),  John Cairncross (Allen Leech) e il giovane Peter Hilton (Matthew Beard); senza dimenticare Charles Dance nei panni del Comandante Alastair Denniston .

Oltre alla bravura del cast artistico, il film cattura il pubblico per i salti temporali che però non confondono lo spettatore, anzi, creano tra loro una rete complessa ma al contempo chiara, in cui – con ordine – ogni tassello trova il suo posto e tutti gli interrogativi ricevono risposta. Per esempio, l’omosessualità del protagonista è sospettata dal pubblico negli anni dell’adolescenza, scoperta nell’età adulta e confermata come dato reale e sicuro (e non semplice supposizione), da Turing stesso durante il periodo della gioventù.

Adattissime anche le musiche, che ben si armonizzano alle immagini e al momento, riuscendo forse a commuovere gli spettatori più sensibili.

Il film non poteva riuscire meglio, e forse lascia in qualche presente la riflessione su quanto davvero accade senza che l’uomo comune lo sappia; e su quanto la vita e la storia non siano, alle volte, che dure e sanguinose manifestazioni di reali pellicole.


About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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