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Classe Z: la sfida di un film ad “altezza ragazzi”

Il 30 marzo arriverà nelle sale Classe Z, il nuovo film di Guido Chiesa distribuito da Colorado Film e in collaborazione con Medusa Film. La storia, come afferma lo stesso regista, è ad “altezza ragazzi”. Sono infatti quasi tutti giovanissimi, a partire dalla composizione di un cast giovane (Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Luca Filippi, Armando Quaranta, Francesco Russo, David e Jhonny Zheng, Il Pancio) fino ad arrivare alla realizzazione dell’idea, che sfrutta la collaborazione del portale Scuola Zoo, co-produttore minoritario del film.classe z antonio catania

Sinossi

Come spesso succede nei licei, la presenza di una classe disordinata e disattenta porta scompiglio. Stavolta però non si tratta di una classe ordinaria, ma di un gruppo di studenti irrequieti e apparentemente senza inclinazioni culturali, che vengono allontanati dagli alunni più promettenti e messi insieme per formare la classe delle cause perse. Il gesto del preside e dei professori sembra più che giustificabile.

C’è Ricky (Enrico Oetiker), che fa di tutto per rendersi ridicolo agli occhi dei compagni e su internet. C’è la fashion addicted Stella (Greta Menchi) e la scontrosa e timida Viola (Alice Pagani), e poi ancora dei gemelli misteriosi e il ragazzo fissato con il sesso. Per la nuova sezione H, fatta di fenomeni da baraccone destinati a restare al liceo per sempre, sembra non esserci  possibilità di riuscita. Tra i tanti solo un professore, più vicino ai ragazzi per età e per indole, giocherà l’ultima carta per la vittoria, provando a farli appassionare profondamente a qualcosa, con l’entusiasmo di chi ancora crede nelle possibilità che la scuola, quella fatta bene, può dare.

Una scuola poco realistica

A prima vista la trama potrebbe infondere una buona dose di entusiasmo, un po’ come quando si legge la trama de La Scuola di Luchetti o de L’Attimo Fuggente, citato più volte nel film. Infatti quasi tutti restano affascinati dalle storie di rivincita, di riscatto sociale e morale, in cui un ispirato pioniere prende il comando e ribalta le sorti del gruppo, soprattutto quando si parla dell’ambito scolastico, sempre così difficile e criticato.

Il personaggio innovatore questa volta è il professor Andreoli (Andrea Pisani), giovane e pieno di fiducia nel potenziale dei ragazzi, che rifacendosi al modello del celebre professor Keating de L’Attimo Fuggente prova a trasmettere agli alunni della nuova sezione un po’ di entusiasmo per gli argomenti di studio, spronandoli ad uscire dalla bolla di sapone in cui loro stessi si sono chiusi e a crescere.

Se Guido Chiesa si fosse concentrato maggiormente su quest’aspetto, approfondendo di più quel personaggio e il suo rapporto complice con gli alunni, forse ora saremmo davanti ad un nuovo attimo fuggente, più divertente in certi dialoghi e più spontaneo in altri. Ma quella passione che cambia le cose, quella sensazione di rivincita e di speranza, si perdono in mezzo a battute scontate e situazioni poco realistiche. Classe Z dovrebbe raccontare la realtà dei licei italiani ma tutto quello che racconta è una storiella troppo lontana dal mondo della scuola vera per essere divertente e arrivare al cuore.

La caricatura degli studenti

Chiunque abbia frequentato il liceo ricorda bene la facilità con cui ci si divideva in gruppi o si prendevano di mira ragazzi stravaganti. In tutte le scuole ci sono i fanatici del look, i vip adorati da tutti, i pagliacci e i dongiovanni. In Classe Z, per poterne assecondare il mood e ridere alle battute, ci si dovrebbe poter identificare con i personaggi o almeno con le situazioni che questi si trovano ad affrontare, ma quei tratti tipici sono esasperati fino alla macchietta teatrale.

Il realismo della storia si perde fin dall’inizio, quando assistiamo al tentativo dei ragazzi di difendere la reputazione del giovane professore di fronte alla commissione disciplinare che, inverosimilmente, accetta di ascoltare la loro versione. L’Attimo Fuggente si rivela un modello troppo difficile da imitare e troppo diverso dalla nostra realtà, sia nella storia dei personaggi che nella realizzazione vera e propria di Classe Z. Andreoli non è Keating e Guido Chiesa non è Peter Weir.

La nostra scuola, quella italiana, legata ai problemi della società e ancor più a quelli della provincia, è un mondo troppo lontano da quello americano e troppo variegato per essere sintetizzato in una storia banale che non riesce a portarci indietro nel tempo a quando anche noi ne facevamo parte.

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About

Nata nel 1990 in Molise. Diplomata al liceo classico e laureanda in lettere moderne all’università La Sapienza di Roma. Collabora da anni con blog e quotidiani online tra cui InLibertà, L’Indiependente Webzine e Distorsioni. Grande appassionata di musica rock e di cinema, ama leggere e coltivare la passione per la scrittura. Nel 2012 crea il blog Fuoridallarete (http://fuoridallarete.wordpress.com/). COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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