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Clustersun: la recensione di Surfacing to Breathe, l’ultima (ottima) fatica in studio

I Clustersun, band di Catania, presenta Surfacing to Breathe, la loro ultima fatica in studio uscita per Seahorse Recordings.Clustersun

A un primo ascolto ci troviamo davanti a un disco dal sound post-rock con forti sfumature shoegaze e una predilezione per tappeti sonori imponenti e zanzarosi.

I Clustersun portano in scena uno spettacolo dal timbro rock ma con una vena più elettronica, con queste sonorità prepotentemente effettate e molto ricercate; colpisce subito infatti questa perizia sonora che sottolinea una grande ricerca e, soprattutto, una grande competenza.

Surfacing to Breathe: un disco dai tappeti sonori potenti e ruvidi

Apre il disco Raw Nerve, una sorta di intro dai toni ampi e dalle ritmiche frenetiche che, con un sapiente uso di echi, porta alla luce un sound alla Depeche Mode, che verrà costantemente rimpolpato da chitarre e voce. Un buon brano, dritto e dal sound bello denso, un grande inizio per i Clustersun che “delimitano” sin da subito i confini entro i quali si muoverà Surfacing to Breathe.

Lonely Moon ha più l’attitude di una ballata ruvida, dove le sonorità portate in scena sono allo stesso tempo abrasive eppure eleganti, proprio a mo’ di ballata ma una di quelle suonata con grinta e con un buon distorsore in primo piano. Molto intrigante il tappeto sonoro costruito col synth che assieme alla chitarra resta in primo piano, quasi più della voce.

The Whirling Dervish, sembra ripiegare su sonorità più progressive e psichedeliche. Siamo davanti a un brano giocato tra echi, chitarre effettate e una linea vocale leggera e altrettanto carica di effetti. Questo brano ha una sorta di cadenza ipnotica che non può che far pensare ai grandi brani della scuola prog-rock degli anni ’70. Molto bello il crescendo che fa esplodere il brano e va ad alternarsi al verso rendendo il tutto “nervoso” e denso di grandi aspettative sonore. Molto, molto bene.

La canzone che dà il nome al disco

Surfacing to Breathe inizia con questo arpeggio molto cupo che apre una ritmica dal sapore percussivo. Anche qui il brano è molto attento all’effettistica e all’uso di echi e deelay che costruiscono un buon 80% del muro sonoro dei Clustersun e, ovviamente, rendono molto interessante l’ascolto. Un brano cupo, sì, eppure luminoso che non rinuncia a quelle aperture sonore sempre perfettamente dosate e controllate.

Altro punto a favore dei Clustersun è questo uso magistrale delle dinamiche che, in maniera semplice ma efficace, riescono a conferire al pezzo un andamento agile e decisamente azzeccato.

ClustersunEmotional Painkiller inizia con questo ritmica cupa alternata a degli squarci sonori acidi e taglienti (probabilmente suonati da una chitarra sapientemente effettata). Anche qui è evidente una vena scuola Depeche Mode, ma con quel tocco di “cattiveria” in più, quelle sonorità più abrasive che non guastano e, anzi, si sposano perfettamente al contesto. Un gran brano, che sul finale aggiunge anche una buona parte strumentale con un bel solo di chitarra.

Il sound dal carattere deciso e molto ricercato dei Clustersun

Chiude il disco Event Horizon una ritmica ben scandita e una chitarra “ossessiva” dal sapore noise. Un brano incredibilmente dritto che con questo suo incedere cadenzato acquista come una sorta di solennità. Il brano procede “imperturbabile” fino alla conclusione, includendo di tanto in tanto aperture di chitarra e sintetizzatore. Magistrale il lavoro della voce che (insolitamente) viene messa allo stesso livello degli altri strumenti – a volte addirittura un po’ sotto – nonostante la grande prova del frontman della band.

I Clustersun hanno confezionato un gran bel disco: siamo davanti a otto brani dal carattere deciso con moltissime buone idee e un sound di tutto rispetto che, difficilmente, lascerà l’ascoltatore impassibile.

Surfacing to Breathe è un disco molto interessante, che si ascolta con piacere e regala molti spunti sonori anche all’ascoltatore più esigente, quello che cerca minuziosamente i dettagli e le chicche sonore, delle quali l’album ne è pieno. L’ascolto è molto consigliato.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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