CO.DI.R.O. che?

Come gestire l’epidemia della Xylella tra “balle spaziali” e atteggiamenti antiscientifici

L’articolo più interessante sulla questione del disseccamento degli ulivi in Puglia l’ha scritto Daniele Rielli, per “Internazionale”, nel mese di maggio di quest’anno. Un reportage completo ed approfondito, degno del miglior giornalismo d’inchiesta. Chi si occupa di informazione e lo fa per mestiere sa bene che se si vuole far capire un evento occorre andare in giro, intervistare persone, addentrarsi nel problema, capire e descrivere.

ulivi-pugliesiChi si ferma alla superficie, al titolo ad effetto, è perduto. E provoca solo danni. Nel caso specifico, ovvero uno dei peggiori  disastri legati al mondo agricolo nel meridione d’Italia, a livello di informazione di danni ne sono stati fatti parecchi. A cominciare dal modo in cui ci si è affrettati a trovare un colpevole della morte degli ulivi salentini, consegnando all’immaginario collettivo un solo nome “Xylella fastidiosa”. Un batterio, arrivato in Italia in maniera accidentale e la cui diffusione, subdola e lenta, ha dato vita a focolai estesi e difficilmente controllabili, ma soprattutto ad un dibattito caratterizzato da antiscientificità e pressapochismo marchiani.

A ripercorrere la storia di come si sia affrontato mediaticamente il problema si può provare solo un senso di stupore. Visto che la maggior parte della popolazione italiana non si dedica all’olivicoltura, né è addentro al dibattito scientifico che ruota intorno all’individuazione dei ceppi batterici ed allo studio della loro virulenza, logica avrebbe voluto che, una volta manifestatosi il problema (che potrebbe potenzialmente interessare un bacino di oltre 11 milioni di piante in Salento), si fosse cercato di capire cosa gli studiosi e gli agronomi avessero individuato, se fossero possibili delle soluzioni, quali sistemi fossero previsti per contenere un batterio da quarantena. Senza contare il perché sia stato necessario prendere atto di una scomoda ed indesiderata presenza e correre ai ripari, forse in ritardo, prevedendo un piano di interventi certo non dei migliori, ma ad ogni modo necessario.

Sabina Guzzanti

Sabina Guzzanti

Invece? Invece, i “campioni dell’informazione non asservita al sistema” sono divenuti Sabina Guzzanti ed il cantante dei Sud Sound System, notoriamente due esperti agronomi che, sfruttando i canali social, hanno avviato una campagna di controinformazione, ampiamente ripresa ed accettata acriticamente, basata su due cardini fondamentali:

a) Il complotto delle multinazionali;

b) La “Xyella fastidiosa” non esiste e se esiste non è così dannosa come gli uomini cattivi delle istituzioni, asserviti al Male, ce la vogliono prospettare.

A corollario di tutto questo, alcuni servizi di “Striscia la notizia” mostravano nei giorni successivi queste infelici sortite, guarigioni miracolose di ulivi, nelle zone del contagio, trattati con poltiglie bordolese e amorevolmente curati da contadini unici conservatori di antiche conoscenze sciamaniche tramandate da generazioni. Da qui sono partiti  i comitati dei cittadini e le organizzazioni ONG che, a fronte del termine “eradicazione”, senza neanche porsi il problema del perché dovesse essere attuata una misura così drastica, hanno avviato una serie di manifestazioni ed incontri paventando l’esistenza di una piano criminoso, messo in atto sempre dalle forze del male, per distruggere la cultura ed il paesaggio pugliese. E del problema reale, tra dibattiti sempre più accesi e bracci di ferro, si è persa traccia. 

Quali sono le ”balle spaziali” che hanno riscosso maggiore successo sulla Rete? Per prima l’ipotesi che la multinazionale Monsanto avesse introdotto a bella posta la “Xylella fastidiosa in Puglia per causare l’epidemia e vendere successivamente agli agricoltori un fantomatico olivo modificato geneticamente (resistente al batterio) e lucrare in questo modo sulle disgrazie altrui. In pugliarealtà, tale ulivo non esiste. Una delle cause della diffusione del batterio è dovuta al fatto che nella zona in questione sono utilizzate solo poche varietà, a fronte degli oltre 1.500 cultivar di ulivo, conservati nelle banche genetiche presenti nel mondo.

L’ulivo è una pianta meravigliosa anche per questo motivo: è frutto di un miglioramento genetico lungo secoli (prima ancora che nascessero le multinazionali), che ha dato vita, grazie al paziente lavoro dell’uomo, a varietà con proprietà e resistenze agli agenti biotici ed abiotici molto diverse. Motivo per il quale, i ricercatori (al momento inascoltati)  hanno avanzato la proposta di sperimentare nella zona dei focolai pugliesi tutte e 1.500 le cultivar per vedere se si riesce a trovare quella che meglio resiste agli attacchi del batterio. Perché per via scientifica si lavora così sul campo: sperimentando.

La seconda “balla spaziale” è quella che attuando le “buone pratiche agricole”, ovvero l’ordinaria manutenzione che sempre un oliveto richiede, le piante affette dal batterio possano tornare a miracolosa guarigione. Lourdes, purtroppo, è molto lontana dalla Puglia e come dimostra tutta la letteratura scientifica fino ad oggi presentata e discussa a livello internazionale (e sistematizzata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare) non esiste, allo stato attuale, un rimedio che consenta di eliminare il batterio della “Xylella fastidiosa una volta che abbia infettato la pianta. La morte dell’esemplare è certa. Può essere più o meno lenta, ma non si riesce a curare. Tocca farsene una ragione e destinare fondi alla ricerca  per trovare il rimedio. Ci stanno lavorando in diversi, in molti paesi del mondo, con fondi pubblici e privati. E si troverà la soluzione grazie alla sperimentazione. Grazie al famoso “provando e riprovando”.ulivi-in-puglia

Le buone pratiche agricole, spesso trascurate, servono, invece, a evitare la diffusione dei vettori del batterio che sono in genere degli insetti. Vanno attuate periodicamente, nella maniera migliore possibile, ma non sono la soluzione dell’epidemia. Servono ad eliminare anche i vari ospiti dell’ulivo, non ultimi i funghi, e a garantire una migliore vitalità della pianta. Vanno incoraggiate e praticate.

La terza “balla spaziale” è quella del piano criminoso finalizzato alla distruzione del paesaggio pugliese. Secondo i più l’emergenza Xylella (ops, CO.DI.R.O.!) sarebbe solo un pretesto, creato ad hoc, per sgomberare il territorio e consentire la costruzione di resort turistici, campi da golf o il passaggio di oleodotti e metanodotti (e chi più ne ha più ne metta). Le forze del male, sempre loro, sono coalizzate e fortissime e possono avvantaggiarsi del fatto che, salvo rare eccezioni, i proprietari di uliveti pugliesi sono tantissimi e posseggono proprietà poco estese. Che il settore olivicolo sia in crisi, che la convenienza economica a continuare a condurre un fondo piantato ad ulivi non sia così vantaggiosa è cosa nota. Tutte questioni importanti e sul tappeto che di sicuro fanno muovere appetiti vari, ma che sono lo scenario di fondo su cui si è andata ad inserire l’emergenza in atto in Salento, aggravando una situazione già di per sé precaria. Di ladri di paesaggio la Puglia conosce le gesta molto prima che si parlasse di “Xylella fastidiosa”. Per anni è esistito un fiorente commercio di piante di ulivo, destinate ad ornare i giardini in altre zone d’Italia provenienti dalla Puglia, cui andrebbe aggiunto la sistematica asportazione e distruzione delle vecchie strutture agricole, dei muri a secco e dei trulli abbandonati.

Di questo scempio si è parlato poco, salvo l’azione di contrasto svolta dal Corpo forestale dello Stato: una goccia nell’oceano del malaffare. I comitati che oggi propongono di abbracciare ulivi infetti e di promuovere la disobbedienza civile di fronte ai decreti ingiuntivi di abbattimento, abbarbicandosi all’ideale di una Puglia agreste, ricca di ulivi millenari, possono contare concorso-Guardie-Forestalioggi su un censimento degli ulivi monumentali curato sempre dal Corpo forestale dello Stato e su una legge regionale che ne promuove la tutela. Prima di tale censimento, i pugliesi neanche avevano un’idea del patrimonio ricchissimo di cui disponevano. E sempre il Corpo forestale dello Stato ha curato, proprio negli stessi mesi in cui si parlava di “Xylella fastidiosa”, un’indagine che ha evidenziato l’espianto non autorizzato di oltre 8.000 ulivi da parte di alcuni agricoltori, in barba a qualsiasi norma di tutela e difesa del paesaggio. Notizia passata in assoluto silenzio e su cui nessun comitato a difesa degli ulivi ha speso una parola. Del resto, per anni l’unica norma che ha regolato la tutela degli ulivi e stabilito le norme del loro impianto (ed espianto) è stato un decreto luogotenenziale, approvato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’ulteriore dimostrazione di  quanto interesse e cura ha lo Stato italiano nei confronti di un settore agricolo che potrebbe essere di eccellenza e viene lasciato, invece, a sé stesso.

Ad ogni modo, il Commissario straordinario, dottor Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato – nonché dottore agronomo ha cercato in questi mesi di tenere sotto controllo una situazione complessa, articolando un piano di interventi basato su principi scientifici e su una necessità di fondo: evitare la propagazione del contagio. Le prescrizioni e le cure che sono state previste sono il “minimo sindacale” ed andrebbero attuate senza alcun indugio, per quanto dolorose. Poiché il CO.DI.R.O. (ovvero il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo) che è l’insieme di cause che stanno mettendo a rischio l’esistenza degli ulivi  (di cui la “Xylella fastidiosa”  è l’anello finale più pernicioso) non aspetta i tempi dei ricorsi amministrativi, non si cura dei “likes” su Facebook o delle teorie complottistiche, né ha alcun interesse nei profitti. E’ solo un elemento naturale, al pari della grafiosi dell’olmo e del mal dell’inchiostro del castagno (comparsi in Italia nel secolo scorso, causando, anche in quei casi danni ingenti, ma senza dover scomodare alcuna multinazionale) e lavora in silenzio indisturbato (spesso asintomaticamente). Chi lo nega vive ancora in un’epoca pre-copernicana.

P.S.: Buone notizie

Mi ha scritto Francisco La Manna, commentando su Facebook l’articolo pubblicato su “Wilditaly” e dedicato al problema (sottovalutato) del CO.DI.R.O. in Puglia. Il mio pezzo è stato definito “lassativo”dal Sig. La Manna che non mi conosce, né mi sembra abbia capito più di tanto lo spirito dell’intervento, incentrato sulla questione della (cattiva) comunicazione in situazioni di emergenza (vedi “mucca pazza”, “ebola” ecc.). La buona notizia è che il Sig. La Manna ha la soluzione dell’epidemia che sta distruggendo gli ulivi infetti e, in un afflato di estrema generosità ed altruismo, ha pubblicato la formula. Prendete nota: si tratta, udite  udite, della Poltiglia bordolese! “Nel dettaglio la dose standard è di 1Kg di solfato di rame + 1 Kg di grassello di calce per 100 litri di acqua,” cui vanno aggiunti per maggiore efficacia “sfalcio dell’erba, pre ferti-irrigazione a base di aglio”. Il rimedio più antico a da sempre usato in viticoltura. Una soluzione stra-nota, che spazza in un sol colpo tutte le ricerche finora condotte a  livello scientifico da università ed enti di ricerca sparsi per il mondo. Nessuna di queste persone, che ha dedicato anni della propria vita allo studio e probabilmente, neanche sa dove si trovi il Salento (e quindi non ha alcun interesse a devastarne il paesaggio), ha mai sospettato che la soluzione fosse così facile ed a portata di mano! Bene. Il consiglio che mi permetto di dare al Sig. La Manna è di studiare prima la differenza tra un fungo ed un batterio. La seconda è di leggersi, con calma, la letteratura scientifica fin qui prodotta sulla Xyella fastidiosa (è tutta pubblica e disponibile on line. Non ci sono segreti. Basta solo trovare il tempo per leggerla). La terza è di brevettare il “suo” miracoloso ritrovato e di farci tanti soldi, vendendolo magari ad una multinazionale. Fosse la volta buona che un italiano riesce a mettere a frutto un’esperienza centenaria.

Per inciso, il solfato di rame ha il piccolo difetto di rilasciare metalli pesanti nel terreno e tanto ecologica non è…   Ma soprattutto, nel caso specifico (piccolo dettaglio), non serve a nulla.  La Xyella ringrazia e continua intanto, il suo naturale corso.


About

Nato nel 1967 a Roma, dove risiede attualmente, dopo aver conseguito la laurea in Economia e Commercio presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS), intraprende la carriera di Funzionario presso il Corpo forestale dello Stato a partire dal 1994. Nello svolgere la propria attività si dedica in particolare agli aspetti amministrativi, ma non rinuncia ad accrescere il proprio bagaglio culturale attraverso l’attività lavorativa e lo studio. Consegue una laura breve in scienze forestali presso l’Università degli Studi della Tuscia - Facoltà di Agraria, e, nel 2006, un master sulle problematiche ambientali a livello internazionale. Ha seguito l’iter legislativo della legge sugli alberi monumentali, nonché la raccolta e conservazione dei documenti storici del Corpo forestale dello Stato, dalla fondazione ai giorni nostri. Ha all’attivo due monografie: “Il Corpo forestale dello Stato – origini, evoluzioni storiche ed uniformi” e “La Milizia Nazionale Forestale 1926 - 1945”, edite rispettivamente nel 2002 e nel 2006. Appassionato di storia e cultura forestale, ha dedicato vari articoli alla ricostruzione di vicende di personaggi in servizio presso il Corpo. Scrive sotto pseudonimo, in omaggio a Joaquín Salvador Lavado, e se ne assume tutta la responsabilità. BLOGGER DI WILD ITALY


'CO.DI.R.O. che?' have 3 comments

  1. 14 settembre 2015 @ 1:04 pm Francesca Marasini

    Analisi accuratissima e molto chiara. Mi chiedo, da profana, come mai, trattandosi di un batterio, non sia stata individuata una cura antibiotica ad hoc.

  2. 15 settembre 2015 @ 3:15 pm nicogio

    Alcune risposte a cura del servizio fitosanitario della Regione Toscana:
    http://www.regione.toscana.it/documents/10180/11270546/Xylella+olivo.pdf/039036a1-40df-455d-aebc-ac6566774500

  3. 15 settembre 2015 @ 3:28 pm nicogio

    Qualche altra informazione di largo dominio pubblico. Sempre dalla Toscana …
    http://www.regione.toscana.it/documents/10180/11270546/Xylella+fastidiosa_CRA_VIV_04.06+rizzo.pdf/a2d98668-cfcd-43a9-87f7-149414f699e4


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