CO2 oltre ogni limite nel 2015, tra disastri e risposte mancate

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Fonte: magazine.greenplanner.it

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Cambiamenti climatici quattrocento, umanità zero. Così ironizza amaramente William Patzert, ricercatore oceanografo che collabora con la NASA, commentando le 400,26 parti per milione (ppm) in atmosfera che la CO2 (anidride carbonica) ha raggiunto già a febbraio 2015, superando la soglia varcata per la prima volta il 9 maggio 2013, secondo le misurazioni dell’osservatorio della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) a Manua Loa, nelle Hawaii.

DANNI E COSTI DEL CLIMATE CHANGE.

I cambiamenti climatici avanzano, come dimostra anche il costo dei danni dovuti ai disastri naturali, triplicato negli ultimi dieci anni e in continua crescita. Siccità, inondazioni, uragani, terremoti hanno colpito più di 1,9 miliardi di persone e causato oltre 494 miliardi di dollari di danni, tra il 2003 e il 2013, nei 48 Paesi in via di sviluppo monitorati con lo studio presentato dalla Fao nei giorni scorsi alla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi. Dopo le devastazioni negli arcipelaghi centrali delle Filippine del super-tifone “Haiyan” del novembre 2013, con venti violentissimi che raggiunsero i 314 km/h di media, in queste ore si contano i danni del super-ciclone “Pam” nello stato insulare di Vanuatu nel Pacifico meridionale, dove metà della popolazione non ha più un tetto.

LE RISPOSTE.

Come scrive Science, “oggi noi respiriamo un’aria che nessuno dei nostri antenati dell’intero genere Homo ha mai respirato”. D’altronde questi livelli di CO2 non sono mai stati raggiunti negli ultimi 23 milioni di anni, segno evidente che il riscaldamento globale sta procedendo molto molto velocemente. Sono troppe le risposte mancate da parte dei Governi contro i cambiamenti climatici, per questo è fondamentale che ogni Paese definisca piani trasparenti, quantificabili e finanziati in vista della conferenza sul clima di Parigi, la COP21, che si terrà alla fine di dicembre 2015. Obiettivo dell’incontro è giungere a un accordo globale vincolante contro le emissioni. Dopo il fallimento dei vertici di Copenhagen e Doha, qualche presupposto migliore è venuto dal “Summit sul cambiamento climatico” delle Nazioni Unite del settembre scorso a New York, dove quasi duecento governi si sono impegnati in maniera formale a ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Fonte: qualenergia.it

Fonte: qualenergia.it

IL GREEN ACT ITALIANO.

L’Italia si appresta a varare un atto che, in questo contesto, può essere molto importante. “A marzo vareremo il Green Act sull’economia e l’ambiente in vista della grande conferenza di Parigi 2015”, ha scritto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in veste di segretario del Pd, in una lettera ai democratici. Un provvedimento che punterà alla riduzione del 40%, entro il 2030, delle emissioni di anidride carbonica (già diminuite del 16% rispetto a quelle del 1990, complice la recessione ma anche grazie alla conversione energetica), e “che intende indicare la filiera della green economy come settore trainante, anche in termini occupazionali, dell’economia italiana”, come ha affermato il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Legambiente ha lanciato un elenco articolato di proposte per far sì che il Green Act rappresenti “non un green washing della politica governativa, ma azioni utili per cambiare l’Italia”, come ha ricordato il presidente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza. Si va dall’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, che oggi ammontano a 5,7 miliardi di euro, all’avvio di un fondo per l’efficienza energetica; dall’aumento dell’ecotassa per penalizzare lo smaltimento in discarica, a un Superfund per le bonifiche; dall’istituzione di percorsi protetti per almeno un terzo della rete dei mezzi pubblici di superficie, a nuovi investimenti per i tre milioni di pendolari italiani; da nuove politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio idrogeologico, all’utilizzo per il clima di almeno il 20% dei 100 miliardi dei fondi europei 2014-2020.

IN CONCLUSIONE.

Se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, vede nel Green act “un’Agenda ambientale” per promuovere “lo sviluppo e le eccellenze dell’economia verde in Italia”, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon afferma in modo perentorio che la sfida contro i cambiamenti climatici non si può perdere, “non esiste un piano B sul climate change, perché non esiste un pianeta B”. Il tempo che rimane è sempre meno, i dati di Manua Loa – visibili nel grafico in alto – proiettano una previsione inquietante: nel corso del 2015 la media delle concentrazioni di CO2 potrebbe raggiungere le 400 ppm e continuare a crescere. Secondo gli scienziati, continuando su questa strada, arriveremo a un aumento delle temperature medie annuali fino a 6 gradi centigradi, rendendo un sogno l’obiettivo che si vorrebbero dare i Governi di mantenere l’aumento delle temperature a 2°C.


About

Nato a Roma nel 1971, studia Scienze Naturali e, dopo diverse attività nell'associazionismo cattolico, dal 1989 inizia la collaborazione con Legambiente Lazio, della quale diviene presto responsabile del Settore Scuola e Formazione e poi Presidente Regionale fino al giugno 2014. Durante questi anni ha ideato e realizzato diverse campagne di sensibilizzazione sull’inquinamento atmosferico, i rifiuti, le aree protette, coordinando iniziative e manifestazioni annuali a carattere regionale e curando molti dei principali dossier dell’associazione. Ha tenuto docenze nell’ambito di diversi corsi di formazione e aggiornamento e predisposto materiali informativi e didattici. Dal 2010 è titolare dell’Azienda Agricola “I Colli” a Poggio San Lorenzo (Ri) nell’alta Sabina, che produce olio extra vergine di oliva. BLOGGER DI WILD ITALY


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