Compito per casa su “l’insulto di Bossi a Tosi”: Lega infuriata.

Quanti ex-alunni ricordano i “temi d’attualità” alle superiori? Per me erano una cosa importante, un confronto critico in cui dovevi spremerti e batterti attorno ad un titolo, una traccia, con due finalità particolari: prevalere con le argomentazioni su quelle dei tuoi compagni ed avere un bel voto. Erano momenti che sentivi come necessari per “la scuola” che deve sviluppare il proprio spirito critico, creare menti pensanti. E’ quello che è successo, normalmente e magnificamente oserei dire, in un paese della provincia di Verona, Legnago, dove una professoressa ha fatto commentare in classe ai suoi studenti del terzo anno i giornali del 19 Ottobre. Tra le varie notizie riportate sui quotidiani c’era anche quel sottile e dignitoso “Stronzo” che Bossi rivolse a Tosi (Sindaco di Verona) per aver manifestato un senso di malessere di moti deputati padani riguardo alcune scelte del partito. La notizia veniva riportata dai quotidiani al pari di molte altre, era una notizia di cui discutere niente di più, tanto che la professoressa infine ha dato una serie di domande da sviluppare a casa tra le quali una riguardante il francesismo di Bossi: “Come ti saresti comportato al posto di Tosi?”.

Questo è l’accaduto, vi sembra qualcosa di strano e sovversivo? Anzi, è una domanda che mi appassiona riguardando l’etica nella comunicazione e nella politica, sarei curioso di vedere cosa hanno risposto gli studenti. Ma forse sto correndo troppo con la fantasia, siamo in Italia e in Italia cito il deputato leghista (e sindaco di un paese vicino a Legnago) Montagnoli che dopo aver chiesto un’interrogazione parlamentare sull’accaduto ha dichiarato che:

la scelta di far svolgere un compito sul comportamento tenuto da un leader politico e il tenore delle domande che già contenevano un esplicita censura, costituiscono un fatto di rilevante gravità,

ancora

se i docenti smettono di insegnare la propria materia per fare politica in classe, non c’è poi da meravigliarsi del basso livello in cui si trova il sistema scolastico in questo Paese. È inaudito che si chieda agli studenti di trattare di questioni interne a un partito.

Ho preso queste due frasi dal Corriere, dove viene riportata anche la gravissima affermazione del sindaco leghista di Legnago Rettondini che spiega come la politica debba assolutamente stare fuori dalle aule e che prenderà provvedimenti contro questo fatto gravissimo. Qual’è il fatto gravissimo? La Lega si è con questa faccenda, ancora una volta, messa a nudo come partito populista che ha fatto dell’ignoranza il suo punto di forza e del libero pensiero il suo nemico più grande (sì, insomma, la definizione di partito populista). Io abito vicino al paese di cui Montagnoli è sindaco: ci sono i contorni delle strisce pedonali verdi anziché rossi ed un leone di San Marco gigante in mezzo ad un a rotonda. I passaggi sono immediati, abbiamo un partito che vuole totalizzare la società civile con i propri simboli (ricordate la scuola con i simboli padani?) come nelle dittature in cui un partito ed un’ideologia diventano sinonimi di Stato, ma in una democrazia un partito è a servizio dello stato, non è lo Stato. Più un partito usa dei simboli più è debole, vuole andare ad occupare lo spazio comune e dell’immagine in quanto sarebbe per la sua fragilità impossibile occupare lo spazio del pensiero e della vera politica come relazione tra esseri umani. Quando qualcosa è imposta funziona così, pensate ai simboli nazisti ovunque, ai simboli fascisti durante il ventennio; è una forma politica identitaria e totalizzante tipica delle dittature, che non lascia spazio all’altro e quindi al confronto, un esempio? Perché io devo passare da quel comune e trovarmi un leone di San Marco davanti ogni giorno? E non venitemi a dire che è il simbolo di Venezia.

Torniamo all’episodio. L’episodio è la paura del pensiero e la volontà di mantenere le menti pensanti degli studenti distanti dai propri affari, perché ne sono il pericolo più grande. Legate questa faccenda alle politiche di riforma al sistema scolastico attuate dalla Gelmini, tutto torna spaventosamente. Non è una questione interna ad un partito, è una questione pubblica perché pubblica è la politica e se a qualche persona non è permesso discutere e pensare la politica allora non è democrazia. Vorrebbero non dover assumersi le responsabilità delle loro azioni e vorrebbero che nessuno ne parlasse, vengono però a patti con la realtà: tra loro ed i loro scopi di potere ci sono anche altre persone talvolta ed il voto popolare che tanto invocano come fondamento per il loro agire politico non gli permette e non gli deve permettere di toglierci la capacità e la volontà di agire in prima persona in un sistema politico democratico. A scuola si fa politica ogni giorno, studiando la storia, facendo filosofia, studiando il latino perché fare politica significa stare-con-l’altro, altrimenti si vuole imporre all’altro qualcosa, è diverso. A scuola si fa politica ogni giorno e si deve fare politica ogni giorno perché da sempre, ma ancor più oggi in Italia fare cultura significa fare politica. E non è una frase romantica, quando nella storia si è smesso di fare politica in quanto un solo partito o una sola ideologia si è imposta su tutta la società civile la prima cosa che questa ideologia ha cercato di sottomettere per sopravvivere è stata la cultura.

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