Complottissimo

In Italia c’è la libera informazione.

I giornali sono liberi di scrivere ciò che vogliono, i gruppi editoriali sono liberi, i giornalisti possono fare il loro mestiere senza querele: in pratica secondo Berlusconi le polemiche degli ultimi giorni sono solo opera di un complotto. Magari, dico io: se ci fosse un complotto ci sarebbe anche un’opposizione, che però spesso manca.

Quando ha attribuito il 90% dell’informazione alla sinistra, forse Berlusconi ha saltato una riga del suo discorso, perché le cose non stanno proprio così. Berlusconi possiede Mediaset, controlla la Rai, possiede il 15% di la7 attraverso Telecom, controlla i principali gruppi editoriali italiani e, per giunta, non bada a spese per cause giudiziarie conseguenti a querele nei confronti di giornalisti colpevoli di averlo “calunniato” (c’è da dire però che, a parte il gran rumore mediatico iniziale, in pochi hanno detto come quelle cause sono andate a finire davvero).

Ultimamente perfino Feltri, fedelissimo di Berlusconi, è stato colpevole di un “uso criminoso” dell’informazione (fino ad ora attribuito a Biagi, Luttazzi e santoro); questa volta non si potrebbe dare torto al Presidente, Feltri infatti ha usato l’informazione per silurare il direttore di un giornale che aveva osato criticare le abitudini di Berlusconi,  ma le prese di distanze da Feltri sembrano più che altro una messa in scena per far sembrare autonomo “Il Giornale”. Quando si assume un direttore perché spari sugli avversari non ci si può indignare se quel direttore fa il lavoro per cui è pagato.

E continua così, accusando a destra e a manca l’esistenza di un complotto ai propri danni.

La magistratura non deve indagare su di lui né farlo arrestare, nonostante ci siano le prove dei suoi reati, in nome di una provvidenziale volontà popolare che, oltre ad eleggerlo Presidente del Consiglio, lo rende immune alle leggi e lo giustifica davanti a tutto, anche davanti alle prostitute.

La televisione non può parlare male di lui (il che se si guarda il TG1 fa un po’ venir da ridere): anzi la Rai, in quanto televisione pubblica, ha il dovere di difendere il Governo e non può far pensare ad eventuali, e comunque umani, errori.

Neanche i giornali possono dire niente: in questo paese c’è la libertà di stampa ma non libertà di calunnia, che per chi non lo sapesse consiste nel dire cose non coincidenti con i pensieri del Primo Ministro.

Neanche l’opposizione, paradossalmente, può metter becco negli affari del paese perché facendo così renderebbe impossibile il dialogo, come se il dialogo consistesse in una voce sola.

In pratica, critica coincide con complotto, anche se le due parole hanno in comune solo la lettera iniziale.

Ce l’hanno tutti con lui.

GIORGIO MANTOAN

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