Compromessi elettorali

A causa della palese faziosità delle leggi, il partito più grande d’Italia rischia di essere escluso dalle elezioni nelle due regioni più importanti: Lazio e Lombardia.

Nel primo caso, come è noto, l’esclusione è dovuta alla mancata presentazione delle liste del PDL per Roma e provincia. Le liste, infatti, sono state presentate fuori tempo massimo e, visto che il primo ricorso alla Corte d’Appello presentato dal partito è stato respinto, ora si attende il parere dell’Ufficio centrale della Corte. In caso di esito negativo, il PDL potrebbe appellarsi al Tar del Lazio e, infine, al Consiglio di Stato, il che causerebbe quasi sicuramente il rinvio delle elezioni. Un’altra alternativa che è in corso di valutazione è la la creazione di un decreto o di una legge ad hoc. Questi, però, richiederebbero un accordo con l’opposizione, che non sembra propensa a stringerlo. O che, probabilmente, vuole qualcosa in cambio.

Anche se la lista PDL per Roma e provincia non venisse ammessa, però, la candidata presidente Renata Polverini potrebbe comunque vincere le elezioni: i voti del centrodestra si sposterebbero quasi tutti sulle liste collegate (Adc, La Destra, Lista Polverini, Udc), che le permetterebbero di diventare presidente anche senza la presenza di consiglieri PDL. Anzi, forse era proprio questo il fine ultimo di Alfredo Milioni, il personaggio che non ha consegnato le liste in tempo. Sembra strano, infatti, che egli sia stato inconsapevolmente capace di una tale “dimenticanza”.

In Lombardia, invece, Formigoni ha ben due ostacoli davanti a sé: il primo è l’esclusione della sua lista per la mancanza del numero minimo di firme necessario (visto che 500 sono risultate non valide); il secondo ostacolo è la legge che vieta ai presidenti delle regioni di fare più di due mandati consecutivi. Indovinate quanti ne ha già fatti

Formigoni? Tre! L’amato ciellino è stato, infatti, presidente della Regione Lombardia ininterrottamente per 15 anni, dal 1995 ad oggi. Il primo mandato (1995-2000), però, non conta, perchè la legge elettorale era diversa e non esisteva l’elezione diretta del presidente della regione. Con i due mandati successivi (2000-2005 e 2005-2010), però,

Formigoni ha raggiunto il limite imposto dalla legge 165 del 2004:

“previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia”.

Ma i prossimi anni sono troppo importanti per farsi sfuggire la presidenza della Regione (per via dell’Expo del 2015) e quindi anche in questo caso si paventa la possibilità di creare una legge ad hoc per la situazione, che, al contrario di quanto succede in Lazio, potrebbe anche essere appoggiata dal PD: in Emilia Romagna, infatti, il candidato del PD Vasco Errani è, proprio come Formigoni, alle soglie del terzo mandato. E purtroppo sappiamo bene cosa ne pensa il PD della logica del compromesso.

FRANCESCO



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