Comunione e liberazione: progetto cristiano, lobby massonica o fonte di scandali?

Il “Sistema” di Incalza e Perotti e la “raccomandazione” del figlio del ministro Lupi, da settimane, oramai sono al centro dell’attenzione pubblica e mediatica. Il ministro, travolto nella bufera, si è dimesso. Si tratta di un nuovo scandalo italiano. Che novità, verrebbe da dire: a volte sembra davvero che la Politica e l’imprenditoria del nostro paese non sappiano produrre altro.

incalza901Non bisogna essere superficiali, però, è chiaro. Bisogna cercare di andare al di là del semplice “scandalismo dell’ultim’ora” e cercare cosa, in questa vicenda, oltre i generali dilemmi dell’immoralità e della corruzione, ci sia di vecchio ed anzi quasi immortale.

Ed è possibile che questo qualcosa sia legato alla Chiesa Cattolica? Sembrerebbe assurdo, eppure è così. Si chiama “Comunione e Liberazione”, è un movimento cattolico che esiste da 50 anni. Nelle intercettazioni, in particolare in un dialogo tra Salvatore Di Gengi (imprenditore non indagato) e Franco Cavallo (altro imprenditore finito invece in manette), esce fuori la “Compagnia delle opere”, specificando la necessità di bloccare la candidatura di uno sconosciuto (“il grezzo”) nelle sue elezioni interne. Tale compagnia è un associazione fortemente legata a Comunione e Liberazione che riunisce migliaia di imprenditori nostrani e stranieri. E, nemmeno a dirlo, Cavallo e lo stesso ministro Lupi sono da anni esponenti del movimento. Se si aggiunge poi, che quest’ultimo non è il primo politico di CL a finire in scandali giudiziari, allora il quadro comincia a prendere una forma precisa.

COME NASCE CL.

Ma andiamo con ordine. Cos’è precisamente e come nasce “Comunione e Liberazione”? L’ideatore si chiama Luigi Giussani, noto sacerdote e teologo scomparso nel 2005, all’età di 83 anni. Quest’ultimo, nel 1954, a partire dall’esperienza di insegnante nel liceo “Berchet” di Milano, decise di divenire assistente per il ramo Gioventù Studentesca (GS) di Azione Cattolica (la più antica tra le associazioni cattoliche laicali d’Italia). Molti aderirono all’organizzazione grazie alla sua presenza, tuttavia 14 anni dopo (nel ’68) gran parte degli attivisti, sopratutto giovani (attratti dai movimenti sinistroidi e comunisti), abbandonarono la causa. Poi nel ’69 GS, ridimensionata e oramai sempre più lontana dai metodi di Azione Cattolica, divenne un movimento autonomo sotto il nome di Comunione e Liberazione.

Don Luigi Giussani
Don Luigi Giussani

Qualche anno dopo, in una lettera a Giovanni Paolo II, Giussani scriverà: “Non solo non ho mai inteso fondare niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta.

Il nome CL deriva da un volantino diffuso da alcuni universitari ciellini (così si chiameranno i membri) che esprimeva una netta contrarietà all’idea di una liberazione tramite rivoluzione (socialista/comunista). Per gli attivisti cattolici, invece, la liberazione, cioè la salvezza, si verifica solo tramite la comunione con Gesù Cristo. Il movimento, così, si forma sull’idea di “educare alla cristianità collaborando alla missione alla missione della Chiesa in tutti gli ambiti della società. I ciellini, quindi, si pongono l’obiettivo di testimoniare la necessità e radicalità della parola divina, come risposta vera e concreta alle esigenze umane.

IL LEGAME CON LA POLITICA.

Fin qui, nulla da dire. Peccato che già dagli anni ’70 CL inizi ad assumere un carattere politico. In particolare nel 1974 il movimento, differentemente da Azione Cattolica e Associazioni Cristiane Lavoratori, si schierò contro il divorzio nel referendum voluto dal Partito Comunista. Poi, nel 1975, alcuni personaggi che avevano aderito a CL, guidati dal noto Roberto Formigoni (ex governatore della Lombardia), crearono un vero e proprio soggetto politico con alcuni esponenti della Democrazia Cristiana: il Movimento popolare (scioltosi poi nel 1993) che partecipò a più di un elezione politica.

Giussani ci tenne a specificare che quel movimento non era direttamente collegato a Comunione e Liberazione, se non per la volontà dei suoi membri di aderire alla sua organizzazione di natura esclusivamente ecclesiale. Tuttavia per la vicinanza con i politici centristi (nel 1973 l’Espresso parlò dei suoi aderenti come “extraparlamentari della DC) e per la sostanziosa presenza in scuole ed università (ancora oggi molti esponenti di CLU, Comunione e Liberazione – Universitari, si aggiudicano i Consigli studenteschi di famosi atenei) il movimento del “Gius” (così era chiamato il fondatore dai ciellini) cominciò a ricevere critiche ed essere perseguitato dalle organizzazioni di estrema sinistra, anche con episodi di notevole violenza. Nel 1975, inoltre, le Brigate Rosse lo definirono una “campagna clerico-fascista scatenata dal Vaticano contro il pericolo comunista”.

LA COMPAGNIA DELLE OPERE. 

Definizioni di terroristi o meno, le critiche cominciarono ad aumentare dopo il 1986, anno della fondazione da parte di un gruppo consistente di ciellini della già citata Compagnia delle Opere (CdO), associazione nazionale non confessionale, ma ispirata alle dottrine cristiane, che nel tempo ha radunato circa 36.000 imprese con CDO-COMPLETO_colore40 sedi in Italia e 16 all’estero.

L’associazione a detta del suo presidente Bernhard Scholz (consulente di direzione e docente per la formazione manageriale) ha lo scopo di “ affrontare le sfide economiche, sociali e culturali in modo costruttivo e innovativo” dando particolare importanza al “senso di responsabilità e al desiderio di contribuire al bene comune presenti in ogni persona”. Ciò dovrebbe avvenire tramite iniziative in ambito profit e no-profit che mettano insieme numerosi imprenditori in un clima sereno di fruttuosa collaborazione per lo sviluppo.

Tuttavia a creare qualche sospetto sulla CdO è la natura del suo fatturato, circa 70 miliardi di euro, e la possibilità per i suoi membri – attraverso il pagamento di una quota di iscrizione – di godere di una rete di relazioni (che permette loro di  farsi amici i maggiori imprenditori del paese) e di alcune convenzioni bancarie, accordi speciali con istituti di credito che offrono ai soci un accesso al credito facilitato (ad esempio l’accordo tra CdO Veneto e Banco Popolare).

Il sospetto che l’organizzazione vada al di là di fini etici presupposti, costituendo un gruppo chiuso di potere ed opportunità, c’è. Ma la stessa perplessità si allarga, per alcuni, all’intera CL, munita anche di un proprio giornale (Tracce), pubblicato in undici lingue, e caratterizzato da un meeting annuale a Rimini che vede la ciclica sfilata di ministri e personalità politiche rilevanti (nel 2013 ci andò anche il premier Letta). In queste riunioni, inoltre, ci sono anche una serie di banchi con scopi prettamente commerciali, poco aderenti allo spirito teorico di CL. L’aria che si respira così, per alcuni critici, sembra essere quella di una sorta di “setta” (com’è sostenuto in questa testimonianza) .

INCHIESTE, SCANDALI E CRITICHE. 

Nulla di certo, è chiaro, ma le critiche sono confluite anche in due inchieste del giornalista Ferruccio Pinotti (che negli anni ha scritto per quotidiani e settimanali come il Sole24 ore, Il Corriere della Sera e L’espresso, oltre ad aver lavorato a New York per la CNN) e dell’attore, documentarista e giornalista Saverio Tommasi, intitolate rispettivamente: “La lobby di Dio” e “Gesù era ricco. Contro Comunione e Liberazione”.

Ferruccio Pinotti
Ferruccio Pinotti

Il primo definisce CL “più potente dell’Opus Dei e più efficiente della massoneria e ricostruisce i suoi rapporti con la politica riscoprendo un’incredibile vicinanza non solo di esponenti di centro-destra come Lupi, Formigoni, Tremonti e Berlusconi, ma anche di centro-sinistra come Letta, Bersani e Renzi (incredibile a dirsi, ma i tre hanno qualcosa in comune oltre al PD!). Inoltre parla del controllo ciellino sull’organizzazione dell’oramai prossimo Expo 2015 a Milano. Infine, anche grazie alla testimonianza di un fuoriuscito dal movimento e quella di una psicoterapeuta che ha lavorato con i suoi membri, Pinotti definisce CL come “una lobby di potere che estende i suoi tentacoli dall’economia alla finanza, dalla politica alla società civile fino all’informazione e ai grandi direttori dei giornali”.

Il secondo, invece, come mostra in modo evidente il titolo scelto, mette in evidenza la distanza tra l’etica cristiana e CL sostenendo poi una tesi simile a Pinotti. Comunione e Liberazione sarebbe una lobby con esponenti in posti chiave della società italiana, a partire dai luoghi di formazione di pensiero come le università.

E pensare che alcuni critici non sono mancati nemmeno nelle file della Chiesa. Il primo fu il vescovo Franco Costa, che nel 1968 in un documentò sul movimento lo accusò di “integralismo” riconoscendone però “il carisma”. Tuttavia, a partire da Paolo VI, tutti i papi hanno incoraggiato CL, riconoscendogli ufficialmente nel 1980 la sua “personalità giuridica”. Tra i pontefici che incoraggiarono di più il movimento, troviamo papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (quest’ultimo anche da diretto esponente).

Grandi sostenitori e grandi critici. Una dialettica aspra, dalla difficile risoluzione, nella quale, però, si pongono delle evidenze incontrovertibili: gli scandali che hanno colpito molti esponenti di CL.

Il primo è lo scandalo de “La Cascina”, una cooperativa di Roma, legata sia a Comunione e Liberazione che alla Compagnia delle opere, che tra il 1999 e il 2003 confezionò cibi scaduti, avariati e putrefatti per le mense degli ospedali e delle scuole baresi in cui venivano serviti malati di fibrosi cistica, tumore, leucemia e molto altro.

Il secondo è riconducibile all’inchiesta “Why Not” dell’ex magistrato – ora sindaco di Napoli – Luigi De Magistris (quella, per intenderci, che gli è costata una condanna in primo grado per abuso d’ufficio), dove vennero intercettati Papa Ratzinger e altri ciellini e fu denunciato un sistema di legami e “favori” che coinvolgeva CL e CdO soprattutto in Calabria.

Luigi De Magistris
Luigi De Magistris

Il terzo è conosciuto con il nome di “Oil for food” (scoppiato nel 2012), un programma umanitario internazionale per garantire cibo e medicine alla popolazione irachena, che fu violato tramite tangenti per ottenere appalti e petrolio. Nello scandalo finirono il già citato Roberto Formigoni, il suo responsabile elettorale Alberto Perego, il suo segretario Fabrizio Rota e l’ex sindaco di Chiavari Marco Mazarino de Petro. Tutti e 4 sono ciellini e i primi 3 addirittura fanno parte dei “Memores Domini”, il cosiddetto “Gruppo adulto” del movimento (uomini e donne che fanno voto di “castità”, “povertà” e “obbedienza” vivendo in case comuni sotto il controllo di un sacerdote).

Il quarto e il quinto riguardano invece rispettivamente l’accusa di appropriazione illecita di fondi nazionali ed europei da parte di 10 vertici dellla CdO del Nord-Est (sempre nel 2012) e quella di abuso su minori da parte di uno dei membri di CL, Monsignor Mauro Inzoli (il presunto “confessore” di Formigoni), chiamato “il prete in Mercedes” per i lussi che si concedeva e gli incontri politicamente rilevanti che aveva.

5 scandali a cui forse, si può aggiungere quello di Lupi e Cavallo, anche se possiede sfumature diverse.

Ecco che allora la “questione CL” non riguarda solo eventuali critiche di “massoneria” in astratto contro la rivendicazione della purezza del progetto religioso. Di mezzo c’è una “questione etica” (per dirla come Renzi) rilevante, una questione pratica ed evidente: i membri di CL o vicini ad esso coinvolti nelle bufere citate sono tanti. Troppi davvero per impedire che le critiche emergano.

Critiche che, secondo qualche attento osservatore degli eventi cattolici, sono state anche velatamente espresse da Papa Francesco, nell’udienza con il movimento in Piazza San Pietro dello scorso 7 marzo quando ha detto: “Uscire significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, a saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una spiritualità di etichetta”.

E in effetti tali parole sembrano far riferimento ad un progetto cristiano che rischia di uscire dai canoni della Cristianità, risultando “chiuso” come una lobby e “falso” per via degli scandali. Chissà se è vero che Giussani pensò che il movimento gli era sfuggito di mano, come sostengono alcuni. Sicuramente il neo-presidente Josè Carròn ci dovrebbe riflettere.

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Giacomo Andreoli

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI

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