Foo Fighters

Concrete and Gold: il ritorno alle origini del Rock dei Foo Fighters

I Foo Fighters tornano sulla scena con un nuovo album dal titolo Concrete and Gold, uscito a circa tre anni dal precedente Sonic HighwaysDopo l’Odissea Americana in giro per gli States per registrare Sonic Highways, questa volta la band di Dave Grohl ha scelto la maniera canonica, chiudendosi in uno studio per dare vita a questo Concrete and Gold.

Sin dalle prime note viene alla luce un sound caldo e avvolgente, molto più vicino al rock classico sia nelle sonorità che negli arrangiamenti. È subito evidente anche la rafforzata presenza della tastiera che, più di ogni altro disco dei Foo Fighters, resta una componente ben evidente del tappeto sonoro sottostante.

Foo Fighters, un ritorno alle sonorità del rock classico

Interessante la scelta della band di inserire molte linee vocali estremamente melodiche e di caricare di bassi tutto il disco, portando a galla un tappeto sonoro pastoso e morbido, simbolo evidente (anche) di questa classicità ritrovata della band.Foo Fighters, Concrete and Gold

Apre il disco T-Shirt, un brano decisamente breve e dal tiro elettro-acustico. Dopo un inizio con voce e chitarra fanno il loro ingresso la sezione ritmica, la chitarra distorta e, soprattutto, le tastiere che gonfiano a dismisura il tappeto sonoro della band. Molto ben giocato il riff che collega il crescendo alla quiete che chiude il brano. Siamo davanti a una sorta di breve intro, come un saggio di quelle che saranno le sonorità del disco.

Run, è il primo singolo estratto, dopo un inizio dai toni molto percussivi fa il suo ingresso un muro sonoro imponente e graffiante; è particolare notare come i Foo Fighters siano riusciti a inserire un pezzo di chitarra molto graffiante ma dalle sonorità morbide e molto calde. Il pezzo ha un andamento sinusoidale e si snoda agilmente tra riff abrasivi e momenti più rilassati, classici appunto. Un brano dai crescendo corposi e con sonorità pseudo-vintage.

Make It Right inizia con una ritmica frenetica e nervosa che per tutto il brano si alternerà alla chitarra. Un bel rock di grande impatto che, allo stesso tempo, non rinuncia a una linea melodica intrigante, piuttosto pop (entro i limiti del caso). Un brano del genere sembra un ritorno a quelli che erano i primi dischi dei Foo Fighters, con questo rock melodico, quasi frenato dalla band stessa, forse per distaccarsi dal sound aggressivo dei Nirvana, da cui era reduce Dave Grohl. Se questo pezzo fosse uscito negli anni ’70 sarebbe stato una hit.

The Sky Is A Neighborhood è il brano migliore del disco

The Sky Is A Neighborhood è il secondo singolo estratto dal disco. Uno dei brani migliori del disco, forse il migliore. Questo sound anno ’70 si mischia alla creatività dei Foo Fighters che suonano un pezzo “datato” con la verve che li contraddistingue. Anche qui in primissimo piano restano le tastiere e quella linea melodica dall’andamento un po’ blueseggiante che fa di questo brano il mix perfetto tra la solidità del rock di una volta e la fresca inventiva di Grohl e soci. Un pezzo intrigante, soprattutto per questo ritornello dai toni corali e molto melodici.

La Dee Da inizia con un basso bello saturo e una voce, almeno inizialmente, molto tagliente. Il pezzo prende poi un andamento diverso: immaginiamo un tappeto sonoro dritto e carico di bassi, immaginiamo una frenesia di sottofondo che preannuncia l’imminente esplosione del pezzo, ecco questo è La Dee Da. L’esplosione di cui sopra, ovviamente poi arriva e carica il pezzo in una maniera impressionante, quasi come un pezzo punk ma dai toni addolciti e smussati.

Dirty Water è una sorta di rock ballad dai toni classici e onirici. Un brano leggero, delicato che resta su sonorità lievi e quasi di sottofondo, ricorda in certi momenti quelle rock ballad psichedeliche costruite su effetti e suoni chiari e molto aperti. Inaspettatamente a metà del brano la musica cambia radicalmente e fanno il loro ingresso sonorità più “aggressive” e volumi più prepotenti. Il pezzo non rinuncia alla sua linea melodica ma cresce solo di dinamiche e di volumi, esplodendo verso sonorità più taglienti ma comunque addolcite da quest’aura da ballad in sottofondo.

Le novità e il pezzo con Paul McCartney

Arrows è un brano molto particolare, forse più vicino al mondo della psichedelia di qualunque altro pezzo del disco. Un brano dove basso e tastiera fanno il grosso del lavoro, portando a galla un sound avvolgente e molto classico (classico se ci trovassimo negli anni ’60 o ‘70, chiaramente). Foo FightersBel brano, soprattutto per la sapienza dei Foo Fighters nel dosare alla perfezione i suoni e gli arrangiamenti, che non sono mai fuori luogo o troppo invasivi.

Happy Ever After (Zero Hour) è una sorta di ballad che, con queste cadenze ritmiche e melodiche, non può che far venire in mente i Beatles. Un brano lieve e molto melodico, che come una sorta di filastrocca rimanda alla mente i brani più poppeggianti degli anni ’60, soprattutto quelli dei Beatles, come già detto. Notare come l’ingresso della ritmica, cadenzata e molto leggera, non faccia che aumentare la sensazione di trovarsi davanti a una sorta di Sgt. Pepper’s dai toni folkeggianti.

In Sunday Rain troviamo Paul McCartney alla batteria e già questa è una cosa insolita. Il pezzo è molto particolare, come una sorta di rock dai toni leggeri che fa tornare alla mente quel rock leggero anni ’70, “affilato” in questo caso da alcuni ingressi taglienti delle chitarre. Non male il solo di chitarra che porta alla chiusura del brano, che carica un po’ il tutto, rendendolo più scuola Foo Fighters (quelli dei dischi più tirati, tipo Wasting Lights).

Verso il brano che dà il nome al disco…

The Line ritorna sui passi dei Foo Fighters più vicini alle sonorità di Sonic Highways, con questo rock classico, sì, ma comunque più tirato e incalzante. Anche qui è molto evidente una linea melodica molto prepotente che viene fuori soprattutto dalla linea vocale di Grohl.

Va a chiudere il disco Concrete and Gold. I Foo Fighters decidono di lasciare il brano più psichedelico del disco in chiusura di tutto. Un andamento lento, strascicato, con queste chitarre che quasi fanno fatica a suonare e un’esplosione di potenza controllata per il ritornello che illumina tutto il brano, anche se per pochi istanti. Molto particolare, siamo davanti a una ballad psichedelica e posata che si adagia su questo tempo e si espande fino a circondare l’ascoltatore.

Concrete and Gold è un disco molto particolare: se da una parte ci si aspetta i Foo Fighters aggressivi di Wasting Lights, si resterà sicuramente delusi; se dall’altra si cercano i Foo Fighters più sperimentali (ma comunque ben riconoscibili) di Sonic Highways, diciamo che l’ascoltatore non resterà totalmente appagato.Foo Fighters

Concrete and Gold, classico ma con qualche dubbio

Un disco rock e piuttosto classico, con dei suoi giganteschi che assorbono completamente l’ascoltatore e questo l’abbiamo ripetuto più volte: ci sono bei momenti tipo la stupenda  The Sky Is A Neighborhood o la title track finale e tutta una serie di grandi idee, però il tutto sembra troppo “angelico”.

Concrete and Gold sembra un disco degli anni ’60 o ’70, ovviamente un po’ rimaneggiato alla Foo Fighters, con qualche chicca moderna inserita qua e là che, per carità, suonerà pure bene, ma non affascina abbastanza.

Ripeto, il disco non suona male e ha molte chicche sonore e a livello di arrangiamenti da far veramente invidia e questo è innegabile; ma è altrettanto innegabile che i Foo Fighters abbiano voluto fare un disco rock per il solo piacere di suonare quello che più li aggrada, niente da obiettare anche se, francamente, ci si aspettava un po’ di più.

La scelta di avere come produttore Greg Kurstin, poi ha influenzato forse un po’ troppo quella che era l’attitude della band, portando Concrete and Gold ad essere sì rock, ma un rock di quelli candidi e angelici, diciamo più Stairway to Heavean che Highway to Hell.

Concrete and Gold è un disco che si ascolta:  suona bene e ha molti spunti creativi, ma sinceramente, se parliamo di un eventuale acquisto  (anche i vinile) ci penserei due volte, cosa che non è successa con gli ultimi due capolavori della band.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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