Conflittualità, ingiustizia e diritti umani. Riflessioni estive maturate tra i corridoi delle aule

Nel Vecchio Testamento, nel Libro dei Giudici leggiamo: “In quel tempo non v’era alcun re in Israele; ciascuno faceva ciò che gli pareva meglio” (cap. 21, verso 25). Il testo biblico descrive la condizione del popolo che non praticava la giustizia ma agiva in base al tornaconto personale, egoistico. Niente di nuovo sotto il sole, nulla è cambiato. Non si vuole essere giudicati o corretti da nessuno, non si riconosce una verità assoluta che abbia autorità sulla coscienza e diriga la Giustizia_Tribunale_MartelloR400condotta. Si pretende di essere liberi da tutto, persino dai valori morali più nitidi.

L’Italia sta vivendo certamente un momento drammatico sotto tanti punti di vista, con livelli di conflittualità interna molto alta.

Per quello che può essere la riflessione di questo momento, ci interessa il settore giustizia e la sua attuale estrema debolezza; con punte che evidenziano anche problemi di tenuta dei diritti umani e con l’incapacità sistematica di gestire queste dinamiche; l’incapacità di dare risposte di giustizia.

Si pensi alla gestione della immigrazione, alla condizione dei detenuti, ai costi ed alle lungaggini dei processi, alle inefficienze ed ingiustizie quotidiane del processo penale, all’esercizio del potere, anche giudiziario (meglio, ordine), con forti dosi di arbitrio fuori da ogni legalità (si vedano i casi del G8 di Genova e Shalabayeva, dove di recente la Cassazione ha statuito la illegittimità dell’espulsione e la irritualità delle modalità operative).

Per non parlare di un processo penale che più volte ho definito più pericoloso per il cittadino onesto che per il delinquente incallito o dal colletto bianco. Il processo in sé per sé, inoltre, è ancora fonte di disparità di trattamento tra chi ha abbondanti risorse economiche per assoldare il principe del foro e chi invece deve accontentarsi del difensore d’ufficio o del gratuito patrocinio.

Un processo penale che, infine, gira imperterrito come la grande giostra del dolore e che nell’esecuzione della pena non è in grado di rieducare nessuno, anzi…

Questi sono i temi sui quali bisognerebbe confrontarsi e, soprattutto, sui quali operare in concreto. Temi non da poco e che spesso fanno la differenza tra la vita e la morte, tra la vita dignitosa e la sofferenza, tra la giustizia e l’ingiustizia delle vittime o dei loro familiari.

Gianfranco Annino

Avvocato, classe 1970, si occupa di affari penali, diritto societario, relazioni internazionali, contrattualistica e investimenti, outsider. BLOGGER DI WILD ITALY

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