Considerazioni della domenica.

Questa mattina mi sono svegliato, ho acceso il computer e ho letto le ultime notizie nei vari siti di news. Non ho neanche fatto a tempo a farmi il caffè, che la nausa mi ha preso lo stomaco. Ma questo è il risultato di una settimana intera.

Vorrei iniziare le seguenti considerazioni con la notizia che sta correndo – non troppo rombante – negli ultimi giorni in merito alla probabile chiusura del quotidiano il Manifesto. La notizia, in tutta onestà, non mi ha sorpreso. Il perchè è semplice: se un quotidiano non vende, evidentemente qualcosa che non va c’è e mi meraviglia che sia rimasto in edicola fin’ora.
Entrando nel sito del Manifesto troviamo subito l‘opinione del Direttore Editoriale del quotidiano, Gabriele Polo. L’articolo inizia nei peggiori dei modi perchè ti illumina subito sul fatto che questo è un giornale che vive SOLO grazie al finanziamento pubblico che ogni hanno elargisce il governo. Se dobbiamo trovare un lato positivo è il fatto che almeno questo quotidiano lo ammette. Vediamo cosa dice.
“Il governo ha azzerato il finanziamento pubblico dell’informazione cooperativa e politica, il che ha portato il dissolversi del 25% delle entrate“. Questo significa che la dipendenza dallo Stato è evidente, a maggior ragione “quando nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente“. E il risultato, quindi, è uno solo: “Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti – soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa – porteranno in pochi mesi alla chiusura del Manifesto“.

Sono spiacente nel dover dire che, per quel che riguarda il mio concetto di informazione, questo è il destino giusto e naturale che questo quotidiano deve avere. Se non vendi copie, un motivo ci sarà e, scusate se lo dico, ma sicuramente non è colpa di Berlusconi che anzi, nell’ultimo periodo, sta facendo di tutto per dare un’occasione alla sinistra di approfittare delle sue sconcezze per fare informazione. Non è colpa dei lettori che, se non trovano nel Manifesto un quotidiano in cui ci sono opinioni interessanti e notizie da approfondire, fanno più che bene a spendere in maniera diversa la monetina da un euro.

La cosa che mi ha lasciato di più a bocca aperta, però, è un altro articolo che troviamo all’interno del sito, a firma di Raffaele K. Salinari il quale chiede a tutti gli artisti di cui il Manifesto ha trattato e magari fatto anche scoprire (come è noto, essendo un giornale comunista, o per lo meno presentandosi come tale, si occupa ampiamente di cultura) di rendergli i “Diritti al Manifesto”. Cioè, noi vi abbiamo fatto pubblicità, ora ci pagate saldando il conto. Sembra quasi una minaccia no? Se non ci rigraziate finanziariamente, noi non parliamo più di voi. Quasi un discorso filo-berlusconiano o filo-sallustiano. A proposito, non c’è miglior risposta a Salinari, di quella di Daniele Sepe che -sempre nel quotidiano – afferma sapientemente: “La crisi del Manifesto non è economica, è politica. E politicamente va trattata. Non è Tremonti che vi sta uccidendo, siete voi che vi state suicidando“.

La mia opinione? Come già detto, se vendi vivi, se non vendi muori. Senza la necessità di fare la questua al governo di turno o al Ministro dell’Economia in carica anche perché dopo, se quest’ultimo risponde positivamente, come fai a criticarlo? Resti sotto scacco!

L’altro fatto di cui vorrei parlare sono le ultime esternazioni del nostro Premier a una convention del PDL a Milano. Prima di commentarle, rivediamole insieme:

“Se ci dovesse essere una fiducia che non c’é alla Camera, benissimo, si andrà a votare per la Camera stessa”
– “Noi andremo – ha aggiunto – avanti col Governo con la fiducia che, sono sicuro, avremo al Senato e, credo, anche alla Camera”.
“Non leggete i giornali – ha detto ai partecipanti – che fanno  pubblicità a una politica partitocratica che ragiona o sragiona come se gli elettori non esistessero. Ma esistono, e sono per il 60% con Silvio Berlusconi”.
“E’ una cosa indegna avere una tv pubblica di questo tipo”: ”la maggioranza degli italiani è con noi e non si lascia turlupinare dai programmi Tv offensivi che paghiamo tutti noi. E’ una cosa indegna avere una tv pubblica di questo tipo”.

Primo: andare o meno a votare, fino a prova contraria, spetta al Presidente della Repubblica. La nostra Costituzione lo dice chiaramente: Il Presidente della Repubblica indce le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. (Art. 87)
Secondo: la fiducia alla Camera non la avrete, lo ha già detto Bocchino ad Annozero, Granata a In Onda e lo ha confermato tutta l’equipe di FLI. Al Senato, sarà più facile, ma io spero nel buon senso dei Senatori.
Terzo: questo è il punto cardine della politica di Silvio Berlusconi. Lui basa la sua forza sull’ignoranza dell’elettorato. Se non leggi i giornali non ti informi e non sai che idea farti. Se guardi il Tg1 o il Tg5 ti avvicini sempre di più a questa ignoranza. Se non ci si può fidare neanche di più dei sondaggi di un supermoderato come Renato Mannheimer – il quale continua a dire che il Pdl e Berlusconi scendono in picchiata nei consensi degli elettori – tanti auguri.
Quarto: ha ragione. È indegno avere un Direttore Generale che non permette ai conduttori delle trasmissioni di invitare chi vogliono. I programmi tv, quelli tanto odiati da B., non sono offensivi: semplicemente raccontano quello che la maggior parte dei tg non dicono. Spiegano perché certi fatti avvengono.

Conclusione: che domenica di merda!

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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