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Consumo di suolo, ISPRA: “Si continua a costruire a discapito di aree agricole e naturali”

Tratta bene la Terra! Non è un’eredità dei nostri padri ma un prestito dei nostri figli”. Sono le parole di un detto masai riguardo l’attenzione da rivolgere nei confronti del pianeta che abitiamo.

Come lo stiamo trattando, quindi, il nostro territorio?

L’ALLARME DEL WWF 

consumo di suolo

Fonte: ecodibergamo.it

Nell’agosto 2014 il WWF, con “Cemento coast to coast: 25 anni di natura cancellata dalle coste italiane”, lancia l’allarme:Dei circa 8.000 chilometri di coste italiane quasi il 10 % sono artificiali e alterate dalla presenza di infrastrutture pesanti come porti, strutture edilizie, commerciali ed industriali che rispecchiano l’intensa urbanizzazione di questi territori in continuo aumento e dove si concentra il 30% della popolazione”.

Alcuni esempi: “Dalla cava del 2003 della Baia di Sistiana in Friuli occupata poi da un mega villaggio turistico alla Darsena di Castellamare di Stabia in Campania, dall’urbanizzazione della foce del Sangro in Abruzzo al porto turistico ampliato e villaggio turistico sulla foce del Basento in Basilicata”.

IL DOSSIER ISPRA

Nell’edizione 2017 del rapporto su “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) analizza e fornisce un quadro aggiornato dei processi di trasformazione nel nostro Paese.

“I dati di quest’anno – si legge – mostrano ancora la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali“. Si continua quindi a costruire troppo, a danno dell’ambiente.

I COMUNI PIU’ CEMENTIFICATI

Ma quali sono i comuni dove si è costruito di più, dove si è consumato più suolo?

Guida la classifica il piccolo comune di Casavatore, in provincia di Napoli, con l’89,73% della superficie consumata. A seguire abbiamo Arzano, con l’82% del suolo costruito e Melito di Napoli con l’81%.

IL GIOCO VALE LA CANDELA?

Ma serve tutta questa edificazione? “Sono più di 540mila le case in vendita in Italia – scrive Michela Finizio su Il Sole 24 Ore nell’ottobre 2014 – , per il 26% di nuova costruzione. In un mercato immobiliare fermo, affaticato da compravendite ancora al ribasso (-1% su base annua nel secondo trimestre 2014), l’offerta residenziale pesa sui bilanci delle famiglie e delle imprese edili che faticano a trovare acquirenti. In media ci sono 15,8 case invendute ogni mille unità abitative presenti sul territorio nazionale”.

Senza contare che questo consumo di suolo comporta anche un aumento di costi nascosti, come riportato dalla Commissione Europea, “dovuti – scrive sempre l’Ispra – alla crescente impermeabilizzazione del suolo […] processi di artificializzazione, perdite di suolo e degrado a scala locale anche in termini di erosione dei paesaggi rurali, perdita di servizi ecosistemici e vulnerabilità al cambiamento climatico”.

Il gioco, quindi, vale veramente la candela?

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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