Napolitano e il decreto sul Conflitto di Attribuzione: il nostro “controdecreto” (VIDEO)

Ieri, il Presidente della Repubblica ha pubblicato un decreto  in cui solleva il “Conflitto di Attribuzione” nei confronti dei Pm di Palermo alla luce della notizia sull’esistenza di intercettazioni fra Mancino e Giorgio Napolitano.
A questo decreto, noi, vogliamo rispondere con un controdecreto!

PREMESSO che noi riponiamo piena fiducia nei confronti dei magistrati che indagano su uno dei periodi più bui e tristi della storia Italiana e non vi è in alcun modo la volontà di mettere in dubbio il loro genuino lavoro in visione anche del fatto che, fino ad oggi, nessun organo di giustizia ha posto alcuna obiezione nei loro confronti;

PRESO ATTO che il Presidente della Repubblica ha dato mandato – non si sa con quale motivazione istituzionale -, alla luce delle telefonate intercettate fra l’ex Ministro Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Colle Luigi D’Ambrosio, allo stesso D’Ambrosio di intraprendere un percorso di verifica sulla correttezza delle indagini che vedono Mancino indagato per falsa testimonianza nell’indagine sulla presunta Trattativa Stato-Mafia;

PRESO ATTO che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pensato che fosse giunto solo ora, giacchè interessato, il problema delle intercettazioni telefoniche e spinga per questo il Parlamento a mettere mano alla giurisdizione che ne regola l’utilizzo;

CONSIDERATO che la Procura di Palermo non ha intenzioni golpiste ma solo di rispetto dell’Iter legislativo in quanto ritiene opportuno, prima di distruggere i nastri che i pm hanno già etichettato come “irrilevanti”, che siano essi messi a disposizioni delle parti che possono, a loro volta, chiederne o la distruzione o l’utilizzo in quanto potrebbero contenere prove dell’innocenza del loro assistito;

OSSERVATO che per il Presidente della Repubblica ritiene invece che i nastri vadano immediatamente distrutti poichè violano l’articolo 90 della Costituzione che vede le intercettazioni, dirette o indirette, nei confronti dell’inquilino del Colle assolutamente vietate salvo casi di eccezionale gravità;

RILEVATO che la forza con cui Giorgio Napolitano ha intrapreso questo decreto, che è lesivo nei confronti di magistrati che rischiano la loro vita per portare semplicemente la verità alla luce, è di una potenza in precedenza mai rilevata;

RILEVATO che il Presidente Napolitano cita a cazzo, in un decreto, le parole di Enaudi;

ASSUNTA, alla luce dei fatti, la volontà da parte del Presidente della Repubblica di NON volere che questi nastri vengano diffusi e conosciuti, in quanto non si capisce cosa potrebbero mai contenere di così devastante da sollevare addirittura il conflitto di attribuzione;

CONTRODECRETA

l’idea che Giorgio Napolitano ha qualcosa da nascondere e, piuttosto che dare pieno potere alla magistratura ai fini di chiarire quale fu il ruolo dello Stato nel corso della trattativa, si impegna ad ostacolare la giustizia per mantenere inviolato il riserbo della Casta.

GIAMPAOLO ROSSI

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


'Napolitano e il decreto sul Conflitto di Attribuzione: il nostro “controdecreto” (VIDEO)' have 2 comments

  1. 17 luglio 2012 @ 7:18 pm rougecity

    “Un conflitto di attribuzioni non è una guerra nucleare. Serve a delimitare il perimetro dei poteri dello Stato, a restituire chiarezza sulle loro competenze. E la democrazia non deve aver paura dei conflitti: meglio portarli allo scoperto, che nascondere la polvere sotto i tappeti. Sono semmai le dittature a governare distribuendo sedativi. Eppure c’è un che d’eccezionale nel contenzioso aperto da Napolitano contro la Procura di Palermo. Perché esiste un solo precedente, quello innescato da Ciampi nel 2005 circa il potere di grazia. Perché stavolta il capo dello Stato – a differenza del suo predecessore – rischia d’incassare il verdetto della Consulta mentre è ancora in carica, sicché sta mettendo in gioco tutto il suo prestigio. Perché infine il conflitto investe il ruolo stesso della presidenza della Repubblica, la sua posizione costituzionale.” (M. Ainis, Le istituzioni e le persone, http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_17/istituzioni-persone-michele-ainis_1f7459d8-cfcd-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml)

  2. 20 luglio 2012 @ 10:47 pm Matteo Marini

    Ad Ainis, rispondiamo con Bruno Tinti:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/20/nessuno-ascolti-il-presidente/299387/


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