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Convegno Libero Web in Libero Stato (Milano, 13 febbraio)

Scritto da Gianluca Caporlingua il 15 - February - 2010 Letto 397 volte

La prima non notizia è che i parlamentari d’opposizione Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria (ex Presidente Rai), all’ultimo momento, hanno cancellato la loro annunciata partecipazione al convegno tenutosi presso il Teatro Blu di Milano. Ne da l’annuncio il conduttore dell’incontro, un visibilmente infastidito Piero Ricca. Per problemi d’agenda (d’altro canto siamo in campagna elettorale e andare in giro a raccattare voti conta più di ogni altra cosa…) il loro intervento viene dunque affidato ad un collegamento telefonico.

La seconda non notizia è che il contributo che entrambi apportano al dibattito è il solito discorsetto in stile “siamo dalla vostra parte e lotteremo insieme” espresso nel più classico politichese. Vita, prima, e Zaccaria, dopo, ci spiegano come l’opposizione abbia “dato battaglia nelle Commissioni” esprimendo parere negativo al decreto Romani. Purtroppo il fugace intervento telefonico non permette grande interazione (a parte un paio di domande rivolte da Ricca e dall’avvocato Guido Scorza, esperto di web), soprattutto con il pubblico. Di fatto, ad esempio, sarebbe stato molto interessante chiedere ai due parlamentari del PD perché il loro partito si sia mosso solo a giochi fatti, quando ormai il decreto era stato confezionato (anche perché le reali intenzioni censorie del Governo, dietro al recepimento della direttiva europea sulle telecomunicazioni, erano note da tempo ed un’opposizione che si rispetti avrebbe avuto il dovere di agire preventivamente).

Tra un decisamente poco concreto “forse questo aspetto non dovrebbe entrare nel provvedimento” e un generico “bisogna farsi sentire”, entrambi i politici, invitati ad un’eventuale protesta di piazza, preferiscono farfugliare una non risposta, dichiarandosi favorevoli in linea di principio. Rimane il dubbio riguardo ad una tangibile partecipazione del PD alla mobilitazione del popolo della rete.

I pericoli rappresentati da questa legge, che potrebbe rimanere così com’è stata partorita se il Governo non accogliesse le obiezioni dell’opposizione, vengono riassunti dall’avvocato Scorza.

In questo decreto c’è l’equiparazione dei siti alle Tv e si prevede l’autorizzazione ministeriale preventiva per trasmettere via web. Inoltre, i provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati in rete e avrebbero il compito di rimuovere quelli che violano il diritto d’autore. Pena una sanzione fino a 150 mila euro per ogni richiamo. Si tratta, insomma, di una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet.

Fa specie sentire un dirigente Rai, Loris Mazzetti, denunciare la collusione dei vertici della sua stessa azienda con la maggioranza governativa. Da quando il Cavaliere è al potere (grazie anche al colpevole e spesso complice silenzio dell’opposizione), nella gestione della televisione di Stato sono state fatte scelte apparentemente incomprensibili e sconsiderate che, stranamente, hanno finito per favorire Mediaset, danneggiare la stessa Rai e mettere i bastoni fra le ruote anche al fortissimo competitor dell’azienda di casa Berlusconi, cioè Sky. Fra i vari esempi ricordati da Mazzetti, c’è il clamoroso rifiuto da parte del Direttore Generale Masi dei 60 milioni di euro l’anno offerti da Murdoch per trasmettere le reti di Stato sulla sua piattaforma.

A sorpresa, interviene telefonicamente anche Beppe Grillo, attualmente in tour nelle principali città europee. Il comico genovese non sembra particolarmente preoccupato: “Potranno fare decreti, decretini, emendamenti, tanto ci saranno sempre due diciassettenni in un garage che progettano qualche altra cosa…”. Non sono dello stesso parere altri due ospiti, il blogger Claudio Messora e l’ex parlamentare europeo Vittorio Agnoletto.

La sostanza è che, pur essendo verissimo che a medio e lungo termine l’inarrestabile evoluzione tecnologica avrà la meglio su qualunque forma di censura, bisogna opporsi adesso e con estrema urgenza ad un potere politico esercitato con il telecomando che, oltre a cercare di imbavagliare le fonti di informazione libera, “non ci fa innamorare della rete”, come sottolinea l’avvocato Scorza. Prima che sia troppo tardi.

L’Italia come la Cina o l’Iran. Presto potrebbe essere ben più che un timore. La stampa estera, rispetto ai media di casa nostra, sembra molto più attenta e preoccupata per i pericoli corsi dalla libertà di espressione in Italia. Paradossale? No, purtroppo no.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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