Copenhagen

Ha avuto inizio proprio oggi il vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici, vertice che potrebbe dare una svolta decisiva alla riduzione dell’inquinamento mondiale. Il mondo infatti è ben indietro rispetto al protocollo di Kyoto nel ridurre le emissioni di CO2, cosa che ormai dovrebbe allarmarci sempre di più. Se, a partire da questo vertice, non otterremo progetti concreti e a lungo termine, la situazione per il nostro pianeta potrebbe farsi veramente preoccupante. Secondo le stime più recenti, infatti, se continuiamo a comportarci come abbiamo fatto fino ad ora, entro la fine del secolo la temperatura aumenterà di circa 6 gradi. Oltre a ciò i ghiacci si ridurranno notevolmente, i livelli del mare si alzeranno di alcuni metri (sommergendo le coste) e i climi sulla terra varieranno; per esempio a fine secolo la Sicilia avrà un clima simile a quello del nord Africa, mentre il nord Italia avrà un clima simile a quello attuale del sud Italia. E questo viene calcolato presupponendo che le emissioni non aumenteranno. Se inquineremo più di quanto non inquiniamo ora, le conseguenze per i nostri figli e nipoti e per il nostro pianeta saranno assai gravi.

Da questo vertice non dobbiamo aspettarci di risolvere magicamente i problemi dovuti all’effetto serra, dobbiamo solo sperare di riuscire a limitare i danni. Danni che ormai non possiamo più risolvere definitivamente. Per questo abbiamo bisogno di decidere, per quanto sembri scontato. Dobbiamo solo decidere se condannare la terra a diventare un forno o se farlo intatto.

Perfino rispetto ai “mezzi impegni” di Kyoto siamo indietro. Ogni paese ha fatto il suo danno. Per esempio gli Stati Uniti. Grazie all’apporto di quel tonto di George W Bush, gli USA non hanno ad ora ratificato il protocollo, intaccandone già in partenza la riuscita (gli USA sono infatti ai primi posti per inquinamento da CO2 nel mondo). Anche Cina e India hanno proseguito le loro politiche volte allo “sviluppo ad ogni costo”. Hanno ratificato il trattato, ma non hanno ancora applicato alcuna riduzione alle loro emissioni. Anche l’Europa è estremamente indietro, ma alcuni stati qualcosa lo hanno ottenuto. La Francia non ha quasi bisogno di ridurre le sue emissioni, quindi è tecnicamente già apposto. Alla Germania manca da realizzare una fetta consistente dei suoi obbiettivi, ma visti i grandi progressi fatti negli ultimi anni (con la chiusura di molte centrali elettriche a carbone e a petrolio, con gli incentivi alle fonti rinnovabili e con gli investimenti sui trasporti pubblici) anche la Germania non avrà grossi problemi. La musica cambia per l’Italia. Siamo molto indietro nella riduzione delle emissioni ed abbiamo disincentivato la produzione di energia pulita. Gli incentivi per l’installazione di pannelli solari, per esempio, sono ora attribuiti a random tra i richiedenti, i quali ora possono vedersi negare la riduzione delle tasse.

Anche riguardo alla chiusura delle centrali elettriche più inquinanti siamo indietro. Siamo indietro persino sul solare: da anni stiamo aspettando che venga emesso un decreto del ministero dello sviluppo che modifichi le tariffe sulla produzione industriale di energia elettrica da solare in modo da renderla competitiva.

Le promesse fatte fino ad  ora, e concludo, dai capi di stato di tutto il mondo, compresi Cina e Stati Uniti, fanno ben sperare. Ma le promesse c’erano anche l’11 dicembre 1997 a Kyoto.

GIORGIO MANTOAN



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