Corte Costituzionale, le foto con i giudici sono rischiose

Nella quasi piena indifferenza generale, il Parlamento riunito in seduta comune ha eletto il 16 dicembredopo 31 fumate nere e un anno e mezzo di attesa! – i tre giudici della Corte Costituzionale di spettanza parlamentare. L’articolo 135 della Costituzione infatti recita che la Consulta è eletta per un terzo dei suoi componenti dal Capo dello Stato, un terzo dalle Supreme Magistrature e il restante dai deputati e dei senatori, riuniti congiuntamente a Montecitorio (in “seduta comune”, per l’appunto).

Dopo che il PD si è convinto che ostinarsi a mantenere l’asse con Forza Italia e le frattaglie di Centro non avrebbe sciolto la matassa, ha deciso di mettersi a tavolino con il Movimento Cinque Stelle, facendo quindi scendere quest’ultimo al compromesso come nelle “vecchie repubbliche” di bistrattata memoria tanto criticate dai “grillini”. Il ragionamento fatto è stato: tu voti il mio candidato (Modugno), io voto quello meno peggio dei tuoi (Barbera) e uno che metta d’accordo un po’ tutti (Prosperetti, giudice presso la corte d’appello vaticana ed esperto di diritto del lavoro).

Ora il punto non è questo, anche se i salotti tv politici ci si sono a lungo dilungati. Il punto è la foto che, il 23 dicembre, ha pubblicato il vicepresidente della Camera in quota Cinquestelle Luigi Di Maio sul suo profilo Facebook, dove era in compagnia di Roberto Fico (presidente commissione Vigilanza Rai, M5S), Roberto D’Incà (attuale capogruppo del Movimento alla Camera) e del neo-giudice Franco Modugno.

Eccoci con il giudice della Corte Costituzionale Prof. Franco Modugno, poche ore dopo il suo giuramento al Quirinale. Il…

Posted by Luigi Di Maio on Mercoledì 23 dicembre 2015

 

Da un movimento politico che aspira a cambiare le brutte abitudini dei partiti che ci hanno governato, non ci si può aspettare un post e una “benedizione” del genere verso un giudice della Corte, il quale dovrebbe essere eletto dal Parlamento per la sua competenza e non per logiche spartitorie. Dire che il proprio candidato è il migliore degli altri (scontato, no?) e immortalarlo dopo il giuramento davanti al Capo dello Stato, vuol dire etichettarlo “per sempre” nella propria area politica. La Consulta, invece, dovrebbe essere scevra da ogni condizionamento, anche banale (fino ad un certo punto) come questo. Riusciranno a capirlo prima o poi, i gruppi politici?

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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