Cosa nasconde il «provvedimento salva Berlusconi»?

renzi-e-berlusconiConsiderata la gravità del fatto, accettare l’idea di trovarsi di fronte all’ennesima legge ad personam sarebbe, per una volta, addirittura un sollievo: ricondurre il famigerato articolo 19-bis del decreto legislativo approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri alla volontà di ripulire la fedina penale del pregiudicato di Arcore, avrebbe quantomeno il pregio di motivare – per quanto scandalosamente – una proposta di legge criminogena. Renzi oggi ci ha assicurato tuttavia che, dietro l’esclusione della punibilità penale dell’evasione e della frode che non superi il 3% del reddito o dell’Iva imponibili, non c’è alcun «inciucio strano» con Berlusconi.

La stampa si sta giustamente concentrando sulla ricerca della maninase non proprio di Renzi, quantomeno renziana – che ha pensato bene di inserire all’ultimo istante l’articolo che permetterebbe all’ex Cavaliere di riacquistare immediatamente la sua «agibilità politica» (termine che traduce per l’elettore medio il reale «indegna grazia per una giusta condanna»). Rispetto alla genesi della norma è però il caso di provare ad astrarre il discorso e di non considerare Berlusconi come il suo unico beneficiario: in una prospettiva più ampia, è necessario soffermarsi piuttosto sugli effetti che il decreto in questione produrrà nell’intera società italiana, effetti che il polverone alzato dall’applicabilità della norma al caso del leader di Forza Italia rischia di oscurare totalmente.

Il rinvio dell’intero provvedimento al Consiglio dei Ministri annunciato ieri da Renzi non ne sancisce in alcun modo il ritiro. Come ha detto a chiare lettere lo stesso premier, la sua approvazione è stata solo posticipata al termine del periodo in prova ai servizi sociali di Berlusconi: entro marzo, sarà sicuramente convertito in legge. Gli articoli sulla «certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente» – così è stato intitolato il decreto – sono infatti ritenuti dal Governo «una rivoluzione nel rapporto tra fisco e cittadini, tra fisco e aziende». Peccato che molti di essi sanciranno un ulteriore indebolimento della cosa pubblica.

Come già svelato il 28 dicembre da Il Sole 24 ore, l’articolo 19-bis, assurto prepotentemente agli onori delle cronache grazie al caso berlusconiano, si inserisce in un contesto piuttosto omogeneo. Alla non punibilità per le evasioni fiscali sotto il 3% si affiancano infatti almeno altri due provvedimenti: da un lato, con l’innalzamento da 50.000 a 150.000 euro della soglia sotto la quale non scatta il reato di omesso versamento, si è scelto di triplicare il limite oltre il quale interviene il codice penale, aumentando di conseguenza il campo 135102963-cc53b104-ccc7-438f-b51f-fc0d96d43ec1d’azione delle sanzioni unicamente pecuniarie (artt. 5, 9 e 10); dall’altro, col dimezzamento della pena o l’estinzione del reato per chi risarcisce l’Erario prima dell’inizio del processo vero e proprio (ovvero durante le indagini, quando il reo già sa di essere sotto esame), il Governo ha deciso di consentire ai cittadini di tentare più facilmente la via del raggiro (art. 13).

In un Paese in cui, assieme a mafia e corruzione, l’evasione rappresenta il principale problema economico (soprattutto se si confrontano i nostri dati con quelli europei e mondiali), abbiamo bisogno di tutto, ma non di questo tipo di leggi, veri e propri mostri che, rendendo più semplice l’evasione (se non addirittura incentivandola), vanno ben al di là dei semplici condoni fiscali di berlusconiana memoria: rispetto a questi ultimi (che intervengono solo sul passato annullando le condanne), i provvedimenti proposti dal Governo per loro natura interverranno anche sulle evasioni future, che in molti casi saranno depenalizzate.

Il laissez-faire che caratterizza tutte queste proposte non rappresenta l’unico punto critico del decreto: la norma che riguarda Berlusconi evidenzia anche un altro elemento. Alla disuguaglianza insita in tutte le leggi citate fin qui (l’estensione del privilegio dell’evasione solo a chi può effettivamente eludere il fisco), con l’indicazione di una percentuale fissa di evasione non punibile penalmente e non di una somma, l’articolo 19-bis garantisce un maggiore profitto ai più ricchi: un piccolo imprenditore da 100.000 euro di imponibile all’anno potrà evaderne “solo” 3.000; un grande magnate da 100 milioni di euro avrà invece diritto a non dichiarare ben 3 milioni. In definitiva, assieme alla resa di uno Stato che decide per l’ennesima volta di non perseguire più penalmente diversi reati, emerge soprattutto la volontà di favorire la fascia della popolazione più agiata.

Tornando a Berlusconi, se questa legge fosse stata in vigore ai tempi in cui si celebrò il processo Mediaset, con una base imponibile di 397 milioni di euro per il 2002 e di 312 nel 2003 (i due anni delle dichiarazioni per le quali è stato condannato sopravvissuti alla prescrizione), l’ex premier avrebbe avuto diritto a evadere rispettivamente 11,91 e 9,36 milioni, e non solo 4,9 e 2,9, come ha invece accertato la Cassazione. Calato nel quadro delineato dagli altri provvedimenti presi in esame, l’esempio rende evidente in sostanza come la vicenda giudiziaria berlusconiana rappresenti solo una delle più macroscopiche storture che il decreto legislativo – strenuamente difeso da Renzi e dai piddini – rischia di introdurre.Palazzo Chigi - Insediamento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Come spesso ci si dimentica, le mirabolanti vicende giudiziarie del mondo berlusconiano non sono le uniche cause della situazione italiana, bensì spesso anche la sua conseguenza: nel caso specifico, Berlusconi risulterà favorito solo perché rientra tra i furboni graziati da questa legge incredibile. Ora che non è più ufficialmente al Governo, il problema non è solo lui, ma chi propone certe nefandezze, volte sempre e solo a tutelare chi ruba e mai chi rispetta le regole. Se si ricorda che stiamo parlando dello stesso Esecutivo che – come già abbiamo denunciato – vuol far approvare dal Parlamento la possibilità di chiudere con una semplice sanzione anche i procedimenti penali a carico di delinquenti non abituali con una pena massima inferiore a 5 anni, si delinea un vero e proprio sistema volto a legalizzare l’impunità.


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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


'Cosa nasconde il «provvedimento salva Berlusconi»?' have 1 comment

  1. 30 Giugno 2015 @ 3:51 pm Il Jobs Act e il metodo-Renzi | Wild Italy

    […] legge elettorale o alle «manine» che hanno provato a modificare in un Consiglio dei Ministri la riforma fiscale, oggi messa in […]


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