Cosa Nostra aveva “il Paese nelle mani”. Indagato Dell’Utri.

Totò Riina, Bernardo Provenzano e Antonino Cinà. Ma anche Mario Mori, Giuseppe De Donno, Angelo Angeli, Massimo Ciancimino e, the last but not the least, il senatore della Repubblica Italiana Marcello Dell’Utri.

Sono questi i nomi che completano il registro degli indagati di cui fa parte il braccio destro dell’ex premier Berlusconi, che viene accusato di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Il contesto è quello dell’ormai tristemente nota trattativa tra Stato e Mafia. I Pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava, ipotizzano una serie di intrecci, di scambi e di trattative fra vari organi istituzionali e comparti, in particolar modo con la cupola principale di Cosa Nostra.

L’inchiesta è supportata da numerose dichiarazioni di alcuni testimoni e pentiti che, in modi simili, raccontano il ruolo dell’ex numero uno di Publitalia, il quale si sarebbe messo in moto per essere da tramite principale delle richieste dei Corleonesi nei confronti dello Stato. In questo modo avrebbe di fatto sostituito Don Vito, che aveva condotto la trattativa fino al ’92 con degli apparati del corpo dei Carabinieri. È il figlio, Ciancimino Jr, a raccontare ai pm che fu proprio suo padre (ex sindaco di Palermo) a raccontargli degli stretti rapporti che intercorrevano fra il super boss Provenzano e Dell’Utri.

Anche il pentito Stefano Lo Verso pronuncia il nome del senatore. Lo Verso – ex autista di Provenzano – avrebbe infatti appreso dallo stesso boss, la notizia che dopo le stragi del ’92 e del ’93, il braccio destro di Berlusconi si era messo a completa disposizione per fare da garante politico degli interessi di Cosa Nostra. Ed è qua che entra in gioco il futuro stesso di Berlusconi. Provenzano, infatti, si sarebbe detto disponibile a fare da “trampolino di lancio” garantendogli, alle successive elezioni politiche, il completo appoggio elettorale dei boss a Forza Italia.

Assieme a Lo Verso e a Ciancimino, ci sono anche le parole di Gaspare Spatuzza, ex killer sanguinario dei fratelli Graviano, venuto a conoscenza, da parte di uno dei due fratelli, Giuseppe, che “grazie al paesano (Dell’Utri, ndr) e a Berlusconi la mafia aveva il Paese nelle mani”.

Non finisce qui. Oltre ai già citati, ci sono altre due testimonianze che danno supporto all’inchiesta e che hanno spinto i pm a inserire il Senatore Dell’Utri nel registro degli indagati. La prima riguarda il killer Giovanni Brusca, detto “lo scannacristiani”, colui che spinse il bottone nella strege di Capaci. In un colloquio con i pm, Brusca ha riferito che “A ottobre del 1993 con Bagarella ebbi un contatto con Dell’Utri, senza mai incontrarlo, attraverso Mangano, per avere modo di arrivare a Silvio Berlusconi….abbiamo convocato Mangano e lo abbiamo mandato a Milano con l’incarico di contattare Dell’Utri per dirgli che le bombe le avevamo messe noi e avremmo continuato a metterle se non cambiava qualcosa….So che Mangano si è incontrato con Dell’Utri e lui disse che si sarebbe messo a disposizione….
La seconda testimonianza viene da un pò più lontano. Siamo nel ’94 e sono a colloquio il boss nisseno Luigi Ilardo e il suo confidente Colonnello dei carabinieri Michele Riccio. Dopo un discorso del boss in cui parlava di un uomo dell’entourage di Berlusconi, il colonnello gli domandò si si trattasse di Dell’Utri. La risposta fu perentoria: “Colonnello, ma se lei le cose le capisce, che me le chiede a fare?”.

Marcello Dell’Utri vede pendere sulla sua testa già una condanna in appello a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. A Marzo è prevista la pronuncia della Cassazione. Nel frattempo è un senatore della Repubblica.

ECCO COME IL TG1, DOPO BEN 31 MINUTI DI TELEGIORNALE, RIPORTA LA NOTIZIA:

GIAMPAOLO ROSSI

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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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