Cos’è il Fintech?

Fonte: forbes.com

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Fin dalla sua ascesa nel 2008, il Financial Technology, o FinTech, ha tentato di rimodellare il settore bancario rimodellando allo stesso tempo il modo con il quale i consumatori gestiscono e usano il loro denaro. Innovatori e imprenditori stanno cambiando un settore che storicamente è stato considerato come inefficiente e inflessibile, dietro loro a dargli man forte c’è uno stuolo di investitori che seguono da vicino ogni sviluppo del settore.

Gli investimenti in FinTech hanno raggiunto numeri da capogiro si è passati dai 928 milioni di dollari nel 2008 ai 12 miliardi di dollari del 2014; solo tra il 2013 e il 2014 gli investimenti in Fintech sono schizzati del 201% ripartiti in 730 investimenti (fonte: report Accenture ‘The Future of FinTech and Banking”).  Questo significa che la galassia Fintech è più viva che mai e mostra segnali di slancio crescente che fanno ben sperare anche per una crescita sostenuta di questo movimento su scala globale. 

Tutto molto bello ma quindi, cosa è il Fintech esattamente? Lo si può tradurre come “innovazione nei servizi finanziari” e questa innovazione può passare dall’offerta di nuovi prodotti da nuove startups o semplicemente dal differente approccio di attori esistenti (es. banche, assicurazioni, marketplace, ecommerce, etc.) in cui la tecnologia la fa da padrona.

Con la crisi finanziaria del 2008 e i successivi salvataggi delle banche, oltre agli scandali sui bonus dei banchieri (soprattutto dei cosidetti banksters) la fiducia dei consumatori e delle imprese verso le banche è andata sempre più diminuendo e si sono iniziate a cercare soluzioni alternative al sistema bancario. Le banche stanno perdendo alcune delle loro menti più brillanti che hanno deciso di passare al settore promettente del FinTech, decisi ad abbracciare stipendi più leggeri ma soprattutto una maggiore flessibilità e diversione rispetto a rigide strutture di lavoro.

Fonte: xconomy.com

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Cosa promette il Fintech? Sicuramente la “banca digitale” e tutti le imprese fintech che già stanno crescendo e stanno avendo successo porteranno alla chiusura di molte filiali fisiche con conseguente perdita di posti di lavoro. I benefici però superano gli aspetti negativi, una volta che si riesce a superare la sfida e far accettare ai consumatori il cambiamento di comportamento significativo e l’apertura mentale necessaria a provare qualcosa di diverso dal “solito” canale, le opportunità sono infinite. Da un approccio alla finanza “passivo” in molti casi, si dovrà passare ad un approccio “attivo”. L’utente finale non delegherà più ad un grigio impiegato di banca il controllo finale sul suo denaro, ma grazie a strumenti grafici e piattaforme potrà monitorare lo stato delle sue finanze e come procedono i suoi investimenti (anche solo pensando al suo piano di pensione integrativa per esempio). 

Il settore bancario è diventato nella maggior parte dei casi, così scollegato dal mondo e dal modo in cui viviamo la nostra vita, che l’opportunità più importante è quella di cambiare il sistema bancario per adattarlo ai cambiamenti che stanno continuamente accadendo all’interno della società.

La sfida maggiore al momento per il Fintech non viene tanto dalle banche (le più sveglie stanno cercando di creare partnership con le più snelle e innovative startups che inesorabilmente stanno fiorendo da tutti i lati e tutte le latitudini) ma dal marketing. Infatti la maggior parte delle aziende Fintech hanno alti costi di acquisizione che sono spesso ripagati abbastanza lentamente nel corso della vita degli utenti lunghi.

Dal Marketing Finanziario al Marketing Fintech

Dove si gioca la guerra tra canali tradizionali e Fintech:

Fonte: startupxplore.com

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Personal branding dei fondatori

La gente si fida delle persone e non dei siti internet. Solitamente le imprese fintech con successo hanno fondatori con un forte impatto e carisma che gli permette di avere un impatto significativo sui mezzi di comunicazione, questo gli permette di ottenere un grosso vantaggio nei confronti dei concorrenti e dei canali tradizionali, solitamente austeri e poco sexy.

Il peer-to-peer come costruzione di fiducia e passaparola tra gli utenti

Tradotto dall’inglese il termine peer-to-peer corrisponde all’italiano da punto a punto anche se tecnicamente sarebbe meglio parlare di nodi a nodi, senza addentrarci troppo nel tecnico frequentemente il termine fa riferimento alle reti di file sharing o condivisione presenti in Internet (tutto ebbe inizio con Napster).  Sempre più fioriscono iniziative imprenditoriali che permettono la condivisione tra privati di finanziamenti o prestiti, cercando quando si può di tenere lontano il canale bancario e facendo leva su un forte senso di comunità che si aiuta e che ancora una volta si fonda sulla fiducia. È la cosiddetta disintermediazione dei servizi finanziari (per chi volesse approfondire).

Trasparenza

Si tratta di un chiaro punto di differenziazione e un ottimo modo di costruire la fiducia. Comprende una completa trasparenza sulle tariffe e aggiornamenti in tempo reale sulle quotazioni, sul vostro denaro e nelle comunicazioni con i clienti. L’esempio più significativo è quello in ambito Forex (operazioni in valuta) dove troppo spesso la gente non si rende conto che “esente da commissioni” significa solitamente alte commissioni implicite nello spread offerto tra il tasso di cambio offerto e il tasso di cambio ufficiale di mercato.

Fare un’offerta al cliente che “non potrà rifiutare”

Fonte: observer.com

Fonte: observer.com

Da non confondere con la tattica di dumping usata soprattutto dai brokers che inizialmente offrono tassi di cambio imbattibili per poi pian piano incrementare, una volta acquisita la fiducia del cliente, lo spread implicito che offrono nel tassi di cambio. In questo caso, faccio riferimento a un tasso o un prezzo che si distingue dalla concorrenza. Ovviamente un ottimo prezzo non deve essere la unica strategia perché nel lungo periodo concorrenti o le banche stesse potranno facilmente ridurre il divario e conquistare o tornare a conquistare quote di mercato. Molto si gioca sulla esperienza del cliente nel utilizzo del servizio. 

Gli impiegati come alleati della crescita

Trattare il prossimo tuo come te stesso e il cliente ha sempre ragione sono ormai dei classici, la novità sta nel mettere al centro della strategia di marketing anche gli impiegati perché sono i primi che possono fare da ambasciatore verso potenziali clienti, parlando soprattutto della bontà e dell’efficienza dei servizi offerti dalla startup dove stanno lavorando.

Permettere il confronto

Attraverso comparatori è possibile permettere all’utente finale di confrontare i tassi e i prezzi offerti da diversi attori e prendere una decisione basata sulle sue reali esigenze, in tempo reale e senza doversi curare di clausole scritte in piccolo su contratti farciti di paroloni. La trasparenza è importante. 

La sfida principale è riuscire a trovare la soluzione al fatto che per qualche ragione la gente sembra riluttante a siti finanziari raccomandati dagli amici. La fiducia insieme alla regolamentazione sono ancora i vantaggi principali per il canale bancario, ma i grossi server con sistemi obsoleti e lenti ad interfacciarsi con i cambi tecnologici degli ultimi anni che dormono nelle casseforti sono sicuramente lo svantaggio più grande. Vedremo chi alla fine vincerà questa guerra.


About

Nato a Bari nel 1987, cresce in provincia di Bergamo, si laurea in Commercio Estero presso la facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Bergamo. Prima della laurea aveva già vissuto un'esperienza di studio in Austria presso la Fachhochschule Kufstein FH Tirol, dove ha avuto la possibilità di approfondire le sue conoscenze sui mercati elettrici, la finanza e le energie rinnovabili. Rientrato in Italia, decide di continuare gli studi all'estero presso la Vrije Universiteit Amsterdam dove frequenta un corso specialistico in gestione dell'ambiente e delle risorse naturali, focalizzato sull'energia, che gli ha permesso di acquisire conoscenze e capacità che gli permettono di pensare fuori dagli schemi (think "outside of the box") e trovare soluzioni alternative e creative ai problemi. Come la biglia impazzita di un flipper, dopo diverse esperienze lavorative, nel 2013 si trasferisce nuovamente da Amsterdam a Barcellona e lì, per un anno, collabora con una impresa Fintech, settore che diventa una sua passione (insieme alla sostenibilità ambientale). Attualmente cerca di diffondere la cultura Fintech in Italia ed è un referente per quanto riguarda il Sud Europa in ambito Fintech. Collabora come consulente esterno per diverse imprese sia in Italia che all'estero. A giugno 2015 prenderà parte, dopo aver contribuito ad organizzarlo, al più grande evento Fintech in Spagna: FinTechStage a Barcellona. Nel cassetto probabilmente ha anche la creazione di un Fintech Hub in Italia e di una sua iniziativa imprenditoriale. BLOGGER DI WILD ITALY


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