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Emergenza Covid-19: la nostra agricoltura ha bisogno dei migranti

In questo periodo contrassegnato dall’emergenza Covid-19 tra le “vittime” possiamo iscrivere ufficialmente anche l’agricoltura.

Il virus, infatti, oltre a porre solidi problemi di sicurezza sanitaria, con il blocco delle frontiere impedisce il ricorso alla manodopera straniera. Il che è un problema in un settore che, nelle parole del Ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova: “Ha bisogno degli immigrati per portare avanti anche il normale funzionamento della catena alimentare”.

La nostra agricoltura ha bisogno dei migranti. I lavoratori stagionali, per la maggior parte provenienti dalla Romania, a causa del virus non possono (o non vogliono) più venire in Italia. Bisogna quindi lavorare per garantire loro le giuste condizioni di sicurezza e, non meno importante, sperare che si convincano di non correre pericolo.

L’operazione è partita con un incontro con l’ambasciatore di Romania in Italia, George Bologan, che afferma di aver “parlato con i rappresentanti di categoria” ma richiede che i lavoratori siano “tutelati nei loro diritti, nelle norme di sicurezza e nella loro dignità”.

E’ una situazione inedita, si tratta di una pandemia, e non possiamo far muovere le persone da una zona dove c’è un focolaio a un’altra. La Romania è e resta al fianco dell’Italia e c’è la nostra disponibilità a discutere, ma bisogna tenere presente la situazione. Inoltre ci sono tanti lavoratori già qui in Italia che potrebbero essere già impiegati, basta che abbiano le giuste informazioni e i contratti siano chiari”.

Un accordo vero e proprio per la riapertura dei flussi richiederà quindi ancora tempo.

I NUMERI

Stando agli ultimi dati INPS disponibili (2017) i lavoratori agricoli migranti sarebbero 290.000, circa il 30% del totale. Questi numeri tengono però registrano solo le assunzioni regolare.

Per la CGIL il numero reale (considerando anche gli irregolari) è di 405.000.

IL LAVORO NERO

Secondo l’ultimo rapporto “Agromafie e Caporalato” della FLAI CGIL (2018), in agricoltura si registra un 39% di lavoro irregolare.

Circa 415.000 lavoratori agricoli sono esposti al rischio di lavoro in nero o sotto caporale. Di questi, oltre 132.000 sono in condizione di vulnerabilità sociale.

Dal lato padronale, il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura è pari a 4,8 miliardi di euro. Ciò porta con sé un’evasione contributiva pari a 1,8 miliardi di euro.

LE CONDIZIONI DI LAVORO

Sebbene l’orario di lavoro giornaliero vada dalle 8 alle 12 ore, la paga per una giornata è di 20/30 euro. Si tratta di una retribuzione inferiore del 50% a quella prevista dai contratti collettivi. Ultime tra gli ultimi le donne, che percepiscono in media un salario inferiore del 20% rispetto ai colleghi uomini.

I lavoratori sotto caporale devono inoltre pagarsi il viaggio e i beni di prima necessità (acqua, cibo, etc.).

I VOUCHER

In questo contesto, le associazioni imprenditoriali e l’opposizione chiedono al Governo la “reintroduzione” dei voucher nell’agricoltura.

In realtà, il voucher non se ne è praticamente mai andato: abolito nel 2017 è infatti stato reintrodotto pochi mesi dopo dal Decreto Dignità, sebbene in una forma più regolamentata (il “PrestO”).

Si tratterebbe quindi semmai di chiedere una “semplificazione” dello strumento. Il problema è che, togliendo i paletti che oggi lo regolano, il “voucher” può essere utilizzato con un pizzico di malizia per mascherare rapporti di lavoro irregolare.

Sul punto, il segretario generale della UIL Agricoltura, Stefano Mantegazza, intervistato da AGRICOLAE, si domanda “perché un disoccupato debba essere assunto con un voucher anziché con un regolare contratto di lavoro. Francamente mi sembra un approfittarsi di questa condizione.”

CHI PERCEPISCE IL REDDITO DI CITTADINANZA?

Un’altra proposta riguarda l’impiego nel settore agricolo di chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, intervistato dall’AGI, suggerisce “uno strumento che possa consentire a queste persone di non perdere il diritto all’assegno”, data la temporaneità degli impieghi agricoli.

Richieste immediatamente accolte da Fratelli d’Italia tramite un tweet della leader Giorgia Meloni e tradotte in un emendamento al D.L. Cura Italia.

L’emendamento al D.L. “Cura Italia” presentato da Fratelli d’Italia, che prevedeva la sospensione del sussidio a coloro che accettassero un’offerta di lavoro agricolo, e l’incentivo all’assunzione all’impresa agricola, tuttavia, non è stato approvato.


About

Romano, classe 1988. Laureato in economia, appassionato di diritto del lavoro. Ha pubblicato articoli in tema di relazioni industriali sul Bollettino ADAPT. Con la societ‡ Memetika organizza dal 2017 il festival ArdeForte, con cui accende le estati della periferia sud-est romana. COLLABORATORE SEZIONE ECONOMICS


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