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La crisi alimentare in Venezuela che non conquista le prime pagine

Mercato nero, inflazione a tre cifre, crisi alimentare, carenza di elettricità, gente in fuga. Non sono immagini da pre (e post) conflitto bellico europeo o dalle zone della disperazione volute dall’Unione Europea per i siriani in fuga dalla guerra civile, ma provengono dal Venezuela del 2016. Il Paese – preso a modello da tanti movimenti socialisti e di sinistra del Vecchio Continente – sta sprofondando da mesi in una crisi economica senza precedenti. Tutto ciò senza che, almeno in Italia, la notizia conquisti le prime pagine dei giornali.

Cosa sta succedendo

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ilgiornale.it

Facciamo ordine. Il Venezuela ha una economia basata essenzialmente sull’esportazione del petrolio: a causa del calo della domanda, contestuale all’aumento dell’offerta anche dopo la caduta dell’embargo verso l’Iran, il prezzo sul mercato è crollato (si è passati da 100 dollari a 35 in poche settimane). Nel 1999 il governo Chavez ne aveva fatto la sua fortuna: si era liberato dalle multinazionali petrolifere e aveva cominciato a vendere il greggio autonomamente. Scuole, prezzi dei beni di prima necessità calmierati per legge, sanità: il Venezuela (e il mondo radical chic) aveva visto in quella politica una ridistribuzione moderna in salsa socialista della ricchezza. Ma si sbagliavano. E’ bastato un piccolo intoppo da quell’unica voce di reddito e il Paese è andato in tilt.

Anche a causa dell’incapacità del nuovo presidente Maduro, a Caracas si rivivono scene e situazioni che davamo per archiviate nei libri di storia. L’elettricità è stata ridotta a sole 4 ore giornaliere – considerata inoltre la siccità che ha fatto bloccare la principale centrale idroelettrica della nazione, a Guri – e l’inflazione è volata all’800%. Un giornalista venezuelano è arrivato a guadagnare il corrispondente di 15 euro, che non permetterebbero a nessuno di vivere.
La farina, l’olio d’oliva e la carta igienica sono arrivati a costare milioni di bolivar (la moneta venezuelana) e per alcuni prodotti non c’è un prezzo perché sono introvabili.

C’è chi non resta

I supermercati sono presidiati dall’esercito per evitare risse tra i cittadini esasperati. Il problema è che gli scaffali sono vuoti e anche la razioni di cibo promesse dal governo, non si vedono.

Per questo migliaia di venezuelani hanno deciso di varcare la frontiera con la vicina Colombia per cercare di comprare almeno lo stretto necessario. A causa però della svalutazione della moneta, si ritrovano tutti a pagare il cibo anche 100 volte di più di quanto lo pagherebbero in una provincia di Caracas. Senza contare che le frontiere sono state chiuse per evitare il contrabbando e il mercato nero di beni. Un cane che si morde la coda. Mentre i venezuelani muoiono di fame.

Aggiornamento con le ultime notizie

Proprio in questi ultimi giorni, la situazione del Venezuela è tornata alla ribalta sui giornali particolarmente attenti agli Esteri. E le notizie non sono positive.

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La povertà dilagante e il pane razionato

Sono ormai tre anni che il Venezuela vive in una povertà senza precedenti. Secondo gli ultimi studi, l’81 per cento è povero, contro il 34,1 per cento del 2014. Il 52 per cento vive in povertà assoluta e il 93 per cento della popolazione non ha abbastanza denaro per comprarsi il cibo, saltando uno o più pasti al giorno, mentre il 74 per cento avrebbe perso 8 chili in un anno.

Proprio per sopperire a questa che è diventata una carestia, il governo Maduro (tra i maggiori responsabili di tutto questo) ha chiesto agli ispettori di controllare i forni e arrestare coloro che anziché fare il pane, utilizzando la poca farina in circolazione per produrre biscotti e dolci. Grazie a questo intervento, sono stati arrestati 4 fornai, rei di aver sfornato dei brownie. Il governo aveva appunto chiesto agli addetti del settore di utilizzare tutta la farina importata per il pane e non per altri prodotti, così da sopperire, un minimo, alla crisi alimentare.

La benzina e le medicine scarseggiano

Proprio il Venezuela che naviga nel petrolio, ha problemi di approvvigionamento e di rifornimento della benzina. La raffineria più grande del Paese, ad Amuay, sta producendo 40 mila litri al giorno, ma ne occorrerebbero almeno 250 mila.
Il greggio venezuelano è più pesante di quelli sul mercato e necessita di una lavorazione particolare. Ma prima il governo Chavez e poi quello Maduro, hanno tagliato radicalmente i fondi per la Pdvsa (l’ente petrolifero nazionale) e oggi non ci sono i mezzi per lavorare. I migliori ingegneri, chimici e tecnici sono stati allontanati a favore di personale assunto per tornaconto elettorale, facendo sprofondare il caos.

Anche la sanità non naviga in acque migliori. Gli ospedali sono al collasso e vi sono solo il 5 per cento dei farmaci necessari per curare i pazienti. Ai parenti viene richiesto di acquistarli all’esterno, ma anche volendo, sono introvabili; o se reperiti, al mercato nero a prezzi stellari. Gli operatori sanitari sono accusati di derubare i presidi sanitari, proprio per rivendere le medicine clandestinamente.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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