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Cultura, Croppi: “Roma torni a far parlare di sé anche fuori il Raccordo Anulare”

Cultura e Roma è un binomio che, da sempre, racconta l’italianità nel mondo. La Capitale, infatti, racchiude un patrimonio di siti archeologici, monumenti, teatri e molto altro che trasuda storia e che viene studiato, ogni anno, da schiere di turisti. Quanto però si investe in questo enorme bacino di ricchezza cittadina? Quanta importanza viene riservata all’ambito culturale? E soprattutto, con il recente cambio della guardia in Campidoglio e con l’arrivo del nuovo assessore, Luca Bergamo, ci si chiede quale sarà “lo stato dell’arte” dell’intero comparto e se sarà in grado di gestirlo. 

Il neo assessore alla Crescita culturale di Roma, Luca Bergamo. Fonte: nanopress.it

Luca Bergamo, assessore alla Crescita culturale. Fonte: nanopress.it

Umberto Croppi, scrittore, consigliere di Federculture ed ex assessore capitolino alla Cultura dal 2008 al 2011, non ha dubbi: “Conosce perfettamente il Comune. Ho delle aspettative su di lui”.

In primis non posso non chiederti cosa ne pensi della scelta della sindaca Raggi di affidare la “Crescita culturale” di Roma a Bergamo

Luca Bergamo secondo me è una delle scelte più qualificate all’interno della giunta Raggi. Io ho anche delle aspettative su di lui perché è una persona che conosce perfettamente il Comune, è stato artefice di importanti interventi e iniziative nel mondo della cultura. Si è formato, di fatto, all’interno dell’organizzazione culturale del Campidoglio.

E’ una personalità che mi induce a pensare possa avere le capacità per muoversi bene e anche in fretta senza aspettare di imparare il mestiere come molti dei suoi colleghi.

Quali sono le questioni che si troverà sul tavolo il neo assessore?

In primis le deleghe, strutturate in modo molto approssimativo. Non si capisce, per esempio, se le società partecipate – che per la cultura vogliono dire molto – come Zetema (braccio operativo dell’assessorato), l’azienda speciale PalaExpo (al 100% di proprietà del Comune) e le varie fondazioni (Cinema per Roma, Musica per Roma, ecc) saranno nelle disponibilità del suo assessorato o se saranno “appaltate” all’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna.

L’altra questione, fondamentale, è quella relativa al bilancio, legato in toto alle priorità che questa amministrazione si vuole dare.

Stando alle dichiarazioni programmatiche della Raggi, anche in termini quantitativi oltre che nella genericità delle indicazioni, non pare che ci sia una particolare attenzione. Certo è che le dichiarazioni programmatiche, bisogna ammetterlo, nella storia di Roma lasciano sempre il tempo che trovano quindi spero di essere smentito nei fatti.

Marcello Minenna, assessore al Bilancio, Patrimonio e riorganizzazione delle Partecipate

Marcello Minenna, assessore al Bilancio, Patrimonio e riorganizzazione delle Partecipate

Dicevamo del bilancio: qual era la situazione economica dell’assessorato quando a guidarlo eri tu stesso e qual è lo stato delle cose oggi?

Ai miei tempi, nel biennio in cui sono stato assessore – ci sono i dati economici a dimostrarlo-, il Comune di Roma ha raggiunto il massimo del finanziamento. Eravamo arrivati infatti a 110 milioni, con un 4,4% del bilancio. Si trattava quindi, sia in termini assoluti che relativi, del più alto finanziamento arrivato nelle casse di Piazza Campitelli. Il massimo lo abbiamo toccato in quegli anni anche con le sponsorizzazioni. Rispetto a progetti condivisi, importanti, che davano fiducia agli investitori privati, avevamo circa una ventina di milioni che si aggiungevano, pur non figurando, negli investimenti del Campidoglio.

Il neo assessore Bergamo eredita una situazione in cui alla Cultura viene dato meno della metà, cioè circa 50 milioni nel suo complesso, e con le sponsorizzazioni dirette all’amministrazione che sono praticamente zero.

Nell’ultimo anno della giunta Marino, addirittura, le banche tesoriere che per convenzione con il Comune davano circa 5 milioni, non hanno elargito neanche la metà di quella somma perché non avevano fiducia in ciò che l’amministrazione capitolina stava facendo. Proprio per questo motivo Bergamo dovrà ricostruire questo rapporto di fiducia incrinato con gli investitori.

Su questi 50 milioni di “cassa” pesa poi una voce non di poco conto: il Teatro dell’Opera.

Per la precisione assorbe quasi un terzo dello stanziamento complessivo. Un tempo non era così perché il Teatro riceveva dal Comune un contributo di 7 milioni. Oggi, seppur in forma ridimensionata rispetto agli anni precedenti, si attesta sui 15. E’ vero che è diventata un’eccellenza ma è proprio grazie a quest’attenzione particolare che ha ricevuto.

Dall’altra parte abbiamo l’Auditorium, nel concreto la fondazione Musica per Roma, che per la prima volta ha chiuso il bilancio con un passivo di 1 milione e mezzo. Non era mai successo.

Il Teatro dell'Opera. Fonte: manimagazine.it

Il Teatro dell’Opera. Fonte: manimagazine.it

Capisci quindi che si tratta sempre di quali priorità la nuova giunta si vorrà dare, quali decisioni – spero ovviamente collegiali – si vorranno assumere alla luce di questi primi dati che ho cercato di sottolineare. Le risorse sul piatto sono queste e non saranno certo i risparmi delle auto blu per i capigruppo e per l’ufficio di presidenza a cambiare la sostanza delle cose. Confido nell’ottimo lavoro che saprà fare Minenna.

Quanto è fondamentale per Roma, secondo te, investire sul sistema culturale?

Moltissimo e su quanto si riuscirà ad investire potremo giudicare i primi passi della maggioranza che governa Palazzo Senatorio.

Delle prime affermazioni fatte da Bergamo ad un importante quotidiano, alcune sono assolutamente condivisibili. Uno dei casi che ha segnalato è quello delle biblioteche, molto maltrattate in passato. Rappresentano, di fatto, un sistema funzionante – stranamente un’eccellenza a livello europeo, considerando poi che l’Italia non ha questa cultura della frequentazione di biblioteche come i paesi nordici – che a Roma aveva raggiunto indici di gradimento e di utilizzo molto alti proprio per il servizio offerto e per la presenza sul territorio.

Una presenza che, soprattutto nelle periferie, può essere molto positiva

Certo che sì, anche se vorrei puntualizzare una cosa: quando si parla di cultura in relazione al centro e alla periferia della Capitale, si fa spesso un errore demagogico. Molte volte, infatti, si tende a definire le zone di Roma, come di qualsiasi altra metropoli, delle città nella città. Ogni comparto urbanistico ha le sue funzioni. Caracalla si trova solo a Caracalla. Il Teatro dell’Opera lo si può pensare solo al centro di Roma.

Concetto che non si può applicare alle biblioteche…

Umberto Croppi

Umberto Croppi

Le biblioteche infatti sono una rete, diffusa nel tessuto urbano, e proprio nelle zone lontane dal centro svolgono una funzione importante e determinante.

Il problema rimane però sempre quello economico, no?

Beh certo. Se Bergamo vuole ripartire anche da questo settore, sempre di bilancio e di rifinanziamento bisogna parlare. Parlo di bilancio solo perché agendo lì si può ottenere il ricavo migliore: la crescita sociale che si crea aprendo “presidi di cultura”.

Purtroppo il livello di stanziamento economico che hanno raggiunto oggi le biblioteche ha portato al rischio di chiuderne alcune e poi, visto che non si poteva perseguire una strada del genere, si è decisa una drastica riduzione degli orari e dei servizi.

Durante il mio mandato da assessore, al contrario, avevo fatto in modo che, progressivamente, tutte le biblioteche fossero aperte fino a orari “tardi”, con l’obiettivo di spostare “l’abbassamento della saracinesca” a sera inoltrata.

All’appello manca il sistema dei musei

Roma ha una particolarità che ormai tutti conoscono: è l’unica città italiana in cui buona metà dei reperti archeologici sono di proprietà del Comune stesso. C’è quindi una competenza duplice per quanto riguarda la tutela con il Ministero che è fonte di costanti conflitti. I costi per la gestione e la promozione di tutta questa ricchezza però, invece di essere suddivisi equamente, ricadono per intero sul Campidoglio. Senza neanche che venga riconosciuta una maggiorazione nei trasferimenti economici che lo Stato fa ogni anno.

Questo patrimonio, composto da una ventina di musei e altrettanti siti archeologici, ha bisogno di un impulso forte. Ci sono delle vere e proprie perle: il Museo delle Mura Aureliane ne è un esempio. Si tratta di un posto straordinario con visitatori che si contano quasi sulle dita di una mano. Non esiste al mondo un’altra Capitale che possa vantare una cinta muraria di 19 chilometri e una porta, come quella Ardeatina, dove si trova il museo che consente una vista fino a Ostia.

Porta San Sebastiano - Museo delle Mura. Fonte: museodellemuraroma.it

Porta San Sebastiano – Museo delle Mura. Fonte: museodellemuraroma.it

Questo sistema generale, se non è aggiornato in parte nelle impostazioni museografiche e in parte in quelle promozionali, resta inerte sia per i cittadini che per i turisti. Immagina: i turisti arrivano a Roma e non hanno una seria e preventiva informazione su tutto ciò che la città offre in termini di proposta culturale a 360 gradi. Quanti sono gli stranieri che, quando mettono piede su queste strade, vanno a visitare il Parco dell’Appia Antica? Il Parco, da solo, varrebbe una settimana di soggiorno a Roma.

Perché all’estero si visita una città e poi ci si torna nel tempo? Perché inizialmente si conoscono le “attrazioni” principali e poi la si sceglie per vivere un’esperienza, qualcosa di particolare.

Questa mancanza di Roma secondo te a cosa è dovuta?

Principalmente a un modo – che ho cercato di scardinare – di raccontare l’internazionalità della Capitale, soprattutto in ambito culturale, unicamente all’interno del Raccordo Anulare.

Il Comune di Roma non aveva, ed è tornato a non avere, nessun tipo di stanziamento per la promozione non solo all’estero ma nemmeno nel resto d’Italia.

A Barcellona esiste una fondazione pubblica che ha, nel proprio bilancio, 20 milioni di euro solo per la promozione della città nel mondo e riesce a recuperare questo investimento attraverso attività economiche come l’intermediazione alberghiera.

Il sistema va rivitalizzato e non più considerato un peso. Spero che si riesca ad andare in questa direzione.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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