Da che parte sta il PD?

Il lodo Alfano supercostituzionale è in fase di sviluppo: il legittimo impedimento è incostituzionale per definizione e probabilmente verrà dichiarato tale alla prima occasione. A Silvio quindi serve qualcosa di più potente, gli serve qualcosa in grado di modificare la costituzione senza cambiarla: gli serve una legge costituzionale.

Non se ne fanno molte in italia (43 dal 1948 ad oggi), perché l’iter è molto lungo: il disegno di legge deve essere approvato due volte da ciascun ramo del parlamento, in due distinte deliberazioni, tra le quali devono passare almeno tre mesi. Inoltre nel caso in cui non si sia raggiunti nella seconda votazione di ciascuna delle due camere almeno i due terzi di voti favorevoli, un quinto dei membri della camera oppure 500.000 miseri elettori possono richiedere un referendum confermativo.

Capite quindi che una legge del genere è impossibile che venga approvata senza la complicità dell’opposizione. Capirete quindi che con un minimo di opposizione sensata di tutto ciò non si parlerebbe neanche, i 2/3 del parlamento non li avranno mai e 500.000 elettori si troverebbero in un pomeriggio.

È semplice, ci riuscirebbe qualsiasi scadente opposizione. Che fa il PD invece? Collabora, anzi gli rende la strada ancora più facile.

Se un magistrato politicizzato decidesse di aprire un’inchiesta su Napolitano, basterebbe un voto in Parlamento a mettere in mora il Presidente della Repubblica, e non possiamo permettere una impropria relazione fiduciaria tra il garante delle istituzioni e le forze politiche.

Questa frase non è stata pronunciata da un deputato PdL, come potrebbe sembrare ma da dei senatori PD, proponendo un emendamento che sottrarrebbe completamente ad ogni azione penale il presidente della repubblica. Paradossalmente se Napolitano uccidesse la Signora Clio non potrebbe essere processato, e neanche se si scoprisse che prima del suo mandato si è reso protagonista di efferate rapine in villa.

L’intento dichiarato è quello di rendere meno peggio una legge disgustosa e salvacasta come quella che sta andando creandosi. La terminologia usata però è pericolosamente berlusconiana. L’opposizione non dovrebbe usare parole come “magistrati politicizzati”, novelli unicorni appartenenti al pantheon berlusconiano, insieme ai comunisti, ma riaffermare la loro inesistenza e la legittimità dell’azione penale su qualsiasi carica essa venga esercitata.

La funzione di controllo sul potere della magistratura si rivela costantemente indispensabile a garantire il corretto funzionamento di una democrazia. Il risultato dell’onnipotenza della classe politica produce la tracotanza a cui assistiamo quotidianamente, in cui chiunque osi attaccare un uomo di potere, indipendentemente dalla legittimità delle sue accuse, viene liquidato come un comunista o una toga rossa. Il megafono berlusconiano delle televisioni ci propone costantemente questa visione distorta della funzione della giustizia e va a finire che anche tra le file del PD si pensa esistano queste mitiche creature. Non facciamoci ipnotizzare.

Concludo con una domandina per quei senatori PD: e se Silvio diventasse presidente della Repubblica?

Scritto da SIMONE per Voglio Resistere



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